Parafimosi: cause, riduzione manuale e terapia
6 Ottobre 2026 · admin
La parafimosi è un’urgenza urologica in cui il prepuzio, retratto dietro il glande, non riesce a tornare nella sua posizione naturale e forma un anello costrittivo a livello del solco balano-prepuziale. La costrizione ostacola il ritorno venoso e linfatico, il glande e il prepuzio si gonfiano e l’edema rende ancora più difficile la riduzione, in un circolo vizioso che, se non interrotto, può arrivare alla sofferenza ischemica. Al Concorso SSM la parafimosi viene chiesta come problema pratico: riconoscerla, distinguerla da altre tumefazioni del pene e sapere cosa fare subito.
Che cos’è la parafimosi
Normalmente il prepuzio può essere retratto per scoprire il glande e poi riportato in avanti. Nella parafimosi questo secondo passaggio diventa impossibile: l’anello prepuziale, spesso già stretto per una fimosi relativa, rimane bloccato dietro la corona del glande. Distalmente all’anello si accumula edema, il prepuzio interno si gonfia formando un cercine tumefatto e il glande diventa congesto. La differenza con la fimosi è semplice ma fondamentale: nella fimosi il prepuzio non si retrae, nella parafimosi il prepuzio retratto non torna avanti.
Si tratta di una condizione dell’uomo non circonciso, che può colpire a qualsiasi età: nel bambino e nell’adolescente, spesso dopo una retrazione forzata, e nell’adulto e nell’anziano, in particolare nei pazienti portatori di catetere vescicale.
Eziopatogenesi e fattori di rischio
La causa più frequente è iatrogena: il prepuzio viene retratto per l’igiene, per un esame obiettivo, per una cistoscopia o soprattutto per il posizionamento di un catetere vescicale, e poi non viene riportato in posizione. Nell’anziano allettato o con deterioramento cognitivo, che non avverte o non riferisce il fastidio, la parafimosi può instaurarsi in modo silenzioso e scoprirsi solo quando l’edema è marcato. Per questo è un tema importante anche per il personale infermieristico e di assistenza.
Altri fattori favorenti sono la fimosi relativa, cioè un anello prepuziale che si retrae con difficoltà, la retrazione forzata nel bambino, l’attività sessuale vigorosa, i traumi del pene, i piercing del glande e le infiammazioni che rendono edematoso il prepuzio, come la balanite e la balanopostite, o l’edema da dermatite da contatto. Nei pazienti diabetici le infezioni balanoprepuziali ricorrenti e la fibrosi del prepuzio aumentano il rischio, e la scheda sul diabete mellito tipo 2 aiuta a inquadrare questo legame.
Il meccanismo fisiopatologico è quello di un laccio: l’anello stretto comprime prima le vene e i linfatici, che hanno pressione bassa, e solo in un secondo tempo le arterie. Per questo la fase iniziale è dominata dall’edema, mentre l’ischemia del glande compare tardivamente, se la costrizione persiste.
Clinica
Il paziente presenta dolore al pene, di intensità variabile, e una tumefazione circonferenziale del prepuzio retratto dietro il glande, che assume l’aspetto di un collare edematoso. Il glande appare congesto, di colore rosso scuro o violaceo, e il corpo del pene a monte dell’anello è di solito normale. Nel bambino si osservano pianto, irritabilità e difficoltà a urinare; nell’anziano cateterizzato il dolore può mancare e la diagnosi dipende dall’ispezione accurata.
Se la costrizione dura a lungo, il glande diventa freddo, cianotico o nerastro, la sensibilità si riduce e compaiono aree di necrosi o ulcerazione. A quel punto la situazione è grave e può esitare in perdita di tessuto. La ritenzione urinaria è possibile per l’edema che coinvolge il meato.
Diagnosi e diagnosi differenziale
La diagnosi è clinica e si basa sull’ispezione: anello prepuziale retratto, cercine edematoso distale e glande congesto. Non servono esami strumentali per porla. Nella valutazione bisogna valutare il colorito del glande, la sua temperatura e la sensibilità, segni che orientano sull’eventuale compromissione vascolare, e verificare se il paziente urina o se è presente un catetere.
La diagnosi differenziale comprende la balanopostite con edema prepuziale, in cui però il prepuzio è in posizione normale e copre il glande; l’edema prepuziale da punture d’insetto, da reazione allergica o da dermatite da contatto, che non presenta anello costrittivo; il fenomeno dell’”hair tourniquet”, in cui un capello o un filo si avvolge attorno al pene del bambino creando un laccio simile; il priapismo, che è un’erezione prolungata dei corpi cavernosi e non riguarda il prepuzio; e infine i traumi del pene come la frattura dei corpi cavernosi, che dà ematoma e deformità. Anche le lesioni infiltrative del glande, come il carcinoma del pene, possono rendere impossibile la riduzione del prepuzio nell’anziano.
Terapia: riduzione manuale e chirurgia
La parafimosi richiede un intervento tempestivo. Il primo obiettivo è ridurre l’edema per permettere al prepuzio di scivolare di nuovo sopra il glande. Si inizia con un’adeguata analgesia: nel bambino può essere necessaria la sedazione, nell’adulto è utile il blocco del nervo dorsale del pene o un anestetico locale. Per ridurre l’edema si applicano compressione manuale ferma e prolungata sul glande, bendaggio compressivo per alcuni minuti o impacchi freddi. Alcuni operatori descrivono l’uso di sostanze osmotiche come lo zucchero granulato e di piccole punture multiple dell’edema con ago sottile per farlo defluire; sono tecniche ausiliarie, da usare con criterio e asepsi.
La riduzione manuale classica si esegue posizionando gli indici dietro l’anello prepuziale, sul dorso del pene, e i pollici sul glande: mentre i pollici spingono delicatamente il glande indietro, gli indici tirano il prepuzio in avanti sopra di esso. Il gesto deve essere progressivo e costante, non brusco.
Se la riduzione manuale fallisce si procede con l’incisione dorsale dell’anello costrittivo, in anestesia locale: si seziona longitudinalmente la banda stenotica sul dorso del prepuzio, liberando il glande e consentendo la riduzione, e la ferita si sutura trasversalmente. Nei casi con necrosi o infezione può essere necessaria una circoncisione d’urgenza. Dopo la risoluzione di un episodio, specialmente se è presente una fimosi di base o se il paziente ha già avuto più episodi, si propone la circoncisione in elezione, a edema risolto.
La prevenzione è parte integrante della gestione: chi posiziona un catetere o esegue l’igiene di un paziente non circonciso deve sempre riportare il prepuzio in posizione, e nei pazienti cateterizzati a lungo termine va controllato regolarmente. Ai genitori si spiega di non forzare la retrazione del prepuzio nel bambino piccolo.
Errori tipici dello studente
Il primo errore è invertire fimosi e parafimosi: nella prima il prepuzio non scopre il glande, nella seconda non lo ricopre. Il secondo è considerare la parafimosi un problema estetico o differibile, mentre è un’urgenza che va ridotta subito. Il terzo è proporre come prima scelta la circoncisione d’urgenza, quando la sequenza corretta parte da analgesia, riduzione dell’edema e riduzione manuale, con l’incisione dorsale come passo successivo. Il quarto è dimenticare la causa iatrogena più comune, il catetere vescicale con prepuzio non riposizionato. Infine, alcuni confondono la parafimosi con il priapismo, che coinvolge i corpi cavernosi e non il prepuzio.
Come cade la parafimosi al concorso
Al concorso la parafimosi si presenta tipicamente come caso clinico di anziano cateterizzato in reparto o in RSA con pene tumefatto, glande congesto e cercine prepuziale edematoso dietro la corona, oppure come adolescente giunto in pronto soccorso dopo un tentativo di retrazione. Le domande chiedono la diagnosi, la manovra iniziale corretta o il passo successivo se la riduzione manuale fallisce, che è l’incisione dorsale. Un’altra variante chiede quale sia la prevenzione più efficace: riportare il prepuzio in posizione dopo ogni cateterismo.
Per allenare il ragionamento sui casi d’urgenza urologica, utili anche per distinguere la parafimosi da torsione testicolare e priapismo, si possono usare le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, che spiegano il perché di ogni risposta e aiutano a memorizzare la sequenza delle manovre.
In sintesi
La parafimosi è l’impossibilità di riportare in avanti il prepuzio retratto, che forma un anello costrittivo con edema distale e rischio di ischemia del glande. La causa più frequente è il mancato riposizionamento del prepuzio dopo cateterismo o igiene. La diagnosi è clinica. La gestione prevede analgesia, riduzione dell’edema e riduzione manuale; se fallisce, incisione dorsale e, a distanza, circoncisione in elezione. Il messaggio pratico è uno solo: il prepuzio retratto va sempre riportato in posizione.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
