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Malattia di Menetrier: pliche giganti e diagnosi

6 Ottobre 2026 · admin

Malattia di Menetrier: pliche giganti e diagnosi

La malattia di Menetrier (scritta anche Ménétrier) è una gastropatia ipertrofica rara, caratterizzata da pliche gastriche giganti nel corpo e nel fondo, iperplasia delle cellule mucose foveolari, riduzione della secrezione acida e perdita di proteine attraverso la mucosa dello stomaco. Pur essendo poco frequente nella pratica, è un classico dei quesiti del Concorso SSM, perché costringe a ragionare sulla diagnosi differenziale delle pliche gastriche ispessite e sull’ipoalbuminemia di origine non renale né epatica. Vediamo la malattia con lo schema di un capitolo di manuale.

Che cos’è la malattia di Menetrier

La malattia di Menetrier appartiene al gruppo delle gastropatie ipertrofiche, condizioni in cui le pliche dello stomaco appaiono molto ingrandite per un aumento dello spessore della mucosa. A differenza delle gastriti, il quadro non è dominato dall’infiammazione ma da una iperplasia epiteliale. La componente che cresce in modo abnorme è quella foveolare, cioè le cellule che rivestono le fossette gastriche e producono muco; le ghiandole ossintiche sottostanti, con cellule parietali e principali, risultano invece ridotte e atrofiche.

Da questa alterazione strutturale derivano le due conseguenze funzionali principali: la ridotta produzione di acido, fino all’ipocloridria, e l’eccessiva produzione di muco con perdita di proteine plasmatiche nel lume gastrico. Per questo la malattia viene classificata anche tra le gastroenteropatie protido-disperdenti. La forma tipica interessa il corpo e il fondo, risparmiando in genere l’antro, ed è descritta soprattutto negli adulti di mezza età, con una prevalenza maschile. Esiste anche una forma infantile, con caratteristiche diverse.

Eziopatogenesi

Il meccanismo patogenetico centrale è un’eccessiva attivazione del recettore del fattore di crescita epidermico, EGFR, nella mucosa gastrica. Il principale ligando coinvolto è il TGF-alfa, che risulta iperespresso nella mucosa dei pazienti. La stimolazione costante del recettore spinge le cellule progenitrici a differenziarsi in senso foveolare, a scapito delle cellule parietali, e riduce la secrezione acida. Questa scoperta ha un’immediata ricaduta terapeutica, perché ha portato all’impiego di farmaci che bloccano EGFR.

Nell’adulto la causa del disturbo della segnalazione resta per lo più sconosciuta. Sono state descritte associazioni con l’infezione da Helicobacter pylori, e in alcuni casi l’eradicazione ha portato a un miglioramento. Nel bambino la forma tipica è invece legata all’infezione da citomegalovirus: si tratta di una condizione per lo più autolimitante, che tende a risolversi spontaneamente nell’arco di settimane o mesi, in netto contrasto con il decorso cronico dell’adulto.

Clinica della malattia di Menetrier

I sintomi più comuni sono epigastrici: dolore, nausea, vomito, senso di pienezza precoce, inappetenza e calo ponderale. A questi si aggiungono le manifestazioni della perdita proteica: l’ipoalbuminemia provoca edemi declivi, talvolta importanti, e nei casi più severi versamenti nelle sierose, come l’ascite. La perdita di proteine non riguarda solo l’albumina ma anche le immunoglobuline, con possibile maggiore suscettibilità alle infezioni.

Possono comparire anche diarrea, anemia da sanguinamento mucoso e, in alcuni pazienti, sintomi da ipocloridria. Dal punto di vista clinico, un quadro di edemi ipoproteici in un paziente con funzione epatica normale e senza perdita di proteine con le urine deve far pensare a una enteropatia protido-disperdente, e in presenza di sintomi gastrici la malattia di Menetrier entra nella lista delle ipotesi.

Diagnosi endoscopica, istologica e di laboratorio

La gastroscopia mostra pliche gastriche giganti, tortuose, cerebriformi, che interessano il corpo e il fondo e che non si appianano con l’insufflazione. La mucosa è spesso ricoperta da abbondante muco denso. L’antro è tipicamente risparmiato, elemento utile nella diagnosi differenziale. L’aspetto può simulare una neoplasia o un linfoma, per cui la diagnosi endoscopica da sola non basta.

La conferma è istologica e richiede biopsie profonde, preferibilmente a tutto spessore della mucosa, ottenute con pinze di grandi dimensioni o con resezione mucosa endoscopica: le biopsie superficiali rischiano di campionare solo la parte foveolare e di non documentare l’atrofia ghiandolare sottostante. Il quadro tipico mostra una marcata iperplasia foveolare con fossette tortuose e dilatate in modo cistico, riduzione delle cellule parietali e principali e un infiltrato infiammatorio modesto. Le biopsie servono anche a escludere linfoma, carcinoma e infezioni.

Gli esami di laboratorio documentano l’ipoalbuminemia e l’ipoproteinemia. La perdita proteica gastrointestinale può essere dimostrata con la clearance dell’alfa-1-antitripsina fecale o con metodi scintigrafici. È fondamentale escludere le altre cause di ipoalbuminemia: la proteinuria della sindrome nefrosica, l’insufficienza epatica, la malnutrizione. La misura del pH gastrico mostra ipocloridria, mentre la gastrinemia è normale o lievemente aumentata, a differenza dei valori molto elevati con ipersecrezione acida tipici del gastrinoma. Nel bambino si ricerca l’infezione da citomegalovirus. L’ecoendoscopia e la TC possono documentare l’ispessimento della mucosa con sottomucosa e muscolare integre.

Terapia

La terapia di supporto comprende una dieta ricca di proteine, la correzione dell’ipoalbuminemia nei casi gravi e il trattamento dei sintomi. Gli antisecretori e gli anticolinergici sono stati utilizzati per ridurre la perdita proteica, con risultati variabili. Se è presente l’Helicobacter, l’eradicazione è indicata e può migliorare il quadro. Nel bambino con infezione da citomegalovirus la malattia di solito regredisce spontaneamente con la sola terapia di supporto; la terapia antivirale si riserva ai casi selezionati.

Nell’adulto con malattia significativa il trattamento mirato è l’anticorpo monoclonale anti-EGFR cetuximab, che agisce direttamente sul meccanismo patogenetico e può ridurre i sintomi, la perdita proteica e lo spessore delle pliche. Nei casi refrattari, con perdita proteica invalidante, sanguinamenti ricorrenti o sospetto di displasia, si ricorre alla gastrectomia totale, che rappresenta la terapia definitiva.

La malattia è considerata una condizione a maggiore rischio di carcinoma gastrico. Per questo i pazienti devono essere seguiti con controlli endoscopici periodici e biopsie, anche se l’entità precisa del rischio non è definita con certezza.

Diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale delle pliche gastriche giganti è il vero cuore dell’argomento. La sindrome di Zollinger-Ellison provoca anch’essa pliche ipertrofiche, ma per iperplasia delle cellule parietali, con ipersecrezione acida, gastrinemia molto elevata, ulcere multiple e diarrea: l’opposto funzionale della malattia di Menetrier. La gastrite ipertrofica linfocitaria e la gastrite da Helicobacter possono ispessire le pliche con un infiltrato infiammatorio prevalente.

Tra le cause neoplastiche vanno considerati il linfoma gastrico, compreso il linfoma della zona marginale e altre forme di linfoma non Hodgkin, e il carcinoma diffuso di tipo linite plastica, che rende la parete rigida. Più rare sono le cause infiltrative, come l’amiloidosi, la sarcoidosi, la gastroenterite eosinofila e alcune sindromi poliposiche, che possono dare pliche ingrandite o multiple formazioni polipoidi. L’istologia profonda, la gastrinemia e la valutazione della secrezione acida sono gli strumenti che permettono di distinguere questi quadri.

Errori tipici

L’errore più classico nei quiz è associare la malattia di Menetrier all’ipersecrezione acida: è vero il contrario, perché le cellule parietali sono ridotte e c’è ipocloridria. Il secondo errore è confonderla con la sindrome di Zollinger-Ellison solo perché entrambe danno pliche giganti. Il terzo è attribuire gli edemi a una causa renale o epatica senza considerare la perdita proteica gastrointestinale. Infine, molti dimenticano che le biopsie devono essere profonde, che nel bambino la causa tipica è il citomegalovirus con decorso autolimitante, e che esiste un rischio di carcinoma che giustifica la sorveglianza.

Come cade la malattia di Menetrier al concorso

Il caso clinico tipico descrive un adulto con dolore epigastrico, calo di peso ed edemi declivi; gli esami mostrano ipoalbuminemia senza proteinuria e con funzione epatica conservata; la gastroscopia evidenzia pliche gastriche giganti nel corpo e nel fondo con antro risparmiato. La domanda chiede la diagnosi più probabile, il reperto istologico atteso, cioè l’iperplasia foveolare con atrofia ghiandolare, o lo stato della secrezione acida, cioè ridotta. Altre domande chiedono il meccanismo molecolare, legato all’iperattivazione di EGFR tramite TGF-alfa, la terapia mirata con cetuximab o l’agente infettivo associato alla forma pediatrica.

Per esercitarti a distinguere le pliche giganti della malattia di Menetrier da quelle del gastrinoma e del linfoma sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni distrattore viene analizzato nel dettaglio.

In sintesi

La malattia di Menetrier è una gastropatia ipertrofica rara con pliche giganti del corpo e del fondo, iperplasia foveolare, riduzione delle cellule parietali, ipocloridria e perdita proteica con ipoalbuminemia ed edemi. È dovuta a un’eccessiva attivazione di EGFR mediata dal TGF-alfa; nel bambino si associa al citomegalovirus ed è autolimitante. La diagnosi richiede gastroscopia e biopsie profonde, con esclusione di gastrinoma, linfoma e carcinoma. La terapia va dal supporto nutrizionale al cetuximab, fino alla gastrectomia nei casi refrattari, con sorveglianza per il rischio di carcinoma gastrico.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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