Anello di Schatzki: disfagia, diagnosi e terapia
6 Ottobre 2026 · admin
L’anello di Schatzki è un sottile restringimento circonferenziale dell’esofago distale, localizzato a livello della giunzione squamo-colonnare, che può causare disfagia intermittente per i solidi e il classico episodio di cibo bloccato durante il pasto. È una delle cause più frequenti di disfagia “meccanica” benigna e, proprio per la sua presentazione molto riconoscibile, è un argomento classico dei casi clinici del Concorso SSM. In questa guida vediamo definizione, patogenesi, clinica, diagnosi, terapia, diagnosi differenziale ed errori ricorrenti.
Che cos’è l’anello di Schatzki
Gli anelli esofagei vengono tradizionalmente distinti in tre tipi in base alla sede. L’anello A, o anello muscolare, si trova qualche centimetro sopra la giunzione esofago-gastrica, è costituito da muscolatura ipertrofica ed è raramente sintomatico. L’anello B è proprio l’anello di Schatzki: si trova alla giunzione squamo-colonnare, cioè nel punto in cui l’epitelio squamoso dell’esofago incontra l’epitelio colonnare gastrico, ed è costituito da mucosa e sottomucosa, senza componente muscolare. L’anello C, infine, corrisponde all’impronta del diaframma ed è un reperto radiologico privo di significato clinico.
L’anello B si associa quasi costantemente a una piccola ernia iatale da scivolamento: la giunzione squamo-colonnare risalita sopra lo iato rende visibile il restringimento, che si interpone tra l’esofago sovrastante e il piccolo sacco erniario sottostante. Si tratta di una struttura sottile, di pochi millimetri di spessore, che non ostacola il transito finché il lume resta sufficientemente ampio. È la riduzione del diametro, non la sola presenza dell’anello, a determinare i sintomi.
Eziopatogenesi
L’origine dell’anello di Schatzki non è del tutto chiarita e sono state proposte diverse ipotesi, non necessariamente alternative. La più accreditata lo collega alla malattia da reflusso gastroesofageo: l’esposizione cronica all’acido provocherebbe una infiammazione della giunzione con successiva fibrosi circonferenziale della mucosa. A sostegno di questa ipotesi vi sono l’associazione con l’ernia iatale e il fatto che la terapia antisecretiva riduca le recidive dopo dilatazione.
Altre ipotesi considerano l’anello come una piega mucosa congenita o come il risultato di un ripiegamento della mucosa ridondante a livello della giunzione, in presenza di accorciamento dell’esofago. Negli ultimi anni si è inoltre osservato che una parte dei pazienti con anelli esofagei distali ha in realtà una esofagite eosinofila, che si manifesta con anelli multipli e talvolta con un singolo anello simile a quello di Schatzki. Questo dato ha conseguenze pratiche importanti, perché cambia la terapia e impone le biopsie.
Clinica dell’anello di Schatzki
Molti anelli sono asintomatici e vengono scoperti per caso durante una radiografia con mezzo di contrasto o una gastroscopia eseguita per altri motivi. Quando il lume si riduce in modo significativo compare la disfagia, che ha caratteristiche molto tipiche: è intermittente, solo per i solidi, non progressiva, e si manifesta soprattutto con alimenti fibrosi o asciutti come carne e pane. Tra un episodio e l’altro il paziente sta bene e può passare settimane o mesi senza sintomi.
La presentazione più celebre è la cosiddetta “steakhouse syndrome”: durante un pasto, spesso consumato in fretta, parlando o bevendo alcolici, un boccone di carne si blocca nell’esofago distale. Il paziente avverte un senso di ostruzione retrosternale, non riesce a deglutire, può rigurgitare la saliva. In molti casi il bolo passa spontaneamente o viene rigurgitato; in altri si rende necessaria la rimozione endoscopica. L’assenza di calo ponderale, di anemia e di sintomi sistemici è un elemento clinico utile, perché orienta verso una causa benigna. Una storia di pirosi è frequente, in coerenza con l’associazione con il reflusso.
Diagnosi radiologica ed endoscopica
L’esame radiologico con pasto baritato è storicamente l’esame più sensibile per evidenziare l’anello, a patto che l’esofago distale sia ben disteso. L’immagine tipica è una sottile incisura simmetrica, a “diaframma”, a livello della giunzione, con la piccola ernia iatale sottostante. Per aumentare la sensibilità si può far deglutire al paziente una compressa o un piccolo bolo solido impregnato di bario, che si ferma a livello del restringimento riproducendo il sintomo.
La gastroscopia è comunque indispensabile: permette di visualizzare l’anello come una sottile membrana circonferenziale alla giunzione, di valutare l’eventuale esofagite da reflusso, di escludere lesioni maligne e di eseguire contestualmente la terapia. Un limite noto dell’endoscopia è che, se l’esofago non è ben insufflato, l’anello può sfuggire. Durante l’esame è fortemente raccomandato prelevare biopsie dell’esofago medio e distale per escludere l’esofagite eosinofila, soprattutto nel paziente giovane, atopico o con anelli multipli. L’istologia dell’anello di Schatzki in sé mostra mucosa squamosa sul versante superiore, mucosa colonnare sul versante inferiore e tessuto connettivo nella sottomucosa, senza displasia.
Altri esami, come la manometria esofagea, non servono alla diagnosi dell’anello, ma possono essere indicati se la disfagia persiste dopo la terapia o se si sospetta un disturbo motorio associato.
Terapia
L’anello asintomatico non richiede trattamento. Nell’anello sintomatico la terapia di scelta è la dilatazione endoscopica, che può essere eseguita con dilatatori a sonda di calibro progressivo oppure con palloncini. L’obiettivo è rompere l’anello, ottenendo un lume adeguato: spesso è sufficiente una sola seduta per un sollievo prolungato. Una alternativa, utilizzata in casi selezionati o refrattari, è l’incisione endoscopica dell’anello con elettrobisturi.
Dopo la dilatazione, la terapia con inibitori di pompa protonica è indicata nei pazienti con reflusso e, secondo diverse evidenze, riduce le recidive, che sono comunque possibili nel tempo e richiedono nuove dilatazioni. Le complicanze della procedura sono rare, ma includono il sanguinamento e la perforazione esofagea, che va sospettata in caso di dolore toracico intenso, febbre o enfisema sottocutaneo dopo l’endoscopia. Al paziente si consiglia inoltre di masticare bene, mangiare lentamente e non ingerire bocconi grandi.
In caso di bolo impattato, la gestione è endoscopica: il bolo viene spinto delicatamente nello stomaco oppure estratto con appositi strumenti. La dilatazione può essere eseguita nella stessa seduta o, più spesso, a distanza, quando la mucosa infiammata si è ripresa.
Diagnosi differenziale
La disfagia intermittente per i solidi nel giovane adulto deve far pensare innanzitutto all’esofagite eosinofila, che può presentarsi in modo sovrapponibile ma ha anelli multipli, solchi longitudinali, essudati e istologia caratteristica. La stenosi peptica dà una disfagia più costante e progressiva, con un restringimento più lungo e spesso associato a esofagite severa. Il carcinoma esofageo si presenta con disfagia progressiva, prima per i solidi e poi per i liquidi, calo ponderale, anemia, e in genere in pazienti più anziani con fattori di rischio.
Le membrane esofagee, invece, si localizzano tipicamente nell’esofago cervicale e, quando si associano ad anemia sideropenica, configurano la sindrome di Plummer-Vinson. I disturbi motori come l’acalasia e lo spasmo esofageo diffuso danno disfagia sia per solidi sia per liquidi. Infine, l’anello muscolare A, situato più in alto, è raramente sintomatico e non risponde allo stesso modo alla dilatazione.
Errori tipici
Un errore frequente è confondere l’anello di Schatzki con la membrana esofagea della sindrome di Plummer-Vinson: la prima struttura è distale, alla giunzione squamo-colonnare, la seconda è prossimale, in regione post-cricoidea. Un altro errore è dimenticare le biopsie, perdendo una esofagite eosinofila sottostante. Molti candidati poi indicano la chirurgia o la terapia medica da sola come trattamento di prima linea, mentre l’anello sintomatico si tratta con la dilatazione. Infine, una disfagia progressiva con calo di peso non va mai attribuita a un anello senza aver escluso una neoplasia.
Come cade l’anello di Schatzki al concorso
Il caso clinico tipico descrive un uomo adulto che durante una cena al ristorante avverte un blocco retrosternale dopo aver mangiato carne, con episodi simili in passato e nessun calo di peso. La domanda può chiedere la diagnosi più probabile, la sede della lesione, l’associazione con l’ernia iatale o la terapia indicata. La risposta attesa sulla terapia è la dilatazione endoscopica, eventualmente seguita da inibitori di pompa protonica. Le domande più insidiose giocano sulla classificazione degli anelli A, B e C o sul confronto con la membrana cervicale.
Per consolidare questi confronti è utile allenarsi con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni distrattore viene spiegato. Ripassare insieme anelli, membrane, stenosi e disturbi motori è il modo più efficace per non cadere nelle trappole.
In sintesi
L’anello di Schatzki, o anello B, è un sottile restringimento mucoso e sottomucoso della giunzione squamo-colonnare, quasi sempre associato a una piccola ernia iatale e probabilmente legato al reflusso. Causa disfagia intermittente per i solidi e il bolo impattato, senza calo di peso. Si vede bene al pasto baritato con esofago disteso e si conferma con la gastroscopia, durante la quale vanno prelevate biopsie per escludere l’esofagite eosinofila. La terapia dell’anello sintomatico è la dilatazione endoscopica, seguita da IPP per ridurre le recidive.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
