Le prove ufficiali SSM: tutte le domande commentate e le simulazioni del concorsoScopri di più

Concorso SSM

Cisti epidermoide: clinica, diagnosi e terapia (SSM)

6 Ottobre 2026 · admin

Cisti epidermoide: clinica, diagnosi e terapia (SSM)

La cisti epidermoide è la cisti cutanea più comune e una delle ragioni più frequenti per cui un paziente si presenta dal medico con un “nodulo sotto la pelle”. Nel linguaggio comune viene chiamata impropriamente cisti sebacea, un errore terminologico che al Concorso SSM può costare una risposta. In questo articolo la studiamo con l’impostazione dell’esame: definizione, origine, aspetto clinico, complicanze, gestione e diagnosi differenziale con le lesioni maligne.

Che cos’è la cisti epidermoide

La cisti epidermoide, chiamata anche cisti epidermica o cisti infundibolare, è una formazione cavitaria del derma rivestita da un epitelio squamoso pluristratificato che riproduce l’epidermide, con strato granuloso conservato, e ripiena di cheratina lamellare prodotta dalla parete stessa. Il materiale contenuto è biancastro, pastoso, dall’odore caratteristico e sgradevole, e viene spesso scambiato per sebo: in realtà è cheratina, e la cisti non origina dalle ghiandole sebacee. Il termine “cisti sebacea” andrebbe riservato, se mai, allo steatocistoma, una lesione diversa e molto meno frequente.

Colpisce soprattutto giovani adulti e adulti di mezza età, con lieve prevalenza maschile, e si localizza preferibilmente al volto, al collo, al dorso, al torace e alla regione retroauricolare, ma può comparire in qualunque sede, compresi lo scroto e i lobi auricolari. È di solito singola, ma esistono forme multiple.

Eziopatogenesi

Nella maggior parte dei casi la cisti epidermoide deriva dall’infundibolo del follicolo pilifero, la porzione più superficiale del follicolo, che si occlude e si dilata accumulando cheratina. Per questo la si trova spesso in aree ricche di follicoli e nei soggetti con storia di acne: l’occlusione follicolare cronica e i fenomeni infiammatori favoriscono la formazione di cisti. Un secondo meccanismo è l’impianto traumatico di frammenti di epidermide nel derma, per esempio dopo una ferita penetrante, una puntura o un intervento chirurgico; queste cisti da inclusione sono tipiche dei palmi, delle dita e delle piante, dove i follicoli sono assenti.

Le cisti multiple, soprattutto se comparse in età giovanile e in sedi atipiche come gli arti, devono far pensare alla sindrome di Gardner, variante della poliposi adenomatosa familiare caratterizzata da polipi del colon, osteomi, tumori desmoidi e cisti epidermoidi. Il collegamento con i polipi del colon è un classico delle domande di genetica clinica. Cisti multiple possono associarsi anche alla sindrome di Gorlin e, in forma iatrogena, ad alcune terapie farmacologiche.

Clinica

La cisti epidermoide si presenta come un nodulo dermico rotondeggiante, di consistenza duro-elastica, ben delimitato, di pochi millimetri fino ad alcuni centimetri, mobile sui piani profondi ma aderente alla cute sovrastante. L’elemento clinico più caratteristico è il punto centrale, una piccola apertura scura che corrisponde all’ostio follicolare dilatato: non sempre è visibile, ma quando c’è è molto suggestivo. Comprimendo la cisti può fuoriuscire materiale cheratinico bianco, pastoso e maleodorante. La lesione è di solito asintomatica e cresce lentamente.

La complicanza più frequente è l’infiammazione, che spesso viene scambiata per un’infezione. Quando la parete si rompe, la cheratina si riversa nel derma e scatena un’intensa reazione da corpo estraneo: la cisti diventa rossa, calda, tesa, dolente e può fluttuare, assumendo l’aspetto di un ascesso. In molti casi si tratta di un’infiammazione sterile e non di un’infezione batterica vera e propria, anche se una sovrainfezione è possibile. Dopo un episodio infiammatorio la cisti tende a diventare più aderente ai tessuti circostanti e a recidivare. La trasformazione maligna della parete, con sviluppo di un carcinoma spinocellulare o basocellulare, è un evento eccezionale ma descritto, soprattutto nelle cisti di lunga durata.

Varianti e cisti affini

Accanto alla cisti epidermoide vanno conosciute alcune lesioni simili. La cisti tricolemmale o pilare è tipica del cuoio capelluto, spesso multipla e familiare, priva di punto centrale, con parete senza strato granuloso e contenuto più compatto. I milia sono microcisti epidermoidi superficiali di uno o due millimetri, frequenti sul volto, anche nel neonato. La cisti dermoide è congenita, si localizza lungo le linee di fusione embrionaria (classicamente al terzo laterale del sopracciglio) e contiene annessi cutanei. Lo steatocistoma multiplo è la vera “cisti sebacea”, con parete che comprende lobuli sebacei e contenuto oleoso.

Diagnosi

La diagnosi è clinica nella grande maggioranza dei casi: nodulo dermico aderente alla cute, mobile in profondità, con punto centrale e storia di lenta crescita. L’ecografia è utile nei casi dubbi o nelle sedi particolari e mostra una formazione ovalare, ben delimitata, ipoecogena con echi interni, con un tratto che la collega all’epidermide e un rinforzo acustico posteriore; il contenuto lamellare può creare un aspetto “a cipolla” o pseudotestis. Il color-Doppler mostra assenza di vascolarizzazione interna, salvo nella fase infiammatoria, quando compare iperemia periferica.

La diagnosi di certezza è istologica e si ottiene sul pezzo asportato, che va sempre inviato all’esame: la parete squamosa con strato granuloso e la cheratina lamellare confermano la diagnosi ed escludono altre lesioni. L’esame istologico è particolarmente importante nelle cisti di grandi dimensioni, di lunga data, recidivanti, ulcerate o con parti solide.

Diagnosi differenziale con le lesioni maligne

Il differenziale con le lesioni maligne riguarda soprattutto i noduli dermici e sottocutanei che possono simulare una cisti. Il carcinoma basocellulare nodulare, specie nella variante cistica, può apparire come un nodulo traslucido simil-cistico, ma presenta superficie perlacea e teleangectasie arborizzanti. Il carcinoma spinocellulare può insorgere raramente nella parete di una cisti di lunga data o presentarsi come nodulo ulcerato. Altri tumori da considerare sono il carcinoma a cellule di Merkel, il dermatofibrosarcoma protuberans, i tumori annessiali maligni e le metastasi cutanee, che compaiono come noduli duri, in crescita, spesso multipli. La crescita rapida, la consistenza dura e fissa, l’ulcerazione e la recidiva dopo escissione sono campanelli d’allarme che impongono l’istologia.

Fra le lesioni benigne il differenziale principale è con il lipoma, che è più profondo, morbido, scorrevole sotto la cute e privo di punto centrale. Vanno considerati anche il pilomatricoma, duro e calcifico, tipico dei bambini; la cisti pilare del cuoio capelluto; il foruncolo e l’ascesso nella fase infiammatoria; nelle sedi tipiche, la idrosadenite suppurativa, con noduli e tragitti fistolosi recidivanti ascellari e inguinali, e la cisti pilonidale della regione sacrococcigea, che è un processo diverso, legato all’inclusione di peli nel derma.

Trattamento

Una cisti asintomatica non richiede necessariamente un intervento. Quando si decide di trattarla, per motivi estetici, sintomi o recidive infiammatorie, il trattamento definitivo è l’escissione chirurgica completa, comprendente l’intera parete della cisti e l’ostio cutaneo, di solito con un’incisione ellittica in anestesia locale. Se la parete viene lasciata anche solo in parte, la cisti tende a ripresentarsi. Esistono tecniche mini-invasive con piccola incisione o punch, che consentono di estrarre il contenuto e la parete con cicatrice ridotta, adatte a cisti piccole e non infiammate.

Nella cisti infiammata il comportamento cambia: l’escissione in fase acuta è difficile perché i piani sono edematosi e la parete è frammentata. Se la cisti è fluttuante si esegue incisione e drenaggio per alleviare il dolore; nelle forme infiammatorie non fluttuanti può essere utile l’infiltrazione intralesionale di corticosteroide. L’antibiotico non è indicato di routine, perché l’infiammazione è spesso sterile; si riserva ai casi con segni di infezione vera, come cellulite estesa o febbre, rifacendosi ai principi della cellulite infettiva. L’escissione definitiva si programma a distanza di qualche settimana, quando l’infiammazione si è risolta.

Errori tipici da evitare

Il primo errore è chiamarla cisti sebacea e pensare che contenga sebo: la cisti epidermoide contiene cheratina e origina dall’infundibolo follicolare. Il secondo è prescrivere automaticamente un antibiotico a ogni cisti infiammata, dimenticando che la reazione è spesso da corpo estraneo. Il terzo è tentare l’escissione completa in piena fase acuta, con alto rischio di recidiva. Il quarto è rimuovere solo il contenuto senza la parete, che è la vera responsabile delle recidive. Il quinto è non pensare alla sindrome di Gardner di fronte a cisti multiple in un giovane, magari con osteomi mandibolari o familiarità per tumori del colon.

Come cade la cisti epidermoide al concorso

Lo scenario più classico presenta un giovane adulto con un nodulo del dorso o del collo, aderente alla cute, con un punto nero centrale, da cui fuoriesce materiale biancastro maleodorante. La domanda può chiedere la diagnosi, il contenuto della cisti, l’origine istologica o il trattamento definitivo, che è l’escissione completa della parete. Una variante descrive la stessa cisti improvvisamente arrossata e dolente e chiede il comportamento corretto: drenaggio se fluttuante, escissione a freddo successiva, antibiotico solo se vi sono segni di infezione. Altre domande puntano sulla sindrome di Gardner o sul differenziale con la cisti tricolemmale e con la cisti dermoide.

Per allenarsi a distinguere queste lesioni in pochi secondi, sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che analizzano ogni alternativa di risposta e spiegano le trappole più frequenti.

In sintesi

La cisti epidermoide è una cisti dermica rivestita da epitelio squamoso con strato granuloso e ripiena di cheratina, nella maggior parte dei casi di origine infundibolare follicolare e in parte da inclusione traumatica. Si presenta come un nodulo aderente alla cute, spesso con punto centrale. Può infiammarsi per rottura della parete, quasi sempre senza vera infezione. La diagnosi è clinica, con ecografia nei casi dubbi e istologia sul pezzo asportato. Il trattamento definitivo è l’escissione completa della parete, da programmare a freddo. Ricorda il termine improprio di cisti sebacea, la sindrome di Gardner e i segnali d’allarme che impongono di escludere una lesione maligna.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp