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Curva da carico di glucosio: guida Concorso SSM

5 Ottobre 2026 · admin

Curva da carico di glucosio: guida Concorso SSM

La curva da carico di glucosio, chiamata anche OGTT (oral glucose tolerance test) o test da carico orale di glucosio, misura come l’organismo gestisce una quantità standard di zucchero assunta per bocca. È lo strumento che permette di riconoscere alterazioni del metabolismo glucidico che la sola glicemia a digiuno non mostra, ed è il test di riferimento per la diagnosi del diabete gestazionale. Al Concorso SSM compare nei casi di diabete, prediabete, gravidanza e, in una variante endocrinologica, nella conferma dell’acromegalia.

Che cos’è la curva da carico di glucosio

La curva da carico di glucosio consiste nel misurare la glicemia a digiuno, far bere al paziente una soluzione contenente una quantità standard di glucosio e misurare di nuovo la glicemia a intervalli definiti. Nell’adulto la dose standard è di 75 grammi di glucosio anidro sciolti in acqua; nel bambino la dose si calcola sul peso corporeo, senza superare quella dell’adulto. La versione diagnostica più usata prevede un prelievo a digiuno e uno a 120 minuti; in gravidanza si aggiunge il prelievo a 60 minuti, e in contesti di ricerca o di approfondimento si eseguono prelievi ogni 30 minuti, talvolta con dosaggio contemporaneo di insulina o peptide C.

Il risultato è una curva: la glicemia sale dopo l’assorbimento intestinale, raggiunge un picco e poi ritorna verso i valori basali grazie alla risposta insulinica. La forma di questa curva e i valori nei punti stabiliti indicano se la tolleranza al glucosio è normale, ridotta o francamente diabetica.

Fisiologia della risposta al carico di glucosio

Dopo l’ingestione, il glucosio viene assorbito nel tenue e raggiunge il fegato tramite la vena porta. L’aumento della glicemia stimola la beta-cellula, che risponde con una secrezione bifasica: una prima fase rapida, che libera l’insulina già pronta nei granuli, e una seconda fase più prolungata. Gli ormoni incretinici, GLP-1 e GIP, prodotti dall’intestino in risposta al pasto, potenziano la secrezione insulinica: per questo, a parità di glicemia, il glucosio orale stimola più insulina di quello endovenoso.

L’insulina favorisce la captazione del glucosio nel muscolo e nel tessuto adiposo e sopprime la produzione epatica di glucosio, mentre il glucagone viene inibito. In un soggetto sano la glicemia ritorna vicino al valore basale entro due ore. Nel diabete di tipo 2 la curva si alza e si allunga per la combinazione di insulino-resistenza e perdita della prima fase di secrezione. La glicemia a digiuno riflette soprattutto la produzione epatica notturna, mentre quella a due ore riflette la capacità di smaltire un carico: è per questo che i due valori possono essere alterati in modo indipendente.

Quando si richiede la curva da carico di glucosio

Nell’adulto non gravido la curva da carico di glucosio è indicata quando la glicemia a digiuno risulta alterata ma non diagnostica di diabete, quando l’emoglobina glicata è in un intervallo intermedio o non è affidabile, e nei soggetti ad alto rischio, per esempio con familiarità, obesità, pregresso diabete gestazionale, sindrome dell’ovaio policistico, sindrome metabolica o malattia cardiovascolare. È utile anche quando si sospetta un diabete in fibrosi cistica o dopo trapianto, contesti in cui la glicata può sottostimare l’alterazione.

In gravidanza la curva è lo strumento per diagnosticare il diabete gestazionale: in Italia lo screening è selettivo, cioè proposto alle donne con fattori di rischio, e il test si esegue in genere tra la 24ª e la 28ª settimana, con un’anticipazione nelle donne a rischio più elevato. In endocrinologia, infine, il carico orale di glucosio con dosaggio seriato del GH è il test di conferma dell’acromegalia.

Come si esegue e condizioni pre-analitiche

La preparazione è decisiva per l’affidabilità del risultato. Nei tre giorni precedenti il paziente deve seguire un’alimentazione libera, con un apporto di carboidrati non ridotto: una dieta povera di carboidrati prima del test peggiora la tolleranza e può produrre un falso positivo. Il test si esegue al mattino dopo un digiuno notturno di almeno otto ore, durante il quale è consentita solo acqua. La soluzione va bevuta in pochi minuti; durante l’esame il paziente resta seduto e a riposo, senza fumare, mangiare o fare attività fisica.

Il test va rinviato in caso di malattia acuta, febbre, interventi recenti o allettamento prolungato, condizioni che peggiorano transitoriamente la tolleranza. Vanno considerati i farmaci iperglicemizzanti, come glucocorticoidi, diuretici tiazidici, alcuni antipsicotici, inibitori delle proteasi e immunosoppressori. Non va eseguito quando la diagnosi di diabete è già evidente: in un paziente con iperglicemia marcata e sintomi tipici il carico è inutile e potenzialmente pericoloso. I campioni vanno processati rapidamente o raccolti in provette con inibitori della glicolisi, perché il glucosio continua a essere consumato dalle cellule del sangue e una provetta lasciata in attesa sottostima la glicemia.

Interpretazione della curva da carico di glucosio

Secondo i criteri internazionali più usati nell’adulto non gravido, una glicemia a due ore uguale o superiore a 200 mg/dl è diagnostica di diabete, da confermare con un secondo test in assenza di iperglicemia inequivocabile. Una glicemia a due ore tra 140 e 199 mg/dl definisce la ridotta tolleranza al glucosio (IGT), una condizione di prediabete. Il valore a digiuno si interpreta con le soglie dell’alterata glicemia a digiuno e del diabete, e i due quadri, IFG e IGT, possono coesistere o presentarsi isolati.

In gravidanza i criteri sono diversi e più restrittivi, perché tarati sugli esiti materni e neonatali: con il carico da 75 grammi la diagnosi di diabete gestazionale si pone quando anche uno solo dei tre valori, a digiuno, a 60 e a 120 minuti, raggiunge o supera la rispettiva soglia, che il candidato deve conoscere dalle linee guida nazionali. Per l’acromegalia, invece, la curva non si legge sulla glicemia ma sul GH: nel soggetto normale il GH si sopprime sotto un valore soglia, che dipende dal metodo di dosaggio, mentre nell’acromegalia la soppressione manca o il GH aumenta paradossalmente.

Cause di aumento e diminuzione

Una curva più alta e prolungata del normale si osserva nel diabete mellito di tipo 2 e nel prediabete, nel diabete gestazionale, nel diabete di tipo 1 in fase iniziale, nelle forme monogeniche, nelle endocrinopatie con ormoni controinsulari in eccesso come sindrome di Cushing, acromegalia, feocromocitoma e ipertiroidismo, nella pancreatite cronica e nell’emocromatosi, nella terapia con farmaci iperglicemizzanti, nell’ipokaliemia, che riduce la secrezione insulinica, e nelle malattie acute. Anche la cirrosi epatica peggiora la tolleranza.

Una curva appiattita, con picco basso, può dipendere da malassorbimento intestinale, come nella celiachia non trattata, o da un rallentato svuotamento gastrico. Dopo chirurgia bariatrica o gastrectomia si osserva invece un picco precoce molto alto seguito da ipoglicemia reattiva tardiva, a volte sintomatica; in questi pazienti il carico orale può scatenare sintomi da dumping e non è il test più adatto. Una glicemia bassa nelle ore successive al carico, in un soggetto senza chirurgia gastrica, non è di per sé indice di malattia e va inquadrata con i criteri dell’ipoglicemia.

Errori tipici da evitare

Il primo errore è eseguire la curva dopo giorni di dieta ipoglucidica, che peggiora artificialmente la tolleranza. Il secondo è eseguirla durante una malattia acuta o in terapia steroidea senza tenerne conto. Il terzo è prescriverla a un paziente con diabete già evidente, per esempio con glicemie casuali molto elevate e sintomi cardinali. Un errore di laboratorio frequente è lasciare la provetta a temperatura ambiente senza inibitori della glicolisi, ottenendo valori falsamente bassi.

Sul piano concettuale, molti candidati applicano alla donna gravida i criteri dell’adulto non gravido, o pensano che per la diagnosi di diabete gestazionale servano due valori alterati, come in vecchi protocolli. Un altro errore frequente è usare l’emoglobina glicata in condizioni che la rendono inaffidabile, come anemie, emoglobinopatie, recenti trasfusioni o gravidanza, quando la curva sarebbe lo strumento corretto.

Come cade la curva da carico di glucosio al concorso

Al Concorso SSM la curva da carico di glucosio compare in tre tipi di domande. La prima è il paziente con glicemia a digiuno alterata ma non diagnostica: si chiede l’esame successivo, e la risposta è il carico orale, con l’interpretazione del valore a due ore. La seconda riguarda la gravidanza: a quale epoca si esegue il test, a chi va proposto e quanti valori alterati bastano per la diagnosi di diabete gestazionale. La terza è endocrinologica: il paziente con tratti acromegalici e IGF 1 elevato, nel quale il test di conferma è la mancata soppressione del GH dopo glucosio.

Non mancano domande sulle condizioni pre-analitiche, come la dieta nei giorni precedenti o l’effetto dei corticosteroidi. Per consolidare questi passaggi le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia presentano casi realistici con la spiegazione delle risposte corrette e dei distrattori più insidiosi.

In sintesi

La curva da carico di glucosio misura la glicemia dopo un carico orale standard e rivela alterazioni che la glicemia a digiuno non mostra. Richiede alimentazione normale nei giorni precedenti, digiuno notturno, riposo durante il test e assenza di malattie acute. Nell’adulto il valore a due ore distingue tolleranza normale, ridotta tolleranza e diabete; in gravidanza valgono criteri propri, e basta un valore alterato. Lo stesso carico, con dosaggio del GH, conferma l’acromegalia. Al concorso contano indicazioni, criteri e trappole della preparazione.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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