Acinetobacter baumannii: guida per il Concorso SSM
6 Ottobre 2026 · admin
Acinetobacter baumannii è il simbolo dei patogeni ospedalieri che resistono a tutto: un coccobacillo Gram-negativo capace di sopravvivere a lungo sulle superfici asciutte, di accumulare geni di resistenza con grande facilità e di colpire i pazienti più fragili, soprattutto in terapia intensiva. Nella lista delle priorità per la ricerca di nuovi antibiotici occupa da anni le prime posizioni, insieme agli enterobatteri resistenti ai carbapenemi e a Pseudomonas. Per il Concorso Nazionale SSM è un argomento che mette insieme microbiologia, farmacologia e igiene ospedaliera. In questa guida lo ripercorriamo con un taglio da manuale, dalla biologia del germe alle misure di controllo.
Che cos’è Acinetobacter baumannii
Il genere Acinetobacter comprende coccobacilli Gram-negativi, aerobi obbligati, non fermentanti, ossidasi negativi e immobili. Al microscopio possono apparire come diplococchi e, in alcuni preparati, trattenere parzialmente il cristalvioletto, con il rischio di essere scambiati per Gram-positivi o per Neisseria. La specie clinicamente più importante è Acinetobacter baumannii, spesso riportata nei referti come parte del complesso A. calcoaceticus-baumannii.
Le caratteristiche che lo rendono temibile sono essenzialmente due. La prima è la resistenza ambientale: tollera l’essiccamento e sopravvive per lunghi periodi su superfici, letti, monitor, tastiere, tende e dispositivi, formando biofilm. La seconda è la plasticità genetica: acquisisce facilmente geni di resistenza tramite plasmidi, trasposoni e integroni, e possiede di base meccanismi intrinseci come pompe di efflusso e beta-lattamasi cromosomiche.
Meccanismi di resistenza di Acinetobacter
Il meccanismo più rilevante per la resistenza ai carbapenemi è la produzione di carbapenemasi di classe D di Ambler, le cosiddette OXA (per esempio le famiglie OXA-23, OXA-24/40 e OXA-58), a cui si possono aggiungere metallo-beta-lattamasi. A questo si sommano la ridotta permeabilità per perdita di porine, l’iperespressione di pompe di efflusso e la modificazione dei bersagli. Gli isolati vengono descritti con una terminologia che il concorso può richiamare: multiresistenti (MDR) quando sono resistenti ad almeno un farmaco in tre o più classi, a resistenza estesa (XDR) quando restano sensibili solo a una o due classi, panresistenti (PDR) quando non resta nessun farmaco attivo.
Il ceppo resistente ai carbapenemi viene spesso abbreviato in CRAB (carbapenem-resistant Acinetobacter baumannii), sigla che conviene riconoscere.
Fattori di rischio
L’infezione da Acinetobacter colpisce quasi esclusivamente pazienti ospedalizzati e gravemente compromessi. I principali fattori di rischio sono la degenza in terapia intensiva, la ventilazione meccanica prolungata, la tracheostomia, i cateteri venosi centrali e urinari, la chirurgia recente, le ustioni estese, i traumi gravi, l’immunodepressione e la precedente esposizione ad antibiotici ad ampio spettro, in particolare cefalosporine e carbapenemi. Anche la contiguità con altri pazienti colonizzati e la pressione assistenziale, che rende più difficile rispettare le procedure, favoriscono la trasmissione.
Classicamente Acinetobacter è stato associato anche alle ferite di guerra e ai traumi da catastrofi naturali, ma il suo vero habitat è il reparto ospedaliero. È uno dei patogeni simbolo delle infezioni correlate all’assistenza, spesso responsabile di epidemie in terapia intensiva.
Quadri clinici
Il quadro più tipico è la polmonite associata a ventilazione meccanica, con febbre, aumento e peggioramento delle secrezioni, peggioramento dell’ossigenazione e nuovi infiltrati radiologici. Acinetobacter è quindi un protagonista della polmonite nosocomiale, insieme a Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella e MRSA. Il secondo quadro per frequenza è la batteriemia, spesso correlata a catetere venoso centrale o secondaria a un focolaio polmonare, che può evolvere in sepsi e shock settico.
Altre localizzazioni sono le infezioni di ferite chirurgiche e da ustione, le infezioni delle vie urinarie associate a catetere, la meningite post-neurochirurgica (per esempio dopo derivazioni ventricolari esterne) e, più raramente, l’osteomielite post-traumatica. Esiste anche una polmonite comunitaria da Acinetobacter, rara e descritta soprattutto in climi caldo-umidi e in pazienti con abuso alcolico o diabete, che ha decorso spesso fulminante: è una curiosità che può comparire come distrattore.
Anche qui vale il principio della distinzione tra colonizzazione e infezione: l’isolamento dalle vie aeree di un paziente intubato senza segni clinici o radiologici non giustifica di per sé una terapia.
Diagnosi microbiologica
La diagnosi si fonda sull’esame colturale: aspirato tracheale o lavaggio broncoalveolare nelle polmoniti, più set di emocoltura nelle batteriemie, urinocoltura, materiale di ferita, liquor nelle meningiti post-chirurgiche. L’identificazione avviene con metodiche biochimiche o con spettrometria di massa; seguono l’antibiogramma completo e, nei ceppi resistenti ai carbapenemi, la ricerca dei geni delle carbapenemasi con metodi molecolari.
Nelle situazioni epidemiche si eseguono screening di sorveglianza (tamponi cutanei, rettali, faringei o aspirati tracheali) per individuare i portatori e tipizzazione molecolare dei ceppi per riconoscere un focolaio clonale.
Principi di terapia per classi di antibiotici
La terapia di Acinetobacter è tra le più difficili dell’infettivologia e va sempre decisa con l’infettivologo sulla base dell’antibiogramma. Nei rari ceppi sensibili si possono usare beta-lattamici attivi, in particolare i carbapenemi o le associazioni con sulbactam. Il sulbactam merita una nota: oltre a essere un inibitore delle beta-lattamasi possiede un’attività antibatterica intrinseca proprio su Acinetobacter, legandosi alle sue proteine leganti la penicillina. Per questo l’ampicillina-sulbactam e le nuove associazioni basate sul sulbactam, come sulbactam-durlobactam, hanno un ruolo specifico in questo germe.
Nei ceppi resistenti ai carbapenemi le opzioni comprendono le polimixine (colistina e polimixina B), gravate da nefrotossicità e neurotossicità, la tigeciclina e la minociclina, utili soprattutto in associazione e con il limite di basse concentrazioni ematiche e urinarie, gli aminoglicosidi se attivi, e il cefiderocol, cefalosporina siderofora. Nelle infezioni gravi si utilizzano spesso terapie di associazione. La rimozione dei dispositivi infetti, il drenaggio di raccolte e il debridement delle ferite sono indispensabili. Per collocare questi farmaci nel quadro farmacologico generale è utile ripassare le classi di antibiotici.
Isolamento e controllo delle infezioni
Poiché Acinetobacter sopravvive a lungo nell’ambiente, il controllo delle infezioni è decisivo. I pazienti colonizzati o infetti vanno gestiti con precauzioni da contatto: stanza singola o isolamento per coorte, personale possibilmente dedicato, guanti e camice, attrezzature riservate e sanificazione ambientale accurata e frequente, con attenzione alle superfici ad alto contatto. In caso di focolaio possono servire chiusure temporanee di letti, pulizie straordinarie e indagini epidemiologiche.
La misura che più di ogni altra riduce la trasmissione resta l’igiene delle mani secondo i cinque momenti. A livello di sistema servono sorveglianza attiva, bundle per la prevenzione della polmonite associata a ventilazione e delle infezioni da catetere, e programmi di stewardship che riducano la pressione selettiva degli antibiotici ad ampio spettro.
Errori tipici e come cade Acinetobacter al concorso
Gli errori più frequenti nelle domande su Acinetobacter sono quattro. Confonderlo con Pseudomonas aeruginosa: entrambi sono non fermentanti, ma Acinetobacter è ossidasi negativo e immobile, mentre Pseudomonas è ossidasi positivo e mobile; la scheda su Pseudomonas aeruginosa aiuta a fissare il confronto. Dimenticare l’attività intrinseca del sulbactam. Considerare la colistina un farmaco sicuro, trascurandone la tossicità renale e neurologica. Pensare che il problema sia solo terapeutico, quando la diffusione in reparto si controlla soprattutto con isolamento e pulizia.
Al concorso Acinetobacter compare come domanda di microbiologia (coccobacillo Gram-negativo, non fermentante, ossidasi negativo, resistente nell’ambiente), come domanda di farmacologia sulle polimixine o sul sulbactam, e come caso clinico: il paziente politraumatizzato o ustionato, ventilato da giorni in terapia intensiva, che sviluppa polmonite associata a ventilazione da germe resistente ai carbapenemi. Riconoscere questi segnali permette di scartare i distrattori. Per allenarti con domande costruite proprio così puoi usare le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia.
In sintesi
Acinetobacter baumannii è un coccobacillo Gram-negativo aerobio, non fermentante, ossidasi negativo, che sopravvive a lungo sulle superfici e accumula facilmente resistenze, soprattutto tramite carbapenemasi di tipo OXA. Colpisce pazienti critici, ventilati, ustionati o portatori di dispositivi, causando polmonite associata a ventilazione, batteriemie e infezioni di ferita. La diagnosi è colturale con antibiogramma; la terapia, guidata dall’infettivologo, sfrutta sulbactam, polimixine, tetracicline, aminoglicosidi e cefiderocol, spesso in associazione, insieme al controllo della sorgente. Precauzioni da contatto, pulizia ambientale, igiene delle mani e stewardship sono la vera arma di contenimento.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
