Diagnosi infermieristiche: NANDA, tipi ed esempi
6 Ottobre 2026 · admin
Le diagnosi infermieristiche sono il passaggio che trasforma una raccolta di dati in un giudizio clinico professionale. Permettono all’infermiere di dare un nome preciso ai problemi della persona su cui può intervenire in modo autonomo, di comunicarli con un linguaggio condiviso e di costruire su di essi obiettivi e interventi. Sono un argomento centrale della metodologia infermieristica e compaiono in quasi tutti i concorsi pubblici per infermiere, con domande sulla definizione, sulla struttura, sulle tipologie e sulla differenza con la diagnosi medica.
Che cosa sono le diagnosi infermieristiche
La definizione più citata è quella proposta dalla NANDA International, l’organizzazione nata negli Stati Uniti negli anni Settanta proprio per sviluppare e classificare le diagnosi: la diagnosi infermieristica è un giudizio clinico riguardante una risposta umana a condizioni di salute o processi vitali, o la vulnerabilità a tale risposta, di un individuo, di una famiglia, di un gruppo o di una comunità. Essa fornisce la base per la scelta degli interventi infermieristici volti a ottenere risultati di cui l’infermiere è responsabile.
Gli elementi chiave di questa definizione sono tre. Il primo è il giudizio clinico: la diagnosi non è un’etichetta copiata da un elenco, ma il risultato di un ragionamento sui dati raccolti durante l’accertamento. Il secondo è la risposta umana: l’oggetto della diagnosi non è la malattia, ma il modo in cui la persona reagisce a essa, per esempio con dolore, ansia, difficoltà a muoversi, a nutrirsi, a gestire la terapia. Il terzo è la responsabilità: si formulano diagnosi infermieristiche per problemi che l’infermiere può affrontare con interventi propri e di cui risponde in termini di risultato.
Differenza tra diagnosi infermieristica e diagnosi medica
È una delle domande più classiche dei concorsi. La diagnosi medica identifica una malattia o una condizione patologica, per esempio scompenso cardiaco o frattura di femore; resta in genere invariata finché la malattia è presente ed è orientata al trattamento della patologia. La diagnosi infermieristica descrive la risposta della persona a quella condizione, per esempio intolleranza all’attività o mobilità fisica compromessa; può cambiare anche di giorno in giorno al variare delle risposte ed è orientata a interventi infermieristici.
Due persone con la stessa diagnosi medica possono avere diagnosi infermieristiche molto diverse, perché diverse sono le loro risposte, le loro risorse e il loro contesto. Allo stesso modo una stessa diagnosi infermieristica, come il rischio di caduta, può ritrovarsi in persone con patologie del tutto diverse.
La tassonomia NANDA-I e il linguaggio NNN
La classificazione NANDA International raccoglie le diagnosi approvate, ciascuna con un titolo, una definizione, le caratteristiche definenti, i fattori correlati o i fattori di rischio e, nelle edizioni più recenti, le popolazioni a rischio e le condizioni associate. È organizzata in una struttura gerarchica di domini e classi, che corrispondono a grandi aree della salute come la promozione della salute, la nutrizione, l’eliminazione, l’attività e il riposo, la percezione e la cognizione, il coping, la sicurezza e la protezione, il comfort. Viene aggiornata periodicamente con nuove edizioni, nelle quali alcune diagnosi sono introdotte, modificate o ritirate; per questo è prudente studiare sull’edizione indicata dal proprio corso o dal bando, quando è specificata.
La NANDA si integra con altre due classificazioni: la NOC, che descrive i risultati attesi del paziente con indicatori misurabili, e la NIC, che descrive gli interventi infermieristici con le relative attività. L’insieme delle tre viene chiamato linguaggio NNN e consente di collegare in modo coerente diagnosi, risultati e interventi all’interno di un piano assistenziale condiviso con la persona.
Tipi di diagnosi infermieristiche
La classificazione distingue diverse tipologie. La diagnosi focalizzata sul problema, un tempo chiamata diagnosi reale o attuale, descrive una risposta indesiderata già presente, documentata da caratteristiche definenti; un esempio è il dolore acuto in una persona che riferisce dolore e mostra segni coerenti. La diagnosi di rischio descrive la vulnerabilità a sviluppare una risposta indesiderata: non ha caratteristiche definenti, perché il problema non c’è ancora, ma si fonda sui fattori di rischio, come nel rischio di lesione da pressione o nel rischio di caduta.
La diagnosi di promozione della salute descrive la motivazione e il desiderio della persona di migliorare il proprio benessere, per esempio la disponibilità a migliorare la gestione della propria salute; si applica anche a persone sane. La diagnosi di sindrome raggruppa più diagnosi che tendono a presentarsi insieme e che si affrontano con interventi simili; un esempio noto è la sindrome da disuso, collegata all’immobilità prolungata e vicina al quadro clinico descritto nella sindrome da allettamento. Nelle edizioni passate erano presenti anche le diagnosi di benessere e le diagnosi possibili, che oggi non sono più utilizzate in quella forma: un dettaglio che talvolta compare nei quiz.
Come si formula una diagnosi: il formato PES
Per le diagnosi focalizzate sul problema si usa comunemente il formato PES, proposto da Marjory Gordon. P sta per problema, cioè il titolo diagnostico; E sta per eziologia, cioè i fattori correlati che causano o contribuiscono al problema; S sta per segni e sintomi, cioè le caratteristiche definenti osservate. Nella forma scritta si collega il problema all’eziologia con l’espressione correlato a, e l’eziologia ai segni con l’espressione evidenziato da o come dimostrato da. Un esempio: mobilità fisica compromessa correlata a dolore e a riduzione della forza muscolare, evidenziata da difficoltà nel girarsi nel letto e da riluttanza a muoversi.
Per le diagnosi di rischio si usa una struttura a due parti, PE: il titolo e i fattori di rischio, senza segni e sintomi. Per esempio: rischio di caduta correlato a vertigini, deficit visivo e terapia sedativa. Le diagnosi di promozione della salute si scrivono di norma con il solo titolo, eventualmente accompagnato dalle caratteristiche che dimostrano la motivazione della persona.
La scelta della diagnosi deriva dai dati dell’accertamento, spesso raccolti con scale validate: la scala di Braden per il rischio di lesioni, la scala di Conley o altre per il rischio di caduta, una scala del dolore per quantificare il dolore, scale funzionali per l’autonomia. Più i dati sono completi, più la diagnosi è accurata.
Problemi collaborativi e modello bifocale
Non tutti i problemi del paziente gestiti dall’infermiere sono diagnosi infermieristiche. Lynda Juall Carpenito ha proposto il modello bifocale, che distingue le diagnosi infermieristiche, per le quali l’infermiere prescrive gli interventi principali, dai problemi collaborativi, cioè complicanze fisiologiche potenziali che l’infermiere monitora per individuarne precocemente l’insorgenza e gestisce in collaborazione con il medico, usando sia interventi propri sia interventi prescritti. Si scrivono di solito con la formula complicanza potenziale seguita dal nome della complicanza, per esempio complicanza potenziale: sanguinamento, oppure complicanza potenziale: ipoglicemia.
Questa distinzione è utile per non forzare in forma di diagnosi infermieristica problemi che richiedono un trattamento medico, come un’aritmia o un’emorragia, e per riconoscere nello stesso tempo il ruolo fondamentale dell’infermiere nella sorveglianza. Nell’anziano ricoverato, per esempio, il rischio di delirium viene spesso gestito come problema collaborativo, accanto a diagnosi infermieristiche come la confusione acuta.
Responsabilità ed etica nell’uso delle diagnosi
Formulare una diagnosi significa assumersi la responsabilità di un giudizio clinico e degli interventi che ne derivano. La diagnosi va documentata nella cartella infermieristica, condivisa con l’équipe e rivalutata nel tempo. Sul piano etico va evitato il rischio di etichettare la persona: una diagnosi come non adesione o coping inefficace descrive una situazione, non un giudizio morale, e va formulata con dati oggettivi e rispetto. La persona ha diritto di essere coinvolta nella definizione dei problemi e degli obiettivi, secondo la stessa logica di informazione e condivisione che sta alla base del consenso informato, e i dati che sostengono la diagnosi sono protetti dalla riservatezza.
Errori tipici da evitare
Il primo errore è scrivere una diagnosi medica al posto di quella infermieristica, per esempio polmonite invece di liberazione inefficace delle vie aeree. Il secondo è usare come eziologia una diagnosi medica non modificabile dall’infermiere, mentre i fattori correlati dovrebbero essere, per quanto possibile, aggredibili con interventi infermieristici. Il terzo è confondere fattori correlati e caratteristiche definenti, invertendo cause e manifestazioni. Il quarto è attribuire caratteristiche definenti a una diagnosi di rischio, che per definizione non le ha. Il quinto è formulare diagnosi non supportate dai dati o scrivere giudizi di valore. Infine, è un errore moltiplicare le diagnosi senza stabilire priorità.
Come cadono le diagnosi infermieristiche al concorso
Le diagnosi infermieristiche sono oggetto di quesiti su definizione e significato della sigla NANDA, sulla differenza con la diagnosi medica, sulle tipologie (focalizzata sul problema, di rischio, di promozione della salute, di sindrome), sul formato PES e sul significato delle singole lettere, su quale tipo di diagnosi non abbia caratteristiche definenti, sulla differenza tra diagnosi infermieristica e problema collaborativo, sulla fase del processo assistenziale in cui si formulano. Molti quiz propongono un enunciato e chiedono se sia formulato correttamente.
All’orale si chiede spesso di formulare una o due diagnosi su un caso clinico e di motivarle con i dati. Conviene dichiarare i dati, scegliere il titolo, esplicitare fattori correlati e caratteristiche definenti con le formule correlato a ed evidenziato da, e poi collegare la diagnosi a un obiettivo misurabile. Per esercitarsi su enunciati da correggere e casi clinici, sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che spiegano gli errori più frequenti.
In sintesi
Le diagnosi infermieristiche sono giudizi clinici sulle risposte della persona a problemi di salute o processi vitali, su cui l’infermiere interviene in modo autonomo. La tassonomia più diffusa è quella NANDA-I, integrata con NOC e NIC. Si distinguono diagnosi focalizzate sul problema, di rischio, di promozione della salute e di sindrome; le prime si scrivono con il formato PES, quelle di rischio senza segni e sintomi. Vanno distinte dalla diagnosi medica e dai problemi collaborativi del modello bifocale. Per il concorso servono definizione, tipologie, struttura e capacità di formularle correttamente su un caso.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
