Le prove ufficiali SSM: tutte le domande commentate e le simulazioni del concorsoScopri di più

Concorso SSM

Disturbo da accumulo: guida per il Concorso SSM

6 Ottobre 2026 · admin

Disturbo da accumulo: guida per il Concorso SSM

Il disturbo da accumulo è una condizione psichiatrica caratterizzata dalla difficoltà persistente a separarsi dagli oggetti, indipendentemente dal loro valore reale, a causa del bisogno percepito di conservarli e del forte disagio legato all’idea di eliminarli. Il risultato è un ingombro progressivo degli spazi abitativi, che perdono la loro funzione e possono diventare pericolosi. Inserito tra i disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo, al Concorso Nazionale SSM viene proposto soprattutto per verificare se il candidato lo distingue dal disturbo ossessivo-compulsivo classico e dalle cause neurologiche di accumulo. Quanto segue è materiale di studio.

Che cos’è il disturbo da accumulo: definizione

Per lungo tempo l’accumulo patologico è stato considerato un sintomo o un sottotipo del disturbo ossessivo-compulsivo. Le classificazioni attuali lo descrivono invece come un disturbo autonomo all’interno dello spettro ossessivo-compulsivo, perché differisce dal DOC per fenomenologia, decorso, correlati neurobiologici e risposta alle terapie. Il problema centrale non è la raccolta in sé, ma l’incapacità di disfarsi delle cose: giornali, vestiti, imballaggi, documenti, oggetti rotti, a volte animali.

Molti pazienti presentano anche acquisizione eccessiva, cioè comprano, raccolgono gratuitamente o recuperano oggetti di cui non hanno bisogno e per i quali non c’è spazio; i manuali la indicano come specificazione da riportare quando presente. Un’altra specificazione riguarda il grado di consapevolezza (insight), che può essere buono, scarso o assente: non di rado il paziente non considera problematico il proprio comportamento, e sono i familiari, i vicini o i servizi sociali a segnalare la situazione. I sintomi iniziano spesso in adolescenza e peggiorano con gli anni, così che l’arrivo all’osservazione clinica avviene tipicamente in età adulta o avanzata.

Eziopatogenesi

Le cause del disturbo da accumulo sono multifattoriali. È documentata una forte componente familiare e genetica. Sul piano neuropsicologico si osservano deficit delle funzioni esecutive: difficoltà nel prendere decisioni, nel categorizzare gli oggetti, nell’organizzazione e nel mantenimento dell’attenzione. Il paziente fatica a stabilire che cosa tenere e che cosa buttare perché ogni oggetto appare unico e potenzialmente utile. Gli studi di neuroimaging descrivono un’attività anomala della corteccia cingolata anteriore e dell’insula proprio durante le decisioni sul gettare oggetti personali.

Sul piano cognitivo-emotivo intervengono credenze disfunzionali sugli oggetti: la convinzione che possano servire in futuro, il timore di perdere informazioni importanti, l’attribuzione di un valore affettivo o identitario, il senso di responsabilità verso le cose e verso lo spreco. Eliminare un oggetto provoca ansia, tristezza o senso di colpa; trattenerlo dà sollievo immediato, e questo rinforzo negativo mantiene il comportamento. Eventi stressanti o traumatici, lutti e solitudine sono spesso associati all’esordio o al peggioramento.

Quadro clinico del disturbo da accumulo

Il segno distintivo è l’ingombro: stanze piene fino al soffitto, corridoi ridotti a stretti passaggi, cucine e bagni inutilizzabili, letti occupati dagli oggetti. Le aree della casa non possono essere usate per lo scopo per cui sono state pensate. Se gli spazi sono in ordine, ciò dipende spesso solo dall’intervento di terzi, come familiari, addetti alle pulizie o autorità.

Le conseguenze sono rilevanti: rischio di incendio, cadute, infestazioni da insetti e roditori, condizioni igieniche scadenti, impossibilità di accedere ai servizi o di ricevere cure domiciliari, conflitti familiari e con il vicinato, sfratti. Una forma particolare è l’accumulo di animali, in cui il paziente detiene un numero elevato di animali senza riuscire a garantire loro cure minime, spesso negando la gravità del problema. Il disturbo si associa frequentemente a depressione maggiore, disturbi d’ansia, ADHD con prevalente disattenzione e disturbo ossessivo-compulsivo. Il paziente tende all’isolamento e alla vergogna, il che ritarda la richiesta di aiuto.

Criteri diagnostici

Secondo i criteri descritti dai sistemi nosografici, la diagnosi richiede una difficoltà persistente a gettare o separarsi dai propri beni, indipendentemente dal loro valore effettivo; questa difficoltà è dovuta al bisogno percepito di conservarli e al disagio associato alla loro eliminazione; ne deriva un accumulo che ingombra e congestiona le aree abitative compromettendone sostanzialmente l’uso. L’accumulo deve causare disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento, incluso il mantenimento di un ambiente sicuro per sé e per gli altri.

Due criteri di esclusione sono fondamentali per il concorso: l’accumulo non deve essere attribuibile a un’altra condizione medica, come una lesione cerebrale, una malattia cerebrovascolare o la sindrome di Prader-Willi, e non deve essere spiegato meglio da un altro disturbo mentale, come le ossessioni del DOC, la ridotta energia della depressione, i deliri della schizofrenia, i deficit cognitivi di una demenza o gli interessi ristretti dei disturbi dello spettro autistico. La valutazione comprende un colloquio, eventuali scale specifiche e, quando possibile, l’osservazione diretta o fotografica dell’abitazione, perché il paziente tende a sottostimare l’ingombro.

Diagnosi differenziale

Nel disturbo ossessivo-compulsivo l’eventuale accumulo è secondario a ossessioni tipiche, per esempio la paura che gettando un oggetto possa accadere qualcosa di grave a una persona cara, ed è vissuto come intrusivo ed egodistonico; nel disturbo da accumulo i pensieri sugli oggetti sono in genere egosintonici e il disagio compare solo quando si deve eliminare qualcosa. Nelle demenze, in particolare nella demenza frontotemporale, l’accumulo compare tardivamente insieme a disinibizione, apatia, alterazioni del comportamento alimentare e declino cognitivo; un esordio tardivo e improvviso deve sempre far pensare a una causa neurologica. Lesioni frontali, traumi cranici e ictus possono produrre comportamenti simili.

Va distinto inoltre dal collezionismo normale, che è organizzato, selettivo, fonte di piacere e non compromette l’abitabilità. La sindrome di Diogene, descritta negli anziani, indica un quadro di grave autotrascuratezza, squallore domestico e isolamento che può includere l’accumulo ma ha una fisiopatologia eterogenea, spesso con componenti frontali o dementigene. Infine, nei disturbi psicotici l’accumulo può derivare da convinzioni deliranti, e nella depressione grave la casa può apparire disordinata per mancanza di energia, senza un reale attaccamento agli oggetti.

Terapia: psicoterapia e classi di farmaci

Il trattamento con le prove migliori è la terapia cognitivo-comportamentale specifica per l’accumulo. Comprende un lavoro sulla motivazione, spesso con tecniche di colloquio motivazionale vista la frequente scarsa consapevolezza; un training delle abilità di organizzazione, categorizzazione e presa di decisione; l’esposizione graduale al disagio di scartare oggetti e alla rinuncia ad acquisirne di nuovi; la ristrutturazione delle credenze disfunzionali sul valore e sull’utilità degli oggetti. Le sedute possono svolgersi anche al domicilio. Sono utili gruppi di supporto e il coinvolgimento dei familiari.

La terapia farmacologica ha un ruolo meno definito rispetto al DOC. Gli antidepressivi SSRI vengono impiegati soprattutto per trattare la depressione o l’ansia associate, con una risposta sui sintomi di accumulo generalmente inferiore a quella osservata nel disturbo ossessivo-compulsivo. Sono stati studiati anche farmaci che agiscono sull’attenzione, in considerazione delle alterazioni esecutive, ma senza indicazione consolidata. Lo sgombero forzato dell’abitazione, se non accompagnato da un percorso terapeutico, è di solito vissuto come traumatico e seguito da un rapido nuovo accumulo; quando però esiste un pericolo concreto per la sicurezza, gli interventi dei servizi sociali e sanitari possono rendersi necessari.

Errori tipici

L’errore più comune è considerare il disturbo da accumulo un semplice sottotipo del DOC e quindi attendersi la stessa risposta agli SSRI. Un secondo errore è dimenticare i criteri di esclusione organici: un accumulo comparso per la prima volta in età avanzata, con cambiamenti di personalità, impone una valutazione neurologica e di neuroimaging. Un terzo è ritenere che il paziente sia sempre consapevole e motivato. Un quarto è proporre lo sgombero coatto come soluzione terapeutica. Infine, non va confuso con il collezionismo, che non compromette l’uso degli spazi.

Come cade il disturbo da accumulo al concorso

Le domande sul disturbo da accumulo al concorso si presentano in due modi. Il primo è teorico: in quale gruppo di disturbi è classificato (spettro ossessivo-compulsivo), quale sia il criterio centrale (difficoltà a separarsi dagli oggetti indipendentemente dal valore), quale specificatore descriva l’acquisizione eccessiva. Il secondo è il caso clinico: una persona anziana segnalata dai vicini per la casa invasa da oggetti, che non ritiene di avere un problema. Qui la risposta può dipendere da indizi di deterioramento cognitivo o di disinibizione che orientano verso una demenza frontotemporale piuttosto che verso un disturbo psichiatrico primario.

Per allenare questo ragionamento differenziale servono molti quesiti risolti e spiegati: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia sono pensate proprio per questo. Chi è interessato alla disciplina può approfondire il percorso nella scheda sulla specializzazione in psichiatria.

In sintesi

Il disturbo da accumulo è un disturbo autonomo dello spettro ossessivo-compulsivo, definito dalla difficoltà persistente a separarsi dagli oggetti e dall’ingombro che compromette l’uso della casa. Spesso si associa ad acquisizione eccessiva e a scarsa consapevolezza. Va distinto da DOC, demenze, lesioni cerebrali, depressione, psicosi e collezionismo. La terapia di riferimento è la terapia cognitivo-comportamentale specifica; i farmaci servono soprattutto per le comorbilità.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp