Le prove ufficiali SSM: tutte le domande commentate e le simulazioni del concorsoScopri di più

Concorso SSM

Plagiocefalia: posizionale o sinostosi? Guida SSM

6 Ottobre 2026 · admin

Plagiocefalia: posizionale o sinostosi? Guida SSM

La plagiocefalia è un’asimmetria della forma del cranio, molto frequente nel lattante, che nella grande maggioranza dei casi è posizionale e benigna, ma che il medico deve saper distinguere dalle craniosinostosi, cioè dalla chiusura prematura di una o più suture craniche, che richiedono un percorso chirurgico. Al Concorso SSM l’argomento si presta a domande di semeiotica pura: guardare il cranio dall’alto, osservare la posizione delle orecchie, capire se la fronte è spostata in avanti o indietro. In questa scheda trovi definizione, cause, clinica, diagnosi, gestione, segni d’allarme, diagnosi differenziale ed errori tipici.

Che cos’è la plagiocefalia

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “testa obliqua”. In senso generale indica un cranio asimmetrico, con un appiattimento di una regione e una deformazione compensatoria delle regioni vicine. Nell’uso clinico corrente, però, quando si parla di plagiocefalia senza aggettivi ci si riferisce quasi sempre alla plagiocefalia posizionale, detta anche deformazionale o non sinostosica: una deformità dovuta a forze esterne che agiscono su un cranio ancora molto malleabile, senza alcuna anomalia delle suture.

Accanto alla plagiocefalia posizionale esistono le plagiocefalie sinostosiche, legate alla fusione precoce di una sutura, per esempio la sutura coronale da un lato o, più raramente, la sutura lambdoidea. Il termine brachicefalia posizionale indica invece un appiattimento occipitale simmetrico, con cranio largo e corto, che riconosce gli stessi meccanismi della forma asimmetrica. Tenere distinti questi concetti è la base per affrontare qualsiasi domanda: la forma posizionale è frequente e si tratta con il riposizionamento, quella sinostosica è rara e chirurgica.

Cause della plagiocefalia

La plagiocefalia posizionale nasce dall’incontro fra un cranio deformabile e una pressione costante sempre sulla stessa zona. Nei primi mesi di vita le ossa craniche sono sottili, le suture sono aperte e il cervello cresce rapidamente: se il bambino trascorre molte ore appoggiato sempre sullo stesso punto, quella regione si appiattisce. La diffusione delle raccomandazioni sulla posizione supina durante il sonno, fondamentali per ridurre il rischio di morte improvvisa del lattante, ha reso la plagiocefalia posizionale molto più comune: è un effetto collaterale accettabile di una misura che salva vite, e la soluzione non è mai abbandonare la posizione supina nel sonno, ma compensare durante la veglia.

I fattori favorenti sono numerosi. Il più importante è il torcicollo miogeno congenito, che costringe il bambino a tenere il capo sempre ruotato dallo stesso lato. Seguono la prematurità, con un cranio ancora più morbido e lunghe degenze in posizione obbligata; i fattori intrauterini come gravidanze gemellari, posizioni fetali costrette e scarsità di liquido amniotico; il tempo eccessivo trascorso in seggiolini, ovetti e sdraiette; il ritardo motorio e l’ipotonia, che riducono i cambi spontanei di posizione. Le craniosinostosi, invece, hanno cause diverse: sono per lo più isolate e sporadiche, ma possono far parte di sindromi genetiche o associarsi a condizioni metaboliche.

Quadro clinico: come si riconosce

Il segno distintivo della plagiocefalia posizionale si coglie osservando il cranio dall’alto, dal vertice. La forma assume l’aspetto di un parallelogramma: un’area occipitale appiattita da un lato, con spostamento anteriore dell’orecchio dello stesso lato e, spesso, sporgenza della fronte sempre dallo stesso lato. In pratica, appiattimento occipitale, orecchio e fronte si spostano tutti in avanti dal lato colpito. Può associarsi un’asimmetria del volto, più evidente quando è presente un torcicollo.

La plagiocefalia sinostosica lambdoidea, molto rara, dà invece un cranio a forma di trapezio: l’appiattimento occipitale si accompagna a un orecchio spostato indietro e in basso dal lato colpito e a una salienza mastoidea omolaterale. La sinostosi coronale unilaterale produce un appiattimento frontale con sollevamento dell’orbita omolaterale e deviazione della radice del naso. Nelle forme posizionali la deformità tende a essere più marcata nei primi mesi e a migliorare con l’acquisizione del controllo del capo e della posizione seduta; nelle forme sinostosiche la deformità è spesso presente o sospettabile già alla nascita e tende a peggiorare con la crescita del cervello.

Diagnosi della plagiocefalia

La diagnosi della plagiocefalia posizionale è clinica e si fonda su anamnesi ed esame obiettivo. All’anamnesi si indagano le abitudini di posizionamento durante sonno e veglia, la presenza di una preferenza di rotazione del capo, la prematurità, le caratteristiche del parto, l’epoca di comparsa della deformità. All’esame obiettivo si osserva il cranio dall’alto, si palpano le suture alla ricerca di creste ossee, si valutano la fontanella anteriore, la posizione delle orecchie, la simmetria del volto e delle orbite, e si studia la mobilità del collo per riconoscere un torcicollo. È buona pratica misurare la circonferenza cranica e seguirne l’andamento nel tempo. Esistono misurazioni antropometriche e sistemi di classificazione della gravità, utili per il follow-up, che si basano sul confronto delle diagonali del cranio.

Gli esami strumentali non servono quando il quadro è tipico. Diventano utili se il sospetto è quello di una craniosinostosi: l’ecografia delle suture può essere un primo passo nel lattante, la radiografia del cranio ha un ruolo storico, mentre la tomografia computerizzata con ricostruzioni tridimensionali è l’esame che definisce con precisione le suture coinvolte ed è usata soprattutto per la pianificazione chirurgica. In presenza di segni neurologici o di una circonferenza cranica che si discosta dalla crescita attesa, può essere indicata la risonanza magnetica dell’encefalo.

Gestione e trattamento

La gestione della plagiocefalia posizionale si basa sulla prevenzione e sul riposizionamento. Durante il sonno il bambino deve continuare a dormire supino, alternando l’orientamento del capo, per esempio invertendo la posizione nella culla in modo che gli stimoli ambientali arrivino da lati diversi. Durante la veglia, sotto sorveglianza, è fondamentale il tempo a pancia in giù, che rinforza i muscoli del collo e del tronco e toglie pressione dall’occipite. Vanno limitate le ore trascorse in seggiolini e ovetti fuori dall’automobile, si consiglia di alternare il braccio con cui si tiene il bambino e il lato da cui gli si offre il seno o il biberon. Se c’è un torcicollo, la fisioterapia è parte integrante del trattamento.

Nelle forme moderate o gravi che non migliorano con il riposizionamento, alcuni centri propongono un’ortesi cranica, un caschetto su misura che guida la crescita del cranio verso una forma più simmetrica; la sua indicazione è oggetto di discussione e va posta da centri esperti. Le craniosinostosi, invece, richiedono una valutazione neurochirurgica e maxillo-facciale in centri dedicati, con intervento chirurgico nei tempi stabiliti dagli specialisti. Il tema tocca da vicino il lavoro del pediatra di famiglia e della specializzazione in chirurgia pediatrica e della neurochirurgia. La plagiocefalia posizionale è un problema estetico: non danneggia il cervello e non provoca, di per sé, ritardi di sviluppo.

Segni d’allarme

Alcuni elementi devono far sospettare una craniosinostosi o un’altra condizione e richiedono una valutazione specialistica. Tra questi: deformità presente fin dalla nascita, che non migliora o peggiora nonostante un riposizionamento corretto; cresta ossea palpabile lungo una sutura; fontanella anteriore chiusa precocemente o tesa e bombata; forma del cranio a trapezio con orecchio spostato indietro; appiattimento frontale con asimmetria delle orbite; circonferenza cranica che rallenta o accelera in modo anomalo; segni di ipertensione endocranica come vomito, irritabilità, letargia o sguardo “a sole calante”; dismorfismi del volto, delle mani o dei piedi che suggeriscono una forma sindromica; ritardo dello sviluppo psicomotorio. Anche un torcicollo con caratteristiche atipiche merita approfondimento, perché può nascondere cause oculari, ossee o neurologiche.

Diagnosi differenziale ed errori tipici

Il differenziale principale è fra plagiocefalia posizionale e craniosinostosi. Il trucco semeiologico da ricordare riguarda la posizione dell’orecchio rispetto all’appiattimento occipitale: in avanti nella forma posizionale (parallelogramma), indietro nella sinostosi lambdoidea (trapezio). Altre craniosinostosi danno forme specifiche del cranio, come la scafocefalia (cranio lungo e stretto da sinostosi sagittale) e la trigonocefalia (fronte a carena da sinostosi metopica), che non vanno confuse con l’asimmetria posizionale. Vanno inoltre considerate la macrocefalia e la microcefalia, che sono alterazioni della dimensione e non della forma, e le condizioni che riducono la mobilità del lattante, come l’ipotonia.

Gli errori tipici sono: consigliare di far dormire il bambino prono o di fianco per correggere la plagiocefalia, un errore grave perché aumenta il rischio di morte improvvisa; richiedere una tomografia computerizzata in un quadro tipicamente posizionale, esponendo il bambino a radiazioni inutili; invertire i reperti di parallelogramma e trapezio; dimenticare di cercare un torcicollo; considerare la plagiocefalia posizionale come causa di ritardo neurologico.

Come cade la plagiocefalia al concorso

Al Concorso SSM la plagiocefalia compare in casi clinici brevi con lattanti in buone condizioni, appiattimento occipitale e preferenza di rotazione del capo. La domanda chiede di solito la diagnosi più probabile o il primo intervento: la risposta corretta privilegia il riposizionamento, il tempo prono da sveglio e la fisioterapia in caso di torcicollo, non gli esami di imaging né la chirurgia. Una variante più insidiosa descrive un cranio con orecchio spostato indietro, cresta palpabile o fontanella chiusa: lì la risposta è il sospetto di craniosinostosi e l’invio allo specialista. Altre domande collegano la plagiocefalia alle raccomandazioni sul sonno sicuro. Allenarsi su quesiti di questo tipo con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia aiuta a fissare i dettagli semeiologici. Chi punta alla specializzazione in pediatria incontrerà questo tema nei bilanci di salute del primo anno.

In sintesi

La plagiocefalia è un’asimmetria del cranio, quasi sempre posizionale, causata da pressioni ripetute su un cranio malleabile e favorita da torcicollo, prematurità e poca variazione della postura. Dall’alto ha la forma di un parallelogramma, con orecchio e fronte spostati in avanti dal lato appiattito. La diagnosi è clinica, la gestione si basa su riposizionamento, tempo prono da sveglio e fisioterapia, con il sonno che resta sempre supino. Forma a trapezio, creste suturali, fontanella chiusa, peggioramento o segni neurologici fanno sospettare una craniosinostosi da inviare allo specialista.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp