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Episclerite: clinica, diagnosi e differenza con sclerite

6 Ottobre 2026 · admin

Episclerite: clinica, diagnosi e differenza con sclerite

L’episclerite è un’infiammazione benigna e generalmente autolimitante dell’episclera, il sottile strato di tessuto connettivo vascolarizzato che si trova tra la congiuntiva e la sclera. È una delle cause più comuni di “occhio rosso” con visus conservato e al Concorso SSM viene proposta quasi sempre in contrapposizione alla sclerite, che è invece una malattia potenzialmente grave. Saperle distinguere con pochi elementi clinici è l’obiettivo di questa scheda, organizzata come un capitolo di manuale.

Che cos’è l’episclerite

L’episclera è composta da due foglietti: uno superficiale, a contatto con la capsula di Tenone, e uno profondo, adeso alla sclera. Il plesso vascolare episclerale superficiale è quello che si congestiona nell’episclerite, mentre nella sclerite è coinvolto soprattutto il plesso profondo. Questa differenza anatomica spiega gran parte delle differenze cliniche e la risposta ai test con i vasocostrittori.

Si distinguono due forme principali. L’episclerite semplice, la più frequente, si presenta con un arrossamento settoriale o, meno spesso, diffuso, che compare in modo relativamente rapido e si risolve in un periodo che va da pochi giorni a qualche settimana. L’episclerite nodulare è caratterizzata da un nodulo rilevato, rosso, mobile sui piani profondi, con un decorso in genere più lungo e un fastidio un po’ maggiore. In entrambe le forme le recidive sono frequenti, talvolta a carico dell’occhio controlaterale.

Eziopatogenesi e associazioni sistemiche

Nella maggior parte dei pazienti l’episclerite è idiopatica. Colpisce tipicamente giovani adulti, con una prevalenza maggiore nel sesso femminile. In una quota minore di casi si associa a una malattia sistemica, e questo va tenuto presente soprattutto nelle forme recidivanti o bilaterali.

Le associazioni più citate sono le malattie reumatologiche, come l’artrite reumatoide e il lupus eritematoso sistemico, le spondiloartriti, le malattie infiammatorie croniche intestinali come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, le vasculiti, la gotta e la rosacea. Tra le cause infettive va ricordato l’herpes zoster oftalmico, mentre altre infezioni (sifilide, tubercolosi, malattia di Lyme) sono rare. Alcuni pazienti riferiscono episodi correlati a stress, cambiamenti ormonali o fattori atopici.

Il meccanismo è immunomediato: un’infiammazione non granulomatosa con infiltrato linfocitario perivascolare e congestione dei vasi episclerali, senza necrosi né assottigliamento della sclera. È proprio l’assenza di danno strutturale a rendere la prognosi favorevole.

Quadro clinico

Il paziente si presenta con un occhio arrossato, spesso in un settore delimitato (più frequentemente nella zona interpalpebrale), con fastidio lieve, sensazione di corpo estraneo o di “pesantezza”, modesta lacrimazione e a volte lieve dolorabilità alla pressione. Il visus è conservato, la pupilla è normale e non c’è secrezione purulenta. La fotofobia, se presente, è lieve.

Un elemento anamnestico prezioso è l’intensità del dolore: nell’episclerite il dolore è modesto e non sveglia il paziente di notte, mentre nella sclerite è profondo, terebrante, irradiato alla fronte e alla mandibola. Il colore aiuta altrettanto: l’episclerite ha un rosso vivo o salmone, mentre la sclerite ha una tonalità rosso-violacea, meglio apprezzabile alla luce naturale.

Nella forma nodulare si osserva un nodulo arrossato, mobile sulla sclera sottostante quando lo si sposta delicatamente con un bastoncino di cotone dopo anestesia topica. Nell’episclerite i vasi congesti sono anch’essi mobili, perché appartengono a uno strato superficiale.

Diagnosi dell’episclerite

La diagnosi è clinica e si basa sull’esame alla lampada a fessura. Con un fascio sottile si osserva che la superficie sclerale sottostante non è sollevata né deformata: nell’episclerite l’edema è superficiale, nella sclerite è la sclera stessa a ispessirsi e a spostare in avanti il fascio luminoso.

Il test più noto è quello con la fenilefrina al 10%: dopo l’instillazione, i vasi del plesso episclerale superficiale si costringono e l’occhio sbianca nel giro di pochi minuti. Nella sclerite, invece, i vasi profondi non rispondono e il rossore persiste. È un test semplice, molto citato nei quesiti, che va interpretato insieme alla clinica e non come criterio assoluto.

Il resto dell’esame oculare deve essere negativo: assenza di cellule e Tyndall in camera anteriore, cornea integra, pressione intraoculare nella norma. Un primo episodio tipico in un paziente giovane e sano non richiede esami di laboratorio. Nelle forme ricorrenti, bilaterali o accompagnate da sintomi sistemici (artralgie, rash, diarrea cronica, ulcere orali) è invece ragionevole un inquadramento con emocromo, indici di flogosi, fattore reumatoide, anticorpi antinucleo, acido urico e, se indicato, sierologia per sifilide, coinvolgendo il reumatologo.

Terapia

Poiché la malattia è autolimitante, nelle forme lievi spesso è sufficiente la rassicurazione associata a misure di supporto: lacrime artificiali, impacchi freddi, riduzione dei fattori irritanti. Quando il fastidio è maggiore si possono utilizzare antinfiammatori non steroidei per via orale, utili soprattutto nella forma nodulare e nelle recidive frequenti, valutando sempre controindicazioni gastrointestinali e renali.

Uno steroide topico a bassa potenza, per un ciclo breve e sotto controllo oculistico, può accelerare la risoluzione nei casi più sintomatici. Va però usato con cautela: l’impiego prolungato espone al rischio di ipertensione oculare, cataratta e infezioni, e in alcuni pazienti la sospensione è seguita da un rebound. Se esiste una malattia sistemica associata, il controllo di quest’ultima è il modo migliore per ridurre le recidive. Nella forma da herpes zoster si aggiunge la terapia antivirale secondo lo schema dello zoster oftalmico.

La prognosi è eccellente: l’episclerite non porta a perdita della vista e non provoca danni strutturali al bulbo. L’unico rischio reale è quello iatrogeno, legato a un uso inappropriato dei corticosteroidi.

Diagnosi differenziale ed errori tipici

La diagnosi differenziale dell’occhio rosso con visus conservato è il cuore dell’argomento. La congiuntivite produce un’iperemia diffusa, più marcata nei fornici, con secrezione, prurito o sensazione di sabbia, spesso bilaterale. La sclerite dà dolore intenso e notturno, colore violaceo, dolore alla palpazione del globo e nessuna risposta alla fenilefrina; può ridurre il visus e associarsi a uveite. L’uveite anteriore, che trovi approfondita nella scheda sull’uveite, si riconosce per l’iniezione pericheratica, la fotofobia marcata, la miosi e le cellule in camera anteriore. Il glaucoma acuto ad angolo chiuso presenta dolore violento, visus ridotto, cornea edematosa, pupilla in media midriasi fissa e pressione elevata. La cheratite dà dolore, fotofobia e un difetto epiteliale colorabile con fluoresceina. Infine la pinguecola infiammata e la flittene sono lesioni localizzate al limbus con aspetto caratteristico.

Gli errori più frequenti sono tre. Il primo è etichettare come episclerite una sclerite iniziale, perdendo l’occasione di avviare per tempo l’inquadramento sistemico: il dolore notturno e l’assenza di sbiancamento con fenilefrina devono sempre far riconsiderare la diagnosi. Il secondo è prescrivere cicli lunghi di cortisonici topici senza controllo della pressione oculare. Il terzo è sottovalutare le recidive frequenti, che meritano almeno una valutazione reumatologica di base.

Come cade l’episclerite al concorso

Nei quesiti l’episclerite compare quasi sempre accanto alla sclerite. Lo scenario tipico è quello di una giovane donna con occhio rosso settoriale, fastidio modesto e visus normale, che migliora dopo instillazione di fenilefrina. Le domande chiedono la diagnosi, la struttura anatomica coinvolta, il test che distingue episclerite e sclerite oppure la terapia più appropriata (osservazione, lacrime artificiali, FANS). Un distrattore frequente è l’avvio di immunosoppressori sistemici, che non hanno indicazione nell’episclerite semplice.

Un’altra variante presenta un paziente con malattia infiammatoria intestinale o artrite reumatoide e un occhio rosso: qui occorre capire, dai dettagli su dolore e visus, se il quadro è benigno o se si tratta di una sclerite. Per abituarti a leggere queste sfumature, sulla Piattaforma Accademia puoi esercitarti con simulazioni commentate che spiegano perché ogni opzione è corretta o sbagliata. Se l’oculistica è anche un interesse professionale, la guida sulla specializzazione in oftalmologia descrive percorso e sbocchi.

In sintesi

L’episclerite è un’infiammazione benigna del plesso vascolare episclerale superficiale, tipica del giovane adulto, spesso idiopatica ma talvolta associata a malattie reumatologiche, intestinali o alla gotta. Si presenta con arrossamento settoriale o nodulare, fastidio lieve e visus conservato; i vasi sono mobili e sbiancano con fenilefrina al 10%. La terapia è di supporto, con FANS orali e, per brevi periodi, steroidi topici blandi. Il punto da non sbagliare all’esame è la distinzione con la sclerite: dolore intenso e notturno, colore violaceo e mancata risposta alla fenilefrina indicano una malattia diversa, che richiede indagini sistemiche e terapia più aggressiva.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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