Le prove ufficiali SSM: tutte le domande commentate e le simulazioni del concorsoScopri di più

Concorso SSM

Frattura di Jones: quinto metatarso e concorso SSM

6 Ottobre 2026 · admin

Frattura di Jones: quinto metatarso e concorso SSM

La frattura di Jones è una frattura della porzione prossimale del quinto metatarso, localizzata alla giunzione fra metafisi e diafisi. È un argomento piccolo solo in apparenza: al Concorso SSM viene usato per verificare se il candidato sa distinguere tre lesioni della stessa regione che hanno prognosi e trattamento molto diversi. La comune avulsione della tuberosità guarisce quasi sempre con poco; la frattura di Jones, invece, cade in una zona poco vascolarizzata e tende a consolidare male. In questo articolo vediamo anatomia, meccanismo, clinica, imaging, regole cliniche, trattamento, complicanze ed errori tipici.

Che cos’è la frattura di Jones

Il quinto metatarso ha una base allargata, la tuberosità, che sporge sul margine laterale del piede ed è facilmente palpabile. Sulla tuberosità si inseriscono il tendine del peroneo breve e, sul versante plantare, la banda laterale della fascia plantare; il peroneo terzo si inserisce più distalmente sul dorso della base. La base si articola con il cuboide e, medialmente, con il quarto metatarso attraverso una piccola faccetta.

Per descrivere le fratture prossimali del quinto metatarso si usa una suddivisione in tre zone. La zona 1 è la tuberosità: qui si verificano le fratture da avulsione, spesso chiamate impropriamente pseudo-Jones. La zona 2 è la giunzione metafiso-diafisaria, all’altezza dell’articolazione fra quarto e quinto metatarso: è la sede della vera frattura di Jones, la cui rima tipicamente si estende verso l’articolazione intermetatarsale. La zona 3 è la diafisi prossimale, distale ai legamenti intermetatarsali, dove si osservano soprattutto fratture da stress.

Il motivo per cui questa distinzione è così importante è vascolare. La zona 2 si trova in un’area spartiacque (watershed) fra la vascolarizzazione metafisaria e quella dell’arteria nutritizia diafisaria: l’apporto ematico è povero e la consolidazione è più lenta e meno affidabile. A questo si aggiungono forze meccaniche sfavorevoli, perché durante il passo la regione è sottoposta a sollecitazioni ripetute.

Meccanismo di lesione

La frattura di Jones acuta si produce classicamente per una forza di adduzione applicata all’avampiede con la caviglia in flessione plantare e il retropiede che non segue il movimento: è il caso dell’atleta che cambia bruscamente direzione caricando sul bordo laterale del piede, del giocatore di calcio o di pallacanestro, ma anche di chi atterra male da un salto. Il dolore compare improvviso, a volte con la sensazione di uno schiocco.

L’avulsione della tuberosità nasce invece da un meccanismo di inversione, lo stesso delle distorsioni laterali di caviglia: la trazione esercitata dalla banda laterale della fascia plantare e dal peroneo breve strappa un frammento della tuberosità. È per questo che la lesione si presenta spesso come una “distorsione” e viene confusa con essa.

Le fratture da stress della zona 3, e talvolta anche della zona 2, compaiono invece con un quadro subdolo: dolore laterale del piede insorto gradualmente in sportivi o in persone che hanno aumentato rapidamente il carico di lavoro, talvolta con un piede cavo-varo che concentra il carico sul margine laterale, fino a un episodio acuto su osso già indebolito. Il riconoscimento di sintomi prodromici è utile perché le fratture su base da stress hanno un comportamento ancora meno favorevole.

Quadro clinico

Il paziente riferisce dolore sul bordo laterale del piede, tumefazione ed ecchimosi alla base del quinto metatarso, difficoltà o impossibilità a caricare il peso e zoppia. La palpazione evoca dolore localizzato: più prossimale, sulla tuberosità, nelle avulsioni; qualche centimetro più distale, alla giunzione metafiso-diafisaria, nella frattura di Jones. Le manovre di inversione contro resistenza o di eversione passiva possono accentuare il dolore. È importante esaminare anche la caviglia, perché l’avulsione della tuberosità e la distorsione laterale condividono il meccanismo e possono coesistere.

Nei pazienti sportivi è utile indagare la presenza di un dolore laterale nelle settimane precedenti, che orienta verso una componente da stress, e osservare l’allineamento del retropiede in carico, perché un varismo favorisce le recidive.

Regole di Ottawa e imaging

Le regole di Ottawa per il piede indicano la radiografia del piede quando c’è dolore nella regione del mesopiede e almeno uno fra dolorabilità alla base del quinto metatarso, dolorabilità allo scafoide tarsale e incapacità di caricare il peso per quattro passi sia subito dopo il trauma sia in pronto soccorso. Questa regola, insieme a quella per la caviglia, è particolarmente utile nel paziente con sospetta distorsione di caviglia: palpare sempre la base del quinto metatarso evita di perdere le fratture di questa sede.

La radiografia del piede in proiezione dorso-plantare, obliqua e laterale permette di localizzare la rima. La proiezione obliqua è particolarmente utile per visualizzare la base del quinto metatarso. Il criterio pratico è anatomico: se la rima termina nell’articolazione cubo-metatarsale si tratta in genere di un’avulsione della tuberosità; se si dirige verso l’articolazione fra quarto e quinto metatarso è una frattura di Jones; se è più distale, nella diafisi, è verosimilmente una frattura da stress della zona 3. Segni di sclerosi dei margini, reazione periostale o rima allargata suggeriscono una componente cronica. Quando la radiografia è negativa ma il sospetto di frattura da stress è alto, la risonanza magnetica e, in alternativa, la TC o la scintigrafia ossea possono documentare la lesione.

Diagnosi differenziale: le trappole radiografiche

Nel bambino e nell’adolescente è presente l’apofisi della base del quinto metatarso, un nucleo di ossificazione secondario che appare come un piccolo frammento osseo laterale. La sua linea di separazione è orientata parallelamente all’asse lungo del metatarso, mentre le rime di frattura sono di norma trasversali od oblique. Confondere l’apofisi con una frattura è un errore classico, che si evita con questa semplice osservazione e, se necessario, con il confronto con il piede controlaterale. Lo stesso concetto di cartilagine di accrescimento è approfondito per le altre sedi nell’articolo sui distacchi epifisari.

Altri elementi che possono simulare una frattura sono le ossa accessorie, come l’os peroneum, situato nel tendine del peroneo lungo vicino al cuboide, e l’os vesalianum, adiacente alla base del quinto metatarso: hanno margini lisci e corticalizzati. In diagnosi differenziale rientrano infine la distorsione laterale di caviglia, la tendinopatia o la rottura dei peronei, le fratture del cuboide e, nel paziente con neuropatia, le lesioni del piede diabetico.

Trattamento della frattura di Jones

Le avulsioni della tuberosità (zona 1) si trattano quasi sempre in modo conservativo e funzionale: scarpa rigida, tutore o bendaggio, carico consentito secondo tolleranza e ripresa progressiva. La chirurgia è riservata ai frammenti molto scomposti o con coinvolgimento articolare importante.

La frattura di Jones acuta (zona 2) richiede un approccio diverso. Il trattamento conservativo prevede un apparecchio gessato o un tutore con scarico per alcune settimane, seguito da carico progressivo sotto controllo radiografico; è un’opzione valida per molti pazienti, a patto di accettare tempi di guarigione lunghi e un rischio non trascurabile di ritardo di consolidazione. Nell’atleta e nel paziente con elevate richieste funzionali si preferisce spesso la fissazione chirurgica con vite intramidollare, che accelera il ritorno all’attività e riduce il rischio di pseudoartrosi. La chirurgia è indicata anche nelle fratture con componente da stress cronica, nelle rifratture e nelle pseudoartrosi, dove alla vite si può associare un innesto osseo.

Le fratture da stress della zona 3 vengono gestite con scarico prolungato oppure con sintesi, in base ai segni radiografici di cronicità e alle esigenze del paziente. In tutti i casi è utile correggere i fattori predisponenti, come il retropiede varo o il sovraccarico improvviso.

Complicanze ed errori tipici

La complicanza caratteristica della frattura di Jones è il ritardo di consolidazione o la pseudoartrosi, conseguenza diretta della scarsa vascolarizzazione della zona 2. Altre complicanze sono la rifrattura, soprattutto con ritorno precoce allo sport o dopo la rimozione dei mezzi di sintesi, il dolore persistente sul bordo laterale del piede, l’irritazione da vite, la lesione del ramo del nervo surale durante l’intervento e, raramente, l’infezione.

Gli errori tipici sono quattro: chiamare “Jones” qualsiasi frattura della base del quinto metatarso, quando la maggior parte delle lesioni è un’avulsione della tuberosità; trattare una vera Jones come un’avulsione, concedendo il carico precoce; scambiare l’apofisi del ragazzo per una frattura; non palpare la base del quinto metatarso in una presunta distorsione di caviglia.

Come cade la frattura di Jones al concorso

Il formato più tipico è il caso clinico di un giovane calciatore o cestista con dolore improvviso al bordo laterale del piede dopo un cambio di direzione, con una radiografia che mostra una rima alla giunzione metafiso-diafisaria del quinto metatarso. Le domande possono chiedere la diagnosi, la complicanza più temuta (la pseudoartrosi, legata alla zona spartiacque vascolare) o il trattamento più appropriato per un atleta (la vite intramidollare). Un altro schema mette a confronto avulsione della tuberosità e frattura di Jones, chiedendo quale delle due consenta il carico precoce. Infine non mancano i quesiti sulle regole di Ottawa, in cui la dolorabilità della base del quinto metatarso è uno dei criteri per la radiografia del piede, e quelli che chiedono quale tendine sia coinvolto nel meccanismo di avulsione.

Per chi sta valutando la specializzazione in ortopedia e traumatologia, la traumatologia del piede è un ambito ricco di decisioni fini. Se vuoi verificare il ragionamento su casi come questo, le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia spiegano anche perché le risposte errate sono plausibili ma sbagliate.

In sintesi

La frattura di Jones è la frattura della giunzione metafiso-diafisaria del quinto metatarso (zona 2), da distinguere dall’avulsione della tuberosità (zona 1) e dalle fratture da stress della diafisi prossimale (zona 3). Nasce tipicamente da un’adduzione dell’avampiede con caviglia in flessione plantare e si presenta con dolore laterale del piede e difficoltà al carico. Le regole di Ottawa per il piede includono la dolorabilità della base del quinto metatarso. La radiografia localizza la rima, tenendo presente che l’apofisi del ragazzo è longitudinale. Per la vascolarizzazione povera, il rischio principale è la pseudoartrosi: il trattamento conservativo richiede scarico, mentre negli atleti si preferisce spesso la vite intramidollare.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp