Processo di nursing: le cinque fasi spiegate
6 Ottobre 2026 · admin
Il processo di nursing è il metodo con cui l’infermiere pianifica ed eroga l’assistenza in modo personalizzato, razionale e verificabile. È il cuore della disciplina infermieristica e il punto di contatto tra teoria e pratica: ogni volta che un infermiere accoglie un paziente, ne raccoglie i dati, individua i problemi, decide che cosa fare e controlla se ha funzionato, sta applicando, consapevolmente o no, le fasi di questo metodo. Nei concorsi pubblici per infermiere è uno degli argomenti più chiesti, sia nei quiz di metodologia sia all’orale, dove spesso si chiede di applicarlo a un caso concreto.
Che cos’è il processo di nursing
Si può definire come un metodo sistematico di risoluzione dei problemi applicato all’assistenza infermieristica. Deriva dal metodo scientifico e dal problem solving: si raccolgono dati, si formulano ipotesi, si interviene e si verifica il risultato. La sua caratteristica distintiva è che si concentra sulle risposte della persona ai problemi di salute, cioè su come la malattia, la disabilità o i trattamenti influenzano la capacità di soddisfare i propri bisogni, e non sulla malattia in sé, che è oggetto della diagnosi medica.
Il processo è ciclico e dinamico: la valutazione finale riporta all’accertamento, i dati nuovi modificano le diagnosi, gli obiettivi vengono aggiornati. È centrato sulla persona, perché la coinvolge come partecipante attivo; è orientato agli obiettivi; è documentabile, perché ogni fase lascia una traccia scritta nella cartella infermieristica, che diventa così uno strumento di continuità assistenziale e di responsabilità professionale.
Le cinque fasi del processo di nursing
Nella formulazione più diffusa le fasi sono cinque: accertamento, diagnosi infermieristica, pianificazione, attuazione e valutazione. Alcuni autori descrivono un modello a quattro fasi, in cui la diagnosi è inclusa nell’accertamento, o a sei fasi, in cui la pianificazione è divisa tra definizione degli obiettivi e scelta degli interventi. Al concorso conviene conoscere lo schema a cinque fasi, ma sapere che esistono varianti, perché talvolta i quesiti fanno riferimento a una formulazione diversa.
Accertamento
È la raccolta sistematica, organizzata e continua dei dati sulla persona. I dati possono essere soggettivi, cioè riferiti dal paziente (dolore, nausea, ansia, abitudini), e oggettivi, cioè osservabili e misurabili dall’infermiere (parametri vitali, aspetto della cute, peso, esiti di esami). Le fonti sono primarie, ossia la persona stessa, e secondarie: familiari, documentazione clinica, altri professionisti. Gli strumenti principali sono l’intervista, l’osservazione, l’esame fisico e le scale di valutazione validate, come quelle per il dolore, il rischio di lesioni da pressione, il rischio di caduta, lo stato di coscienza, l’autonomia nelle attività di vita quotidiana.
Si distingue un accertamento iniziale, completo, eseguito all’ingresso; un accertamento mirato, focalizzato su un problema specifico; un accertamento d’urgenza, rapido, per le situazioni critiche; e una rivalutazione periodica. Per organizzare i dati si usano modelli concettuali: tra i più citati vi sono i modelli funzionali della salute di Marjory Gordon, i bisogni fondamentali di Virginia Henderson, il modello della cura di sé di Dorothea Orem.
Diagnosi infermieristica
Dall’analisi dei dati si arriva al giudizio clinico sulle risposte della persona ai problemi di salute. Le diagnosi infermieristiche sono formulate secondo una tassonomia standardizzata, la più diffusa delle quali è quella della NANDA International, e descrivono problemi su cui l’infermiere può intervenire in modo autonomo. Accanto a esse molti testi, sulla scia del modello bifocale di Lynda Juall Carpenito, descrivono i problemi collaborativi, cioè complicanze potenziali che l’infermiere monitora e gestisce in collaborazione con il medico.
Pianificazione
In questa fase si stabiliscono le priorità, si definiscono gli obiettivi o risultati attesi e si scelgono gli interventi. Le priorità si assegnano spesso secondo la gerarchia dei bisogni di Maslow, partendo dai bisogni fisiologici e di sicurezza, oppure secondo il criterio di urgenza e di pericolo per la vita. Gli obiettivi devono essere centrati sulla persona, realistici, misurabili e con un tempo definito: un obiettivo corretto descrive un comportamento osservabile del paziente, non un’azione dell’infermiere. Per standardizzare i risultati attesi esiste la classificazione NOC, mentre per gli interventi si usa la classificazione NIC; insieme alla NANDA costituiscono il cosiddetto linguaggio NNN.
Gli interventi possono essere autonomi, cioè decisi e attuati dall’infermiere sulla base delle proprie competenze, collaborativi, svolti con altri professionisti, o dipendenti da prescrizione, come la somministrazione di farmaci. Il piano viene scritto nella documentazione e può basarsi su piani standard o percorsi assistenziali, da personalizzare sempre sulla singola persona.
Attuazione
È la messa in pratica del piano. Comprende la rivalutazione rapida della persona prima di intervenire, l’esecuzione degli interventi, l’eventuale attribuzione di attività al personale di supporto e la registrazione di ciò che si è fatto. Quando si attribuiscono attività all’operatore socio-sanitario, l’infermiere resta responsabile della pianificazione e della verifica, e deve conoscere i limiti delle mansioni dell’OSS: l’attribuzione è possibile per attività che non richiedono una valutazione clinica contestuale e in pazienti stabili.
Valutazione
È il confronto tra i risultati ottenuti e gli obiettivi stabiliti. L’obiettivo può essere raggiunto, parzialmente raggiunto o non raggiunto. Nei primi due casi si decide se chiudere il problema o proseguire; nell’ultimo si analizzano le ragioni: dati di accertamento incompleti, diagnosi sbagliata, obiettivo irrealistico, interventi inadatti o non attuati. La valutazione riapre così il ciclo e rende il processo di nursing dinamico. Si distingue anche tra valutazione di processo, che riguarda come sono stati eseguiti gli interventi, e valutazione di esito, che riguarda i cambiamenti nella persona.
Origini e modelli teorici
L’idea di un processo assistenziale strutturato si sviluppa negli Stati Uniti a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, quando diverse autrici, tra cui Ida Jean Orlando, descrivono l’assistenza come un processo deliberato e non come un insieme di compiti. Negli anni successivi il modello si consolida nella formazione e nella pratica, e la nascita delle tassonomie diagnostiche negli anni Settanta ne rafforza la componente di giudizio clinico.
Il processo è un metodo e non una teoria: può essere applicato all’interno di diversi modelli concettuali, che orientano soprattutto l’accertamento. Il modello di Henderson focalizza l’attenzione sui bisogni fondamentali e sull’autonomia; quello di Orem sui deficit di cura di sé e sui sistemi di assistenza; quello di Gordon organizza l’accertamento in modelli funzionali che si integrano bene con la tassonomia NANDA; il modello di Hildegard Peplau mette al centro la relazione interpersonale. In Italia sono noti anche modelli elaborati da autrici italiane, come quello delle prestazioni infermieristiche.
Il processo di nursing nella pratica clinica
Un esempio aiuta a fissare i concetti. Un uomo anziano ricoverato per frattura di femore operata riferisce dolore intenso, non si mobilizza, mangia poco ed è confuso di notte. All’accertamento l’infermiere misura il dolore con una scala del dolore, valuta il rischio di lesioni con la scala di Braden, quello di caduta con la scala di Conley, osserva lo stato cognitivo. Ne derivano diagnosi come dolore acuto e mobilità compromessa, e un problema collaborativo legato al rischio di delirium. Gli obiettivi riguardano la riduzione del dolore a un livello accettabile per il paziente entro un tempo definito e la ripresa graduale della deambulazione con ausilio; gli interventi includono analgesia prescritta, cambi posturali, mobilizzazione precoce, orientamento, coinvolgimento dei familiari. La valutazione, a scadenze stabilite, verifica i risultati e modifica il piano.
Il processo di nursing si ritrova anche nei contesti di emergenza, dove l’accertamento è rapido e le priorità sono dettate dalla stabilità delle funzioni vitali, come descritto nell’articolo sull’infermiere di pronto soccorso.
Responsabilità, etica e documentazione
Applicare il processo di nursing significa assumersi la responsabilità di ogni fase: dati raccolti in modo accurato, diagnosi fondate, obiettivi condivisi con la persona, interventi basati sulle migliori evidenze disponibili, valutazione onesta. La documentazione è parte integrante del metodo: ciò che non è scritto è difficile da dimostrare, e la cartella infermieristica garantisce la continuità tra turni e professionisti. Sul piano etico il processo esprime il rispetto per l’autonomia della persona, che va informata e coinvolta nelle decisioni sul proprio piano assistenziale, nel rispetto della riservatezza dei dati raccolti.
Errori tipici da evitare
Gli errori più frequenti riguardano la formulazione degli obiettivi: scrivere un obiettivo come azione dell’infermiere (per esempio somministrare l’analgesico) invece che come risultato del paziente, o formularlo in modo vago e non misurabile. Un altro errore è confondere diagnosi medica e diagnosi infermieristica, scrivendo per esempio una patologia al posto di una risposta umana. Frequente anche l’accertamento incompleto, che porta a diagnosi sbagliate, e la mancanza di valutazione, che trasforma il piano in un documento statico. Infine, l’uso acritico di piani standard senza personalizzazione.
Come cade il processo di nursing al concorso
Le domande più frequenti chiedono l’ordine corretto delle fasi, in quale fase si raccolgono i dati o si formulano gli obiettivi, la differenza tra dati soggettivi e oggettivi, tra fonti primarie e secondarie, tra interventi autonomi e collaborativi, il significato delle sigle NANDA, NIC e NOC, le caratteristiche di un obiettivo ben formulato. Spesso il quesito propone un’azione concreta, come misurare la pressione all’ingresso o verificare se il dolore si è ridotto, e chiede a quale fase appartenga.
All’orale la richiesta tipica è di costruire un piano assistenziale su un caso: conviene procedere fase per fase, dichiarando i dati, formulando una o due diagnosi con struttura corretta, scrivendo obiettivi misurabili e interventi motivati, e concludendo con i criteri di valutazione. Per allenarsi a ragionare così, le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia offrono quesiti di metodologia con la spiegazione di ogni risposta.
In sintesi
Il processo di nursing è il metodo sistematico e ciclico con cui l’infermiere pianifica l’assistenza: accertamento, diagnosi infermieristica, pianificazione, attuazione e valutazione. Si concentra sulle risposte della persona ai problemi di salute, si appoggia a modelli teorici come quelli di Henderson, Orem e Gordon e a linguaggi standardizzati come NANDA, NIC e NOC. Per il concorso bisogna conoscere l’ordine e il contenuto delle fasi, saper scrivere obiettivi misurabili e saperlo applicare a un caso clinico concreto.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
