Le prove ufficiali SSM: tutte le domande commentate e le simulazioni del concorsoScopri di più

Concorso SSM

Maltrattamento infantile: segni e obblighi del medico

6 Ottobre 2026 · admin

Maltrattamento infantile: segni e obblighi del medico

Il maltrattamento infantile è un tema di pediatria sociale che ogni medico, qualunque sia la sua specialità, prima o poi incontra: in pronto soccorso, in ambulatorio, in radiologia, in oculistica. Riconoscerlo richiede di sapere dove guardare e di avere il coraggio di formulare il sospetto; gestirlo richiede di conoscere gli obblighi medico-legali e il lavoro in rete. Il Concorso SSM lo propone con casi clinici e domande di medicina legale. Vediamo definizione, forme, clinica, iter diagnostico, diagnosi differenziale, aspetti medico-legali ed errori tipici.

Che cos’è il maltrattamento infantile

Con maltrattamento infantile si intendono tutte le forme di abuso fisico, psicologico o sessuale, di trascuratezza e di sfruttamento che provocano un danno reale o potenziale alla salute, alla sopravvivenza, allo sviluppo o alla dignità del bambino, nel contesto di una relazione di responsabilità, fiducia o potere. La definizione include quindi non solo ciò che viene fatto al bambino, ma anche ciò che viene omesso.

Si distinguono classicamente il maltrattamento fisico, l’abuso sessuale, il maltrattamento psicologico, la trascuratezza o patologia delle cure, la violenza assistita, cioè l’esposizione del bambino alla violenza fra adulti di riferimento, e forme particolari come la sindrome del bambino scosso e la falsificazione o induzione di malattia da parte del caregiver, nota come sindrome di Munchausen per procura. Le diverse forme spesso coesistono nello stesso bambino.

I fattori di rischio riguardano il bambino (prematurità, disabilità, pianto inconsolabile, malattia cronica), il caregiver (giovane età, isolamento sociale, depressione, abuso di sostanze, storia personale di maltrattamento) e il contesto (povertà, violenza domestica, crisi familiari). Nessun fattore di rischio è necessario o sufficiente: il maltrattamento attraversa tutte le classi sociali, ed è un errore escluderlo solo perché la famiglia appare socialmente integrata.

Il maltrattamento fisico: lesioni cutanee e ustioni

Le ecchimosi sono la manifestazione più frequente del maltrattamento fisico. Nel bambino che cammina le ecchimosi accidentali compaiono su prominenze ossee esposte: fronte, ginocchia, tibie. Sono invece sospette le ecchimosi in sedi protette come orecchie, collo, guance, tronco, glutei, genitali e superficie interna delle braccia o delle cosce, quelle multiple e in diverse fasi di risoluzione e quelle con forma riconoscibile, come impronte di dita, morsi, cinture o oggetti. Una regola fondamentale è che il lattante che non si muove ancora autonomamente non dovrebbe presentare ecchimosi: in lui anche un piccolo livido merita una valutazione.

Anche le ustioni possono essere suggestive. Le ustioni da immersione hanno margini netti, profondità uniforme e distribuzione a guanto o a calza, spesso con risparmio delle pieghe flesse; le ustioni da contatto riproducono la forma dell’oggetto, come un ferro o un accendisigari; le ustioni circolari piccole e profonde possono essere da sigaretta. Al contrario, le ustioni accidentali da liquidi rovesciati hanno in genere margini irregolari e schizzi. Per l’inquadramento generale delle lesioni termiche si può ripassare la pagina sulle ustioni.

Fratture e trauma cranico da abuso

Alcune fratture sono altamente specifiche di maltrattamento: le lesioni metafisarie classiche, dette fratture ad angolo o a manico di secchio, dovute a forze di trazione e torsione sugli arti; le fratture costali posteriori, prodotte dalla compressione del torace durante lo scuotimento; le fratture della scapola, dello sterno e dei processi spinosi; le fratture multiple in diverse fasi di guarigione. Le fratture delle ossa lunghe nel bambino che non deambula e le fratture complesse del cranio senza un trauma adeguato sono altrettanto sospette. Le fratture accidentali tipiche del bambino, come la frattura sovracondiloidea dopo caduta sulla mano o le fratture spiroidi di tibia nel bambino che inizia a camminare, vanno invece interpretate alla luce della dinamica riferita.

Il trauma cranico da abuso, con la sindrome del bambino scosso come forma tipica, è la causa principale di morte e di disabilità grave legata al maltrattamento nel lattante. Lo scuotimento violento provoca accelerazioni e decelerazioni rotazionali con rottura delle vene ponte e ematoma subdurale, emorragie retiniche estese e multistrato, danno encefalico diffuso. La presentazione può essere aspecifica: vomito senza diarrea, irritabilità, letargia, difficoltà ad alimentarsi, apnea, crisi convulsive, aumento della circonferenza cranica, fontanella tesa. Un lattante con questi sintomi e anamnesi di trauma minimo o assente deve far pensare al trauma non accidentale.

Iter diagnostico

La valutazione inizia con un’anamnesi accurata e documentata, possibilmente raccolta separatamente dai diversi caregiver, annotando le parole testuali. Gli elementi anamnestici più suggestivi sono l’assenza di spiegazione per una lesione evidente, una dinamica incompatibile con la lesione o con lo sviluppo motorio del bambino, versioni che cambiano nel tempo o fra i diversi adulti, il ritardo ingiustificato nel ricorso alle cure e la storia di accessi ripetuti per traumi.

L’esame obiettivo deve essere completo, con il bambino svestito, ispezione di cute, cavo orale, frenuli, orecchie, cuoio capelluto e genitali, misurazione di peso, lunghezza e circonferenza cranica, valutazione dello sviluppo e dello stato di igiene e nutrizione. Nel bambino piccolo con sospetto di maltrattamento fisico sono indicati la radiografia dello scheletro completo secondo protocollo dedicato, ripetuta a distanza se necessario per evidenziare fratture in via di guarigione, la neuroimmagine nel lattante con trauma cranico sospetto o segni neurologici, con TC in urgenza e risonanza per la caratterizzazione, e l’esame del fondo oculare eseguito da un oculista. Si completano con emocromo, piastrine, studio della coagulazione e, quando indicato, esami per patologie ossee e metaboliche e screening tossicologico. Tutto va documentato con precisione in cartella clinica, anche con fotografie con riferimento metrico.

Diagnosi differenziale del maltrattamento infantile

Una diagnosi di maltrattamento infantile ha conseguenze enormi per la famiglia, per cui la diagnosi differenziale deve essere rigorosa. Per le ecchimosi vanno escluse le coagulopatie, come l’emofilia e la malattia di von Willebrand, la piastrinopenia immune, le vasculiti come la porpora di Schönlein-Henoch, la deficienza di vitamina K nel lattante. Le macchie mongoliche, chiazze grigio-bluastre sacrali o diffuse presenti dalla nascita, possono essere scambiate per lividi; alcune pratiche tradizionali come il coining lasciano segni lineari caratteristici.

Per le fratture il differenziale principale è con l’osteogenesi imperfetta, sospettata in presenza di sclere blu, dentinogenesi imperfetta, familiarità, ipoacusia e osteopenia, e con il rachitismo e altre condizioni di fragilità ossea, come quelle della prematurità. Per le ustioni vanno considerati impetigine bollosa, dermatite da contatto e fitofotodermatite. Per il quadro neurologico si considerano trauma accidentale significativo e documentato, malattie metaboliche come l’aciduria glutarica di tipo 1, che può dare raccolte subdurali, e coagulopatie. La presenza di una condizione predisponente non esclude, peraltro, un maltrattamento associato.

Aspetti medico-legali e presa in carico

Il medico che sospetta un maltrattamento ha precisi obblighi. Le lesioni da maltrattamento su minore configurano in genere reati procedibili d’ufficio, per i quali il professionista sanitario che presta assistenza ha l’obbligo di referto all’autorità giudiziaria, mentre il medico che riveste la qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio ha l’obbligo di denuncia. Per esercitare questi obblighi non serve la certezza: è sufficiente un sospetto fondato. L’obbligo di referto prevale sul segreto professionale, salvo che il referto esponga l’assistito stesso a procedimento penale, eccezione che non riguarda il bambino vittima.

Parallelamente alla segnalazione penale, la situazione di pregiudizio va segnalata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni e ai servizi sociali, che possono attivare misure di tutela. Se il bambino è in pericolo immediato, la priorità è garantirne la sicurezza, anche tramite ricovero ospedaliero. La presa in carico è multidisciplinare: pediatra, radiologo, oculista, neuropsichiatra infantile, assistente sociale, psicologo, medico legale. Il medico non deve condurre indagini né interrogatori, ma raccogliere e documentare con neutralità, evitando domande suggestive, soprattutto nel sospetto di abuso sessuale.

Segni d’allarme ed errori tipici

I segni d’allarme da tenere presenti sono: lesioni senza spiegazione o con spiegazione incongruente; lividi nel lattante che non si muove; ecchimosi in sedi protette o con forma di oggetto; ustioni da immersione; fratture metafisarie, costali posteriori o multiple di età diversa; lattante con vomito, irritabilità o apnea senza causa; ritardo nella richiesta di cure; scarsa crescita da trascuratezza con recupero in ospedale; comportamenti sessualizzati non adeguati all’età; paura del genitore, ipervigilanza, ritiro.

Gli errori tipici sono non considerare il maltrattamento perché la famiglia appare rassicurante; dimettere un lattante con una piccola ecchimosi senza valutazione; non esaminare il bambino svestito; non chiedere radiografia dello scheletro e fondo oculare; attribuire troppo presto le lesioni a una coagulopatia senza averla documentata; attendere la certezza prima di segnalare; confrontarsi in modo accusatorio con i genitori; documentare in modo vago.

Come cade il maltrattamento infantile al concorso

Al Concorso SSM il maltrattamento infantile compare con casi clinici molto riconoscibili: lattante portato per irritabilità e vomito, con fontanella tesa, ematoma subdurale e emorragie retiniche, senza trauma riferito; bambino con fratture costali posteriori in diverse fasi di guarigione; ustioni a calza su entrambi i piedi. Le domande chiedono la diagnosi più probabile, l’esame da eseguire, come la radiografia dello scheletro o il fondo oculare, la diagnosi differenziale da escludere, spesso l’osteogenesi imperfetta, oppure l’obbligo medico-legale corretto, distinguendo fra referto e denuncia.

Il distrattore tipico è l’opzione che propone di attendere la certezza o di chiedere prima il consenso dei genitori per segnalare. Per allenarsi su queste domande, che mescolano clinica e medicina legale, sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia. Per chi è attratto dalla pediatria come percorso, la guida alla specializzazione in pediatria offre un quadro completo.

In sintesi

Il maltrattamento infantile comprende abuso fisico, sessuale, psicologico, trascuratezza, violenza assistita e forme particolari come il trauma cranico da abuso. I segni chiave sono le lesioni incongruenti con la storia, i lividi nel lattante che non cammina, le ecchimosi in sedi protette, le ustioni da immersione e le fratture altamente specifiche. Il bambino piccolo con sospetto richiede radiografia dello scheletro, neuroimmagine quando indicata, fondo oculare e studio della coagulazione, con documentazione accurata. La diagnosi differenziale con coagulopatie e malattie ossee va fatta, ma non deve ritardare la tutela. Il medico ha obblighi di referto o denuncia e di segnalazione per la protezione del minore, che si esercitano sulla base di un sospetto fondato e non richiedono la certezza.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp