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Concorso SSM

Leucocitosi: cause, diagnosi e ragionamento per il SSM

6 Ottobre 2026 · admin

Leucocitosi: cause, diagnosi e ragionamento per il SSM

La leucocitosi è probabilmente l’alterazione dell’emocromo più comune in assoluto: la si trova nel paziente con polmonite, in quello che assume cortisone, nel fumatore, nella donna in gravidanza, ma anche nel paziente con una leucemia mieloide cronica appena esordita. Per il Concorso SSM il punto non è memorizzare un elenco di cause, ma imparare a chiedersi quale linea cellulare è aumentata, se le cellule sono mature o immature e se il quadro è reattivo o neoplastico. Questo articolo propone proprio questo metodo.

Che cos’è la leucocitosi

Per leucocitosi si intende un aumento del numero totale dei globuli bianchi nel sangue periferico oltre i valori di riferimento del laboratorio, che variano con l’età e sono più alti nel neonato e nel bambino. Il numero totale, però, è solo l’inizio: la leucocitosi è un contenitore che comprende situazioni molto diverse a seconda di quale popolazione leucocitaria sia responsabile dell’aumento.

Si distinguono quindi la neutrofilia, la forma più frequente; la linfocitosi; la monocitosi; l’eosinofilia; la basofilia. Ognuna ha un proprio ventaglio di cause. Ecco perché la prima mossa davanti a un emocromo con globuli bianchi elevati è sempre leggere la formula leucocitaria e calcolare i valori assoluti di ciascuna popolazione, senza fermarsi alle percentuali.

Un’altra distinzione fondamentale è tra leucocitosi con cellule mature e leucocitosi con cellule immature in circolo. La presenza di forme giovani come metamielociti e mielociti, il cosiddetto spostamento a sinistra, può essere reattiva; la presenza di blasti richiede invece di escludere una leucemia acuta con urgenza.

Cause di leucocitosi: un approccio per ragionamento

Neutrofilia reattiva

È la situazione più frequente. Le infezioni batteriche acute sono il primo pensiero, soprattutto se il quadro si accompagna a febbre, spostamento a sinistra, granulazioni tossiche e corpi di Döhle nei neutrofili. Nelle infezioni gravi e nella sepsi la leucocitosi è comune, anche se una leucopenia in corso di sepsi è un segno più sfavorevole.

Esistono però molte cause non infettive: infiammazione e necrosi tissutale, come in infarto miocardico, pancreatite, ustioni, traumi e interventi chirurgici; malattie infiammatorie croniche; stress acuto, esercizio intenso, convulsioni; fumo di sigaretta; gravidanza e travaglio; obesità. Fra i farmaci, i corticosteroidi sono la causa più citata: provocano neutrofilia soprattutto spostando i neutrofili dal pool marginato a quello circolante e riducendone la migrazione nei tessuti, e si associano a linfopenia ed eosinopenia. Anche litio, beta-agonisti, adrenalina e fattori di crescita granulocitari aumentano i neutrofili. La splenectomia e l’asplenia funzionale causano una leucocitosi persistente.

Altre forme reattive

La linfocitosi reattiva è tipica delle infezioni virali, della mononucleosi e della pertosse. La monocitosi si osserva nelle infezioni croniche come tubercolosi ed endocardite, nelle malattie infiammatorie intestinali e in fase di recupero da una neutropenia. L’eosinofilia orienta verso allergie, reazioni a farmaci, parassitosi con fase tissutale, alcune vasculiti e l’insufficienza surrenalica. La basofilia isolata è rara e deve far pensare a una neoplasia mieloproliferativa.

Forme neoplastiche

Una leucocitosi può essere l’espressione di una neoplasia ematologica. Le neoplasie mieloproliferative, in particolare la leucemia mieloide cronica, producono neutrofilia con tutte le forme maturative della serie granulocitaria in circolo, basofilia ed eosinofilia, spesso con splenomegalia. Anche la policitemia vera e la mielofibrosi possono associarsi a leucocitosi. Le leucemie acute, come la leucemia mieloide acuta, possono presentarsi con globuli bianchi elevati per la presenza di blasti, quasi sempre con anemia e piastrinopenia. Le linfoproliferazioni croniche, come la leucemia linfatica cronica, si manifestano invece con linfocitosi.

Reazione leucemoide e leucoeritroblastosi

Due concetti meritano un paragrafo a sé perché compaiono spesso nelle domande. La reazione leucemoide è una leucocitosi reattiva molto marcata, con numerose forme immature granulocitarie in circolo, che può simulare una leucemia mieloide cronica. Si osserva in infezioni gravi, alcune neoplasie solide, emolisi acute e intossicazioni. A differenza della leucemia mieloide cronica non c’è basofilia, la milza è spesso normale e soprattutto manca il riarrangiamento BCR-ABL. Storicamente si citava anche il punteggio della fosfatasi alcalina leucocitaria, alto nella reazione leucemoide e basso nella leucemia mieloide cronica: è un classico da manuale.

La leucoeritroblastosi è invece la presenza contemporanea in circolo di precursori granulocitari ed eritroblasti, spesso con emazie a lacrima. Indica una sofferenza o un’infiltrazione midollare, come nella mielofibrosi, nelle metastasi ossee o in alcune infezioni granulomatose del midollo, e richiede quasi sempre lo studio del midollo.

Diagnosi della leucocitosi

Il percorso diagnostico parte dall’emocromo completo con formula. La domanda da porsi è triplice: quale linea è aumentata, come sono emoglobina e piastrine, ci sono cellule anomale. Una neutrofilia isolata con emoglobina e piastrine normali in un paziente febbrile ha un significato molto diverso da una leucocitosi con anemia, piastrinopenia e blasti.

Il passo successivo è lo striscio di sangue periferico, che documenta la morfologia: granulazioni tossiche, spostamento a sinistra, linfociti atipici, blasti, corpi di Auer, basofili, eritroblasti. Lo striscio va chiesto sempre quando la leucocitosi è marcata, persistente o inspiegata.

Anamnesi ed esame obiettivo completano il quadro: farmaci assunti, fumo, sintomi infettivi, calo ponderale, sudorazioni notturne, linfonodi, splenomegalia. Gli indici di flogosi come PCR e VES e gli esami colturali aiutano a sostenere l’ipotesi infettiva. Se il sospetto è neoplastico, si procede con la ricerca del riarrangiamento BCR-ABL su sangue periferico, la citofluorimetria per le linfoproliferazioni e, quando indicato, l’aspirato e la biopsia osteomidollare con studio citogenetico e molecolare.

Gestione: trattare la causa, riconoscere l’urgenza

La leucocitosi reattiva non richiede un trattamento specifico: si tratta la causa sottostante, come l’infezione, e si ricontrolla l’emocromo. Un aumento attribuibile ai corticosteroidi in un paziente senza segni di infezione non va inseguito con antibiotici inutili.

La situazione cambia quando la leucocitosi è molto elevata e dovuta a blasti, come nelle leucemie acute iperleucocitarie. In questi casi può comparire la leucostasi, cioè un’ostruzione del microcircolo da parte dei blasti con sintomi neurologici, respiratori o visivi: è un’emergenza ematologica che richiede citoriduzione rapida, idratazione e prevenzione della sindrome da lisi tumorale. In questo contesto le trasfusioni di globuli rossi vanno fatte con cautela perché aumentano la viscosità. Va ricordato anche il fenomeno della pseudoipossiemia e della pseudoiperkaliemia nei campioni con leucocitosi estrema, dovute al consumo di ossigeno e alla lisi cellulare in provetta.

Le neoplasie mieloproliferative e le linfoproliferazioni hanno terapie specifiche, gestite in ambito ematologico: nella leucemia mieloide cronica, per esempio, gli inibitori delle tirosin-chinasi hanno cambiato radicalmente la prognosi.

Errori tipici sulla leucocitosi

Il primo errore è fermarsi al numero totale senza guardare la formula: un aumento dei linfociti e un aumento dei neutrofili sono problemi diversi. Il secondo è equiparare automaticamente leucocitosi e infezione, dimenticando corticosteroidi, fumo, stress, gravidanza e splenectomia. Il terzo è confondere una reazione leucemoide con una leucemia mieloide cronica senza considerare basofilia, splenomegalia e biologia molecolare.

Il quarto errore, più grave, è non accorgersi di blasti allo striscio o di una leucocitosi con anemia e piastrinopenia: quel quadro va considerato una possibile leucemia acuta fino a prova contraria. Infine, attenzione al neonato e al bambino piccolo, in cui i valori di riferimento sono diversi e una leucocitosi apparente può essere fisiologica.

Come cade la leucocitosi al concorso

Al Concorso SSM la leucocitosi compare spesso come dato all’interno di un caso clinico più ampio. Gli scenari tipici sono il paziente che assume corticosteroidi e ha neutrofilia senza segni infettivi, il paziente con splenomegalia e leucocitosi con tutte le forme maturative e basofilia, da indirizzare alla ricerca di BCR-ABL, il paziente con leucocitosi molto elevata, blasti e sintomi neurologici, da riconoscere come leucostasi, e il soggetto con infezione grave e reazione leucemoide.

Altre domande chiedono quale farmaco possa causare neutrofilia, quali alterazioni morfologiche indichino un’infezione batterica o quale esame distingua una reazione leucemoide da una leucemia mieloide cronica. Allenarsi su questi casi con un commento puntuale è il modo più efficace per non cadere nei distrattori: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate costruite proprio su questi scenari.

In sintesi

La leucocitosi è un aumento dei globuli bianchi che va sempre scomposto nelle sue popolazioni: neutrofilia, linfocitosi, monocitosi, eosinofilia, basofilia. Nella maggior parte dei casi è reattiva, legata a infezioni, infiammazione, stress, fumo o farmaci come i corticosteroidi. Diventa sospetta quando è persistente, marcata, accompagnata da splenomegalia, basofilia, cellule immature o citopenie delle altre linee. Lo striscio periferico è l’esame che separa i due mondi, e la biologia molecolare conferma le forme neoplastiche. La leucostasi è l’emergenza da non mancare.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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