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Concorso SSM

Emicrania con aura: sintomi, diagnosi e terapia (SSM)

6 Ottobre 2026 · admin

Emicrania con aura: sintomi, diagnosi e terapia (SSM)

L’emicrania con aura è una forma di emicrania primaria in cui l’attacco di dolore è preceduto o accompagnato da sintomi neurologici focali transitori e completamente reversibili, nella maggior parte dei casi visivi. È una condizione frequente, che riguarda una parte consistente dei pazienti emicranici, e ha implicazioni cliniche che vanno oltre il dolore: richiede di distinguere l’aura da un attacco ischemico transitorio, comporta un profilo di rischio vascolare particolare e condiziona alcune scelte terapeutiche, come la contraccezione ormonale. Per il Concorso SSM è un tema classico, spesso proposto in forma di caso clinico o di domanda sulle controindicazioni.

Che cos’è l’emicrania con aura

Secondo la classificazione internazionale delle cefalee, l’emicrania con aura è caratterizzata da attacchi ricorrenti di sintomi neurologici unilaterali, completamente reversibili, visivi, sensitivi o di altro tipo, che si sviluppano gradualmente e sono di solito seguiti da cefalea con caratteristiche emicraniche. I criteri richiedono almeno due attacchi e la presenza di aure con alcune caratteristiche specifiche: diffusione graduale dei sintomi nell’arco di alcuni minuti, successione di sintomi diversi quando l’aura comprende più componenti, durata di ogni singolo sintomo compresa fra pochi minuti e circa un’ora, unilateralità di almeno un sintomo, presenza di almeno un sintomo positivo e comparsa della cefalea durante l’aura o entro un’ora dalla sua fine.

La forma più comune è l’emicrania con aura tipica, con sintomi visivi, sensitivi e/o del linguaggio, senza componenti motorie o del tronco. Esistono poi sottotipi particolari: l’emicrania con aura del tronco (un tempo detta emicrania basilare), con disartria, vertigine, acufeni, diplopia, atassia o riduzione della coscienza; l’emicrania emiplegica, con deficit motorio, nella quale si distinguono forme familiari con mutazioni genetiche note e forme sporadiche; e l’emicrania retinica, con disturbi visivi monoculari. Va anche ricordato che l’aura può presentarsi senza cefalea successiva, condizione chiamata aura tipica senza cefalea, più frequente con l’avanzare dell’età.

Eziopatogenesi

Il substrato fisiopatologico dell’aura è la cortical spreading depression, o depressione corticale diffusa: un’onda di intensa depolarizzazione neuronale e gliale che si propaga lentamente sulla corteccia, seguita da una fase prolungata di soppressione dell’attività. La velocità di propagazione dell’onda è coerente con la lenta marcia dei sintomi che il paziente descrive, ad esempio uno scotoma scintillante che si allarga attraverso il campo visivo. La fase di depolarizzazione spiega i sintomi positivi (luci, scintillii, formicolii), la fase di depressione quelli negativi (scotoma, ipoestesia).

La depressione corticale diffusa attiva il sistema trigeminovascolare, con rilascio di neuropeptidi vasoattivi come il CGRP (peptide correlato al gene della calcitonina), infiammazione neurogena delle meningi e sensibilizzazione delle vie del dolore: è il ponte fra aura e cefalea. Il ruolo del CGRP è il fondamento razionale delle terapie moderne con anticorpi monoclonali e gepanti. Esiste una componente genetica rilevante: nelle forme di emicrania emiplegica familiare sono state identificate mutazioni in geni che codificano canali ionici e pompe di membrana, che aumentano l’eccitabilità corticale.

L’emicrania, e in particolare l’emicrania con aura, è più frequente nel sesso femminile e risente delle fluttuazioni ormonali. Studi epidemiologici hanno associato l’emicrania con aura a un aumento del rischio di ictus ischemico, soprattutto nelle giovani donne, con un effetto che si amplifica in presenza di fumo e di contraccettivi estroprogestinici. Sono inoltre descritte associazioni con il forame ovale pervio e con lesioni della sostanza bianca alla risonanza, il cui significato clinico è ancora discusso.

Quadro clinico

L’aura visiva è la più frequente. La forma classica è lo spettro di fortificazione: una linea a zig-zag luminosa, spesso colorata, che parte vicino al punto di fissazione e si espande lentamente verso la periferia lasciando dietro di sé uno scotoma, cioè un’area di visione assente o offuscata. Il disturbo è omonimo, interessa cioè lo stesso emicampo di entrambi gli occhi, anche se il paziente spesso lo attribuisce a un solo occhio. Altre aure visive comprendono fotopsie, visione offuscata o tremolante e distorsioni delle forme.

L’aura sensitiva è la seconda per frequenza: parestesie, formicolio o puntura di spilli che partono dalla mano e risalgono lungo l’arto superiore fino al volto e alla lingua, con una distribuzione chiamata cheiro-orale, seguita talvolta da ipoestesia. L’aura del linguaggio si manifesta con difficoltà a trovare le parole o con disturbi di tipo afasico. I sintomi si susseguono in genere uno dopo l’altro, non tutti insieme, ed è proprio questa marcia lenta e progressiva a caratterizzare l’aura.

La cefalea che segue ha le caratteristiche tipiche dell’emicrania: dolore spesso unilaterale, pulsante, di intensità moderata o severa, aggravato dall’attività fisica di routine, accompagnato da nausea, vomito, fotofobia e fonofobia, con durata da alcune ore fino a pochi giorni se non trattato. Alcuni pazienti presentano prodromi ore prima dell’attacco, come sbadigli, irritabilità, desiderio di cibi particolari, rigidità del collo, e una fase postdromica di stanchezza e difficoltà di concentrazione.

Diagnosi dell’emicrania con aura

La diagnosi dell’emicrania con aura è clinica e si basa su un’anamnesi accurata: modalità di esordio dei sintomi, loro durata, sequenza, unilateralità, presenza di fenomeni positivi, relazione temporale con la cefalea, storia familiare e ripetitività degli episodi. Il diario delle cefalee aiuta a definire frequenza e fattori scatenanti. L’esame neurologico tra gli attacchi è normale.

Gli esami strumentali non servono quando il quadro è tipico e stabile nel tempo. Sono invece indicati in presenza di segni d’allarme: primo episodio di aura dopo i cinquant’anni, aura sempre dallo stesso lato, aura prolungata oltre la durata attesa, sintomi esclusivamente negativi a esordio improvviso, deficit motori, aura senza cefalea in età avanzata, cambiamento del pattern abituale, esame neurologico alterato, sintomi sistemici. In questi casi la risonanza magnetica dell’encefalo è l’esame di scelta, eventualmente con angio-RM; in urgenza una TC dell’encefalo esclude emorragie e lesioni occupanti spazio. L’elettroencefalogramma è utile solo nel sospetto di crisi epilettiche occipitali, che possono simulare un’aura visiva.

Terapia

La terapia dell’attacco si basa sui farmaci sintomatici. Nei casi lievi o moderati si usano FANS come ibuprofene, naprossene, diclofenac o acido acetilsalicilico, oppure il paracetamolo, spesso associati a un antiemetico procinetico come la metoclopramide o il domperidone. Negli attacchi moderati o severi, o nei pazienti che non rispondono ai FANS, si usano i triptani, agonisti dei recettori serotoninergici 5-HT1B/1D. Un punto specifico dell’emicrania con aura è il momento di assunzione: il triptano va preso all’inizio della cefalea e non durante l’aura, perché assunto in fase di aura è poco efficace. I triptani sono controindicati nella cardiopatia ischemica, nella vasculopatia cerebrale e periferica, nell’ipertensione non controllata e, per prudenza, nelle forme emiplegiche e del tronco. Alternative più recenti sono i gepanti, antagonisti del recettore del CGRP, e i ditani, agonisti 5-HT1F privi di effetto vasocostrittore.

La profilassi è indicata quando gli attacchi sono frequenti, invalidanti, non rispondono alla terapia sintomatica o quando c’è rischio di uso eccessivo di farmaci. Le opzioni classiche sono i beta-bloccanti (propranololo, metoprololo), la flunarizina tra i calcio-antagonisti, l’amitriptilina, il topiramato e altri antiepilettici, il candesartan. La lamotrigina è stata proposta in particolare per ridurre la frequenza delle aure. Nelle forme croniche o refrattarie si utilizzano gli anticorpi monoclonali contro il CGRP o il suo recettore e la tossina botulinica, quest’ultima indicata per l’emicrania cronica. Fondamentali sono le misure non farmacologiche: regolarità del sonno e dei pasti, attività aerobica, gestione dello stress, riconoscimento dei fattori scatenanti.

Un aspetto specifico riguarda la contraccezione: nelle donne con emicrania con aura i contraccettivi estroprogestinici combinati sono considerati controindicati per l’aumento del rischio di ictus ischemico; si preferiscono metodi con solo progestinico o non ormonali. Va inoltre incoraggiata con decisione la cessazione del fumo e corretti gli altri fattori di rischio vascolare.

Diagnosi differenziale

Il differenziale più importante è l’attacco ischemico transitorio. L’aura ha una marcia progressiva, sintomi positivi, successione dei sintomi e ripetitività nel tempo; il TIA ha invece un esordio improvviso, sintomi di solito negativi (perdita di forza, di vista o di sensibilità) che compaiono contemporaneamente, ed è più frequente nell’anziano con fattori di rischio vascolare. Un primo episodio di presunta aura in un paziente anziano va sempre considerato un evento cerebrovascolare finché non si dimostra il contrario, nel contesto della valutazione dell’ictus ischemico.

Altri differenziali sono le crisi epilettiche focali occipitali, con allucinazioni visive colorate e circolari di breve durata; le malformazioni artero-venose, specie se l’aura è sempre dallo stesso lato; la dissezione carotidea o vertebrale, che può dare cefalea con sintomi focali; l’emorragia subaracnoidea nelle cefalee improvvise; la sindrome da vasocostrizione cerebrale reversibile; il distacco di retina per i sintomi monoculari; patologie genetiche come la CADASIL, in cui l’emicrania con aura può essere il sintomo d’esordio. La sindrome MELAS e l’arterite a cellule giganti vanno considerate in contesti specifici.

Errori tipici

L’errore più grave è etichettare come aura un deficit improvviso e negativo in un paziente anziano, perdendo un TIA o un ictus. Al contrario, è un errore anche sottoporre a esami ripetuti un paziente giovane con aure tipiche e stabili negli anni. Un errore ricorrente nei quesiti è far assumere il triptano durante l’aura anziché all’inizio del dolore, o prescriverlo nelle forme emiplegiche o del tronco.

Altri errori frequenti: prescrivere un estroprogestinico combinato a una donna con emicrania con aura, non indagare il fumo, interpretare come monoculare un disturbo visivo omonimo senza verificarlo chiudendo alternativamente gli occhi, e trascurare il rischio di cefalea da uso eccessivo di farmaci nei pazienti con attacchi frequenti non coperti da profilassi.

Come cade l’emicrania con aura al concorso

Nelle domande del concorso l’emicrania con aura compare in alcuni scenari ricorrenti. Il più tipico è la giovane donna che descrive una linea luminosa a zig-zag che si allarga lentamente nel campo visivo per alcune decine di minuti, seguita da cefalea pulsante con nausea e fotofobia: si chiede la diagnosi o il meccanismo fisiopatologico (depressione corticale diffusa). Un secondo scenario chiede quale contraccettivo evitare (estroprogestinico combinato) e perché (rischio di ictus ischemico).

Altre domande frequenti riguardano il momento giusto per assumere il triptano, le controindicazioni ai triptani, il ruolo del CGRP come bersaglio terapeutico, i farmaci di profilassi e il confronto con il TIA o con la cefalea tensiva, che non ha aura né caratteristiche pulsanti. Per allenarsi su questi casi e sui distrattori più comuni è utile la Piattaforma Accademia, con simulazioni commentate in cui ogni opzione viene spiegata.

In sintesi

L’emicrania con aura è un’emicrania primaria in cui la cefalea è preceduta o accompagnata da sintomi neurologici focali reversibili, soprattutto visivi e sensitivi, con marcia lenta e successione dei sintomi. Alla base c’è la depressione corticale diffusa, che attiva il sistema trigeminovascolare con rilascio di CGRP. La diagnosi è clinica; gli esami servono solo con segni d’allarme. L’attacco si tratta con FANS, paracetamolo e triptani da assumere all’inizio del dolore, la profilassi con beta-bloccanti, flunarizina, amitriptilina, topiramato e anti-CGRP. Gli estroprogestinici combinati vanno evitati e il fumo va sospeso per il rischio vascolare. Distinguere l’aura dal TIA è la competenza chiave.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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