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Concorso SSM

Anemia sideroblastica: cause, diagnosi e terapia per l’SSM

6 Ottobre 2026 · admin

Anemia sideroblastica: cause, diagnosi e terapia per l’SSM

L’anemia sideroblastica è un gruppo eterogeneo di anemie, congenite o acquisite, accomunate da un difetto nell’utilizzo del ferro da parte del precursore eritroide per la sintesi dell’eme. Il ferro entra nella cellula ma non viene incorporato nella protoporfirina, si accumula nei mitocondri e forma il reperto che dà il nome alla malattia: i sideroblasti ad anello nel midollo osseo. Per il Concorso SSM è un argomento di confine fra biochimica ed ematologia, e cade spesso come differenziale delle anemie microcitiche o come diagnosi di un caso con alcol, piombo o farmaci.

Che cos’è l’anemia sideroblastica

Il sideroblasto è un eritroblasto che contiene granuli di ferro visibili con la colorazione di Perls. In condizioni normali una parte degli eritroblasti contiene pochi granuli sparsi nel citoplasma. Nel sideroblasto ad anello, invece, il ferro si accumula nei mitocondri, che nell’eritroblasto si dispongono attorno al nucleo: ne risulta una corona di granuli che circonda almeno un terzo della circonferenza nucleare. Quando questi elementi costituiscono una quota consistente dei precursori eritroidi, si parla di anemia sideroblastica.

Il meccanismo comune è un’eritropoiesi inefficace: gli eritroblasti non riescono a completare la sintesi dell’emoglobina e muoiono nel midollo prima di maturare. Ne derivano anemia, reticolociti bassi rispetto al grado di anemia e, paradossalmente, sovraccarico di ferro, perché l’eritropoiesi inefficace sopprime l’epcidina e aumenta l’assorbimento intestinale del ferro. È uno dei punti concettuali chiave: ci sono anemia e accumulo di ferro allo stesso tempo.

Eziopatogenesi e classificazione

Le forme congenite sono rare e la più nota è l’anemia sideroblastica legata all’X, dovuta a mutazioni del gene ALAS2, che codifica l’ALA sintasi eritroide, primo enzima della sintesi dell’eme. Colpisce soprattutto maschi, si manifesta nell’infanzia o anche in età adulta, dà un’anemia microcitica e ipocromica e, in molti casi, risponde alla piridossina, perché il piridossal fosfato è il cofattore dell’enzima. Esistono altre forme ereditarie, legate a difetti del trasporto mitocondriale o della sintesi dei cluster ferro-zolfo, come quelle da mutazioni di SLC25A38, ABCB7 con atassia, o le sindromi mitocondriali come la sindrome di Pearson, che associa anemia sideroblastica e insufficienza pancreatica esocrina.

Le forme acquisite sono molto più frequenti nella pratica. La principale è quella clonale, cioè la sindrome mielodisplastica con sideroblasti ad anello, spesso associata a mutazioni del gene SF3B1, che colpisce soprattutto soggetti anziani e dà un’anemia tipicamente macrocitica o normocitica. Le forme acquisite reversibili sono legate a cause tossiche e carenziali: l’alcol, che interferisce con il metabolismo della piridossina e con più passaggi della sintesi dell’eme; il piombo, che inibisce l’ALA deidratasi e la ferrochelatasi; farmaci come l’isoniazide, che antagonizza la piridossina, il cloramfenicolo e il linezolid; la carenza di rame, anche da eccesso di zinco o dopo chirurgia bariatrica; l’ipotermia.

Quadro clinico

Le manifestazioni sono quelle comuni a tutte le anemie: astenia, dispnea da sforzo, pallore, tachicardia, ridotta tolleranza all’esercizio. A questo si sommano i segni del sovraccarico di ferro, che nelle forme congenite e in quelle trasfusione-dipendenti può essere importante: epatomegalia e fibrosi epatica, diabete, cardiomiopatia con aritmie e insufficienza cardiaca, ipogonadismo e pigmentazione cutanea, con un quadro che ricorda l’emocromatosi. La milza può essere modicamente ingrandita.

Il contesto clinico orienta la causa. Un forte bevitore con anemia, malnutrizione e piastrinopenia fa pensare a una forma alcolica. Un lavoratore esposto a vernici o batterie, oppure un bambino che vive in una casa vecchia, con dolore addominale, stipsi, neuropatia motoria con polso o piede cadente e orletto gengivale, fa pensare all’intossicazione da piombo. Un paziente in terapia antitubercolare con isoniazide senza supplemento di piridossina suggerisce una forma iatrogena. Un anziano con anemia macrocitica refrattaria e sideroblasti ad anello fa pensare a una mielodisplasia.

Diagnosi dell’anemia sideroblastica

Il percorso parte dall’emocromo. Nelle forme congenite il volume corpuscolare medio è ridotto, mentre nelle forme acquisite clonali è normale o aumentato. Un reperto caratteristico è il dimorfismo eritrocitario, cioè la coesistenza di due popolazioni, una ipocromica e una normocromica, che si traduce in un aumento dell’indice di dispersione dei globuli rossi. Lo striscio di sangue periferico può mostrare corpi di Pappenheimer, cioè inclusioni di ferro, e punteggiatura basofila, quest’ultima molto evidente nell’intossicazione da piombo.

L’assetto marziale è il dato che permette di distinguerla dall’anemia sideropenica: sideremia elevata, saturazione della transferrina aumentata, ferritina alta e transferrina normale o ridotta. L’esame decisivo è l’aspirato midollare con colorazione di Perls, che mostra i sideroblasti ad anello e le riserve di ferro aumentate. Lo studio citogenetico e molecolare, compresa la ricerca di mutazioni di SF3B1, serve a inquadrare le forme clonali; nelle forme sospette congenite si eseguono test genetici mirati. A completamento si dosano piombemia e protoporfirina eritrocitaria, rame sierico e ceruloplasmina, e si valutano alcol e farmaci.

Diagnosi differenziale

L’anemia sideroblastica entra nel classico differenziale delle anemie microcitiche, insieme a sideropenia, talassemia e anemia delle malattie croniche. La anemia sideropenica ha ferritina bassa, saturazione bassa e transferrina alta. La talassemia ha ferro normale, globuli rossi numerosi rispetto al grado di anemia, alterazioni all’elettroforesi dell’emoglobina e target cells. L’anemia delle malattie croniche ha ferritina normale o alta ma sideremia bassa, con transferrina ridotta. Solo l’anemia sideroblastica ha contemporaneamente sideremia e ferritina alte. Per avere uno schema d’insieme è utile la scheda sulla classificazione delle anemie.

Le forme macrocitiche acquisite vanno distinte dall’anemia megaloblastica da carenza di vitamina B12 o folati, che ha neutrofili ipersegmentati e risponde alla supplementazione, e dalle altre sindromi mielodisplastiche, con cui condividono la natura clonale.

Terapia

Il primo passo è rimuovere la causa nelle forme reversibili: astensione dall’alcol, sospensione dei farmaci responsabili o somministrazione di piridossina in corso di isoniazide, chelazione nell’intossicazione da piombo, correzione della carenza di rame. In queste forme l’anemia regredisce in genere dopo alcune settimane o mesi.

Nelle forme congenite si tenta sempre la piridossina, che in molti casi di forma legata all’X migliora o normalizza l’emoglobina; la risposta va valutata dopo alcune settimane e la terapia, se efficace, è a lungo termine. Il sovraccarico di ferro va trattato con salassi, se l’anemia lo consente, oppure con chelanti come deferasirox o deferoxamina. Nelle forme gravi e refrattarie si ricorre alle trasfusioni, con chelazione associata, e in casi selezionati al trapianto di cellule staminali.

Nella mielodisplasia con sideroblasti ad anello la terapia segue le regole delle sindromi mielodisplastiche a basso rischio: agenti stimolanti l’eritropoiesi nei pazienti con bassa richiesta trasfusionale, luspatercept, che agisce sulla maturazione eritroide tardiva ed è indicato in particolare nelle forme con sideroblasti ad anello, trasfusioni e chelazione. Un concetto importante è che il ferro orale o endovenoso non va mai dato a questi pazienti: aggraverebbe il sovraccarico.

Errori tipici sull’anemia sideroblastica

L’errore classico è prescrivere ferro davanti a un’anemia microcitica senza aver controllato ferritina e saturazione. Un secondo errore è pensare che sia sempre microcitica: le forme acquisite clonali sono spesso macrocitiche. Un terzo è confondere il sideroblasto ad anello con il normale sideroblasto: conta la disposizione perinucleare, mitocondriale. Un quarto è dimenticare la piridossina nelle forme congenite e nei pazienti trattati con isoniazide. Infine, non va trascurata la ricerca del piombo, soprattutto quando lo striscio mostra punteggiatura basofila e la clinica comprende dolore addominale e neuropatia.

Come cade l’anemia sideroblastica al concorso

Il Concorso SSM la propone soprattutto in tre modi. Il primo è il quesito sul differenziale delle anemie microcitiche, in cui viene fornito un assetto marziale con sideremia e ferritina elevate e si chiede la diagnosi più probabile. Il secondo è il caso clinico eziologico: bevitore cronico, paziente in trattamento per tubercolosi, lavoratore esposto al piombo, con richiesta della causa o della terapia. Il terzo è biochimico: quale enzima è difettivo nella forma legata all’X e quale cofattore la corregge. Per allenare la lettura rapida degli esami serve pratica su casi reali: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate di ematologia che spiegano passo per passo come leggere emocromo, assetto marziale e striscio.

In sintesi

L’anemia sideroblastica è dovuta a un difetto della sintesi dell’eme nell’eritroblasto, con accumulo di ferro nei mitocondri e comparsa di sideroblasti ad anello nel midollo. Le forme congenite, soprattutto quella legata all’X da mutazione di ALAS2, sono microcitiche e spesso sensibili alla piridossina; le forme acquisite sono clonali, nella mielodisplasia con mutazione di SF3B1, oppure reversibili, da alcol, piombo, isoniazide, carenza di rame. Il laboratorio mostra sideremia e ferritina alte, dimorfismo eritrocitario e corpi di Pappenheimer. La terapia rimuove la causa, usa la piridossina quando indicata e tratta il sovraccarico di ferro, che non va mai aggravato con supplementi marziali.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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