Laringospasmo nel bambino: cause, clinica e terapia
6 Ottobre 2026 · admin
Il laringospasmo è la chiusura riflessa e prolungata della glottide dovuta alla contrazione involontaria dei muscoli laringei, che impedisce in modo parziale o completo il passaggio dell’aria. In età pediatrica e neonatale è un evento temuto perché il bambino ha riserve di ossigeno ridotte e desatura molto rapidamente. Per il Concorso SSM è un tema trasversale: compare nei quesiti di anestesia, di pediatria d’urgenza, di endocrinologia (per il legame con l’ipocalcemia) e di gastroenterologia del lattante. Vediamo definizione, meccanismi, clinica, diagnosi, trattamento, diagnosi differenziale ed errori tipici.
Che cos’è il laringospasmo
La laringe svolge una funzione di protezione delle vie aeree inferiori: quando uno stimolo irritante raggiunge la regione glottica e sopraglottica, le corde vocali si chiudono per impedire l’ingresso di materiale estraneo. Questo riflesso di chiusura è fisiologico e dura normalmente pochi istanti. Si parla di laringospasmo quando la chiusura si mantiene oltre la scomparsa dello stimolo, trasformando un meccanismo di difesa in una causa di ostruzione. Lo spasmo coinvolge soprattutto gli adduttori della laringe, con l’accostamento delle corde vocali vere e, nelle forme complete, anche delle false corde e delle pliche ariepiglottiche.
Si distingue un laringospasmo parziale, in cui una certa quota di aria passa ancora e si sente uno stridore inspiratorio, da un laringospasmo completo, in cui il flusso è assente e il quadro è silenzioso: il bambino compie movimenti respiratori inefficaci senza produrre suoni. Questa distinzione ha un valore pratico enorme, perché il silenzio non va scambiato per un miglioramento.
Eziopatogenesi del laringospasmo nel bambino
Le cause si possono raggruppare in alcune grandi categorie. La più frequente in ambito ospedaliero è quella anestesiologica: manipolazione delle vie aeree in un piano di anestesia superficiale, secrezioni o sangue che raggiungono la glottide, aspirazione di materiale gastrico, estubazione in una fase di sedazione intermedia. I bambini piccoli, quelli con infezione respiratoria recente, quelli esposti al fumo passivo e quelli sottoposti a interventi sulle vie aeree superiori, come adenotonsillectomia, hanno un rischio maggiore.
La seconda categoria è metabolica. L’ipocalcemia aumenta l’eccitabilità neuromuscolare e può manifestarsi con tetania, spasmo carpopedalico e, nei casi più seri, laringospasmo. Nel neonato l’ipocalcemia si osserva in contesti come la prematurità, l’asfissia perinatale, il figlio di madre diabetica e alcune condizioni rare come la sindrome di DiGeorge; nel lattante più grande va ricordato il rachitismo da carenza di vitamina D. All’esame obiettivo, segni come quello di Chvostek e di Trousseau orientano verso l’ipereccitabilità da ipocalcemia.
La terza categoria riguarda il reflusso: nel lattante il materiale acido che risale fino alla laringe può innescare un riflesso di chiusura glottica accompagnato da apnea e bradicardia. Il legame con il reflusso gastroesofageo nel lattante è un’associazione da conoscere, pur ricordando che il reflusso fisiologico è molto comune e che solo una minoranza di bambini presenta eventi clinicamente rilevanti. Altre cause comprendono l’inalazione di sostanze irritanti, l’annegamento, le reazioni allergiche e alcune crisi epilettiche.
Clinica: come si presenta
Il quadro varia a seconda che lo spasmo sia parziale o completo. Nel laringospasmo parziale il bambino presenta stridore inspiratorio acuto, rientramenti al giugulo e intercostali, agitazione e, progressivamente, desaturazione. Nel laringospasmo completo il bambino tenta di respirare con movimenti paradossi di torace e addome, il cosiddetto respiro a bilanciere, ma non si ode alcun passaggio di aria; durante la ventilazione con maschera il pallone non riesce a insufflare il torace. La desaturazione è rapida, seguita da bradicardia, che nel bambino rappresenta un segno di ipossia grave e di imminente arresto.
Esiste inoltre una complicanza tipica da conoscere: l’edema polmonare a pressione negativa. Durante lo spasmo il paziente genera inspirazioni forzate contro una glottide chiusa, con una forte pressione negativa intratoracica che favorisce la trasudazione di liquido negli alveoli. L’edema può comparire poco dopo la risoluzione dello spasmo, con tosse, secrezioni schiumose e ipossiemia. Altre conseguenze sono l’aspirazione e, nei casi prolungati, il danno ipossico.
Diagnosi
La diagnosi del laringospasmo è clinica e deve essere immediata: non ci sono esami da attendere quando un bambino non riesce a ventilare. Il contesto è decisivo. Uno spasmo che compare all’induzione o al risveglio dall’anestesia, dopo la manipolazione delle vie aeree, ha un’origine evidente. Quando invece gli episodi sono ricorrenti e senza causa apparente, servono gli esami per individuare il fattore scatenante: dosaggio di calcio, preferibilmente ionizzato, magnesio, fosforo, paratormone e vitamina D se si sospetta un disturbo metabolico; valutazione del reflusso con gli strumenti appropriati quando la storia è suggestiva; valutazione otorinolaringoiatrica con fibroscopia per escludere anomalie strutturali laringee. L’ECG è utile nell’ipocalcemia per ricercare l’allungamento del QT.
Terapia del laringospasmo
Il trattamento in acuto segue una progressione logica. Il primo passo è rimuovere lo stimolo: interrompere la manipolazione, aspirare con delicatezza secrezioni o sangue dall’orofaringe. Si applica poi ossigeno al cento per cento con maschera ben aderente e pressione positiva continua, che spesso è sufficiente a vincere uno spasmo parziale. Una manovra classica è la pressione digitale nel punto situato fra il ramo della mandibola e il processo mastoideo, associata alla sublussazione anteriore della mandibola: la stimolazione dolorosa e il riposizionamento delle strutture favoriscono l’apertura della glottide.
Se lo spasmo persiste, in ambito anestesiologico si approfondisce il piano di anestesia con un ipnotico endovenoso, come il propofol, in dose ridotta. Se anche questa misura fallisce e la saturazione continua a scendere, si somministra un miorilassante a rapida insorgenza come la succinilcolina, per via endovenosa o, in assenza di accesso, intramuscolare, ricordando che nel bambino può causare bradicardia e che l’atropina va tenuta pronta. Si procede quindi alla ventilazione e, se necessario, all’intubazione orotracheale.
Quando la causa è un’ipocalcemia sintomatica, oltre al supporto delle vie aeree si somministra calcio gluconato per via endovenosa lenta, con monitoraggio cardiaco, e si corregge l’eventuale ipomagnesiemia, senza la quale il calcio fatica a normalizzarsi. Nel lattante con reflusso, la gestione è quella del reflusso stesso, con misure posturali e alimentari e, solo in casi selezionati, farmaci.
Diagnosi differenziale
Lo stridore acuto del bambino ha molte cause e il laringospasmo va distinto da ciascuna. Il croup virale presenta tosse abbaiante, voce rauca e stridore con un esordio graduale, spesso notturno, preceduto da sintomi delle prime vie aeree. L’epiglottite si caratterizza per febbre elevata, aspetto tossico, scialorrea e posizione seduta con il collo esteso, ed è oggi rara grazie alla vaccinazione. L’inalazione di un corpo estraneo esordisce con un episodio improvviso di soffocamento durante il gioco o il pasto. L’anafilassi associa stridore a orticaria, angioedema, broncospasmo e ipotensione. Il broncospasmo, invece, dà un sibilo espiratorio e non uno stridore inspiratorio. Nel neonato vanno considerate le cause congenite, come laringomalacia, paralisi delle corde vocali e stenosi sottoglottica, che danno stridore cronico o ricorrente piuttosto che episodi acuti isolati.
Errori tipici da evitare
L’errore più grave è interpretare il silenzio come risoluzione: nel laringospasmo completo il bambino non fa rumore proprio perché l’aria non passa. Un secondo errore è insistere con ventilazioni a pressioni molto elevate senza eseguire i passaggi successivi, insufflando lo stomaco e aumentando il rischio di aspirazione. Un terzo errore è dimenticare la bradicardia come segno di ipossia grave e la necessità di avere l’atropina disponibile quando si usa la succinilcolina nel bambino. Un quarto è non pensare all’ipocalcemia davanti a un neonato o a un lattante con spasmo laringeo senza cause anestesiologiche. Infine, molti dimenticano l’edema polmonare a pressione negativa, che può comparire dopo la risoluzione dello spasmo e va sorvegliato.
Come cade il laringospasmo al concorso
Nei quesiti del Concorso SSM il laringospasmo compare soprattutto in tre scenari. Nel primo, un bambino sottoposto ad anestesia sviluppa al risveglio stridore e desaturazione, e la domanda chiede quale sia il primo intervento: rimozione dello stimolo, ossigeno e pressione positiva continua, prima di passare ai farmaci. Nel secondo, un neonato o un lattante presenta tetania, convulsioni o spasmo laringeo, e la risposta corretta ruota intorno all’ipocalcemia e al calcio gluconato endovenoso. Nel terzo, il quesito chiede di distinguere tra cause di stridore acuto, e la chiave sta nei dettagli dell’anamnesi: febbre, tosse abbaiante, esordio improvviso, contesto anestesiologico. Ricorda sempre la sequenza terapeutica a gradini, perché è l’elemento su cui il quesito costruisce i distrattori.
Chi è attratto dall’urgenza pediatrica può valutare il percorso della specializzazione in pediatria. Per mettere alla prova la tua capacità di riconoscere questi scenari, puoi esercitarti con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni risposta è spiegata passo per passo.
In sintesi
Il laringospasmo è una chiusura riflessa e prolungata della glottide che, nel bambino, porta rapidamente a desaturazione e bradicardia. Le cause principali sono la manipolazione delle vie aeree in anestesia superficiale, l’ipocalcemia e, nel lattante, il reflusso. La diagnosi è clinica; la terapia procede a gradini, dalla rimozione dello stimolo all’ossigeno con pressione positiva, fino all’approfondimento dell’anestesia e al miorilassante. Distingui lo spasmo dalle altre cause di stridore, non confondere il silenzio con la guarigione e ricorda l’edema polmonare a pressione negativa: sono i passaggi più richiesti all’esame.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
