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Concorso SSM

Cheratosi seborroica: clinica, diagnosi e terapia (SSM)

6 Ottobre 2026 · admin

Cheratosi seborroica: clinica, diagnosi e terapia (SSM)

La cheratosi seborroica è il tumore epiteliale benigno più comune dell’adulto e dell’anziano: una lesione che quasi ogni medico vede ogni settimana, spesso senza neppure accorgersene, e che proprio per questo al Concorso SSM viene usata come banco di prova per la diagnosi differenziale con i tumori pigmentati maligni. In questo articolo la affrontiamo con il taglio di chi deve rispondere a un quiz: definizione, meccanismi, aspetto clinico e dermoscopico, gestione e trappole più frequenti.

Che cos’è la cheratosi seborroica

Si tratta di una proliferazione benigna dei cheratinociti dell’epidermide, in particolare delle cellule basaloidi, che dà origine a una lesione rilevata, ben delimitata, dall’aspetto tipicamente “appoggiato” sulla cute, come se fosse stata incollata e si potesse staccare con un’unghia. Il nome è fuorviante: non ha alcun rapporto con le ghiandole sebacee né con la dermatite seborroica, e chi lo confonde perde punti facili. Viene chiamata anche verruca seborroica o verruca senile, altro nome improprio perché non è di origine virale.

La lesione compare di solito dopo i 40 anni, aumenta di numero con l’età e interessa entrambi i sessi. Le sedi più tipiche sono il tronco, in particolare il dorso, il volto, il collo e il cuoio capelluto; risparmia invece palmi, piante e mucose, dove l’epidermide ha caratteristiche diverse. Non ha potenziale di trasformazione maligna: è un punto che le domande del concorso amano verificare, contrapponendola alla cheratosi attinica, che invece è una lesione precancerosa.

Eziopatogenesi e istologia

La causa precisa non è nota, ma i fattori coinvolti sono ben descritti. L’età è il fattore principale, seguita da una predisposizione familiare: in molte famiglie le lesioni compaiono numerose e precocemente, con una trasmissione che suggerisce un carattere autosomico dominante. L’esposizione solare sembra avere un ruolo favorente, anche se la lesione compare pure in aree coperte. A livello molecolare sono state descritte mutazioni attivanti di geni come FGFR3 e PIK3CA nei cheratinociti, che spiegano la proliferazione clonale benigna.

Istologicamente la cheratosi seborroica è una proliferazione esofitica di cellule basaloidi con ipercheratosi, papillomatosi e acantosi. Elemento caratteristico sono le pseudocisti cornee, cioè inclusioni di cheratina nello spessore dell’epidermide che, viste in superficie, corrispondono alle cisti miliari dermoscopiche. Esistono numerose varianti istologiche: acantotica, ipercheratosica, reticolata, clonale, irritata e la forma pigmentata detta anche melanoacantoma. La variante irritata può mostrare caratteristiche che, a un occhio poco esperto, ricordano un carcinoma squamoso: è uno dei motivi per cui una lesione dubbia va sempre inviata all’istologia.

Clinica: come si presenta

All’inizio la lesione è una macula o una papula appena rilevata, color camoscio o marrone chiaro, che col tempo diventa più spessa, verrucosa e più scura, fino al marrone scuro o al nero. La superficie è opaca, ruvida, a volte untuosa al tatto, spesso fissurata con aspetto “cerebriforme”. I margini sono netti e la lesione sembra poggiare sull’epidermide piuttosto che infiltrarla. Le dimensioni vanno da pochi millimetri a qualche centimetro.

Di regola è asintomatica. Può però diventare pruriginosa, irritarsi per sfregamento con indumenti o gioielli, sanguinare o infiammarsi: in questi casi l’aspetto cambia e la diagnosi clinica si fa più difficile. Esistono inoltre varianti cliniche da conoscere. La dermatosi papulosa nigra è tipica dei fototipi scuri e si presenta con piccole papule multiple sul volto. Le cheratosi a “macchia di stucco” (stucco keratosis) sono piccole lesioni biancastre agli arti inferiori dell’anziano. L’acrocheratosi verruciforme di Hopf è una forma rara, associata alla malattia di Darier.

Il segno di Leser-Trélat

Un capitolo amatissimo dai quiz è il segno di Leser-Trélat: la comparsa improvvisa ed eruttiva di numerose cheratosi seborroiche, spesso pruriginose, in un adulto. È considerato una manifestazione paraneoplastica, classicamente associata ad adenocarcinomi del tratto gastrointestinale, in particolare dello stomaco. Va interpretato con cautela, perché la comparsa di nuove lesioni è comune con l’età, ma quando l’esordio è rapido e massivo impone di cercare una neoplasia interna. Per inquadrare questo e altri fenomeni simili è utile ripassare le sindromi paraneoplastiche, insieme all’acanthosis nigricans maligna con cui il segno può associarsi.

Dermoscopia in termini generali

La dermoscopia ha cambiato la gestione di questa lesione, perché consente di riconoscerla con buona confidenza senza biopsia. I reperti più tipici sono le cisti miliari (puntini bianco-giallastri che corrispondono alle pseudocisti cornee), gli aperture pseudo-follicolari o “comedo-like openings” (sbocchi rotondeggianti scuri ripieni di cheratina), il pattern cerebriforme fatto di creste e solchi (“fissure e creste”), i margini netti con aspetto “a morso” (moth-eaten) e, nelle lesioni sottili, le strutture a impronta digitale. Nelle forme irritate si osservano vasi a forcina circondati da un alone biancastro.

Per l’esame non serve memorizzare algoritmi dermoscopici complessi; serve però sapere che la cheratosi seborroica non mostra le strutture tipiche delle lesioni melanocitarie, come il reticolo pigmentario regolare dei nevi o le strutture atipiche del melanoma. Questo è il ragionamento chiave: prima si decide se la lesione è melanocitaria o non melanocitaria, poi si procede.

Diagnosi

Nella grande maggioranza dei casi la diagnosi è clinica e dermoscopica. L’anamnesi (età, numerosità delle lesioni, lenta evoluzione negli anni, familiarità) e l’esame obiettivo sono spesso sufficienti. La biopsia, escissionale o con shave, è indicata quando la lesione è atipica, quando ha caratteristiche che non permettono di escludere un tumore maligno, quando è cambiata rapidamente o quando sanguina senza un motivo evidente. Un principio da tenere a mente: una lesione asportata con metodiche distruttive, come la crioterapia o il laser, non può essere analizzata. Se resta un dubbio, quindi, si fa prima l’istologia.

Va ricordato anche che in un paziente con molte cheratosi seborroiche può nascondersi un melanoma: la cosiddetta “brutta anatroccola”, cioè la lesione diversa da tutte le altre, va sempre valutata con particolare attenzione. Allo stesso modo una cheratosi seborroica può essere il punto di partenza o il vicino di casa di un carcinoma basocellulare, e una lesione che cambia comportamento merita sempre un secondo sguardo.

Diagnosi differenziale con le lesioni maligne

Il differenziale più importante, e più temuto, è con il melanoma. Una cheratosi seborroica molto pigmentata, nera, irregolare o infiammata può simulare un melanoma nodulare o un melanoma a diffusione superficiale; al contrario, esistono melanomi che in superficie mostrano aspetti “seborroico-simili”. La dermoscopia aiuta, ma nei casi dubbi l’unica risposta definitiva è l’istologia. Nell’anziano, sul volto, il differenziale include anche la lentigo maligna, che si presenta come una macchia piatta, irregolare e lentamente estesa, mentre la cheratosi seborroica piana o la lentigo solare hanno margini più netti e aspetto più omogeneo.

Altri differenziali sono il carcinoma basocellulare pigmentato, che mostra dermoscopicamente vasi arborizzanti, nidi ovoidali blu-grigi e strutture a foglia d’acero, e il carcinoma spinocellulare, soprattutto quando la cheratosi è irritata, crostosa e sanguinante. Fra le lesioni benigne entrano in diagnosi differenziale il nevo melanocitico papillomatoso, la lentigo solare (che molti considerano un precursore della cheratosi seborroica piana), le verruche virali e il dermatofibroma pigmentato. La regola pratica è semplice: se la storia o l’aspetto non sono coerenti con una cheratosi seborroica tipica, si biopsia.

Trattamento

Trattandosi di una lesione benigna, il trattamento non è necessario. Si interviene per motivi estetici, per sintomi come prurito, irritazione o sanguinamento ricorrente da sfregamento, oppure per ottenere una diagnosi istologica. Le metodiche più usate sono la crioterapia con azoto liquido, il curettage, eventualmente associato a elettrocoagulazione superficiale, il laser ablativo e lo shave. L’escissione chirurgica è riservata ai casi dubbi o alle lesioni voluminose.

La crioterapia è rapida ed efficace ma può lasciare ipopigmentazione, soprattutto nei fototipi scuri. Il curettage ha il vantaggio di fornire materiale per l’esame istologico. In ogni caso il paziente va informato che le lesioni tendono a comparire di nuovo in altre sedi, perché la predisposizione resta. Per chi è interessato a questo tipo di attività clinica, la gestione delle lesioni cutanee benigne è una parte quotidiana del lavoro descritto nella pagina sulla specializzazione in dermatologia e venereologia.

Errori tipici da evitare

Il primo errore è terminologico: pensare che la cheratosi seborroica derivi dalle ghiandole sebacee o sia correlata alla dermatite seborroica. Il secondo è considerarla una lesione precancerosa, confondendola con la cheratosi attinica: la prima è benigna e non degenera, la seconda è una displasia dei cheratinociti indotta dal sole che può evolvere in carcinoma spinocellulare. Il terzo errore è trattare con crioterapia una lesione pigmentata dubbia senza prima averne ottenuto l’istologia, rinunciando così alla possibilità di diagnosticare un melanoma.

Un quarto errore riguarda il segno di Leser-Trélat: alcuni candidati lo associano a tumori ematologici o polmonari come risposta principale, mentre l’associazione classica è con l’adenocarcinoma gastrico e, più in generale, gastrointestinale. Infine, attenzione a non confondere la cheratosi seborroica con il nevo: la prima è una lesione dei cheratinociti, il secondo una proliferazione di melanociti. Se vuoi ripassare le caratteristiche delle lesioni melanocitarie benigne trovi un approfondimento sul nevo.

Come cade la cheratosi seborroica al concorso

Le domande sulla cheratosi seborroica seguono alcuni schemi ricorrenti. Il più frequente è lo scenario clinico: paziente anziano con lesione rilevata, bruna, verrucosa, dall’aspetto “appoggiato” sul dorso, presente da anni, con cisti miliari alla dermoscopia; la risposta è la cheratosi seborroica e il comportamento corretto è l’osservazione o il trattamento per motivi estetici. Un secondo schema chiede di riconoscere il segno di Leser-Trélat e la neoplasia a cui si associa. Un terzo punta sulla natura benigna della lesione e sulla differenza con la cheratosi attinica.

Le domande più insidiose sono quelle in cui la lesione ha caratteristiche ambigue: comparsa recente, crescita rapida, sanguinamento, aspetto diverso dalle altre lesioni del paziente. In questi casi la risposta corretta è quasi sempre l’escissione con esame istologico, non la crioterapia. Allenarsi su questi scenari con quiz commentati è il modo più efficace per fissare i riflessi giusti: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che spiegano perché ciascuna alternativa è giusta o sbagliata, in modo da allenare il ragionamento e non solo la memoria.

In sintesi

La cheratosi seborroica è un tumore epiteliale benigno dei cheratinociti, molto frequente dopo i 40 anni, con aspetto rilevato, verrucoso, bruno e “appoggiato” sulla pelle. Non ha rapporti con le ghiandole sebacee e non degenera. La dermoscopia mostra cisti miliari, aperture pseudo-follicolari e pattern cerebriforme. La diagnosi è soprattutto clinica; la biopsia serve quando la lesione è atipica o è cambiata. Il trattamento è facoltativo e si basa su crioterapia, curettage, laser o shave. Al concorso ricorda il segno di Leser-Trélat, la diagnosi differenziale con melanoma e carcinoma basocellulare pigmentato e la regola d’oro: nel dubbio, istologia prima di distruggere la lesione.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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