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Concorso SSM

Ascesso retrofaringeo: sintomi, diagnosi e terapia

6 Ottobre 2026 · admin

Ascesso retrofaringeo: sintomi, diagnosi e terapia

L’ascesso retrofaringeo è una raccolta purulenta nello spazio retrofaringeo, il compartimento profondo del collo situato tra la parete posteriore della faringe e la fascia prevertebrale. È un’infezione profonda del collo potenzialmente grave, perché può compromettere la pervietà delle vie aeree e diffondere verso il mediastino. Colpisce soprattutto i bambini piccoli, ma nell’adulto si presenta in contesti specifici che vanno conosciuti.

Per il Concorso SSM l’argomento si inserisce nel grande capitolo delle urgenze otorinolaringoiatriche e pediatriche, accanto all’epiglottite, all’ascesso peritonsillare e alla laringite ipoglottica. Riconoscerlo da un caso clinico richiede di collegare anatomia, età del paziente e segni clinici.

Che cos’è l’ascesso retrofaringeo

Lo spazio retrofaringeo si estende dalla base cranica fino al mediastino superiore, all’incirca a livello della biforcazione tracheale. Posteriormente a esso si trova il cosiddetto spazio pericoloso, compreso tra i foglietti della fascia prevertebrale, che scende fino al diaframma: è la via attraverso cui un’infezione cervicale può trasformarsi in mediastinite. Ancora più posteriormente c’è lo spazio prevertebrale, sede tipica degli ascessi di origine vertebrale.

Nel bambino lo spazio retrofaringeo contiene catene linfonodali, i linfonodi retrofaringei, che drenano rinofaringe, adenoidi, seni paranasali e orecchio medio. Questi linfonodi tendono a involvere nei primi anni di vita: è il motivo per cui l’ascesso retrofaringeo è tipico dell’età prescolare. Il meccanismo patogenetico classico è la suppurazione di un linfonodo retrofaringeo dopo un’infezione delle vie aeree superiori, prima con una fase di linfoadenite o flemmone e poi con la formazione dell’ascesso vero e proprio.

Eziopatogenesi: bambino e adulto

Nel bambino la causa più comune è un’infezione delle alte vie respiratorie, una faringite streptococcica, una tonsillite, una rinofaringite o un’otite, seguita da linfoadenite suppurativa. Nell’adulto, in cui i linfonodi sono ormai involuti, l’ascesso deriva più spesso da un trauma della parete faringea posteriore: lisca di pesce o altro corpo estraneo, lesioni da intubazione, endoscopia, sondino nasogastrico, oppure dalla diffusione di un’infezione odontogena o di un ascesso parafaringeo. Sono fattori favorenti il diabete, l’immunodepressione e l’abuso di sostanze per via endovenosa.

La flora è tipicamente polimicrobica. Tra i germi più frequenti figurano lo streptococco beta-emolitico di gruppo A, lo stafilococco aureo, compresi i ceppi resistenti alla meticillina, e anaerobi del cavo orale. Una variante da ricordare è l’ascesso freddo prevertebrale della spondilodiscite tubercolare cervicale, che ha un decorso più indolente, febbre modesta e un contesto epidemiologico suggestivo.

Quadro clinico

Il bambino con ascesso retrofaringeo è febbrile, irritabile e si rifiuta di mangiare. Lamenta, o mostra, mal di gola, odinofagia e disfagia, con scialorrea. Un segno molto suggestivo è la rigidità del collo, in particolare la riduzione dell’estensione, con atteggiamento in torcicollo: il paziente evita di muovere il capo perché il movimento stira lo spazio infiammato. Possono essere presenti una linfoadenopatia cervicale dolente e una voce attutita.

Nei casi più avanzati compaiono segni di ostruzione respiratoria: stridore, dispnea, posizione obbligata. All’ispezione del cavo orale, quando è possibile e sicura, si può vedere una tumefazione asimmetrica della parete posteriore dell’orofaringe, spesso spostata da un lato della linea mediana perché i linfonodi sono disposti in due catene laterali. Nell’adulto il quadro è simile, con dolore cervicale, disfagia e febbre, spesso in un paziente che riferisce un recente episodio di ingestione di corpo estraneo o una procedura sulle vie aeree.

Diagnosi dell’ascesso retrofaringeo

La priorità assoluta è la valutazione della via aerea: un bambino con stridore o distress non va mandato in radiologia da solo né agitato con manovre invasive. Una volta stabilizzato il paziente, si procede con le immagini.

La radiografia laterale del collo, eseguita in estensione e in inspirazione, può mostrare un ispessimento dei tessuti molli prevertebrali, talvolta con livelli idroaerei o corpi estranei radiopachi. È un esame di primo livello, rapido, ma con limiti di sensibilità e specificità, perché la flessione del collo o il pianto possono simulare un falso ispessimento.

L’esame di riferimento è la TC del collo con mezzo di contrasto, che mostra una raccolta ipodensa con enhancement periferico ad anello, ne definisce le dimensioni, i rapporti con i vasi e l’eventuale estensione mediastinica. La TC aiuta anche a distinguere il flemmone, che può rispondere alla sola terapia medica, dall’ascesso maturo, che richiede drenaggio, pur con una correlazione imperfetta con il reperto chirurgico. La TC del torace è indicata se si sospetta un coinvolgimento mediastinico. Gli esami di laboratorio mostrano leucocitosi neutrofila e aumento della PCR; le emocolture sono utili nei pazienti settici.

Terapia

Il trattamento si basa su tre pilastri: protezione della via aerea, antibioticoterapia endovenosa e drenaggio quando indicato. In caso di compromissione respiratoria, la via aerea va gestita in ambiente protetto, da operatori esperti, perché l’intubazione può essere difficile e la manipolazione rischia di rompere l’ascesso con aspirazione di pus.

La terapia antibiotica empirica deve coprire streptococchi, stafilococchi e anaerobi; schemi comunemente impiegati includono un beta-lattamico con inibitore delle beta-lattamasi o la clindamicina, con aggiunta di copertura anti-MRSA nei contesti a rischio. Nei bambini con raccolte piccole e senza compromissione respiratoria è ragionevole un primo tentativo di sola terapia medica, con stretta osservazione e rivalutazione clinica.

Il drenaggio chirurgico è indicato nelle raccolte voluminose, in caso di compromissione respiratoria o di mancato miglioramento dopo terapia medica. Può essere eseguito per via transorale, con il paziente in posizione di Trendelenburg e capo esteso per ridurre il rischio di aspirazione, oppure per via cervicale esterna nelle raccolte estese lateralmente o in caso di coinvolgimento dei grossi vasi. Il materiale drenato va inviato per esame colturale, per adattare la terapia.

Complicanze e diagnosi differenziale

Le complicanze rendono conto della gravità dell’ascesso retrofaringeo. Le principali sono l’ostruzione delle vie aeree, la rottura spontanea con aspirazione di materiale purulento e polmonite, la mediastinite discendente attraverso lo spazio pericoloso, la trombosi della vena giugulare interna, l’erosione dell’arteria carotide, l’osteomielite vertebrale e la sepsi. La mediastinite è la complicanza più temuta e si sospetta in presenza di dolore toracico, peggioramento clinico e allargamento mediastinico.

In diagnosi differenziale vanno considerate:

  • Epiglottite: esordio brusco, febbre alta, scialorrea, posizione a treppiede; edema dell’epiglottide alla radiografia laterale.
  • Ascesso peritonsillare: più tipico di adolescenti e adulti, con trisma, voce “da patata bollente” e deviazione dell’ugola.
  • Laringite ipoglottica: tosse abbaiante e stridore inspiratorio, febbre modesta, senza rigidità cervicale né disfagia importante.
  • Meningite: rigidità nucale con dolore alla flessione più che all’estensione, segni meningei e alterazioni dello stato di coscienza.
  • Corpo estraneo e tendinite calcifica del muscolo lungo del collo nell’adulto.

Errori tipici

L’errore più grave è mettere in secondo piano la via aerea per inseguire la diagnosi: esaminare a forza il faringe di un bambino con stridore, oppure mandarlo in TC senza assistenza. Un secondo errore è confondere la rigidità cervicale dell’ascesso con quella meningea: nell’ascesso è tipicamente dolorosa l’estensione, nella meningite la flessione. Un terzo errore riguarda l’età: pensare all’ascesso retrofaringeo come patologia esclusiva dell’infanzia e non considerarlo nell’adulto con disfagia febbrile dopo l’ingestione di una lisca. Infine, molti candidati dimenticano lo spazio pericoloso e quindi la mediastinite come complicanza tipica.

Come cade l’ascesso retrofaringeo al concorso

Il formato più comune è il caso clinico pediatrico: bambino sotto i cinque anni, recente infezione delle vie aeree superiori, febbre, rifiuto del cibo, scialorrea e collo rigido con dolore all’estensione; la domanda chiede la diagnosi o l’esame più appropriato, che è la TC del collo con contrasto. Le alternative includono tipicamente epiglottite, ascesso peritonsillare, meningite e crup: per scegliere bene bisogna soffermarsi sull’età, sul tipo di rigidità e sulla presenza o assenza di trisma.

Altre domande riguardano l’anatomia degli spazi profondi del collo e il percorso verso il mediastino, la complicanza più temibile o la flora coinvolta. Nell’adulto può comparire lo scenario della lisca di pesce seguita da dolore cervicale e febbre. Per abituarsi a questi distrattori conviene allenarsi su casi realistici: sulla Piattaforma Accademia le simulazioni commentate spiegano perché ogni alternativa è giusta o sbagliata.

In sintesi

L’ascesso retrofaringeo è una raccolta purulenta nello spazio tra parete faringea posteriore e fascia prevertebrale. Nel bambino deriva dalla suppurazione dei linfonodi retrofaringei dopo un’infezione delle alte vie aeree; nell’adulto da traumi, corpi estranei o diffusione da altri spazi. Si presenta con febbre, disfagia, scialorrea, rigidità cervicale in estensione e, nei casi gravi, stridore. La TC con contrasto è l’esame chiave; la terapia prevede protezione della via aerea, antibiotici endovenosi e drenaggio quando necessario. La complicanza da ricordare è la mediastinite.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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