Audiometria: come si legge l’audiogramma
5 Ottobre 2026 · admin
L’audiometria è l’insieme delle prove che misurano la capacità uditiva, quantificano un eventuale deficit e ne indicano la sede. L’esame più noto è l’audiometria tonale liminare, che determina la soglia uditiva per toni puri a diverse frequenze, ma la valutazione completa comprende anche l’audiometria vocale, l’impedenzometria e, quando serve, le prove obiettive. Per il Concorso SSM è fondamentale saper leggere un audiogramma e distinguere un’ipoacusia trasmissiva da una neurosensoriale: da questa distinzione dipende tutto il ragionamento diagnostico successivo.
Che cos’è l’audiometria
Con il termine audiometria si indicano prove soggettive, che richiedono la collaborazione del paziente, e prove obiettive, che non la richiedono. Fra le soggettive ci sono l’audiometria tonale, in cui il paziente segnala quando percepisce un suono, e l’audiometria vocale, in cui deve ripetere parole presentate a intensità crescenti. Fra le obiettive ci sono l’impedenzometria, le otoemissioni acustiche e i potenziali evocati uditivi del tronco encefalico. Le prove si completano a vicenda: l’audiometria tonale descrive la soglia, quella vocale la comprensione del parlato, l’impedenzometria lo stato dell’orecchio medio, le prove elettrofisiologiche la funzione della coclea e delle vie nervose.
L’esame è il punto di arrivo naturale della valutazione clinica di un paziente con ipoacusia, acufeni o vertigini, ed è indispensabile in medicina del lavoro per la sorveglianza degli esposti a rumore.
Il principio: conduzione aerea e conduzione ossea
Il suono arriva alla coclea per due vie. Nella conduzione aerea attraversa il condotto uditivo esterno, la membrana timpanica e la catena degli ossicini; nella conduzione ossea fa vibrare direttamente le ossa del cranio e raggiunge la coclea saltando orecchio esterno e medio. L’audiometria tonale misura entrambe: la conduzione aerea con cuffie o auricolari, quella ossea con un vibratore appoggiato sulla mastoide.
La logica è semplice. Se il problema è nell’orecchio esterno o medio, la via aerea è peggiorata mentre la via ossea è normale: fra le due curve si apre un divario, chiamato gap aereo-osseo, tipico dell’ipoacusia trasmissiva. Se il problema è nella coclea o nel nervo, entrambe le vie sono peggiorate in egual misura e il gap manca: è l’ipoacusia neurosensoriale. Se coesistono le due componenti, la via ossea è peggiorata e la via aerea lo è ancora di più: è l’ipoacusia mista. Le prove con il diapason di Weber e Rinne, eseguibili al letto del paziente, sfruttano lo stesso principio e anticipano il risultato dell’audiogramma.
Indicazioni dell’audiometria
L’audiometria è indicata in ogni calo uditivo riferito dal paziente o notato dai familiari, negli acufeni persistenti, nelle vertigini di sospetta origine labirintica, nei controlli dopo otiti ricorrenti o interventi sull’orecchio, nel monitoraggio dei farmaci ototossici come aminoglicosidi, alcuni chemioterapici e diuretici dell’ansa ad alte dosi, nella sorveglianza dei lavoratori esposti a rumore e nella valutazione per la protesizzazione acustica.
Un’indicazione urgente è la sordità improvvisa neurosensoriale, in cui l’audiogramma conferma il deficit e orienta la terapia, che va iniziata precocemente. Nel bambino la valutazione dell’udito è cruciale per lo sviluppo del linguaggio: lo screening neonatale si esegue con prove obiettive, mentre nei bambini più grandi si usano tecniche audiometriche adattate all’età. Nell’otite media effusiva del bambino l’audiometria e l’impedenzometria documentano l’ipoacusia trasmissiva e guidano la scelta fra osservazione e drenaggio transtimpanico.
Come si esegue in sintesi
L’audiometria tonale si esegue in cabina silente dopo un’otoscopia, che esclude tappi di cerume o corpi estranei. Si presentano toni puri a frequenze che coprono lo spettro del parlato e oltre, dalle basse alle alte frequenze, e per ognuna si cerca l’intensità minima percepita, espressa in decibel HL, cioè rispetto alla soglia media di una popolazione normoudente. I risultati si riportano sull’audiogramma, con le frequenze in ascissa e le intensità in ordinata, crescenti verso il basso: più la curva scende, peggiore è l’udito.
Un passaggio tecnico importante è il mascheramento. Quando un orecchio sente molto peggio dell’altro, il suono presentato al lato malato può essere percepito dall’orecchio sano per conduzione attraverso il cranio. Per evitarlo si invia un rumore di mascheramento all’orecchio migliore; un audiogramma senza mascheramento adeguato può mostrare una falsa curva ombra. L’audiometria vocale misura la percentuale di parole riconosciute; l’impedenzometria, con una sonda nel condotto, misura la mobilità del timpano al variare della pressione, producendo il timpanogramma, e registra il riflesso stapediale.
Limiti e falsi risultati dell’audiometria
Essendo una prova soggettiva, l’audiometria tonale dipende dalla collaborazione e dall’attenzione del paziente. Bambini piccoli, pazienti con deficit cognitivi o soggetti che simulano o esagerano il deficit, per esempio in ambito medico-legale, possono dare risultati non attendibili. In questi casi le prove obiettive, come i potenziali evocati uditivi e le otoemissioni, e la verifica della coerenza fra audiometria tonale, vocale e riflesso stapediale aiutano a smascherare le discordanze.
Altri errori nascono da cerume, collasso del condotto uditivo sotto la pressione delle cuffie, rumore ambientale, cattiva taratura dell’apparecchio e mascheramento insufficiente o eccessivo. Infine l’audiogramma descrive la soglia ma non la causa: due curve identiche possono derivare da patologie diverse, per cui il risultato va sempre integrato con la storia, l’otoscopia e, quando indicato, con l’imaging.
Interpretazione dell’audiogramma
Alcune morfologie sono di pertinenza da manuale. La presbiacusia produce un’ipoacusia neurosensoriale bilaterale e simmetrica, che colpisce prima le frequenze acute, con curva in discesa verso destra. Il trauma acustico cronico da rumore produce un caratteristico avvallamento intorno ai 4000 Hz, con parziale risalita alle frequenze più alte, inizialmente bilaterale e simmetrico. La malattia di Ménière esordisce con un’ipoacusia neurosensoriale fluttuante alle basse frequenze, associata ad acufene, senso di orecchio pieno e crisi vertiginose.
L’otosclerosi dà un’ipoacusia trasmissiva con gap aereo-osseo, timpano normale all’otoscopia, timpanogramma con curva appiattita e riflesso stapediale assente; sulla via ossea può comparire l’incisura di Carhart, un calo apparente intorno ai 2000 Hz che spesso migliora dopo la chirurgia. L’otite media effusiva mostra ipoacusia trasmissiva con timpanogramma piatto. Il colesteatoma e le perforazioni timpaniche danno quadri trasmissivi di entità variabile.
Un’ipoacusia neurosensoriale asimmetrica o unilaterale, specie se accompagnata da acufene monolaterale e da una discriminazione vocale peggiore di quanto atteso dalla soglia tonale, deve far sospettare una lesione retrococleare, in particolare il neurinoma acustico, da escludere con la risonanza magnetica con mezzo di contrasto.
Errori tipici con l’audiometria
Il primo errore è confondere le due vie: nella trasmissiva la via ossea è normale, nella neurosensoriale le due vie sono sovrapposte. Il secondo è leggere l’audiogramma come un grafico comune, dimenticando che le intensità crescono verso il basso. Il terzo è interpretare le prove di Weber e Rinne al contrario: nella trasmissiva il Weber lateralizza verso l’orecchio malato e il Rinne è negativo su quel lato; nella neurosensoriale il Weber lateralizza verso l’orecchio sano e il Rinne resta positivo. Il quarto è attribuire alla presbiacusia ogni ipoacusia dell’anziano, anche quando è asimmetrica. Il quinto è non pensare all’urgenza della sordità improvvisa, che richiede valutazione e trattamento senza attese.
Come cade l’audiometria al concorso
Le domande sull’audiometria al Concorso SSM sono spesso costruite su un audiogramma descritto a parole o su un caso clinico. Lo schema più classico è la giovane donna con ipoacusia progressiva bilaterale, familiarità, peggioramento in gravidanza, timpano normale e gap aereo-osseo: la diagnosi è otosclerosi. Un secondo schema è l’operaio con calo uditivo bilaterale e avvallamento a 4000 Hz, che indica il danno da rumore. Un terzo è il paziente con ipoacusia neurosensoriale monolaterale e acufene, in cui l’esame richiesto è la risonanza magnetica. Un quarto è la crisi vertiginosa con ipoacusia sulle basse frequenze, tipica della malattia di Ménière. Sono frequenti anche le domande sulle prove di Weber e Rinne e sul significato del timpanogramma piatto.
Per allenare il riconoscimento rapido di questi quadri, sulla Piattaforma Accademia sono disponibili simulazioni commentate di otorinolaringoiatria con la spiegazione del ragionamento dietro ogni risposta.
In sintesi
L’audiometria misura la soglia uditiva e localizza il deficit. L’audiometria tonale confronta la conduzione aerea e quella ossea: un gap aereo-osseo indica un’ipoacusia trasmissiva, la sovrapposizione delle due curve abbassate una neurosensoriale, la combinazione dei due quadri una mista. Audiometria vocale, impedenzometria e prove obiettive completano la valutazione. Presbiacusia, danno da rumore con avvallamento a 4000 Hz, Ménière sulle basse frequenze e otosclerosi con gap e riflesso stapediale assente sono i quadri da riconoscere. I limiti principali sono la necessità di collaborazione e il mascheramento; un’ipoacusia neurosensoriale asimmetrica richiede la risonanza per escludere il neurinoma acustico.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
