Le prove ufficiali SSM: tutte le domande commentate e le simulazioni del concorsoScopri di più

Concorso SSM

Disturbo da alimentazione incontrollata: guida SSM

6 Ottobre 2026 · admin

Disturbo da alimentazione incontrollata: guida SSM

Il disturbo da alimentazione incontrollata, noto anche con la sigla inglese BED (binge eating disorder), è un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffata, durante i quali la persona assume grandi quantità di cibo con una sensazione di perdita di controllo, senza mettere in atto in modo regolare comportamenti compensatori come vomito, digiuno o esercizio fisico eccessivo. È il disturbo alimentare più frequente nella popolazione adulta e ha forti legami con l’obesità e con le complicanze metaboliche. In questa scheda lo trattiamo con il taglio del Concorso SSM.

Che cos’è il disturbo da alimentazione incontrollata

Il disturbo da alimentazione incontrollata è stato riconosciuto come entità autonoma solo in tempi relativamente recenti: in precedenza veniva inserito tra i disturbi alimentari non altrimenti specificati. Oggi è un disturbo a sé, accanto all’anoressia nervosa e alla bulimia nervosa. Il nucleo del disturbo è l’abbuffata, definita da due elementi: una quantità di cibo chiaramente superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in un tempo simile e in circostanze simili, e la sensazione soggettiva di non riuscire a fermarsi o a controllare cosa e quanto si mangia.

A differenza della bulimia, nel BED non ci sono condotte compensatorie regolari; per questo molti pazienti sono in sovrappeso o obesi, anche se il disturbo può presentarsi in persone normopeso. Colpisce entrambi i sessi, con una distribuzione meno sbilanciata rispetto agli altri disturbi alimentari, e insorge spesso in tarda adolescenza o nella prima età adulta, ma può comparire anche più tardi.

Eziopatogenesi

L’eziologia è multifattoriale. Esiste una componente familiare e genetica, che riguarda sia la predisposizione ai disturbi alimentari sia la regolazione dell’appetito e del peso. Sul piano neurobiologico sono implicati i circuiti della ricompensa, con un’alterata sensibilità dopaminergica, e i sistemi di controllo inibitorio, con una maggiore impulsività nei confronti del cibo. Le diete restrittive ripetute, frequenti nella storia di questi pazienti, favoriscono un ciclo di restrizione e perdita di controllo.

Il ruolo dei fattori emotivi è centrale: l’abbuffata funziona spesso come strategia di regolazione delle emozioni negative, come ansia, tristezza, noia o rabbia, che vengono temporaneamente attenuate dal cibo per poi lasciare spazio a colpa e vergogna. Esperienze traumatiche, prese in giro per il peso nell’infanzia, bassa autostima e insoddisfazione corporea contribuiscono a mantenere il circolo vizioso. Il disturbo si associa frequentemente a depressione, disturbi d’ansia, ADHD e uso di sostanze.

Quadro clinico

Gli episodi di abbuffata si svolgono di solito in solitudine, per vergogna, e sono accompagnati da caratteristiche tipiche: si mangia molto più rapidamente del normale, fino a sentirsi spiacevolmente pieni, si mangiano grandi quantità di cibo anche senza fame, e dopo l’episodio si provano disgusto verso se stessi, depressione o forte senso di colpa. Gli episodi possono essere pianificati, con l’acquisto di cibo apposito, o improvvisi, scatenati da emozioni o da situazioni di stress.

Tra un episodio e l’altro il paziente può alternare tentativi di dieta, alimentazione disordinata e spuntini continui. La preoccupazione per il peso e per la forma del corpo è presente, ma in genere è meno pervasiva che nella bulimia. Le conseguenze mediche sono soprattutto quelle dell’obesità e della sindrome metabolica: diabete di tipo 2, ipertensione arteriosa, dislipidemia, steatosi epatica, apnee notturne, dolori articolari. Le conseguenze psicosociali includono isolamento, vergogna, compromissione delle relazioni e del lavoro.

Criteri diagnostici

I criteri, descritti senza codici o numeri di edizione, richiedono episodi ricorrenti di abbuffata con perdita di controllo, associati ad alcune caratteristiche tra le seguenti: mangiare molto più rapidamente del normale, mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni, mangiare grandi quantità senza fame, mangiare da soli per imbarazzo, provare disgusto, depressione o colpa dopo l’episodio. È necessario un marcato disagio riguardo alle abbuffate.

Gli episodi devono verificarsi in media almeno una volta alla settimana per un periodo di almeno tre mesi, e non devono essere associati all’uso regolare di condotte compensatorie inappropriate come nella bulimia, né comparire esclusivamente durante il decorso di bulimia o anoressia. La gravità si gradua in base alla frequenza settimanale degli episodi, con la possibilità di aumentarla in presenza di altri sintomi o compromissione funzionale.

Diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale più importante è con la bulimia nervosa: in entrambi i disturbi ci sono abbuffate, ma solo nella bulimia sono presenti in modo regolare comportamenti compensatori come vomito autoindotto, uso di lassativi o diuretici, digiuno o esercizio fisico eccessivo. Con l’anoressia nervosa di tipo con abbuffate e condotte di eliminazione la differenza è il peso significativamente basso e la restrizione.

Il disturbo da alimentazione incontrollata va distinto anche dall’obesità senza disturbo alimentare, in cui manca la perdita di controllo episodica, e dall’iperfagia che accompagna alcuni episodi depressivi atipici, dove l’aumento dell’appetito è continuo e legato all’umore. Vanno considerati inoltre la sindrome da alimentazione notturna, l’iperfagia di cause endocrine o neurologiche, rare forme genetiche e l’aumento dell’appetito indotto da farmaci come antipsicotici, corticosteroidi e alcuni stabilizzatori dell’umore. Anche il disturbo borderline può includere abbuffate come condotta impulsiva.

Terapia

La psicoterapia è il trattamento di prima scelta. La terapia cognitivo-comportamentale specifica per i disturbi alimentari è l’approccio con le prove più solide: lavora sulla regolarizzazione dei pasti, sull’abbandono delle diete rigide, sull’identificazione dei fattori scatenanti e sulla gestione delle emozioni. Sono efficaci anche la psicoterapia interpersonale e approcci basati sulla regolazione emotiva, come la terapia dialettico-comportamentale. Esistono programmi di auto-aiuto guidato utili nelle forme meno gravi.

Tra i farmaci, gli antidepressivi SSRI possono ridurre la frequenza delle abbuffate e trattare la comorbidità depressiva e ansiosa; la lisdexamfetamina, uno stimolante, ha mostrato efficacia sulle abbuffate ed è autorizzata in alcuni Paesi per questa indicazione; il topiramato può ridurre gli episodi e il peso ma ha effetti collaterali cognitivi rilevanti. Il trattamento dell’obesità associata richiede un approccio multidisciplinare con nutrizionista, internista ed eventualmente chirurgo bariatrico, ricordando che il BED non trattato peggiora i risultati della chirurgia e va affrontato prima o insieme a essa.

Errori tipici da evitare

Il primo errore è confondere il disturbo da alimentazione incontrollata con la bulimia: la presenza o l’assenza di condotte compensatorie regolari è il criterio discriminante. Il secondo è considerarlo un semplice problema di “forza di volontà” o ridurlo all’obesità, trattando solo il peso con diete restrittive che, al contrario, peggiorano le abbuffate. Il terzo errore è non indagare la comorbidità psichiatrica, in particolare depressione e ansia, che condiziona la prognosi.

Va anche ricordato che il BED può colpire persone normopeso, e che non è necessaria la presenza di obesità per la diagnosi. Infine, attenzione ai criteri di frequenza e durata: almeno una volta a settimana per almeno tre mesi.

Come cade il disturbo da alimentazione incontrollata al concorso

Al Concorso SSM il disturbo da alimentazione incontrollata si presenta in casi clinici in cui un paziente obeso riferisce episodi di abbuffata settimanali con perdita di controllo, consumati da solo e seguiti da senso di colpa, senza vomito né lassativi. La domanda chiede la diagnosi e le alternative includono bulimia nervosa, anoressia nervosa con abbuffate, depressione con caratteristiche atipiche e sindrome da alimentazione notturna. Altre domande chiedono il trattamento di prima scelta, che è la psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Per esercitarsi a distinguere rapidamente i disturbi alimentari tra loro conviene lavorare su casi clinici realistici, ad esempio con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni distrattore viene spiegato.

In sintesi

Il disturbo da alimentazione incontrollata è caratterizzato da abbuffate ricorrenti con perdita di controllo, almeno settimanali per tre mesi, accompagnate da disagio marcato e senza condotte compensatorie regolari. Ha origine multifattoriale, con un ruolo centrale della regolazione emotiva e delle diete restrittive, e si associa frequentemente a obesità, sindrome metabolica, depressione e ansia. La diagnosi differenziale principale è con la bulimia nervosa. La terapia di prima scelta è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, eventualmente associata a SSRI o ad altri farmaci, all’interno di un percorso multidisciplinare.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp