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Criteri di Beers: farmaci inappropriati nell’anziano

6 Ottobre 2026 · admin

Criteri di Beers: farmaci inappropriati nell’anziano

I criteri di Beers sono lo strumento più conosciuto al mondo per identificare i farmaci potenzialmente inappropriati nell’anziano. Nati negli Stati Uniti e oggi curati dalla American Geriatrics Society, che li aggiorna periodicamente sulla base delle evidenze, sono entrati nella pratica clinica, nella ricerca e nei manuali di farmacologia geriatrica. Per il Concorso SSM rappresentano un argomento ad alto rendimento: poche nozioni di principio e una manciata di esempi di farmaci da conoscere bene permettono di rispondere a molte domande di farmacologia clinica. Vediamo che cosa sono, come sono costruiti, come si usano e quali errori evitare.

Che cosa sono i criteri di Beers

I criteri prendono il nome da Mark Beers, geriatra statunitense che negli anni Novanta propose, insieme a un gruppo di esperti, un elenco di farmaci da evitare nei residenti delle case di riposo. Da allora l’elenco è stato esteso agli anziani in tutti i contesti assistenziali, tranne le cure palliative e di fine vita, ed è stato revisionato più volte con metodologia sistematica, graduando la qualità delle evidenze e la forza delle raccomandazioni.

Si tratta di criteri espliciti, cioè basati su liste di farmaci e situazioni, applicabili anche senza un giudizio clinico approfondito, a differenza dei criteri impliciti, che si basano sulla valutazione caso per caso del singolo paziente. Il loro obiettivo è ridurre l’esposizione a farmaci il cui rischio, nella popolazione anziana, supera generalmente il beneficio o per i quali esistono alternative più sicure. Il punto fondamentale da ricordare è che indicano farmaci potenzialmente inappropriati: non sono un divieto assoluto, ma un segnale che richiede una riflessione.

Perché servono: le peculiarità del paziente anziano

L’anziano metabolizza ed elimina i farmaci in modo diverso. La riduzione della filtrazione glomerulare rallenta l’eliminazione dei farmaci a escrezione renale; l’aumento della quota di grasso corporeo prolunga l’emivita dei farmaci liposolubili come molte benzodiazepine; la minore acqua corporea aumenta le concentrazioni dei farmaci idrosolubili. Sul piano farmacodinamico il sistema nervoso centrale è più sensibile a sedativi e anticolinergici, l’equilibrio è più precario, i meccanismi di compenso pressorio sono meno efficaci.

A tutto questo si aggiunge la polifarmacoterapia, conseguenza della multimorbilità, che aumenta il rischio di interazioni farmacologiche e di reazioni avverse ai farmaci. Gli eventi avversi nell’anziano si manifestano spesso in modo atipico, sotto forma di cadute, delirium, stipsi, ritenzione urinaria o declino funzionale, e rischiano di essere interpretati come nuove malattie. I criteri di Beers nascono proprio per intercettare questi rischi prima che si traducano in danno, e sono uno degli strumenti principali per prevenire la iatrogenesi.

Come sono strutturati

Nella loro forma attuale i criteri sono organizzati in più tabelle, ciascuna con una logica diversa. La prima elenca i farmaci potenzialmente inappropriati nella maggior parte degli anziani, indipendentemente dalle malattie. La seconda riguarda i farmaci da evitare in presenza di specifiche malattie o sindromi, perché possono peggiorarle: per esempio scompenso cardiaco, storia di cadute o fratture, demenza, delirium, malattia di Parkinson, insufficienza renale cronica.

Una terza tabella raccoglie i farmaci da usare con cautela, per i quali il rischio esiste ma l’uso può essere giustificato in determinate condizioni, con monitoraggio. Una quarta elenca le interazioni farmaco-farmaco clinicamente rilevanti da evitare. Una quinta indica i farmaci da evitare o da ridurre di dose in base alla funzione renale. Accompagna i criteri anche un elenco dei farmaci con effetti anticolinergici forti, utile per stimare il carico anticolinergico complessivo del paziente.

Gli esempi da conoscere per il concorso

Più che memorizzare tutte le tabelle, conviene conoscere le classi che ricorrono e il motivo per cui sono considerate a rischio. Gli antistaminici di prima generazione e altri farmaci con forte effetto anticolinergico sono sconsigliati per il rischio di confusione, stipsi, ritenzione urinaria, secchezza delle fauci e declino cognitivo. Fra gli antidepressivi, i triciclici con effetto anticolinergico e sedativo marcato sono da evitare; gli antidepressivi SSRI sono preferibili, ma i criteri ricordano comunque il rischio di iponatriemia e di cadute, raccomandando cautela.

Le benzodiazepine, di qualsiasi durata d’azione, sono considerate potenzialmente inappropriate per l’aumento di deterioramento cognitivo, delirium, cadute, fratture e incidenti stradali; lo stesso vale per gli ipnotici non benzodiazepinici “Z-drugs”. Gli antipsicotici vanno evitati nei disturbi comportamentali della demenza e nel delirium, salvo quando gli interventi non farmacologici abbiano fallito e il paziente rappresenti un pericolo, per l’aumento di ictus, declino cognitivo e mortalità.

In ambito metabolico, le sulfaniluree, specie quelle a lunga durata d’azione, sono a rischio di ipoglicemia prolungata, e l’insulina somministrata con schemi “al bisogno” in base alla glicemia, senza insulina basale, espone a ipoglicemie senza vantaggi sul controllo. Fra i farmaci gastrointestinali, gli inibitori di pompa protonica proseguiti a lungo senza una chiara indicazione sono segnalati per il rischio di infezione da Clostridioides difficile, perdita di massa ossea e fratture. Fra gli analgesici, i FANS non selettivi in uso cronico sono da evitare per sanguinamento gastrointestinale, danno renale e peggioramento dello scompenso, a meno che le alternative non siano praticabili e si associ una gastroprotezione.

Altri esempi classici sono i miorilassanti ad azione centrale, poco efficaci e molto sedativi; il megestrolo, con scarso beneficio sul peso e rischio trombotico; la nitrofurantoina in uso prolungato o con funzione renale ridotta; l’aspirina in prevenzione primaria cardiovascolare nell’anziano, per il bilancio sfavorevole fra beneficio e sanguinamento; la digossina come farmaco di prima linea nella fibrillazione atriale o nello scompenso, quando esistono alternative più sicure.

Come si usano nella pratica clinica

I criteri di Beers vanno inseriti in una revisione strutturata della terapia, non applicati in modo meccanico. Il percorso tipico parte dalla ricognizione completa dei farmaci assunti, inclusi quelli da banco, prosegue con l’identificazione dei farmaci potenzialmente inappropriati e delle interazioni, e arriva a una decisione condivisa con il paziente: mantenere con monitoraggio, ridurre la dose, sostituire con un’alternativa più sicura o sospendere.

La sospensione va pianificata: molti farmaci segnalati, come benzodiazepine, antidepressivi e beta-bloccanti, richiedono una riduzione graduale per evitare sindromi da sospensione o rebound. La deprescrizione è un processo che richiede tempo, spiegazione e monitoraggio, e i criteri ne sono uno strumento, non il fine. Va anche ricordato che i criteri di Beers individuano ciò che è di troppo, ma non ciò che manca: per le omissioni di terapie utili, per esempio una terapia per l’osteoporosi dopo una frattura da fragilità, si usano strumenti complementari come i criteri START, abbinati agli STOPP, che sono stati sviluppati in Europa e sono molto usati anche in Italia.

Infine, l’impiego dei criteri ha un valore che va oltre il singolo paziente: sono usati come indicatori di qualità della prescrizione e negli studi di farmacovigilanza e di farmacoepidemiologia.

Limiti dei criteri di Beers

Come ogni strumento esplicito, i criteri hanno limiti che è utile conoscere anche per le domande. Sono stati sviluppati nel contesto statunitense, per cui alcuni farmaci elencati non sono in commercio in Italia o sono usati diversamente, e viceversa. Non considerano la storia individuale, le preferenze del paziente, l’aspettativa di vita, gli obiettivi di cura. Non affrontano la sottoprescrizione. Non sostituiscono il giudizio clinico: un farmaco presente nella lista può essere la scelta migliore per un paziente specifico, e un farmaco assente può essere dannoso per un altro. Inoltre, non si applicano alle cure palliative e di fine vita, dove le priorità cambiano.

Errori tipici da evitare

Il primo errore è considerare i criteri di Beers come un elenco di farmaci vietati: indicano un rischio potenziale, non una controindicazione assoluta. Il secondo è sospendere bruscamente farmaci che richiedono un decalage. Il terzo è pensare che una terapia senza farmaci elencati sia automaticamente appropriata, dimenticando dosi, interazioni, funzione renale e omissioni. Il quarto è confondere i criteri di Beers, statunitensi e focalizzati sui farmaci da evitare, con i criteri STOPP/START, che includono anche le terapie da iniziare. Il quinto è applicarli a un paziente in fase terminale, dove obiettivi e bilanci rischio-beneficio sono diversi.

Come cadono i criteri di Beers al concorso

Al Concorso SSM i criteri di Beers possono comparire in modo diretto, con domande del tipo “quale dei seguenti farmaci è considerato potenzialmente inappropriato nell’anziano?”, in cui le alternative contengono una benzodiazepina, un antistaminico di prima generazione o un triciclico accanto a farmaci più sicuri. Più spesso compaiono in modo indiretto, dentro un caso clinico: un anziano confuso dopo l’introduzione di un antistaminico sedativo, una caduta in un paziente in terapia con ipnotici, una ritenzione urinaria in un paziente con ipertrofia prostatica che assume un anticolinergico. La risposta corretta è riconoscere il farmaco inappropriato e sospenderlo o sostituirlo.

Per allenarsi a cogliere questi dettagli servono casi ben costruiti e commentati. Sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate di farmacologia clinica e geriatria, con la spiegazione di ogni alternativa, utile per fissare gli esempi principali e il ragionamento che c’è dietro.

In sintesi

I criteri di Beers sono un elenco esplicito, aggiornato periodicamente dalla American Geriatrics Society, di farmaci potenzialmente inappropriati nell’anziano, organizzato per farmaci da evitare in generale, in specifiche malattie, da usare con cautela, interazioni da evitare e aggiustamenti in base alla funzione renale. Le classi da conoscere sono anticolinergici, antistaminici di prima generazione, triciclici, benzodiazepine e ipnotici, antipsicotici nella demenza, sulfaniluree a lunga durata, FANS cronici e inibitori di pompa protonica senza indicazione. Sono uno strumento di supporto alla revisione della terapia e alla deprescrizione, non un divieto, e vanno integrati con il giudizio clinico e con strumenti complementari come STOPP/START.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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