Induratio penis plastica: guida per il Concorso SSM
6 Ottobre 2026 · admin
L’induratio penis plastica, nota anche come malattia di La Peyronie, è una patologia acquisita del pene caratterizzata dalla formazione di placche fibrose a livello della tonaca albuginea dei corpi cavernosi. Queste placche, anelastiche, provocano durante l’erezione un incurvamento, un accorciamento o una deformazione dell’asta, spesso associati a dolore nelle fasi iniziali e, in una parte dei pazienti, a disfunzione erettile. È una condizione benigna ma con un impatto importante sulla vita sessuale e sul benessere psicologico. Al Concorso SSM rientra nei capitoli di urologia e andrologia ed è apprezzata dagli autori dei quiz per le sue associazioni con le fibromatosi e per la classica distinzione fra fase attiva e fase stabile.
Che cos’è l’induratio penis plastica
La tonaca albuginea è il robusto involucro fibroso che avvolge i corpi cavernosi e che, durante l’erezione, si distende uniformemente permettendo al pene di raggiungere rigidità e forma rettilinea. Nell’induratio penis plastica una porzione dell’albuginea viene sostituita da tessuto cicatriziale ricco di collagene disorganizzato, povero di fibre elastiche e talvolta calcificato. Quando il pene si riempie di sangue, la zona fibrosa non si allunga come il resto della tonaca e l’asta si piega verso il lato della placca. La sede più frequente è quella dorsale, che determina un incurvamento verso l’alto; le placche ventrali e laterali sono meno comuni, e le placche circonferenziali possono dare un restringimento “a clessidra”.
La malattia colpisce soprattutto uomini di mezza età, più spesso fra i quaranta e i sessant’anni, anche se può presentarsi a qualunque età adulta. Va distinta dal recurvatum congenito, una curvatura presente fin dalla pubertà senza placche, dovuta a un’asimmetria di sviluppo dei corpi cavernosi.
Eziopatogenesi
L’ipotesi patogenetica più accreditata è quella del microtrauma ripetuto. Durante l’attività sessuale, sollecitazioni di flessione sul pene in erezione provocano piccole lacerazioni della tonaca albuginea con stravaso di sangue e deposito di fibrina. In soggetti predisposti la riparazione non avviene in modo ordinato: il fattore di crescita trasformante beta (TGF-β1) stimola i fibroblasti a trasformarsi in miofibroblasti e a produrre collagene in eccesso, mentre la degradazione della matrice è insufficiente e lo stress ossidativo mantiene l’infiammazione. Il risultato è una cicatrice anomala e persistente.
La predisposizione individuale è suggerita dall’associazione con altre fibromatosi, in particolare con il morbo di Dupuytren della fascia palmare e con la malattia di Ledderhose della fascia plantare: è un collegamento classico da ricordare. Fra i fattori di rischio figurano inoltre il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, la dislipidemia, il fumo, l’abuso di alcol, gli interventi di chirurgia prostatica radicale e i traumi del pene. Il legame con i fattori di rischio vascolare spiega anche la frequente coesistenza con la disfunzione erettile. In passato è stato discusso un ruolo di alcuni farmaci, come i beta-bloccanti, ma le evidenze sono deboli.
Clinica: fase attiva e fase stabile
Il decorso dell’induratio penis plastica si divide in due fasi, distinzione che orienta la terapia ed è un tema ricorrente nelle domande. La fase acuta o attiva, infiammatoria, dura in genere da sei a dodici o diciotto mesi: il paziente avverte dolore durante l’erezione e talvolta anche a riposo, la placca si forma e cresce, la curvatura peggiora progressivamente. La fase cronica o stabile inizia quando il dolore scompare e la deformità rimane invariata per almeno alcuni mesi: la placca è matura, può calcificarsi e non è più soggetta a modificazioni spontanee significative.
I sintomi principali sono quindi la placca palpabile, spesso descritta dal paziente come un “nodulo duro” sotto la cute del pene, la curvatura in erezione, l’accorciamento del pene, la deformità a clessidra o a cerniera con instabilità dell’asta e il dolore nella fase attiva. La curvatura può rendere difficoltosa o impossibile la penetrazione. Una quota di pazienti sviluppa disfunzione erettile, che può dipendere da una disfunzione veno-occlusiva legata alla placca, da una vasculopatia associata, dall’ansia di prestazione o da una combinazione di questi fattori. L’impatto psicologico, con sintomi ansiosi e depressivi e difficoltà di coppia, è frequente e va sempre considerato.
Nella storia naturale una parte delle curvature si stabilizza, una parte peggiora e una minoranza migliora spontaneamente; il dolore, invece, tende a risolversi nella maggior parte dei casi con il passaggio alla fase stabile.
Diagnosi
La diagnosi è essenzialmente clinica. L’anamnesi indaga l’esordio, la presenza di dolore, l’evoluzione della curvatura, la qualità dell’erezione, i fattori di rischio e la presenza di altre fibromatosi. All’esame obiettivo si palpa la placca a pene flaccido e disteso, se ne valutano sede e dimensioni e si misura la lunghezza del pene in trazione. Il grado e la direzione della curvatura si documentano in erezione, con fotografie eseguite dal paziente a domicilio oppure, meglio, in ambulatorio dopo erezione farmacologicamente indotta con iniezione intracavernosa di un vasoattivo.
L’ecografia peniena è utile per definire sede, dimensioni e presenza di calcificazioni nella placca; la calcificazione è considerata un segno di malattia matura. L’eco-color-doppler penieno dinamico, eseguito dopo stimolo farmacologico, valuta la funzione erettile dal punto di vista emodinamico, misurando i flussi arteriosi e la presenza di fuga venosa: è particolarmente importante prima di decidere un intervento chirurgico, perché la scelta della tecnica dipende dalla qualità dell’erezione residua. RM e TC hanno un ruolo marginale. Vanno raccolti anche glicemia, profilo lipidico ed eventualmente testosterone, perché i fattori di rischio cardiovascolare sono comuni.
Terapia dell’induratio penis plastica
Nella fase attiva l’obiettivo è controllare il dolore e cercare di limitare la progressione. Si usano antinfiammatori per il dolore e diverse terapie conservative: tra quelle orali, nessuna ha dimostrato in modo convincente di ridurre la curvatura, e alcune proposte storiche come la vitamina E sono oggi considerate poco efficaci. Le terapie intralesionali hanno un ruolo maggiore: la collagenasi di Clostridium histolyticum, associata a modellamento del pene, è stata l’opzione più studiata per pazienti in fase stabile con curvature di grado intermedio; il verapamil intralesionale e l’interferone sono altre possibilità. I dispositivi di trazione peniena e le pompe a vuoto possono contribuire a ridurre la curvatura e a preservare la lunghezza, e trovano spazio anche nella fase attiva. La terapia con onde d’urto a bassa intensità è stata proposta soprattutto per il dolore.
La chirurgia è riservata alla fase stabile, quando la malattia è ferma da alcuni mesi e la deformità compromette la penetrazione. Le opzioni sono tre. La plicatura dell’albuginea sul lato opposto alla placca (per esempio la tecnica di Nesbit o le sue varianti) è semplice e indicata per curvature moderate con buona erezione, al prezzo di un certo accorciamento. Le tecniche di incisione o escissione della placca con innesto (grafting) sono indicate per curvature più marcate o deformità complesse, con erezione valida, e preservano la lunghezza, ma comportano un rischio più alto di disfunzione erettile postoperatoria. L’impianto di protesi peniena, eventualmente associato a manovre di modellamento, è indicato quando alla deformità si associa una disfunzione erettile che non risponde alla terapia medica.
Diagnosi differenziale
La diagnosi differenziale comprende il recurvatum congenito del pene, che si manifesta dall’adolescenza senza placche né dolore; la frattura del pene, evento acuto con schiocco udibile, detumescenza immediata ed ematoma “a melanzana” durante un rapporto, che è un’emergenza chirurgica; la trombosi della vena dorsale superficiale del pene (malattia di Mondor), cordone duro sottocutaneo dorsale; le neoplasie peniene e le rare metastasi ai corpi cavernosi, che vanno sospettate davanti a noduli atipici o rapidamente crescenti; la fibrosi dei corpi cavernosi successiva a un episodio di priapismo ischemico prolungato o a iniezioni intracavernose ripetute. Anche la linfangite sclerosante del pene e le cisti uretrali possono simulare una placca.
Errori tipici da evitare
Il primo errore è proporre la chirurgia nella fase attiva: si interviene solo quando la malattia è stabile, con dolore assente e curvatura immodificata da alcuni mesi. Il secondo è confondere l’induratio penis plastica con il recurvatum congenito, dimenticando che il primo è acquisito e associato a placche palpabili. Il terzo è non ricordare l’associazione con il morbo di Dupuytren, che è il dettaglio più richiesto. Un altro tranello riguarda la scelta della tecnica chirurgica: la plicatura accorcia il pene, il grafting preserva la lunghezza ma espone di più alla disfunzione erettile, la protesi è indicata se coesiste disfunzione erettile refrattaria. Infine, non bisogna sottovalutare la componente psicologica, che fa parte della valutazione clinica.
Come cade l’induratio penis plastica al concorso
Le domande sull’induratio penis plastica al Concorso SSM si presentano in alcune forme ricorrenti. La più classica descrive un uomo di mezza età, spesso diabetico o con contrattura di Dupuytren, che riferisce un incurvamento doloroso del pene in erezione e un nodulo palpabile: si chiede la diagnosi. Una seconda forma chiede quale sia la struttura anatomica coinvolta (la tonaca albuginea dei corpi cavernosi) o quale altra malattia fibrosante si associ. Una terza propone un paziente con curvatura stabile da tempo e chiede l’indicazione terapeutica corretta, distinguendo fra plicatura, grafting e protesi.
Spesso il quiz include come distrattori la frattura del pene, il priapismo o il recurvatum congenito. Per imparare a riconoscere il dettaglio decisivo in ciascuna opzione è utile esercitarsi su casi commentati: la Piattaforma Accademia offre simulazioni commentate di urologia e andrologia in cui ogni risposta viene motivata, così da fissare la distinzione fra fase attiva e fase stabile e le indicazioni chirurgiche.
In sintesi
L’induratio penis plastica, o malattia di La Peyronie, è una fibrosi acquisita della tonaca albuginea con placche anelastiche che causano curvatura, accorciamento e deformità del pene in erezione, spesso con dolore iniziale e talvolta disfunzione erettile. La patogenesi più accettata è il microtrauma con riparazione anomala mediata dal TGF-β1, in soggetti predisposti e spesso affetti da altre fibromatosi come il morbo di Dupuytren. La diagnosi è clinica, completata da ecografia e Doppler penieno dinamico. La fase attiva si gestisce con terapie conservative e controllo del dolore; nella fase stabile, se la deformità impedisce i rapporti, si ricorre alla plicatura, al grafting o alla protesi a seconda della curvatura e della funzione erettile.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
