Pitiriasi rosea: medaglione, diagnosi e terapia
6 Ottobre 2026 · admin
La pitiriasi rosea di Gibert è una dermatosi eritemato-desquamativa acuta e autolimitante, frequente negli adolescenti e nei giovani adulti, che si presenta con una lesione iniziale caratteristica seguita da un’eruzione diffusa al tronco. È un classico della dermatologia da concorso perché ha una storia naturale molto riconoscibile, una disposizione delle lesioni descritta con un’immagine facile da ricordare e una diagnosi differenziale che include una malattia da non perdere mai: la sifilide secondaria. In questo articolo vediamo tutto ciò che serve per affrontare con sicurezza le domande del Concorso Nazionale SSM.
Che cos’è la pitiriasi rosea
La pitiriasi rosea è un esantema papulo-squamoso a decorso spontaneamente risolutivo nell’arco di alcune settimane, in genere da sei a otto, con possibili prolungamenti fino a qualche mese. Colpisce soprattutto persone fra i dieci e i trentacinque anni, con una lieve prevalenza femminile, ed è più frequente nei mesi primaverili e autunnali. Il nome descrive bene il quadro: “pitiriasi” richiama la desquamazione fine, simile a crusca, e “rosea” il colore delle lesioni. Le recidive sono possibili ma poco comuni, e non c’è un rischio di contagio significativo per i contatti.
Eziopatogenesi
La causa precisa non è stata definita con certezza, ma l’ipotesi più accreditata è quella di una riattivazione degli herpesvirus umani 6 e 7 (HHV-6 e HHV-7), gli stessi virus che nell’infanzia provocano l’esantema critico o sesta malattia. A favore dell’origine infettiva depongono la stagionalità, la comparsa occasionale di piccoli raggruppamenti di casi, la frequente presenza di sintomi prodromici simil-influenzali e il fatto che la malattia, una volta guarita, raramente si ripresenta. L’eruzione sarebbe l’espressione cutanea della risposta immunitaria a questa riattivazione virale più che un danno diretto del virus.
Esistono poi le cosiddette eruzioni “pitiriasi rosea-simili” indotte da farmaci: fra quelli più spesso citati ci sono ACE-inibitori, betabloccanti, sali d’oro, isotretinoina, metronidazolo e alcuni farmaci biologici. Anche alcune vaccinazioni sono state associate a quadri simili. In questi casi il quadro clinico è spesso più atipico, il medaglione può mancare e il prurito è più intenso; la sospensione del farmaco porta alla risoluzione.
Un capitolo a parte, importante per la pratica e per i quiz, riguarda la gravidanza: la pitiriasi rosea insorta nelle prime settimane di gestazione è stata associata a un aumento del rischio di aborto spontaneo, verosimilmente per la riattivazione di HHV-6. Per questo una donna gravida con pitiriasi rosea merita un monitoraggio ostetrico.
Quadro clinico della pitiriasi rosea
La sequenza tipica inizia, in una parte dei pazienti, con sintomi aspecifici: lieve malessere, cefalea, febbricola, mal di gola, linfoadenopatie. Poi compare la chiazza madre o medaglione di Gibert (in inglese herald patch): una lesione singola, ovalare, di qualche centimetro, color rosa salmone, con un centro più chiaro e lievemente avvallato e un orletto desquamativo periferico rivolto verso l’interno, detto collaretto. Si localizza più spesso sul tronco, sul collo o sulla radice degli arti e può essere scambiata per una tinea corporis.
Dopo un intervallo che va da pochi giorni a due settimane compare l’eruzione secondaria: numerose chiazze più piccole, ovalari, rosee, con lo stesso collaretto desquamativo, distribuite sul tronco e sulla radice degli arti. L’asse maggiore delle lesioni segue le linee di tensione cutanea (linee di Langer), che sul dorso disegnano un’immagine ad “albero di Natale” o “ad abete” rovesciato. Il volto, il cuoio capelluto, le mani e i piedi sono di solito risparmiati. Il prurito è assente o modesto nella maggior parte dei casi, ma può essere intenso in una minoranza di pazienti.
Esistono numerose varianti atipiche: la forma inversa, con lesioni prevalenti alle pieghe ascellari e inguinali e al volto; le forme papulose, vescicolose o purpuriche; le forme a medaglione assente o multiplo; le forme localizzate. Nei bambini con fototipo scuro sono più comuni le varianti papulose e le alterazioni pigmentarie residue. Queste varianti vanno conosciute perché rendono la diagnosi meno immediata e più importante la diagnosi differenziale.
Diagnosi
La diagnosi è clinica e si basa sul riconoscimento della sequenza medaglione-eruzione secondaria, della morfologia delle lesioni con collaretto e della disposizione lungo le linee di tensione. Non esistono esami di laboratorio specifici. Tuttavia, proprio perché la diagnosi è di esclusione rispetto ad alcune condizioni importanti, in molti casi è opportuno eseguire alcuni accertamenti mirati.
Il più importante è la sierologia per la sifilide (test treponemici e non treponemici), da richiedere soprattutto in un paziente sessualmente attivo, quando il medaglione manca, quando sono coinvolti palmi e piante, quando ci sono lesioni mucose, linfoadenopatia generalizzata o una storia di lesione genitale recente. L’esame micologico diretto di una squama con idrossido di potassio permette di escludere una dermatofitosi quando il dubbio riguarda il medaglione. La biopsia cutanea è riservata alle forme atipiche o persistenti oltre i tre mesi: l’istologia mostra quadri non specifici di dermatite spongiotica con paracheratosi focale, stravaso di eritrociti nel derma papillare e infiltrato linfocitario perivascolare.
Terapia
La pitiriasi rosea guarisce spontaneamente e nella maggior parte dei casi la terapia consiste nel rassicurare il paziente, spiegando la natura benigna e la durata attesa del quadro. Per il prurito si usano emollienti, detergenti delicati, antistaminici orali e corticosteroidi topici di media potenza sulle aree più sintomatiche. Si consiglia di evitare saponi aggressivi, sudorazione intensa e abiti stretti, che possono irritare le lesioni.
Nelle forme estese, molto pruriginose o prolungate sono state proposte alcune opzioni: la fototerapia UVB a banda stretta riduce il prurito e accelera la risoluzione; l’aciclovir ad alte dosi, utilizzato precocemente, ha mostrato in alcuni studi una riduzione della durata, coerentemente con l’ipotesi virale, ma le evidenze non sono uniformi e non è una terapia di routine. L’eritromicina, proposta in passato, non è più considerata efficace in modo convincente. I corticosteroidi sistemici vanno evitati, perché possono prolungare il decorso o favorire recidive. Nelle forme da farmaco la priorità è sospendere il farmaco responsabile.
Diagnosi differenziale
Il differenziale più importante è con la sifilide secondaria, che può dare un’eruzione papulo-squamosa del tronco molto simile, ma tipicamente coinvolge palmi e piante, si accompagna a linfoadenopatia generalizzata, lesioni mucose e alopecia “a radura”, e non ha un medaglione iniziale. Ogni volta che il dubbio esiste, la sierologia va richiesta: sbagliare questa diagnosi significa lasciare non trattata un’infezione trasmissibile e potenzialmente grave. Approfondisci il tema nella scheda sulla sifilide.
Il medaglione isolato va distinto dalla tinea corporis, che ha bordo attivo vescicolo-squamoso e centro in via di guarigione, con esame micologico positivo: le caratteristiche delle infezioni da dermatofiti sono riassunte nell’articolo sulla dermatofitosi. Altri differenziali sono la psoriasi guttata, che compare spesso dopo una faringite streptococcica con piccole papule a squama spessa argentea e senza collaretto; la dermatite seborroica del tronco; la pitiriasi versicolor, con macule ipo- o iperpigmentate a desquamazione furfuracea; le eruzioni da farmaci; la parapsoriasi a piccole placche e, nelle forme persistenti dell’adulto, la micosi fungoide in fase iniziale. Anche il lichen planus può entrare nel differenziale delle forme papulose.
Errori tipici da evitare
Il primo errore, il più grave, è non richiedere la sierologia luetica davanti a un’eruzione papulo-squamosa del tronco in un adulto sessualmente attivo con coinvolgimento palmo-plantare. Il secondo è trattare il medaglione come una micosi con antifungini senza averlo verificato e poi interpretare la comparsa dell’eruzione secondaria come un “peggioramento” o una reazione al farmaco. Il terzo è prescrivere corticosteroidi sistemici per una malattia autolimitante. Il quarto è dimenticare l’anamnesi farmacologica, che può rivelare un’eruzione pitiriasi rosea-simile. Il quinto è non dare attenzione alla gravidanza iniziale, che merita una sorveglianza specifica. Infine, nei quiz, attenzione alle opzioni che descrivono il coinvolgimento del volto o delle mucose come tipico: nella forma classica è assente.
Come cade la pitiriasi rosea al concorso
Al Concorso SSM la pitiriasi rosea viene proposta di solito come caso clinico: un giovane adulto, talvolta dopo un episodio simil-influenzale, nota una chiazza ovalare desquamante sul tronco e, una o due settimane dopo, un’eruzione di chiazze più piccole disposte “ad albero di Natale”. Le domande più frequenti chiedono la diagnosi, il nome della lesione iniziale, l’agente eziologico sospettato (HHV-6 e HHV-7), l’atteggiamento terapeutico corretto (attesa, rassicurazione e trattamento sintomatico) oppure l’esame da richiedere per escludere la sifilide secondaria.
Le trappole tipiche sono le opzioni che suggeriscono una terapia antibiotica sistemica, un antifungino orale o un cortisone sistemico come trattamento di scelta, e quelle che confondono la pitiriasi rosea con la pitiriasi versicolor, malattia completamente diversa causata da un lievito. Il modo migliore per non cadere in questi tranelli è allenarsi su quesiti reali, partendo dalle prove degli anni precedenti, e chi sta valutando la dermatologia come scuola può approfondire nella pagina sulla specializzazione in dermatologia e venereologia. Chi preferisce mettersi alla prova con casi clinici dermatologici simili, corredati di spiegazione dettagliata, trova simulazioni commentate sulla Piattaforma Accademia.
In sintesi
La pitiriasi rosea è una dermatosi acuta, benigna e autolimitante dei giovani, probabilmente legata alla riattivazione di HHV-6 e HHV-7. Inizia con il medaglione di Gibert, una chiazza ovalare rosea con collaretto desquamativo, seguito da un’eruzione secondaria sul tronco disposta lungo le linee di tensione “ad albero di Natale”. La diagnosi è clinica, ma la sierologia per la sifilide va richiesta quando il quadro è atipico o il rischio è presente. La terapia è sintomatica e la risoluzione avviene in alcune settimane; in gravidanza iniziale serve una sorveglianza ostetrica. Al concorso ricorda la sequenza clinica, gli herpesvirus 6 e 7 e il differenziale con la lue secondaria.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
