Donatore vivente: idoneità, rischi ed etica per l’SSM
6 Ottobre 2026 · admin
Il donatore vivente è una persona sana che sceglie di donare un organo, o una parte di esso, a un paziente che ne ha bisogno. Nella pratica clinica si tratta soprattutto della donazione di un rene o di una porzione di fegato, mentre la donazione di cellule staminali ematopoietiche segue regole e percorsi propri. È una situazione unica in medicina: un intervento chirurgico maggiore viene eseguito su una persona che non ne trae alcun beneficio per la propria salute, e questo impone standard altissimi di valutazione, di informazione e di tutela. Per il Concorso SSM il tema unisce chirurgia, nefrologia, epatologia, immunologia e bioetica, ed è spesso oggetto di domande sui criteri di idoneità e sui principi etici della donazione.
Che cos’è il donatore vivente e perché è importante
La donazione da vivente nasce per affiancare quella da donatore deceduto, non per sostituirla. Offre al ricevente vantaggi concreti: l’intervento può essere programmato quando le condizioni del paziente sono ottimali, il tempo di ischemia dell’organo è molto breve e l’organo proviene da una persona sana, accuratamente studiata. Nel caso del rene permette spesso il trapianto preventivo, eseguito prima che il paziente inizi la dialisi, una strategia associata a risultati migliori. Nel caso del fegato permette di trapiantare pazienti, in particolare bambini, per i quali è difficile trovare in tempi utili un organo di dimensioni adeguate.
Il donatore può essere un familiare consanguineo, un coniuge, un partner o un’altra persona legata al ricevente da un rapporto affettivo. Esistono inoltre forme particolari: la donazione samaritana, in cui una persona dona un rene in modo anonimo a un paziente sconosciuto in lista, e i programmi di donazione incrociata, in cui coppie donatore-ricevente incompatibili tra loro “scambiano” i donatori con altre coppie, così che ogni ricevente riceva un organo compatibile.
Principi etici e aspetti organizzativi
La donazione da donatore vivente si basa su principi irrinunciabili. Il primo è la volontarietà: la decisione deve essere libera da pressioni familiari, sociali o economiche. Il secondo è la gratuità: qualunque compenso o vantaggio economico è vietato, e il commercio di organi è un reato. Il terzo è il consenso informato, che deve essere pieno, consapevole e revocabile in qualsiasi momento fino all’intervento, senza che il donatore debba giustificare la propria scelta. Il quarto è la protezione del donatore: il suo interesse ha sempre la precedenza su quello del ricevente, e un donatore non idoneo non va accettato neppure se il ricevente è in condizioni gravi.
Per garantire questi principi, i centri trapianto prevedono una valutazione indipendente da parte di professionisti non coinvolti nella cura del ricevente, che verificano l’assenza di coercizione, la reale comprensione dei rischi e la natura del legame tra donatore e ricevente. Spesso si nomina un medico che segue il donatore come suo riferimento esclusivo, distinto dall’équipe del ricevente. Il quadro normativo generale dell’attività di prelievo e trapianto in Italia, compresa la rete organizzativa che rende possibili anche i programmi di donazione incrociata, è definito dalla legge 91/1999, che regola i prelievi e i trapianti di organi e tessuti.
Valutazione del donatore vivente
La valutazione è lunga e procede per tappe, con l’obiettivo di escludere chi avrebbe un rischio eccessivo e di proteggere chi dona nel lungo periodo. Comprende anamnesi ed esame obiettivo, esami ematici e urinari, valutazione cardiologica e polmonare in base all’età e ai fattori di rischio, screening infettivologico (virus epatitici, HIV, citomegalovirus, virus di Epstein-Barr, tubercolosi latente, sifilide), screening oncologico secondo età e sesso e valutazione psicologica e sociale. Si eseguono la determinazione del gruppo sanguigno, la tipizzazione HLA e il crossmatch con il ricevente.
Nel donatore di rene si misura con accuratezza la funzione renale, si cercano proteinuria ed ematuria, si valutano pressione arteriosa, metabolismo glucidico, peso e familiarità per malattie renali ereditarie come il rene policistico. L’angio-TC studia l’anatomia dei vasi e delle vie urinarie e permette di scegliere quale rene prelevare: al donatore si lascia sempre il rene migliore. Nel donatore di fegato si studiano volume e anatomia del fegato con TC o risonanza, la vascolarizzazione e le vie biliari, la presenza di steatosi, e si calcola il volume del fegato residuo, che deve essere sufficiente a garantire la sicurezza del donatore, oltre al volume del graft, che deve essere adeguato per il ricevente.
Controindicazioni alla donazione
Le controindicazioni assolute comprendono l’incapacità di esprimere un consenso valido, il sospetto di coercizione o di compenso economico, le neoplasie attive, le infezioni trasmissibili non controllabili, le gravi malattie psichiatriche non compensate e le malattie croniche che aumenterebbero in modo significativo il rischio per il donatore. Per la donazione di rene sono controindicazioni tipiche il diabete mellito, una funzione renale ridotta, la proteinuria significativa, l’ipertensione arteriosa con danno d’organo o difficile da controllare, la calcolosi renale ricorrente o bilaterale e le malattie renali ereditarie. Per la donazione di fegato contano la steatosi epatica significativa, le anomalie anatomiche che rendono troppo rischiosa la resezione e un volume residuo insufficiente. Obesità, età avanzata e fumo sono fattori di rischio da pesare caso per caso.
Principi della procedura nel rene e nel fegato
La nefrectomia da donatore vivente si esegue oggi quasi sempre con tecnica mininvasiva, laparoscopica o robotica, che riduce il dolore postoperatorio, la degenza e i tempi di recupero. A parità di condizioni si preferisce il rene sinistro, perché la vena renale sinistra è più lunga e facilita l’anastomosi nel ricevente. Il rene viene poi impiantato nella fossa iliaca del ricevente, con le stesse tecniche del trapianto di rene da donatore deceduto.
La donazione di fegato si basa sulla capacità rigenerativa dell’organo: si preleva il lobo destro, o talvolta il sinistro, per un ricevente adulto, mentre per un bambino è sufficiente il segmento laterale sinistro, con un rischio per il donatore minore. Nei mesi successivi sia il fegato residuo del donatore sia il graft del ricevente aumentano di volume. Un graft troppo piccolo rispetto al fabbisogno del ricevente espone alla sindrome “small-for-size”, con colestasi, ascite e disfunzione dell’organo. La donazione di fegato comporta per il donatore un rischio chirurgico più elevato rispetto a quella di rene, e per questo la selezione è particolarmente severa.
Complicanze nel donatore e nel ricevente
Nel donatore di rene le complicanze precoci sono quelle di ogni chirurgia addominale: sanguinamento, infezioni della ferita, tromboembolismo, complicanze anestesiologiche. Nel lungo periodo la perdita di un rene riduce la riserva funzionale; il rene restante va incontro a ipertrofia compensatoria, ma il donatore ha un rischio lievemente aumentato di ipertensione, di proteinuria e di sviluppare insufficienza renale cronica rispetto a soggetti sani con caratteristiche simili. Per questo è indispensabile un follow-up periodico per tutta la vita, con controllo di pressione, funzione renale e urine. Nel donatore di fegato le complicanze più frequenti sono biliari, come fistole e stenosi, mentre l’insufficienza epatica postoperatoria è rara ma grave.
Nel ricevente, le complicanze sono quelle tipiche del trapianto: il rigetto del trapianto, le infezioni, i tumori e le tossicità degli immunosoppressori, che vengono utilizzati con gli stessi schemi del trapianto da donatore deceduto. Anche quando donatore e ricevente sono consanguinei, l’immunosoppressione resta necessaria, salvo il caso raro dei gemelli monozigoti. Nei trapianti ABO-incompatibili da donatore vivente, possibili grazie alla programmazione, si utilizzano protocolli di desensibilizzazione con rimozione degli anticorpi prima dell’intervento.
Follow-up del donatore vivente
Il follow-up del donatore vivente è un dovere del sistema sanitario e non una scelta facoltativa. Dopo la dimissione si programmano controlli ravvicinati per verificare la guarigione e la ripresa della funzione, poi controlli periodici a lungo termine: nel donatore di rene si monitorano pressione arteriosa, creatinina, filtrato stimato, proteinuria, peso e metabolismo glucidico; nel donatore di fegato la funzione epatica e la rigenerazione. Va curato anche il benessere psicologico, perché la donazione può avere un impatto emotivo, soprattutto se il trapianto non ha avuto l’esito sperato.
Come cade il donatore vivente al concorso ed errori tipici
Al Concorso SSM le domande sul donatore vivente toccano tre aree: l’idoneità (per esempio un potenziale donatore di rene diabetico o con proteinuria), la tecnica (il rene sinistro preferito per la vena più lunga, il segmento laterale sinistro per il bambino) e l’etica (gratuità, volontarietà, consenso revocabile, valutazione indipendente). Gli errori tipici sono pensare che solo i consanguinei possano donare, ritenere che il consenso non sia più revocabile dopo l’inizio della valutazione, credere che un donatore consanguineo non richieda immunosoppressione nel ricevente e dimenticare che il donatore ha bisogno di un follow-up per tutta la vita. Un altro errore frequente è confondere la donazione da vivente con la donazione di organi da donatore deceduto, che segue l’accertamento di morte e regole di allocazione differenti. Per esercitarti su casi clinici e domande di bioetica puoi usare le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia.
In sintesi
Il donatore vivente è una persona sana che dona un rene o una parte di fegato, liberamente, gratuitamente e dopo un consenso informato revocabile. La valutazione è rigorosa e mira a proteggere il donatore, il cui interesse prevale sempre su quello del ricevente. Il rene sinistro è preferito per motivi anatomici; nel fegato il lobo destro serve all’adulto e il segmento laterale sinistro al bambino. Il ricevente ha vantaggi legati alla programmazione e alla qualità dell’organo, ma richiede comunque immunosoppressione. Il donatore deve essere seguito per tutta la vita.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
