Lattato deidrogenasi (LDH): cause e significato
5 Ottobre 2026 · admin
La lattato deidrogenasi, nota con la sigla LDH, è un enzima presente in quasi tutte le cellule dell’organismo. Proprio questa ubiquità la rende un indice molto sensibile di danno tissutale e, al tempo stesso, poco specifico. Nonostante ciò, l’LDH resta un esame fondamentale in tre ambiti: la diagnosi di emolisi, la valutazione prognostica e il monitoraggio di molte neoplasie, in particolare linfomi e tumori germinali, e la stima del danno cellulare in condizioni come le microangiopatie trombotiche. Vediamo come leggerla in modo ragionato in vista del Concorso Nazionale SSM.
Che cos’è la lattato deidrogenasi
La lattato deidrogenasi è un enzima citoplasmatico che catalizza la conversione reversibile del piruvato in lattato, con ossidazione del NADH a NAD+. Questa reazione è l’ultima tappa della glicolisi anaerobia: quando l’ossigeno scarseggia o i mitocondri non possono smaltire il piruvato, la cellula lo trasforma in lattato e rigenera il NAD+ necessario a mantenere attiva la glicolisi. Nel fegato e nel cuore la reazione può procedere anche in senso inverso, permettendo di riutilizzare il lattato come substrato energetico o per la gluconeogenesi.
Poiché la glicolisi avviene in tutte le cellule, l’enzima è ubiquitario. È particolarmente abbondante nel fegato, nel muscolo scheletrico, nel cuore, nel rene, nei polmoni e nei globuli rossi. Quando una qualsiasi di queste cellule viene danneggiata o va incontro a un elevato turnover, l’enzima passa nel siero e i valori aumentano. È un concetto diverso dal lattato sierico, che è il prodotto della reazione e indica ipoperfusione o alterato metabolismo, non danno cellulare.
Fisiologia: gli isoenzimi
L’enzima è un tetramero composto da due tipi di subunità, H (heart) e M (muscle), che si combinano in cinque isoenzimi numerati da LDH-1 a LDH-5. LDH-1 e LDH-2, ricchi di subunità H, prevalgono nel cuore, nei globuli rossi e nel rene; LDH-3 è abbondante nel polmone e nel tessuto linfatico; LDH-4 e LDH-5, ricchi di subunità M, prevalgono nel fegato e nel muscolo scheletrico. Questa distribuzione tissutale ha avuto in passato un ruolo diagnostico importante.
Nel siero normale prevale LDH-2 su LDH-1. Un’inversione del rapporto, con LDH-1 superiore a LDH-2, era il cosiddetto flipped pattern, un tempo usato nella diagnosi tardiva di infarto miocardico e ancora oggi descritto nell’emolisi. Il frazionamento degli isoenzimi è ormai poco utilizzato nella pratica clinica, ma resta un argomento classico nei manuali e nei quiz, dove viene chiesto quale isoenzima prevalga in un determinato tessuto.
Valori di riferimento della lattato deidrogenasi
Gli intervalli di normalità dipendono dal metodo analitico e dal laboratorio, oltre che dall’età: nei bambini i valori sono fisiologicamente più alti che nell’adulto. Per questo si fa riferimento al limite superiore indicato sul referto e si interpreta l’aumento in termini relativi. Un rialzo lieve è un riscontro comune e poco specifico; aumenti marcati restringono la diagnosi differenziale a emolisi importanti, neoplasie ad alto turnover, danni tissutali estesi e anemia megaloblastica.
Un aspetto pratico fondamentale riguarda le variabili preanalitiche. Poiché i globuli rossi contengono molta LDH, un campione emolizzato per un prelievo difficile, una manipolazione eccessiva o un ritardo nella centrifugazione produce valori falsamente elevati. Anche piastrinosi e leucocitosi marcate possono influenzare il dosaggio. Prima di interpretare un aumento isolato, quindi, conviene verificare che il campione sia idoneo e, se necessario, ripetere il prelievo.
Cause di aumento: emolisi e anemie
L’emolisi è la causa ematologica classica di aumento della lattato deidrogenasi. Nell’anemia emolitica la distruzione dei globuli rossi libera l’enzima in circolo, e l’LDH si associa a bilirubina indiretta elevata, reticolocitosi e aptoglobina ridotta: questo quartetto è il cuore della diagnosi di laboratorio dell’emolisi. L’aumento è particolarmente evidente nelle forme intravascolari, come le emolisi da incompatibilità trasfusionale, l’emoglobinuria parossistica notturna e le microangiopatie trombotiche.
Nella porpora trombotica trombocitopenica e nella sindrome emolitico-uremica l’LDH è spesso molto elevata, sia per l’emolisi sia per il danno ischemico tissutale, e il suo andamento viene usato per monitorare la risposta alla terapia. Un altro quadro da ricordare è l’anemia megaloblastica, in cui l’eritropoiesi inefficace con distruzione intramidollare dei precursori produce aumenti talvolta molto marcati, a fronte di una reticolocitosi bassa.
Cause di aumento: neoplasie e danno tissutale
In oncologia la lattato deidrogenasi riflette la massa tumorale e il turnover cellulare. Nei linfomi, in particolare nel linfoma non Hodgkin, è uno dei parametri inclusi negli indici prognostici; nei tumori germinali del testicolo è uno dei marcatori sierici insieme ad alfa-fetoproteina e beta-hCG; nel melanoma avanzato ha anch’essa valore prognostico. Nelle leucemie acute e nella sindrome da lisi tumorale l’aumento può essere molto marcato.
Tra le cause non neoplastiche di danno tissutale rientrano le epatiti acute, l’epatite ischemica, la rabdomiolisi, l’infarto renale, l’infarto intestinale, l’embolia polmonare e la pancreatite acuta. Un caso particolare è la polmonite da Pneumocystis nei pazienti immunodepressi, in cui un’LDH elevata è un dato di supporto classico. Nei versamenti, infine, l’LDH del liquido pleurico confrontata con quella sierica è uno dei criteri di Light per distinguere essudato da trasudato.
Interpretazione clinica
Davanti a una lattato deidrogenasi elevata la prima domanda è se il dato è reale: un campione emolizzato è la causa più banale e più frequente di falso aumento. La seconda domanda è se esiste un contesto clinico evidente, come un’emolisi, un tumore noto o un danno tissutale acuto. Se il contesto non è chiaro, il passo successivo è l’emocromo con reticolociti, la bilirubina frazionata, l’aptoglobina, le transaminasi e la CK, che permettono di localizzare la fonte dell’enzima.
L’LDH è più utile come indice dinamico che come valore isolato. In un paziente con linfoma, un aumento può suggerire progressione; in una microangiopatia trombotica la sua discesa indica risposta alla terapia; in un’emolisi cronica il suo andamento accompagna l’attività della malattia. Leggerla insieme all’emocromo e agli altri indici di emolisi è indispensabile per non sovrainterpretare un singolo dato.
Errori tipici e diagnosi differenziale
L’errore più comune è non considerare l’emolisi in provetta: un’LDH elevata con potassio aumentato e campione segnalato come emolizzato deve far ripetere il prelievo, non avviare indagini oncologiche. Il secondo errore è confondere la lattato deidrogenasi con il lattato: il primo è un enzima che indica danno cellulare, il secondo è un metabolita che indica ipoperfusione o alterato metabolismo. Il terzo errore è usare l’LDH per la diagnosi di infarto, compito oggi affidato alla troponina.
Nella diagnosi differenziale tra emolisi ed eritropoiesi inefficace, la conta reticolocitaria è decisiva: alta nell’emolisi periferica, bassa nell’anemia megaloblastica nonostante un’LDH elevata. Tra emolisi e danno muscolare aiuta invece la CK, molto alta solo nel secondo caso. Tra danno epatico ed emolisi aiutano le transaminasi, sproporzionatamente elevate nel primo, e l’aptoglobina, ridotta nel secondo.
Come cade la lattato deidrogenasi al concorso
Al Concorso SSM la lattato deidrogenasi compare in casi clinici di anemia con ittero e splenomegalia, in cui va riconosciuta l’emolisi, in casi di anemia macrocitica con LDH molto elevata e reticolociti bassi, in cui la risposta è la carenza di vitamina B12 o folati, e in casi di trombocitopenia con schistociti e alterazioni neurologiche o renali, in cui si sospetta una microangiopatia trombotica. In oncologia viene chiesta come fattore prognostico nei linfomi o come marcatore nei tumori del testicolo.
Per esercitarti su questi collegamenti, sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che mostrano come l’LDH venga usata nei quiz insieme agli altri indici. Una buona regola di studio è non memorizzare l’LDH come esame isolato, ma sempre come parte di un pannello: emolisi, oncologia, danno tissutale.
In sintesi
La lattato deidrogenasi è un enzima glicolitico ubiquitario con cinque isoenzimi a diversa distribuzione tissutale. Aumenta nell’emolisi, nell’eritropoiesi inefficace, nelle neoplasie ad alto turnover, nella sindrome da lisi tumorale e nei danni tissutali acuti, ed è soggetta a falsi aumenti per emolisi del campione. È poco specifica ma molto utile come indice dinamico e prognostico. Al concorso va interpretata insieme a reticolociti, bilirubina, aptoglobina, CK e transaminasi, distinguendola sempre dal lattato.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
