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Concorso SSM

Immunoglobuline: classi, dosaggio e interpretazione

5 Ottobre 2026 · admin

Immunoglobuline: classi, dosaggio e interpretazione

Le immunoglobuline sono le glicoproteine prodotte dai linfociti B differenziati in plasmacellule che svolgono la funzione di anticorpi, riconoscendo in modo specifico gli antigeni. Il loro dosaggio nel siero, quantitativo per classe e qualitativo con elettroforesi e immunofissazione, è un esame di laboratorio centrale in immunologia, ematologia, reumatologia, infettivologia e pediatria. Serve a riconoscere le immunodeficienze primitive e secondarie, a individuare e monitorare le gammopatie monoclonali come il mieloma multiplo, a interpretare le ipergammaglobulinemie policlonali delle malattie croniche e a studiare le allergie mediate da IgE. Per il Concorso SSM le immunoglobuline sono un argomento trasversale e ricorrente: le domande vanno dalla struttura molecolare alla clinica.

Che cosa sono le immunoglobuline

Ogni immunoglobulina è formata da due catene pesanti identiche e due catene leggere identiche, unite da ponti disolfuro. Le catene leggere sono di tipo kappa o lambda; le catene pesanti definiscono la classe: gamma per le IgG, alfa per le IgA, mu per le IgM, delta per le IgD, epsilon per le IgE. La porzione Fab, con le regioni variabili, lega l’antigene; la porzione Fc media le funzioni effettrici, come il legame ai recettori delle cellule immunitarie e l’attivazione del complemento.

Le IgG sono la classe più abbondante nel siero, la principale della risposta secondaria, l’unica che attraversa la placenta e conferisce al neonato l’immunità passiva nei primi mesi; si dividono in sottoclassi con proprietà diverse. Le IgM sono pentameriche, prodotte per prime nella risposta primaria, molto efficaci nell’attivare il complemento e non attraversano la placenta: per questo IgM specifiche nel neonato indicano un’infezione congenita. Le IgA sono la classe delle mucose, presenti come dimeri con componente secretoria nelle secrezioni e nel latte materno. Le IgE legano i mastociti e i basofili e mediano l’ipersensibilità immediata e la difesa antiparassitaria. Le IgD sono presenti soprattutto sulla membrana dei linfociti B naïve.

Indicazioni al dosaggio

Il dosaggio delle classi principali è indicato nel sospetto di immunodeficienza: infezioni ricorrenti, gravi o da germi inusuali, in particolare infezioni sinopolmonari da batteri capsulati, bronchiectasie inspiegate, diarrea cronica da giardia, risposta scarsa ai vaccini. Nel bambino maschio con infezioni ricorrenti dopo i primi mesi di vita e assenza di linfociti B si pensa all’agammaglobulinemia di Bruton; nell’adulto con ipogammaglobulinemia acquisita e infezioni ricorrenti all’immunodeficienza comune variabile.

L’altra grande indicazione è il sospetto di gammopatia monoclonale: anemia, ipercalcemia, insufficienza renale, lesioni ossee litiche, VES molto elevata, proteine totali alte con albumina bassa, oppure un picco rilevato all’elettroforesi delle proteine. In questi casi si eseguono immunofissazione, dosaggio delle catene leggere libere nel siero e ricerca della proteinuria di Bence Jones. Il dosaggio delle IgE totali e specifiche è utile in allergologia e in alcune condizioni come l’aspergillosi broncopolmonare allergica; il dosaggio delle IgA totali è indispensabile nella diagnosi sierologica della celiachia, perché il deficit di IgA rende falsamente negativi gli anticorpi di classe IgA.

Controindicazioni e limiti

Il dosaggio sierico richiede un semplice prelievo venoso e non ha controindicazioni. I limiti sono interpretativi. Nel neonato e nel lattante i livelli vanno letti secondo valori di riferimento per età, perché le IgG materne si riducono nei primi mesi e la produzione propria cresce gradualmente: il fisiologico calo transitorio intorno al terzo-sesto mese non va confuso con un’immunodeficienza. La somministrazione recente di immunoglobuline endovena o di emoderivati altera i valori. Livelli normali di immunoglobuline totali non escludono un deficit funzionale, che si studia valutando la risposta anticorpale ai vaccini proteici e polisaccaridici.

Tecnica in sintesi

Le classi IgG, IgA e IgM si dosano nel siero con metodi immunochimici come la nefelometria o la turbidimetria; le IgE, presenti in concentrazioni molto più basse, con metodi immunometrici più sensibili. L’elettroforesi delle proteine sieriche separa le frazioni in base alla carica: le immunoglobuline migrano soprattutto nella regione gamma. L’immunofissazione identifica la classe di catena pesante e il tipo di catena leggera di una componente monoclonale, anche quando è troppo piccola per essere vista all’elettroforesi. Il dosaggio delle catene leggere libere kappa e lambda nel siero, con il loro rapporto, è fondamentale nelle gammopatie a sole catene leggere e nell’amiloidosi AL. Lo stesso approccio si applica alle urine per la proteinuria di Bence Jones.

Complicanze e rischi

Il prelievo venoso comporta solo i rischi minimi di ogni venipuntura. Le complicanze rilevanti riguardano invece la terapia con immunoglobuline, che si usa nelle immunodeficienze con difetto anticorpale e, ad alte dosi, come immunomodulante in malattie come la trombocitopenia immune, la sindrome di Guillain-Barré e la malattia di Kawasaki. Possono comparire reazioni infusionali con febbre, cefalea e brividi, cefalea da meningite asettica, trombosi, danno renale con alcune formulazioni ed emolisi. Nel paziente con deficit selettivo di IgA e anticorpi anti-IgA esiste il rischio di anafilassi dopo somministrazione di emoderivati contenenti IgA, un classico quesito d’esame.

Interpretazione dei risultati

Una riduzione di tutte le classi indica un’ipogammaglobulinemia, primitiva o secondaria. Tra le cause secondarie vanno sempre considerate la perdita di proteine, come nella sindrome nefrosica e nelle enteropatie protidodisperdenti, i farmaci immunosoppressori, inclusi gli anticorpi anti-CD20, e le neoplasie linfoidi come la leucemia linfatica cronica e lo stesso mieloma, in cui la componente monoclonale si accompagna alla soppressione delle immunoglobuline normali. Il deficit selettivo di IgA, l’immunodeficienza primitiva più frequente, è spesso asintomatico ma si associa a infezioni mucose, celiachia e malattie autoimmuni. Le IgM elevate con IgG e IgA basse fanno pensare alla sindrome da iper-IgM.

Un aumento policlonale, con un rialzo diffuso della regione gamma, si osserva nelle infezioni croniche, nella cirrosi epatica, nelle epatiti autoimmuni, nelle connettiviti e nell’HIV. Un aumento monoclonale, cioè un picco stretto con una sola catena pesante e un solo tipo di catena leggera, indica una proliferazione clonale: gammopatia monoclonale di significato incerto, mieloma multiplo, macroglobulinemia di Waldenström nel caso di IgM monoclonale, linfomi, amiloidosi AL. Le IgE elevate si trovano nelle malattie atopiche, nelle parassitosi, nell’aspergillosi broncopolmonare allergica e in alcune immunodeficienze come la sindrome da iper-IgE.

Nel bambino con infezioni ricorrenti il percorso diagnostico parte da emocromo con formula e dosaggio di IgG, IgA e IgM, prosegue con la valutazione della risposta ai vaccini e con la tipizzazione linfocitaria, e solo dopo arriva ai test genetici. Questa sequenza ragionata è spesso la risposta giusta nei quesiti che chiedono il primo esame da eseguire.

Errori tipici

Gli errori più frequenti sono considerare un’ipergammaglobulinemia policlonale come sospetto di mieloma, mentre il mieloma dà una componente monoclonale; dimenticare di dosare le IgA totali nello screening sierologico della celiachia; leggere valori del lattante con riferimenti dell’adulto; escludere una gammopatia perché l’elettroforesi è normale, quando una piccola componente o una malattia a sole catene leggere richiedono immunofissazione e catene leggere libere; ignorare le cause secondarie di ipogammaglobulinemia prima di sospettare un difetto primitivo; somministrare emoderivati a un paziente con deficit di IgA noto senza le dovute cautele.

Come cadono le immunoglobuline al concorso SSM

Le immunoglobuline al concorso compaiono in forme diverse: domande dirette sulla struttura e sulle classi, come quale attraversa la placenta, quale è pentamerica, quale prevale nelle secrezioni o nella risposta primaria; casi clinici di immunodeficienza nel bambino o nell’adulto; quesiti sulle gammopatie monoclonali con picco all’elettroforesi, anemia e ipercalcemia; domande sul deficit di IgA e sulla celiachia. Sono argomenti che premiano chi ragiona sul meccanismo, e la pratica con quesiti spiegati è il modo più rapido per fissarli: la Piattaforma Accademia propone simulazioni commentate anche su questi temi.

In sintesi

Le immunoglobuline sono anticorpi formati da due catene pesanti e due leggere; IgG, IgA, IgM, IgD e IgE differiscono per struttura e funzione. Il dosaggio si richiede nel sospetto di immunodeficienza, di gammopatia monoclonale, di allergia e nella diagnosi di celiachia. L’ipogammaglobulinemia va distinta fra cause primitive e secondarie; l’aumento policlonale indica stimolazione cronica, quello monoclonale una proliferazione clonale da caratterizzare con immunofissazione e catene leggere libere. Per il concorso ricorda le proprietà di ogni classe e il deficit selettivo di IgA.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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