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Concorso SSM

Dito a martello: cause, clinica e trattamento

6 Ottobre 2026 · admin

Dito a martello: cause, clinica e trattamento

Il dito a martello è una deformità delle dita minori del piede caratterizzata dalla flessione dell’articolazione interfalangea prossimale, con l’articolazione interfalangea distale in posizione neutra o in estensione. Il dito assume così una forma “a martello” con l’apice rivolto verso terra e una prominenza dorsale che sfrega contro la scarpa. È una delle deformità più comuni dell’avampiede, colpisce soprattutto il secondo dito e si associa spesso all’alluce valgo e alla metatarsalgia. Al Concorso SSM è utile saperla distinguere dalle deformità simili, il dito ad artiglio e il dito a maglio, e conoscerne le cause neurologiche da non perdere.

Che cos’è il dito a martello

Per capire le deformità delle dita minori bisogna ricordare che ogni dito ha tre articolazioni: la metatarso-falangea (MTF), l’interfalangea prossimale (IFP) e l’interfalangea distale (IFD). L’equilibrio fra muscoli estrinseci (flessori ed estensori lunghi) e intrinseci (interossei e lombricali) mantiene il dito allineato: gli intrinseci flettono la MTF ed estendono le interfalangee, stabilizzando il dito a terra. Quando questo equilibrio si rompe, i muscoli estrinseci prevalgono e il dito si deforma.

Nel dito a martello la deformità principale è la flessione della IFP; la MTF può essere neutra o lievemente estesa e la IFD neutra o estesa. Nel dito ad artiglio, invece, la MTF è iperestesa e sia IFP sia IFD sono flesse: è tipicamente una deformità che coinvolge più dita e spesso ha una causa neurologica. Nel dito a maglio la deformità interessa solo la IFD, in flessione. Questa distinzione, che sembra solo terminologica, è proprio quella che i quesiti d’esame mettono alla prova.

Eziopatogenesi: perché il dito si deforma

La causa più frequente è meccanica e legata alle calzature: scarpe strette in punta, corte o con tacco alto costringono le dita in flessione per lunghi periodi; con il tempo le strutture capsulari e tendinee si adattano e la deformità diventa stabile. Un secondo dito più lungo del primo è particolarmente esposto. L’alluce valgo è un fattore determinante: l’alluce deviato invade lo spazio del secondo dito, che viene spinto in alto o sopra l’alluce, e il trasferimento di carico sovraccarica la seconda MTF, favorendo l’instabilità e la lesione della placca plantare. Il risultato può essere un dito a martello associato a sublussazione dorsale della MTF, il cosiddetto “dito crossover” quando il dito si sposta anche medialmente sopra l’alluce.

Fra le cause sistemiche vanno ricordate le artropatie infiammatorie, in particolare l’artrite reumatoide, in cui la sinovite delle MTF distrugge capsula e legamenti e causa deformità multiple, e il diabete con neuropatia motoria, che indebolisce gli intrinseci. Le malattie neuromuscolari, come la malattia di Charcot-Marie-Tooth, causano deformità ad artiglio diffuse spesso associate al piede cavo. Traumi, sindromi compartimentali della gamba e del piede e un equinismo da retrazione del tricipite surale completano il quadro.

Clinica del dito a martello

Il paziente lamenta dolore sul dorso della IFP, dove il dito sfrega contro la tomaia della scarpa e si forma un’ipercheratosi dorsale (callo), talvolta con borsite o ulcerazione. Possono comparire anche un callo all’apice del dito, che appoggia sulla punta, e callosità plantari sotto la testa metatarsale corrispondente, segno di una metatarsalgia associata. Il dolore si accentua con calzature chiuse e si riduce camminando scalzi o con scarpe ampie.

L’esame obiettivo deve valutare se la deformità è flessibile o rigida, un dato che condiziona il trattamento: nel dito flessibile la deformità si corregge passivamente o con la flessione plantare della caviglia, mentre nel dito rigido rimane fissa. Il “test della spinta” (push-up test), in cui si spinge verso l’alto la testa metatarsale dal lato plantare, permette di vedere se il dito si riallinea. Va testata anche la stabilità della MTF con il test del cassetto verticale: un’instabilità dolorosa indica una lesione della placca plantare. Bisogna sempre valutare il piede nel suo complesso, cercando alluce valgo, piede cavo o retrazione del tricipite, e nel diabetico la sensibilità protettiva e i polsi periferici.

Imaging e classificazione

La diagnosi è clinica. La radiografia del piede sotto carico, in proiezioni dorso-plantare, laterale e obliqua, serve a valutare la posizione della MTF (sublussazione o lussazione), l’eventuale artrosi, la lunghezza relativa dei metatarsi e l’associazione con alluce valgo. In alcuni casi l’ecografia o la risonanza magnetica sono utili per documentare la lesione della placca plantare o escludere altre cause di dolore come un neuroma.

La classificazione più utile in pratica è quella clinica, che distingue la deformità flessibile, correggibile passivamente, dalla deformità rigida, strutturata. Le forme flessibili riflettono uno squilibrio muscolare non ancora fissato; quelle rigide indicano retrazioni capsulari e tendinee consolidate. Esistono poi stadiazioni specifiche dell’instabilità della placca plantare che descrivono la progressione dal semplice dolore alla deviazione del dito fino alla lussazione della MTF.

Trattamento conservativo

Il primo passo è sempre conservativo. Le calzature devono avere una punta ampia e alta, per non comprimere il dorso del dito, e tacco basso. Si usano protezioni in silicone per la prominenza dorsale, separatori interdigitali, tutori che mantengono il dito allineato e plantari con scarico retrocapitato se c’è metatarsalgia. Gli esercizi di rinforzo degli intrinseci, per esempio afferrare un asciugamano con le dita, e lo stretching dei flessori possono essere utili soprattutto nelle forme flessibili. La cura delle ipercheratosi da parte del podologo dà sollievo immediato. Nel paziente diabetico la prevenzione delle ulcere è prioritaria e rientra nella gestione del piede diabetico.

I FANS possono essere usati per brevi periodi in caso di borsite o infiammazione dolorosa; le infiltrazioni nella MTF vanno evitate o usate con estrema cautela, perché possono indebolire ulteriormente la placca plantare.

Trattamento chirurgico

Se i sintomi persistono la chirurgia si sceglie in base alla rigidità e alle deformità associate. Nella deformità flessibile può bastare un intervento sui tessuti molli, come la tenotomia del flessore lungo o il suo trasferimento sul dorso della falange, che trasforma il tendine da deformante a stabilizzante. Nella deformità rigida l’intervento classico è l’artroplastica di resezione della IFP, con asportazione della testa della falange prossimale, oppure l’artrodesi della IFP, stabilizzata con fili metallici o impianti dedicati. Se la MTF è sublussata o instabile si aggiungono il rilascio capsulare dorsale, l’allungamento dell’estensore, la riparazione della placca plantare e talvolta un’osteotomia metatarsale di accorciamento come quella di Weil. Le deformità associate, in primo luogo l’alluce valgo, vanno corrette nello stesso tempo, altrimenti la recidiva è probabile. Le complicanze comprendono recidiva, dito flottante, rigidità, edema prolungato e problemi vascolari del dito. Si tratta di interventi di competenza dell’ortopedico, il cui percorso è descritto nella pagina sulla specializzazione in ortopedia e traumatologia.

Diagnosi differenziale ed errori tipici

Il dito a martello va distinto dal dito ad artiglio e dal dito a maglio sulla base delle articolazioni coinvolte. È importante non fermarsi alla deformità e chiedersi sempre perché è comparsa: deformità ad artiglio di più dita, bilaterali, in un giovane con piede cavo devono far pensare a una neuropatia ereditaria come la Charcot-Marie-Tooth o ad altre cause neurologiche, comprese le lesioni midollari e la spina bifida occulta. Deformità multiple con tumefazione dolorosa delle MTF orientano verso un’artrite reumatoide. Il dolore plantare isolato con parestesie fra le dita suggerisce un neuroma di Morton piuttosto che una deformità.

Gli errori tipici sono confondere dito a martello e dito ad artiglio, non valutare la flessibilità prima di indicare un trattamento, correggere il dito senza trattare l’alluce valgo che lo ha causato e trascurare l’esame neurologico in un paziente con deformità multiple.

Come cade il dito a martello al concorso

Al Concorso SSM il dito a martello compare tipicamente come domanda di definizione, in cui viene chiesta la posizione delle articolazioni e si deve distinguere fra martello, artiglio e maglio, oppure in un caso clinico di donna con alluce valgo e secondo dito deformato con callo dorsale. Varianti più avanzate riguardano il giovane con piede cavo e dita ad artiglio, in cui la domanda chiede l’indagine successiva (esame neurologico ed elettromiografia), oppure il trattamento in base alla flessibilità della deformità.

Per fissare queste distinzioni la cosa migliore è allenarsi su quesiti costruiti come quelli del concorso: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia spiegano ogni opzione, inclusi i distrattori più insidiosi. Ripassare il dito a martello insieme ad alluce valgo, metatarsalgia e piede cavo dà un quadro unitario della patologia dell’avampiede.

In sintesi

Il dito a martello è la flessione dell’interfalangea prossimale di un dito minore, con IFD neutra o estesa; si distingue dal dito ad artiglio (MTF iperestesa e IFP e IFD flesse) e dal dito a maglio (flessione della sola IFD). È causato soprattutto da calzature inadeguate, alluce valgo e instabilità della metatarso-falangea, ma può riconoscere cause reumatologiche e neurologiche. La valutazione chiave è la flessibilità della deformità. Il trattamento parte da calzature ampie, protezioni e tutori; la chirurgia va dalla tenotomia nelle forme flessibili all’artroplastica o artrodesi della IFP nelle forme rigide, correggendo sempre le deformità associate.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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