Colostomia: tipi, gestione e complicanze per il concorso
6 Ottobre 2026 · admin
La colostomia è la stomia intestinale più conosciuta e, nei concorsi per infermieri e nelle prove di chirurgia, una delle più interrogate. Si tratta di un abboccamento del colon alla parete addominale che permette alle feci di uscire all’esterno, raccolte in un apposito presidio. In questa guida vediamo che cos’è, quando si esegue, quali tipi esistono, come si assiste il paziente, quali complicanze riconoscere e come preparare le domande che cadono più spesso.
Che cos’è la colostomia
La colostomia è un intervento con cui un tratto di colon viene portato attraverso la parete addominale e fissato alla cute, creando uno stoma da cui escono le feci. A differenza dell’ano, lo stoma non ha uno sfintere: l’emissione di feci e gas non è controllabile volontariamente, ed è per questo che serve una sacca di raccolta oppure, in casi selezionati, una tecnica di svuotamento programmato.
Lo stoma colico sano è rosso o rosato, umido, lucido, indolore al tatto e lievemente sporgente. Le sue caratteristiche dipendono dal tratto di colon utilizzato, e questo è il primo concetto da fissare: più lo stoma si trova a valle, verso il sigma, più le feci sono formate e simili a quelle normali; più si trova a monte, verso il colon ascendente, più sono semiliquide e abbondanti. Per un quadro generale sulle derivazioni è utile la pagina dedicata alla stomia.
Indicazioni della colostomia
La causa più frequente di colostomia definitiva è il tumore del retto basso, quando la sede della neoplasia impone l’amputazione addomino-perineale con asportazione del retto e dell’apparato sfinterico: in questo caso non c’è più un tratto distale da ricollegare e lo stoma resta per sempre. Anche il carcinoma del colon può portare a una colostomia, soprattutto quando si presenta con un’occlusione o una perforazione.
Le urgenze rappresentano l’altro grande capitolo. Nella diverticolite perforata con peritonite diffusa, l’intervento di Hartmann prevede la resezione del sigma malato, la chiusura del moncone rettale e il confezionamento di una colostomia terminale, che potrà essere ricanalizzata in un secondo tempo. Situazioni analoghe si presentano nell’occlusione intestinale del colon sinistro, nel volvolo complicato, nei traumi addominali e perineali e nelle fistole complesse. Esistono infine indicazioni pediatriche, come alcune malformazioni anorettali e la malattia di Hirschsprung, in cui la colostomia è un passaggio temporaneo prima della correzione definitiva.
Tipi di colostomia
La prima classificazione è per sede. La colostomia ascendente, oggi poco frequente, produce feci semiliquide e un effluente piuttosto aggressivo per la cute. La trasversa, spesso confezionata in urgenza e talvolta a doppia canna, dà feci pastose. La discendente e soprattutto la sigmoidea, collocate di solito nel quadrante inferiore sinistro dell’addome, producono feci formate e sono le più “fisiologiche”: sono quelle che, in pazienti selezionati, permettono l’irrigazione.
La seconda classificazione è per tecnica. La colostomia terminale ha un solo orifizio, ottenuto portando all’esterno il moncone prossimale del colon sezionato. La colostomia laterale o a doppia canna espone un’ansa intera, aperta sul davanti, con un orifizio afferente da cui escono le feci e uno efferente che comunica con il tratto distale, da cui può uscire muco. Nei primi giorni l’ansa può essere sostenuta da una bacchetta posizionata sotto di essa. La terza classificazione è per durata: temporanea, quando si prevede la ricanalizzazione, o definitiva.
Gestione assistenziale della colostomia
Prima dell’intervento l’infermiere partecipa alla marcatura del sito, valutando l’addome nelle diverse posizioni e scegliendo un punto visibile al paziente, lontano da pieghe, cicatrici e prominenze ossee. Contestualmente si avvia il percorso informativo, con attenzione alle paure e alle domande del paziente. Nel postoperatorio si controllano a ogni turno colore, edema e integrità dello stoma, stato della cute peristomale, ripresa della canalizzazione, prima emissione di gas e feci, dolore e parametri vitali. Il ritorno della funzione intestinale si apprezza in genere nei giorni successivi all’intervento; la prima emissione è spesso liquida o di gas.
Per la scelta del presidio conta la consistenza delle feci. Con feci formate si usano di solito sacche chiuse, sostituite quando sono piene per circa un terzo o la metà, per evitare il distacco da peso. Con feci pastose o semiliquide, come nelle colostomie trasverse, si preferiscono sacche a fondo aperto svuotabili. I sistemi a due pezzi consentono di cambiare la sacca senza staccare ogni volta la placca, con vantaggio per la cute. Molte sacche hanno un filtro al carbone che riduce l’odore e la tensione dei gas.
La sostituzione richiede igiene delle mani, guanti, rimozione delicata della placca dall’alto verso il basso, detersione con acqua tiepida senza disinfettanti, asciugatura accurata, osservazione e misurazione dello stoma, ritaglio del foro adattato e applicazione della nuova placca. Nelle prime settimane lo stoma si riduce di calibro per la risoluzione dell’edema: il foro va rimisurato regolarmente.
L’irrigazione è una tecnica di svuotamento programmato riservata ai pazienti con colostomia sinistra o sigmoidea definitiva, feci formate e buone condizioni generali: si introduce acqua tiepida nello stoma attraverso un cono, ottenendo uno svuotamento del colon che, nei pazienti che rispondono bene, permette periodi senza emissioni e l’uso di un semplice copristoma. Non è indicata nelle colostomie destre o trasverse, nelle stomie temporanee, in presenza di prolasso o ernia importante, né in pazienti che non possono imparare la procedura.
Complicanze della colostomia
Tra le complicanze precoci vanno riconosciute subito l’ischemia e la necrosi, che si presentano con stoma pallido, violaceo o nero e richiedono una segnalazione immediata al chirurgo. Altre complicanze precoci sono il sanguinamento, l’edema marcato, il distacco della giunzione muco-cutanea, la retrazione e le infezioni del sito chirurgico.
Le complicanze tardive più tipiche della colostomia sono l’ernia parastomale, che si manifesta come una tumefazione attorno allo stoma accentuata dagli sforzi, e il prolasso, più frequente nelle colostomie a doppia canna trasverse. La stenosi si riconosce per la difficoltà di emissione e feci di calibro ridotto. Possono comparire stipsi, soprattutto nelle colostomie sinistre, e diarrea, con cause legate all’alimentazione, ai farmaci o a infezioni come quella da Clostridium difficile. Le dermatiti peristomali, quasi sempre irritative, nascono da un foro troppo largo o da infiltrazioni sotto la placca; esistono anche forme allergiche e micotiche e, nei pazienti fragili, lesioni da strappo.
Educazione del paziente con colostomia
L’obiettivo educativo è l’autonomia nella gestione quotidiana. Il paziente deve saper sostituire il presidio, osservare lo stoma e la cute, riconoscere segni di allarme come cambiamento di colore, sanguinamento persistente, assenza prolungata di emissioni con dolore e distensione, tumefazione peristomale. Deve sapere a chi rivolgersi dopo la dimissione e come ottenere i presidi.
Sul piano alimentare, con una colostomia sinistra la dieta resta in genere varia. È utile consumare pasti regolari, masticare con calma, bere a sufficienza, introdurre un alimento nuovo alla volta per capire come viene tollerato e conoscere quali cibi tendono a produrre più gas od odore. L’attività fisica è possibile e utile, con attenzione agli sforzi addominali intensi nelle prime settimane per ridurre il rischio di ernia; esistono fasce di contenimento specifiche. Il recupero della vita sociale, lavorativa e affettiva fa parte del piano assistenziale: immagine corporea e sessualità vanno affrontate con naturalezza, offrendo il supporto dell’ambulatorio di stomaterapia. Per costruire un intervento educativo strutturato è utile ripassare i principi dell’educazione sanitaria.
Errori tipici nella gestione
Gli errori più comuni sono ritagliare il foro troppo largo, applicare creme o oli prima della placca, disinfettare la mucosa, non rimisurare lo stoma nelle prime settimane e lasciare riempire troppo la sacca. Un errore concettuale frequente è proporre l’irrigazione a qualsiasi paziente con colostomia, dimenticando che è adatta solo alle colostomie sinistre con feci formate e a pazienti selezionati. Un altro è confondere l’orifizio afferente con quello efferente in una colostomia a doppia canna, o allarmarsi per la fuoriuscita di muco dall’orifizio distale, che è invece attesa.
Sul versante clinico, l’errore più grave è sottovalutare uno stoma che diventa scuro o un dolore addominale con distensione e assenza di emissioni: sono segni da comunicare senza ritardo.
Come cade la colostomia al concorso
Nei concorsi la colostomia viene chiesta soprattutto attraverso confronti e dettagli pratici. Domande tipiche: in quale quadrante si trova di solito una colostomia sigmoidea (inferiore sinistro); quale colostomia produce feci formate (discendente e sigmoidea); in quali pazienti si può proporre l’irrigazione; che cosa indica uno stoma nerastro; quale sacca è preferibile con feci formate; che cosa caratterizza l’intervento di Hartmann. Ricorrono anche le domande sulla colostomia a doppia canna e sulla bacchetta di supporto.
Un altro classico è il confronto con l’ileostomia: la colostomia sinistra ha effluente meno abbondante e meno aggressivo, minore rischio di disidratazione e sede di solito a sinistra, mentre l’ileostomia è tipicamente a destra con effluente liquido ricco di enzimi. Per consolidare questi automatismi conviene allenarsi su quiz realistici: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che spiegano perché un’opzione è giusta e le altre no.
In sintesi
La colostomia è l’abboccamento del colon alla parete addominale; può essere temporanea o definitiva, terminale o a doppia canna, e le feci sono tanto più formate quanto più lo stoma è distale. Le indicazioni principali sono oncologiche, come il tumore del retto basso, e urgenti, come diverticolite perforata e occlusione. L’assistenza comprende marcatura preoperatoria, osservazione dello stoma, scelta del presidio, cura della cute e, nei pazienti selezionati, irrigazione. Le complicanze da conoscere sono necrosi, retrazione, stenosi, prolasso, ernia parastomale e dermatiti. Al concorso contano sede, consistenza delle feci, presidi e segni di allarme.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
