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Polisonnografia: come funziona e come si legge

5 Ottobre 2026 · admin

Polisonnografia: come funziona e come si legge

La polisonnografia è l’esame che registra contemporaneamente, durante il sonno, numerosi parametri fisiologici: attività cerebrale, movimenti oculari, tono muscolare, respiro, ossigenazione del sangue, ritmo cardiaco e posizione del corpo. È lo strumento di riferimento per studiare i disturbi respiratori nel sonno, la narcolessia, i disturbi del movimento notturni e le parasonnie. Al Concorso SSM la si incontra spesso nei casi di russamento con sonnolenza diurna, ipertensione resistente o incidenti alla guida, e conoscerla bene significa sapere quando chiederla, che cosa misura e come se ne legge il referto.

Che cos’è la polisonnografia

Il termine indica letteralmente la “registrazione di molti segnali nel sonno”. Nella sua forma completa, detta polisonnografia di tipo I o in laboratorio, il paziente dorme una notte in una stanza dedicata, collegato a sensori e sorvegliato da un tecnico, spesso con una videoregistrazione sincronizzata. Esistono poi forme semplificate, chiamate monitoraggi cardiorespiratori notturni o poligrafie, che si eseguono a domicilio e registrano solo i parametri respiratori e cardiaci, senza i segnali neurofisiologici che servono a stadiare il sonno.

La differenza non è solo tecnica. Senza elettroencefalogramma non è possibile sapere se e quanto il paziente abbia dormito: gli eventi respiratori vengono quindi rapportati al tempo di registrazione e non al tempo di sonno effettivo, con il rischio di sottostimare la gravità. Per questo la poligrafia domiciliare è adatta ai pazienti con alta probabilità di sindrome delle apnee ostruttive e senza comorbidità importanti, mentre la polisonnografia completa resta necessaria nei casi dubbi, complessi o non respiratori.

Il principio: stadiare il sonno e contare gli eventi

Il cuore dell’esame è la combinazione di tre segnali neurofisiologici: l’elettroencefalogramma, l’elettro-oculogramma e l’elettromiogramma del mento. Insieme permettono di dividere la notte in epoche di trenta secondi e di assegnare a ciascuna uno stadio: veglia, sonno non-REM negli stadi N1, N2 e N3, e sonno REM. Il sonno N2 è riconoscibile per i fusi del sonno e i complessi K, l’N3 per le onde lente di grande ampiezza, il REM per i movimenti oculari rapidi con atonia muscolare. Il risultato grafico è l’ipnogramma, che descrive l’architettura del sonno.

Sopra questa struttura si registrano gli eventi. I sensori di flusso oronasale e le fasce toraco-addominali documentano apnee e ipopnee, e permettono di distinguere un’apnea ostruttiva, in cui il torace e l’addome continuano a muoversi contro una via aerea chiusa, da un’apnea centrale, in cui manca proprio lo sforzo respiratorio. Il pulsossimetro misura le desaturazioni, l’elettrocardiogramma le aritmie, gli elettrodi sui muscoli tibiali anteriori i movimenti periodici degli arti, il microfono il russamento e il sensore di posizione l’eventuale dipendenza degli eventi dalla posizione supina.

Indicazioni della polisonnografia

L’indicazione più frequente è il sospetto di sindrome delle apnee notturne ostruttive: russamento abituale, pause respiratorie riferite dal partner, risvegli con senso di soffocamento, sonnolenza diurna, cefalea mattutina, nicturia, in un paziente spesso con obesità, collo largo o alterazioni craniofacciali. L’esame è indicato anche per titolare la pressione positiva continua (CPAP) e per verificare l’efficacia di un trattamento, sia esso un dispositivo di avanzamento mandibolare o un intervento chirurgico.

Fra le indicazioni neurologiche, la polisonnografia è il primo passo nello studio della narcolessia, seguita il giorno dopo dal test delle latenze multiple di addormentamento; serve per documentare il disturbo comportamentale del sonno REM, in cui manca la normale atonia e il paziente “agisce i sogni”, e per caratterizzare le parasonnie complesse o distinguere un evento notturno da una crisi epilettica. Nella sindrome delle gambe senza riposo la diagnosi è clinica, ma l’esame documenta i movimenti periodici degli arti associati. Altre indicazioni sono i disturbi respiratori nel sonno nelle malattie neuromuscolari, nello scompenso cardiaco con respiro periodico e nell’obesità con ipoventilazione. Nell’insonnia cronica, invece, non è un esame di routine: si richiede solo se si sospetta un disturbo associato.

Controindicazioni e limiti di applicabilità

La polisonnografia è un esame non invasivo e non ha controindicazioni assolute: i sensori sono applicati sulla cute, nulla viene introdotto nell’organismo e non si usano radiazioni né farmaci. Le difficoltà sono pratiche. Pazienti con gravi patologie acute instabili non sono candidati a uno studio elettivo del sonno, che va rimandato a quadro stabilizzato. Le lesioni cutanee estese nelle sedi di applicazione o le allergie agli adesivi richiedono adattamenti. Pazienti con deterioramento cognitivo o agitazione possono non tollerare i sensori e strapparli durante la notte.

Un limite importante è il cosiddetto effetto prima notte: dormire in un ambiente estraneo, collegati a cavi, altera il sonno, riduce la quota di REM e aumenta i risvegli. Per alcune indicazioni, in particolare quando un esame negativo contrasta con un forte sospetto clinico, può essere necessario ripetere la registrazione. Anche alcuni farmaci, come gli antidepressivi che sopprimono il REM o gli ipnotici, modificano l’architettura del sonno e vanno segnalati; per il test delle latenze multiple, la loro gestione viene concordata in anticipo con lo specialista.

Come si esegue in sintesi

Il paziente arriva in serata, compila un diario e un questionario sulla sonnolenza, e viene preparato dal tecnico: elettrodi sul cuoio capelluto, accanto agli occhi e sul mento, cannula nasale ed eventualmente termistore per il flusso, due fasce elastiche attorno a torace e addome, saturimetro al dito, elettrodi per l’ECG e sui muscoli delle gambe, sensore di posizione e microfono. Dopo una calibrazione in cui si chiede di aprire e chiudere gli occhi, muoverli, digrignare i denti e trattenere il respiro, si spengono le luci e il paziente dorme come di consueto.

La registrazione prosegue per l’intera notte; il mattino dopo i sensori vengono rimossi e il paziente torna alle sue attività. L’analisi, invece, è lunga: le epoche vengono stadiate e gli eventi classificati secondo regole standardizzate da parte di personale formato, con il supporto di software che però richiedono sempre la revisione manuale. Nel protocollo “split-night”, se nella prima parte della notte emerge una sindrome delle apnee grave, si inizia direttamente la titolazione della CPAP nella seconda parte.

Complicanze e problemi tecnici

Le complicanze propriamente dette sono praticamente assenti: irritazioni cutanee da adesivi o pasta conduttiva, fastidio nasale per la cannula, sonno disturbato. Più rilevanti sono i problemi tecnici, che possono rendere l’esame non interpretabile: distacco della cannula con perdita del segnale di flusso, saturimetro che si sposta, elettrodi che perdono contatto. Un buon referto segnala sempre la qualità del tracciato e il tempo di registrazione valido. In laboratorio, la presenza del tecnico permette di intervenire subito; a domicilio, un segnale perso può costringere a ripetere l’esame.

Interpretazione della polisonnografia

Il parametro più citato è l’indice di apnea-ipopnea (AHI), cioè il numero medio di apnee e ipopnee per ora di sonno. Nell’adulto la gravità della sindrome delle apnee ostruttive viene classificata in lieve, moderata e grave in base a soglie standardizzate dell’AHI, mentre nel bambino le soglie sono diverse e molto più basse; i valori esatti e le regole di definizione delle ipopnee dipendono dalle linee guida adottate dal centro, ed è utile conoscerle dal proprio manuale di riferimento. L’indice di desaturazione, la saturazione minima e il tempo trascorso sotto una certa saturazione completano la valutazione dell’impatto respiratorio.

Altri elementi del referto sono l’efficienza del sonno, cioè la quota di tempo a letto effettivamente dormita, la latenza di addormentamento, la latenza del REM, la distribuzione percentuale degli stadi, l’indice di microrisvegli (arousal) e l’indice di movimenti periodici degli arti. Una latenza del REM molto breve, con comparsa del REM a ridosso dell’addormentamento, è un elemento che orienta verso la narcolessia, da confermare con il test delle latenze multiple. Il prevalere di apnee centrali con andamento crescente-decrescente del respiro richiama il respiro di Cheyne-Stokes dello scompenso cardiaco. Un REM senza atonia, con attività muscolare e comportamenti motori sul video, documenta il disturbo comportamentale del sonno REM.

Errori tipici da evitare

Il primo errore è considerare la polisonnografia un esame per l’insonnia: l’insonnia si diagnostica con la clinica e il diario del sonno, e l’esame serve solo se si sospetta un disturbo aggiuntivo. Il secondo è credere che la poligrafia domiciliare negativa escluda le apnee in un paziente ad alta probabilità clinica: per i limiti già descritti, in questi casi serve la polisonnografia completa. Il terzo è confondere apnea ostruttiva e centrale: nella prima lo sforzo respiratorio è presente, nella seconda è assente.

Un altro errore frequente è dimenticare che la sonnolenza diurna eccessiva ha molte cause, dal sonno insufficiente ai farmaci, dalla depressione all’ipotiroidismo, e che l’esame va inserito in un ragionamento clinico. Infine, molti confondono l’AHI con l’indice di desaturazione: sono correlati, ma non sono la stessa cosa.

Come cade la polisonnografia al concorso

Il caso classico è l’uomo obeso, iperteso nonostante più farmaci, che russa e si addormenta durante la giornata: la domanda chiede quale sia l’esame diagnostico e la risposta è la polisonnografia (o il monitoraggio cardiorespiratorio nei pazienti selezionati), con la CPAP come trattamento di prima scelta nelle forme moderate e gravi. Un secondo schema è il giovane con attacchi di sonno irresistibili e perdita improvvisa del tono muscolare dopo una risata, la cataplessia: si chiede la sequenza diagnostica, cioè polisonnografia notturna seguita dal test delle latenze multiple. Un terzo riguarda l’anziano che si muove violentemente durante i sogni, il cui disturbo del sonno REM può precedere di anni una sinucleinopatia come il morbo di Parkinson.

Per esercitarsi su questi scenari e imparare a riconoscere i dettagli che spostano la risposta, sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, affiancate a uno studio ragionato dell’elettroencefalogramma e dei ritmi del sonno.

In sintesi

La polisonnografia registra in contemporanea segnali neurofisiologici, respiratori, cardiaci e motori durante il sonno, permettendo di stadiare la notte e di contare e classificare gli eventi. È l’esame di riferimento per la sindrome delle apnee ostruttive, la narcolessia, il disturbo comportamentale del sonno REM e altri disturbi complessi, mentre la poligrafia domiciliare è riservata ai casi selezionati. Non ha controindicazioni vere, ma risente dell’effetto prima notte, dei farmaci e della qualità tecnica. Nel referto contano l’AHI, i dati di ossigenazione, l’architettura del sonno e la latenza del REM, sempre interpretati nel contesto clinico.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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