IGF 1: significato, esame e Concorso SSM
5 Ottobre 2026 · admin
L’IGF 1, fattore di crescita insulino-simile di tipo 1, è il principale mediatore periferico dell’ormone della crescita (GH) e il dosaggio più utile per valutare in modo integrato l’attività dell’asse somatotropo. A differenza del GH, che ha una secrezione pulsatile e valori molto variabili nell’arco della giornata, l’IGF 1 circola legato a proteine di trasporto e ha livelli relativamente stabili: per questo è lo screening di scelta nel sospetto di acromegalia e uno strumento importante nello studio del deficit di GH. Nelle domande del Concorso SSM compare soprattutto in casi di endocrinologia ipofisaria.
Che cos’è l’IGF 1
L’IGF 1, chiamato in passato somatomedina C, è un peptide di 70 aminoacidi strutturalmente simile alla proinsulina. È prodotto soprattutto dal fegato sotto lo stimolo del GH, ma viene sintetizzato anche localmente in molti tessuti, come cartilagine di accrescimento, muscolo e osso, dove agisce in modo autocrino e paracrino. In circolo è quasi interamente legato alle IGF binding protein, in particolare la IGFBP-3, che forma con l’IGF 1 e una subunità acido-labile un complesso ternario di lunga emivita. Questa caratteristica spiega la stabilità del dosaggio e la sua utilità come indice integrato della secrezione di GH nelle ore e nei giorni precedenti.
L’IGF 1 agisce attraverso un recettore tirosin-chinasico simile a quello dell’insulina, con il quale ha una certa affinità crociata. Ne derivano effetti anabolici e proliferativi: crescita lineare durante l’infanzia, sintesi proteica, accrescimento di cartilagine e osso, e un effetto ipoglicemizzante che si contrappone all’azione iperglicemizzante del GH.
Fisiologia dell’asse GH-IGF 1
Il GH è secreto dalle cellule somatotrope dell’adenoipofisi sotto il controllo stimolatorio del GHRH ipotalamico e della grelina gastrica, e sotto il controllo inibitorio della somatostatina. La secrezione avviene in pulsi, più ampi durante il sonno profondo, e aumenta con l’esercizio, il digiuno e l’ipoglicemia. Il GH raggiunge il fegato e stimola la produzione di IGF 1, che a sua volta esercita un feedback negativo sull’ipofisi e sull’ipotalamo, inibendo il GH direttamente e stimolando la somatostatina.
I livelli di IGF 1 variano molto con l’età: sono bassi nella prima infanzia, aumentano progressivamente, raggiungono il massimo durante la pubertà per effetto sinergico degli steroidi sessuali e poi declinano lentamente con l’invecchiamento. Dipendono anche dallo stato nutrizionale, perché il digiuno e la malnutrizione rendono il fegato resistente al GH: in queste condizioni il GH può essere alto e l’IGF 1 basso. È un esempio classico di come lo stesso dato vada letto alla luce della clinica.
Quando si richiede l’IGF 1
L’indicazione più importante è il sospetto di acromegalia nell’adulto o di gigantismo in età pediatrica. I segni che dovrebbero far pensare a questa diagnosi sono l’ingrossamento di mani e piedi con aumento della misura di anelli e scarpe, i tratti del volto più grossolani con prognatismo, diastasi dentaria e macroglossia, la sudorazione profusa, la sindrome del tunnel carpale, le apnee notturne, le artralgie, l’ipertensione, il diabete e la cardiomiopatia. Per un ripasso della malattia è utile la scheda sull’acromegalia.
La seconda indicazione è il sospetto di deficit di GH: nel bambino con bassa statura e rallentamento della velocità di crescita, e nell’adulto con ipopituitarismo noto, per esempio dopo chirurgia o radioterapia per un adenoma ipofisario. L’IGF 1 è infine usato per monitorare la terapia dell’acromegalia e la terapia sostitutiva con GH, regolando le dosi in modo da mantenerlo nell’intervallo adeguato per età.
Come si esegue e condizioni pre-analitiche
Il dosaggio si esegue su siero, con un normale prelievo venoso. Poiché i livelli non hanno un ritmo circadiano significativo, l’orario è meno critico rispetto al GH, anche se per uniformità si preferisce il prelievo al mattino a digiuno. È fondamentale che il laboratorio disponga di valori di riferimento specifici per età e sesso e, possibilmente, per stadio puberale, perché un valore normale per un adolescente può essere elevato per un anziano.
Diversi fattori modificano l’IGF 1 indipendentemente dalla secrezione di GH e vanno considerati prima di interpretare il risultato. Il digiuno prolungato, la malnutrizione, la malattia epatica, l’insufficienza renale, il diabete scompensato e l’ipotiroidismo lo abbassano. Gli estrogeni orali riducono la produzione epatica di IGF 1 e possono mascherare un’acromegalia o indurre a sovradosare il GH nella donna in terapia sostitutiva. La gravidanza e la pubertà lo aumentano fisiologicamente. Anche i metodi di dosaggio differiscono tra laboratori, per cui nel monitoraggio è preferibile usare sempre lo stesso.
Interpretazione dell’IGF 1
Un IGF 1 elevato rispetto ai valori di riferimento per età e sesso, in un paziente con clinica compatibile, è fortemente suggestivo di acromegalia. La conferma si ottiene con il test di soppressione del GH dopo carico orale di glucosio: nel soggetto normale il glucosio sopprime il GH, nell’acromegalico il GH non si sopprime o aumenta paradossalmente. Il passo successivo è la risonanza magnetica della sella turcica per identificare l’adenoma, quasi sempre un macroadenoma al momento della diagnosi. Un IGF 1 normale, in assenza di fattori confondenti, rende la diagnosi di acromegalia molto improbabile.
Un IGF 1 basso orienta verso il deficit di GH, ma ha sensibilità limitata: molti pazienti con deficit hanno valori ancora nel range di normalità, specie negli adulti più anziani. Per questo la diagnosi di deficit di GH richiede test di stimolo, come il test di tolleranza all’insulina, considerato il riferimento, o i test con GHRH più arginina, glucagone o macimorelina. Nei pazienti con deficit di tre o più assi ipofisari e IGF 1 basso, la probabilità di deficit di GH è comunque molto alta.
Cause di aumento e diminuzione
L’IGF 1 aumenta nell’acromegalia e nel gigantismo da adenoma somatotropo, nelle rare forme di secrezione ectopica di GHRH da tumori neuroendocrini, durante la pubertà e la gravidanza, nella terapia con GH e, in misura modesta, nell’ipertiroidismo. Va ricordato che l’acromegalia può far parte di sindromi genetiche come la MEN1, il complesso di Carney e la sindrome di McCune-Albright.
L’IGF 1 diminuisce nel deficit di GH congenito o acquisito, nell’ipopituitarismo, nella sindrome di Laron (insensibilità al GH per difetto del recettore, con GH alto e IGF 1 molto basso), nella malnutrizione e nell’anoressia nervosa, nella cirrosi epatica, nell’insufficienza renale cronica, nell’ipotiroidismo, nel diabete mal controllato, nella terapia con estrogeni orali e nell’invecchiamento fisiologico. In tutte le condizioni di resistenza periferica il GH può essere normale o alto: è la dissociazione GH alto e IGF 1 basso a suggerire il problema a valle dell’ipofisi.
Errori tipici da evitare
L’errore più comune è usare un GH basale casuale per fare diagnosi di acromegalia: a causa della pulsatilità, un singolo GH può essere alto in un soggetto sano e normale in un acromegalico. Lo screening corretto è l’IGF 1, la conferma è il GH dopo carico di glucosio. Il secondo errore è confrontare l’IGF 1 con un intervallo di riferimento non corretto per l’età, che porta a interpretare come normale un valore patologico nell’anziano o come patologico un valore fisiologico nell’adolescente.
Un terzo errore è non considerare gli stati che abbassano l’IGF 1, come malnutrizione, epatopatia e terapia estrogenica orale, che possono nascondere un eccesso di GH o simulare un deficit. Infine, nel bambino con bassa statura molti candidati dimenticano che la causa più frequente non è endocrina: bassa statura familiare e ritardo costituzionale di crescita vanno considerati prima dei test di stimolo.
Come cade l’IGF 1 al concorso
Al Concorso SSM l’IGF 1 viene richiesto quasi sempre in uno scenario di sospetta acromegalia: un adulto con mani e piedi ingranditi, cefalea, sudorazione e diabete di recente insorgenza. La domanda tipica chiede il primo esame da richiedere e la risposta attesa è il dosaggio dell’IGF 1; una seconda domanda chiede il test di conferma, cioè il GH dopo carico orale di glucosio, lo stesso carico usato per studiare il diabete mellito tipo 2, che non a caso è una complicanza frequente dell’acromegalia. Altre varianti riguardano la terapia: chirurgia transsfenoidale come prima scelta, analoghi della somatostatina, pegvisomant come antagonista del recettore del GH e radioterapia nei casi refrattari.
Compaiono anche domande pediatriche sul deficit di GH e sulla sindrome di Laron, costruite proprio sulla dissociazione tra GH e IGF 1. Per allenarsi a riconoscere questi schemi, le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia mettono a confronto le opzioni corrette con i distrattori più frequenti.
In sintesi
L’IGF 1 è il mediatore epatico del GH e, grazie alla sua stabilità, è il miglior esame di screening per l’acromegalia. Si interpreta con valori di riferimento per età e sesso e tenendo conto di nutrizione, funzione epatica e renale, tiroide ed estrogeni. Un valore elevato si conferma con la mancata soppressione del GH dopo glucosio; un valore basso suggerisce un deficit di GH, che però richiede test di stimolo. Al concorso è decisivo ricordare l’ordine: IGF 1, poi test da carico, poi risonanza.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
