Perdita di coscienza: sincope, coma e approccio SSM
6 Ottobre 2026 · admin
La perdita di coscienza è un evento che spaventa pazienti e testimoni e che il medico deve saper inquadrare con rapidità: dietro un “è svenuto” possono esserci una banale sincope vasovagale, una crisi epilettica, un’ipoglicemia, un’aritmia potenzialmente letale o un’emorragia cerebrale. Per chi prepara il Concorso Nazionale SSM è uno degli argomenti più trasversali, perché coinvolge cardiologia, neurologia, endocrinologia, tossicologia e medicina d’urgenza. Questa guida, pensata come materiale di studio, propone un metodo per distinguere le forme transitorie da quelle persistenti e per riconoscere i pazienti ad alto rischio.
Che cos’è la perdita di coscienza
La coscienza ha due componenti: lo stato di vigilanza, cioè il livello di veglia, sostenuto dal sistema reticolare attivante ascendente del tronco encefalico, e il contenuto di coscienza, cioè la consapevolezza di sé e dell’ambiente, che dipende dalla corteccia cerebrale. La perdita di coscienza si verifica quando viene compromesso il sistema reticolare oppure quando la disfunzione corticale è diffusa e bilaterale; una lesione emisferica unilaterale, da sola, di norma non è sufficiente.
Dal punto di vista clinico si distinguono due grandi scenari. Il primo è la perdita di coscienza transitoria, con esordio rapido, breve durata e recupero spontaneo e completo; comprende la sincope, le crisi epilettiche, alcune forme psicogene e cause rare. Il secondo è la perdita di coscienza persistente, cioè il coma o gli stati di coscienza ridotta, che richiede stabilizzazione immediata e ricerca della causa strutturale, metabolica o tossica.
Fisiopatologia
Nella sincope il meccanismo comune è l’ipoperfusione cerebrale globale transitoria: bastano pochi secondi di arresto del flusso per perdere coscienza. L’ipoperfusione può derivare da un riflesso neuromediato con vasodilatazione e bradicardia (forma riflessa), da un’incapacità di mantenere la pressione in ortostatismo (ipotensione ortostatica, per disautonomia, ipovolemia o farmaci) o da una riduzione della portata cardiaca per aritmie o cardiopatie strutturali (sincope cardiaca).
Nelle crisi epilettiche la perdita di coscienza deriva da una scarica neuronale anomala, ipersincrona e diffusa. Nel coma metabolico e tossico la disfunzione è diffusa: ipoglicemia, ipossia, ipercapnia, squilibri osmotici, tossine e farmaci alterano il metabolismo neuronale. Nel coma strutturale una lesione comprime o distrugge il tronco encefalico o genera erniazione cerebrale, come accade nelle emorragie e nelle grandi masse sovratentoriali con effetto massa.
Principali cause di perdita di coscienza
Tra le cause transitorie la più frequente è la sincope vasovagale, scatenata da stazione eretta prolungata, ambienti caldi, dolore, emozioni, vista del sangue, e preceduta da prodromi come calore, sudorazione, nausea, offuscamento visivo. Rientrano tra le forme riflesse anche la sincope situazionale (minzione, tosse, deglutizione) e quella da ipersensibilità del seno carotideo. La sincope cardiaca riconosce aritmie come blocchi atrioventricolari di grado avanzato, tachicardia ventricolare, sindromi aritmiche ereditarie come il QT lungo e la sindrome di Brugada, e cardiopatie strutturali come la stenosi aortica, la cardiomiopatia ipertrofica e l’embolia polmonare.
Le crisi epilettiche, nell’ambito dell’epilessia o come crisi sintomatiche acute, sono la seconda grande categoria. Le crisi psicogene non epilettiche possono simulare sia crisi sia sincopi. L’ipoglicemia è una causa metabolica che può essere transitoria o persistente, ed è tipica dei diabetici in terapia con insulina o sulfaniluree.
Tra le cause di coma vanno ricordate le lesioni strutturali, come emorragia cerebrale, emorragia subaracnoidea, ematomi post-traumatici, ictus del tronco; le cause metaboliche, come ipoglicemia, chetoacidosi, encefalopatia epatica e uremica, iponatriemia grave; le cause tossiche, come oppioidi, benzodiazepine, alcol, monossido di carbonio; le infezioni del sistema nervoso centrale; l’arresto cardiaco, che è la forma estrema di perdita di coscienza e richiede rianimazione immediata.
Red flags della perdita di coscienza
Davanti a una perdita di coscienza transitoria alcune caratteristiche indicano un rischio elevato di causa cardiaca. La sincope durante sforzo o in posizione supina, l’assenza di prodromi o il cardiopalmo improvviso immediatamente prima dell’evento, la storia di cardiopatia strutturale o di scompenso, la familiarità per morte improvvisa giovanile, le anomalie ECG (blocchi, QT lungo, pattern di Brugada, segni di preeccitazione, ipertrofia marcata), un soffio sistolico eiettivo, l’ipotensione persistente sono tutti segnali da non trascurare.
Nella perdita di coscienza persistente i segnali di allarme comprendono un punteggio di Glasgow Coma Scale basso o in peggioramento, anisocoria, segni di lato, rigidità nucale, cefalea esplosiva prima dell’evento, trauma cranico, respiro irregolare, ipertensione con bradicardia (riflesso di Cushing), febbre con petecchie.
Approccio diagnostico a step
Il primo step è la valutazione delle funzioni vitali: se il paziente non risponde e non respira normalmente si avvia subito la rianimazione cardiopolmonare. Se il paziente è incosciente ma con circolo, si applica l’approccio ABCDE, si misura la glicemia capillare, si valutano pupille, Glasgow Coma Scale e segni di lato, si protegge il rachide cervicale in caso di trauma.
Il secondo step, nella perdita di coscienza transitoria, è chiarire se si è trattato davvero di una perdita di coscienza e di che tipo, raccogliendo il racconto del paziente e soprattutto dei testimoni. Contano la situazione (in piedi, seduto, sforzo, emozione), i prodromi, la durata, il colorito, i movimenti (brevi scosse sono frequenti anche nella sincope, mentre una fase tonico-clonica prolungata con cianosi orienta alla crisi), il morso laterale della lingua, l’incontinenza, la confusione post-critica prolungata (tipica dell’epilessia) o il recupero rapido (tipico della sincope).
Il terzo step è l’esame obiettivo con misura della pressione in clino e ortostatismo, auscultazione cardiaca, esame neurologico e ricerca di traumi. Il quarto step è la stratificazione del rischio, che stabilisce se il paziente può essere dimesso con accertamenti ambulatoriali o richiede osservazione e monitoraggio.
Esami iniziali
L’ECG a 12 derivazioni è indispensabile in ogni paziente con perdita di coscienza transitoria; per la sua lettura è utile ripassare come leggere un ECG. Si associano glicemia, emocromo (anemia, sanguinamenti occulti), elettroliti, eventualmente troponina e D-dimero in base al sospetto clinico. Nei pazienti ad alto rischio servono monitoraggio telemetrico, ecocardiogramma e, in base al quadro, Holter ECG, loop recorder impiantabile, test da sforzo, studio elettrofisiologico. Il tilt test è utile nelle sincopi riflesse ricorrenti di dubbia interpretazione, il massaggio del seno carotideo negli anziani con sospetta ipersensibilità.
Nel sospetto di crisi epilettica si eseguono neuroimaging ed elettroencefalogramma. Nel coma la TC encefalo urgente è il primo esame strutturale, accompagnata da emogasanalisi, esami metabolici, screening tossicologico e, se indicato, puntura lombare. L’imaging cerebrale non è invece indicato di routine nella sincope tipica senza trauma né segni neurologici.
Gestione in urgenza
La gestione dipende dalla causa. Il paziente in arresto cardiaco richiede rianimazione e defibrillazione precoce. L’ipoglicemia si tratta con glucosio per via endovenosa o, se l’accesso non è disponibile, con glucagone, ricordando la tiamina nei pazienti a rischio. Nel sospetto di intossicazione da oppioidi si valuta il naloxone. La crisi epilettica prolungata si tratta con benzodiazepine seguite da farmaci di seconda linea. Il paziente in coma con Glasgow Coma Scale molto basso necessita di protezione delle vie aeree. Le aritmie si trattano secondo gli algoritmi specifici, inclusa la stimolazione nei blocchi avanzati sintomatici.
Diagnosi differenziale ed errori tipici
Il differenziale chiave è tra sincope ed epilessia. La sincope ha in genere un fattore scatenante, prodromi vegetativi, pallore, breve durata e recupero rapido; la crisi epilettica può avere aura, cianosi, morso laterale della lingua, fase tonico-clonica più lunga e confusione post-critica prolungata. Vanno distinte anche le cadute senza perdita di coscienza, i drop attack, gli attacchi ischemici transitori (che raramente causano perdita di coscienza, salvo nel territorio vertebrobasilare), le crisi psicogene, la cataplessia.
Gli errori tipici sono etichettare come “vasovagale” una sincope da sforzo, non eseguire l’ECG, interpretare le scosse mioclonie della sincope come una crisi epilettica e avviare antiepilettici inutili, non misurare la glicemia, richiedere una TC encefalo in ogni sincope tipica, dimenticare il soffio di una stenosi aortica e trascurare la familiarità per morte improvvisa.
Come cade la perdita di coscienza al concorso
La perdita di coscienza al concorso compare in casi clinici con dettagli molto precisi. Il giovane atleta che perde i sensi durante lo sforzo e ha un soffio che aumenta con la manovra di Valsalva porta alla cardiomiopatia ipertrofica; l’anziano con sincope da sforzo e soffio eiettivo alla stenosi aortica; l’ECG con QT allungato a una sindrome aritmica; il paziente che dopo l’evento rimane confuso a lungo e ha morso la lingua lateralmente a una crisi epilettica. Altre domande chiedono il punteggio di Glasgow Coma Scale da una descrizione o l’esame più appropriato dopo una sincope tipica, dove la risposta corretta è spesso l’ECG e non la TC.
Per allenarsi a riconoscere questi indizi sono preziose le domande con spiegazione: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che ripercorrono il ragionamento di ogni caso. Per un’idea sui contenuti e sul formato delle prove passate è utile la pagina sulle prove degli anni precedenti del concorso SSM.
In sintesi
La perdita di coscienza va inquadrata distinguendo prima le forme transitorie da quelle persistenti. Nelle forme transitorie il racconto dei testimoni, l’esame obiettivo con pressione ortostatica e l’ECG permettono di separare sincope riflessa, ortostatica e cardiaca dalle crisi epilettiche, e di stratificare il rischio. Nelle forme persistenti la priorità è stabilizzare, misurare la glicemia, valutare la Glasgow Coma Scale e cercare cause strutturali, metaboliche e tossiche. Riconoscere i segni di allarme cardiaci e neurologici è ciò che salva la vita del paziente e, al concorso, ciò che porta alla risposta corretta.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
