Nevralgia post erpetica: cause, clinica e terapia (SSM)
6 Ottobre 2026 · admin
La nevralgia post erpetica è la complicanza più frequente e più temuta dell’herpes zoster: un dolore neuropatico che persiste nel territorio del dermatomero colpito dopo la guarigione delle lesioni cutanee, per mesi o talvolta per anni. Colpisce soprattutto le persone anziane e quelle immunodepresse, compromette in modo significativo la qualità della vita, il sonno e l’autonomia, ed è spesso difficile da trattare. Per questo la prevenzione, basata su vaccinazione e terapia antivirale tempestiva, è centrale. Per il Concorso SSM è un argomento trasversale che unisce neurologia, infettivologia, dermatologia, geriatria e terapia del dolore.
Che cos’è la nevralgia post erpetica
Si definisce nevralgia post erpetica il dolore che persiste nella sede dell’eruzione per un periodo prolungato dopo la fase acuta dell’herpes zoster. La definizione più usata considera il dolore che dura per almeno tre mesi dalla comparsa dell’eruzione; alcuni autori distinguono una fase di nevralgia erpetica acuta, che accompagna l’eruzione, una fase subacuta e la nevralgia post erpetica vera e propria. Questa distinzione è utile perché il dolore della fase acuta è in gran parte infiammatorio, mentre quello persistente è un dolore neuropatico da danno delle fibre nervose, con meccanismi e terapie differenti.
Il territorio più colpito è quello toracico, seguito dal territorio della branca oftalmica del nervo trigemino, che è particolarmente coinvolto negli anziani e che espone anche a complicanze oculari. Il dolore resta confinato al dermatomero interessato dallo zoster, senza superare la linea mediana, ed è spesso associato a cicatrici o alterazioni della pigmentazione cutanea.
Eziopatogenesi
Il virus varicella-zoster, dopo l’infezione primaria che si manifesta come varicella, resta latente nei gangli sensitivi delle radici dorsali e dei nervi cranici. Quando l’immunità cellulo-mediata specifica si riduce, per l’età, per malattie o per terapie immunosoppressive, il virus si riattiva, migra lungo il nervo sensitivo e raggiunge la cute, causando l’herpes zoster, con eruzione vescicolare a distribuzione metamerica preceduta e accompagnata da dolore.
La riattivazione provoca un’intensa infiammazione del ganglio e del nervo, con emorragia, necrosi neuronale, demielinizzazione e successiva fibrosi. Il danno coinvolge sia il sistema nervoso periferico sia quello centrale. A livello periferico la perdita di fibre di piccolo calibro e l’ipereccitabilità di quelle residue generano scariche ectopiche spontanee; a livello del corno dorsale del midollo si sviluppa una sensibilizzazione centrale, con riorganizzazione delle sinapsi e perdita dei meccanismi inibitori. Si riconoscono così diversi profili: alcuni pazienti hanno nocicettori “irritabili” con allodinia marcata e sensibilità relativamente conservata, altri una deafferentazione con area di perdita sensitiva e dolore spontaneo.
Il principale fattore di rischio per la nevralgia post erpetica è l’età avanzata: il rischio cresce progressivamente con gli anni. Altri fattori sono l’intensità del dolore nella fase acuta, l’estensione e la gravità dell’eruzione, la presenza di un dolore prodromico importante, la localizzazione oftalmica, l’immunodepressione e il diabete mellito. Anche il ritardo o l’assenza della terapia antivirale nella fase acuta sono considerati elementi sfavorevoli.
Quadro clinico
Il dolore della nevralgia post erpetica è descritto in modi diversi, spesso compresenti. C’è un dolore continuo, urente, profondo o sordo; un dolore parossistico, lancinante, a scossa elettrica o a pugnalata; e soprattutto l’allodinia, cioè un dolore provocato da stimoli normalmente non dolorosi, come il contatto dei vestiti, la carezza di un lenzuolo o un soffio d’aria. L’allodinia è spesso la componente più invalidante e porta i pazienti a evitare indumenti stretti o a non tollerare il contatto con la zona colpita. Possono associarsi iperalgesia, prurito intenso e parestesie.
All’esame obiettivo il territorio colpito presenta spesso esiti cicatriziali, aree ipo o iperpigmentate e alterazioni della sensibilità: ipoestesia tattile e termica alternata ad allodinia. La distribuzione è rigorosamente dermatomerica. Le conseguenze sulla vita quotidiana sono rilevanti: insonnia, astenia, calo dell’appetito, riduzione dell’attività fisica, isolamento sociale, ansia e depressione; nell’anziano possono favorire la perdita di autonomia e la fragilità. In una parte dei pazienti il dolore migliora gradualmente nel tempo, mentre in altri persiste a lungo.
Diagnosi della nevralgia post erpetica
La diagnosi della nevralgia post erpetica è clinica e si basa su tre elementi: una storia di herpes zoster, un dolore che persiste nel territorio dell’eruzione oltre il periodo atteso di guarigione, e caratteristiche neuropatiche del dolore. La distribuzione dermatomerica e la presenza di esiti cutanei rafforzano la diagnosi. Possono essere utili questionari validati per il dolore neuropatico e scale di intensità, sia per la diagnosi sia per il monitoraggio della risposta alla terapia.
Gli esami strumentali non sono in genere necessari. L’esame neurologico deve però verificare l’assenza di segni non spiegati dallo zoster, come deficit motori estesi, disturbi sfinterici o segni di mielopatia, che richiederebbero indagini come la risonanza magnetica. Nei casi dubbi, ad esempio quando il paziente non ricorda un’eruzione evidente (lo zoster “sine herpete” è possibile ma raro), si possono considerare la ricerca del DNA virale o test sierologici, che tuttavia hanno un ruolo limitato. Studi elettrofisiologici o test sensitivi quantitativi hanno soprattutto valore di ricerca.
Terapia
La terapia della nevralgia post erpetica ormai stabilizzata è spesso solo parzialmente efficace: l’obiettivo realistico è ridurre il dolore e migliorare il sonno e la funzione, non necessariamente eliminarlo. Le linee guida per il dolore neuropatico indicano come prima linea i gabapentinoidi, cioè gabapentin e pregabalin, che riducono il rilascio di neurotrasmettitori eccitatori legandosi alla subunità alfa-2-delta dei canali del calcio; vanno titolati lentamente e adattati alla funzione renale, e possono causare sonnolenza, vertigini ed edemi, con rischio di cadute nell’anziano. Sono antiepilettici utilizzati qui per la loro azione sul dolore neuropatico.
Gli antidepressivi triciclici, come amitriptilina e nortriptilina, sono un’altra opzione di prima linea per la loro azione sulle vie discendenti di inibizione del dolore. Nell’anziano però vanno usati a basse dosi e con cautela per gli effetti anticolinergici (ritenzione urinaria, stipsi, confusione), il rischio di ipotensione ortostatica e di aritmie: la nortriptilina è in genere meglio tollerata. Gli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina come la duloxetina sono un’alternativa.
Le terapie topiche sono particolarmente utili nei pazienti anziani e con dolore localizzato con allodinia: i cerotti di lidocaina, ben tollerati e privi di effetti sistemici significativi, e i cerotti ad alta concentrazione di capsaicina, applicati in ambito specialistico, che determinano una defunzionalizzazione delle fibre nocicettive cutanee. Il tramadolo e gli altri oppioidi sono considerati di seconda o terza linea, per il profilo di effetti collaterali e il rischio di dipendenza. Nei casi refrattari si possono valutare la tossina botulinica sottocutanea, blocchi nervosi, la stimolazione midollare o altre tecniche di neuromodulazione nei centri di terapia del dolore. Il supporto psicologico, la gestione del sonno e l’attività fisica adattata completano il trattamento.
La prevenzione è la strategia più efficace. La vaccinazione contro l’herpes zoster riduce sia il rischio di zoster sia quello di nevralgia post erpetica; il vaccino ricombinante adiuvato è oggi preferito per efficacia e perché, non essendo vivo, può essere somministrato anche nei pazienti immunodepressi. Nel singolo episodio di zoster, la terapia con antivirali come aciclovir, valaciclovir o famciclovir, iniziata il prima possibile e idealmente entro pochi giorni dalla comparsa delle vescicole, accelera la guarigione e riduce il dolore acuto; il suo effetto sulla prevenzione della nevralgia è più discusso, ma resta raccomandata soprattutto negli anziani. Un buon controllo del dolore nella fase acuta è considerato altrettanto importante.
Diagnosi differenziale
Quando la storia di zoster è chiara la diagnosi è semplice, ma va distinta da altre cause di dolore dermatomerico. Nella regione toracica vanno considerate le radicolopatie da ernia discale o da fratture vertebrali osteoporotiche, le neoplasie vertebrali o del midollo, le cause viscerali di dolore riferito (cardiache, polmonari, biliari, renali) e la neuropatia diabetica toracica, che può dare un dolore a fascia sul tronco.
Nella regione del volto la nevralgia post erpetica oftalmica va distinta dalla nevralgia del trigemino classica, che si presenta con parossismi brevissimi, scatenati da punti trigger, di solito nelle branche mascellare e mandibolare e senza esiti cutanei, e risponde bene alla carbamazepina. Vanno considerate inoltre le cefalee primarie, l’arterite a cellule giganti nell’anziano con dolore temporale, il glaucoma acuto e le patologie dentarie. Nei pazienti che non ricordano l’eruzione occorre pensare a un’eventuale lesione strutturale.
Errori tipici
Il primo errore è considerare il dolore dopo lo zoster come “normale” e limitarsi a prescrivere paracetamolo o FANS, che hanno un’efficacia scarsa sul dolore neuropatico. Il secondo è iniziare i gabapentinoidi o i triciclici a dosi piene in un anziano, provocando sedazione, confusione e cadute, o non aggiustare il dosaggio alla funzione renale. Il terzo è ritardare o non prescrivere la terapia antivirale nella fase acuta, specie in un anziano con zoster oftalmico.
Altri errori: scegliere i triciclici nei pazienti con cardiopatia, glaucoma ad angolo chiuso o ipertrofia prostatica; passare troppo presto agli oppioidi forti; trascurare le terapie topiche, che nell’anziano hanno un ottimo profilo di sicurezza; dimenticare di proporre la vaccinazione alle persone a rischio; e infine non valutare l’impatto psicologico e sul sonno del dolore cronico.
Come cade la nevralgia post erpetica al concorso
Al concorso la nevralgia post erpetica si presenta quasi sempre come caso clinico: paziente anziano che alcuni mesi dopo un herpes zoster toracico lamenta dolore urente con allodinia nella stessa area, che non tollera il contatto con i vestiti. Le domande chiedono la diagnosi, la terapia di prima linea (gabapentinoidi, triciclici, terapie topiche come i cerotti di lidocaina), il principale fattore di rischio (età avanzata) o la strategia di prevenzione (vaccinazione contro lo zoster e antivirali tempestivi nella fase acuta).
Altre domande frequenti riguardano il meccanismo di latenza del virus nei gangli sensitivi, il tipo di vaccino utilizzabile negli immunodepressi, gli effetti collaterali dei triciclici nell’anziano o la differenza con la nevralgia del trigemino. Per esercitarsi sulle sfumature dei casi clinici e sui distrattori più insidiosi sono molto utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, con spiegazioni per ciascuna risposta.
In sintesi
La nevralgia post erpetica è un dolore neuropatico persistente nel dermatomero colpito dall’herpes zoster, che dura oltre la guarigione dell’eruzione. Deriva dal danno del ganglio e del nervo provocato dalla riattivazione del virus varicella-zoster, con ipereccitabilità periferica e sensibilizzazione centrale. Il principale fattore di rischio è l’età avanzata. La diagnosi è clinica. La terapia di prima linea comprende gabapentinoidi, antidepressivi triciclici o duloxetina e terapie topiche come lidocaina e capsaicina; gli oppioidi sono di riserva. La strategia più efficace resta la prevenzione, con vaccinazione e terapia antivirale precoce dello zoster acuto.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
