Le prove ufficiali SSM: tutte le domande commentate e le simulazioni del concorsoScopri di più

Concorso SSM

Test del sudore: fibrosi cistica e interpretazione

5 Ottobre 2026 · admin

Test del sudore: fibrosi cistica e interpretazione

Il test del sudore è l’esame che misura la concentrazione di cloruro nel sudore e rappresenta il riferimento per la diagnosi di fibrosi cistica. È una prova semplice, indolore e non invasiva, ma richiede una tecnica rigorosa: un campione insufficiente o una misura imprecisa possono portare a diagnosi mancate o a diagnosi sbagliate con conseguenze importanti per il bambino e la famiglia. Al Concorso SSM compare soprattutto nei casi pediatrici e nei quesiti sullo screening neonatale.

Che cos’è il test del sudore

Il test consiste nella stimolazione locale della sudorazione, nella raccolta del sudore prodotto e nel dosaggio del cloruro in esso contenuto. Nella fibrosi cistica la concentrazione di cloruro nel sudore è elevata, ed è proprio questa alterazione, nota da tempo come il bambino dal bacio salato, a essere misurata. La diagnosi di fibrosi cistica si basa sull’associazione fra un elemento clinico o uno screening neonatale positivo o una storia familiare, e la dimostrazione della disfunzione della proteina CFTR, che si ottiene con il test del sudore o, in alternativa, con l’identificazione di due mutazioni patogenetiche del gene CFTR.

È importante distinguere il test eseguito secondo le metodiche di riferimento, con dosaggio quantitativo del cloruro, dalle misure di conduttività del sudore, che riflettono l’insieme degli ioni e sono considerate al più metodiche di screening: un risultato di conduttività anomalo va sempre confermato con il dosaggio del cloruro.

Il principio fisiopatologico

Il sudore viene prodotto nella porzione secretoria della ghiandola sudoripara come liquido simile al plasma. Durante il passaggio nel dotto escretore, il cloruro viene riassorbito attraverso il canale CFTR e il sodio lo segue tramite i canali epiteliali; il risultato è un sudore ipotonico. Nella fibrosi cistica il CFTR è assente o non funzionante: il cloruro non viene riassorbito, il sodio di conseguenza resta nel lume e il sudore che raggiunge la cute è ricco di sale.

A differenza di quanto avviene nelle vie aeree, nel pancreas e nell’intestino, dove il difetto riduce la secrezione di cloruro e acqua rendendo le secrezioni dense, nella ghiandola sudoripara il difetto riduce il riassorbimento: il meccanismo è opposto ma la causa è la stessa. Questa differenza è un classico punto di domanda, perché spiega come la stessa proteina produca muco denso nei bronchi e sudore salato sulla pelle.

Indicazioni del test del sudore

L’indicazione principale oggi è lo screening neonatale positivo. Nei programmi di screening si dosa sulla goccia di sangue essiccato il tripsinogeno immunoreattivo, che è elevato nei neonati con danno pancreatico; a seconda del protocollo si aggiungono un secondo dosaggio o la ricerca delle mutazioni più comuni. Un risultato positivo dello screening non è una diagnosi: il neonato va inviato a un centro di riferimento per il test del sudore.

Le altre indicazioni sono cliniche e vanno conosciute perché non tutti i casi vengono intercettati dallo screening: ileo da meconio alla nascita; ittero colestatico prolungato; scarsa crescita con steatorrea; infezioni respiratorie ricorrenti, tosse cronica e bronchiectasie, specie con colonizzazione da Pseudomonas aeruginosa o Staphylococcus aureus; poliposi nasale nel bambino; prolasso rettale; episodi di disidratazione con alcalosi metabolica ipocloremica, soprattutto nei mesi caldi; pancreatite cronica o ricorrente idiopatica nel giovane; infertilità maschile da agenesia bilaterale dei dotti deferenti; fratelli o familiari di pazienti con fibrosi cistica.

Come si esegue in sintesi

La metodica di riferimento utilizza la iontoforesi con pilocarpina. Sulla pelle dell’avambraccio, o della coscia nei neonati molto piccoli, si applica un gel contenente pilocarpina, un agonista colinergico, e una debole corrente elettrica la fa penetrare nella cute, stimolando le ghiandole sudoripare. Dopo la stimolazione si pulisce la cute e si raccoglie il sudore per un tempo definito con un dispositivo a spirale o con garze o carta da filtro pesate; il campione viene quindi analizzato per la concentrazione di cloruro.

L’esame va eseguito in centri esperti, perché richiede una quantità minima di sudore per essere valido. Nel neonato si attende in genere che abbia almeno qualche settimana di vita e un peso adeguato, perché nei primi giorni la produzione di sudore può essere insufficiente. Il paziente deve essere in buone condizioni, ben idratato e senza edemi o dermatiti nella zona di stimolazione. Spesso il test si esegue in modo bilaterale e un risultato positivo va confermato con una seconda determinazione o con l’analisi genetica.

Limiti e falsi risultati del test del sudore

Il limite più frequente è il campione insufficiente, che non deve mai essere interpretato: il test va ripetuto. Gli errori di laboratorio, l’evaporazione del campione, la contaminazione e la scarsa esperienza dell’operatore sono altre fonti di risultati non attendibili; per questo le società scientifiche raccomandano di eseguirlo solo in laboratori che effettuano un numero adeguato di test e partecipano a controlli di qualità.

I falsi positivi sono rari ma vanno conosciuti, perché sono un classico da concorso: l’insufficienza surrenalica non trattata, l’ipotiroidismo non trattato, la malnutrizione grave e l’anoressia nervosa, la dermatite atopica estesa nella zona del test, la displasia ectodermica, alcune glicogenosi, il diabete insipido nefrogeno, lo pseudoipoaldosteronismo e alcune mucopolisaccaridosi. I falsi negativi si osservano soprattutto in presenza di edema e ipoproteinemia, che diluiscono il campione, e in alcuni pazienti con mutazioni CFTR associate a funzione residua, nei quali il cloruro può risultare nella fascia intermedia o persino normale.

Interpretazione del test del sudore

Secondo i criteri internazionali di consenso, il cloruro nel sudore si interpreta in tre fasce. Un valore pari o superiore a 60 mmol/L è compatibile con la diagnosi di fibrosi cistica, se associato a un quadro clinico, a uno screening positivo o a una storia familiare. Un valore inferiore a 30 mmol/L rende la diagnosi improbabile. I valori compresi fra 30 e 59 mmol/L sono intermedi e richiedono approfondimenti: analisi estesa del gene CFTR e, nei centri che li eseguono, test funzionali come la misura della differenza di potenziale nasale o della corrente intestinale su biopsia rettale.

Il risultato va sempre letto insieme alla clinica. Nei neonati con screening positivo e test del sudore intermedio o non conclusivo si parla di quadri a diagnosi incerta, che richiedono un follow-up nel tempo per verificare se compaiano manifestazioni della malattia. Il test ha anche un ruolo nei pazienti trattati con i modulatori del CFTR, nei quali la riduzione del cloruro nel sudore documenta la risposta al farmaco.

Errori tipici con il test del sudore

Il primo errore è considerare lo screening neonatale una diagnosi: il tripsinogeno elevato indica solo la necessità del test del sudore. Il secondo è escludere la fibrosi cistica perché lo screening era negativo, quando il quadro clinico è suggestivo: nessuno screening ha sensibilità assoluta. Il terzo è interpretare un campione insufficiente o eseguire il test su un neonato troppo piccolo, edematoso o disidratato. Il quarto è fermarsi alla conduttività senza confermare con il dosaggio del cloruro. Il quinto è dimenticare le cause di falso positivo, in particolare quelle endocrine e la malnutrizione. Un ultimo errore riguarda il genotipo: trovare una sola mutazione in un portatore sano non fa diagnosi, mentre due mutazioni patogenetiche su alleli diversi sì.

Va ricordato infine che il bambino con fibrosi cistica può presentarsi in pronto soccorso con un quadro di disidratazione nel bambino e alcalosi metabolica ipocloremica e ipokaliemica senza vomito importante, perché perde molto sale con la sudorazione: un indizio che il concorso usa volentieri.

Come cade il test del sudore al concorso

Le domande sul test del sudore al Concorso SSM seguono alcuni schemi fissi. Il più frequente è il lattante con scarsa crescita, feci abbondanti e maleodoranti e infezioni respiratorie ricorrenti, in cui si chiede l’esame diagnostico di prima scelta: il dosaggio del cloruro nel sudore. Un secondo schema è il neonato con ileo da meconio. Un terzo è il neonato con screening positivo, in cui il passo successivo è il test in un centro di riferimento. Altri quesiti chiedono il meccanismo del sudore salato, la soglia diagnostica, le cause di falso positivo o il ruolo del test genetico. Anche la pancreatite ricorrente nel giovane adulto e l’infertilità maschile ostruttiva compaiono come presentazioni atipiche.

Per esercitarsi su questi schemi è utile svolgere casi clinici pediatrici completi: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che spiegano il ragionamento dietro ogni risposta. Chi è interessato alla disciplina può leggere anche la pagina sulla specializzazione in pediatria.

In sintesi

Il test del sudore misura il cloruro nel sudore raccolto dopo iontoforesi con pilocarpina ed è l’esame di riferimento per la diagnosi di fibrosi cistica, perché il difetto del CFTR impedisce il riassorbimento di cloruro nel dotto della ghiandola sudoripara. È indicato dopo uno screening neonatale positivo e in presenza di segni clinici suggestivi, anche con screening negativo. Un valore pari o superiore a 60 mmol/L è compatibile con la malattia, sotto 30 mmol/L la rende improbabile e la fascia intermedia richiede genetica e test funzionali. Il campione insufficiente non si interpreta; falsi positivi derivano da insufficienza surrenalica, ipotiroidismo, malnutrizione e dermatiti, falsi negativi da edema e mutazioni con funzione residua.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp