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Torcicollo miogeno congenito: guida per l’SSM

6 Ottobre 2026 · admin

Torcicollo miogeno congenito: guida per l’SSM

Il torcicollo miogeno congenito è la causa più comune di postura asimmetrica del capo nel lattante ed è un classico dell’ortopedia pediatrica. Si tratta di una condizione in genere benigna, che risponde molto bene al trattamento conservativo se riconosciuta presto, ma che al Concorso SSM viene usata per verificare due competenze: saper distinguere una forma muscolare innocua da un torcicollo secondario a cause ossee, oculari, neurologiche o infiammatorie, e conoscere le condizioni associate da ricercare attivamente. In questa scheda trovi definizione, cause, quadro clinico, diagnosi, gestione, segni d’allarme, diagnosi differenziale ed errori tipici.

Che cos’è il torcicollo miogeno

Il torcicollo miogeno congenito, detto anche torcicollo muscolare congenito, è una deformità posturale del collo dovuta all’accorciamento e alla fibrosi del muscolo sternocleidomastoideo di un lato. Poiché questo muscolo, contraendosi, inclina il capo dal proprio lato e ruota il mento verso il lato opposto, il suo accorciamento produce una postura caratteristica: capo inclinato verso il lato del muscolo colpito e mento ruotato verso il lato controlaterale. Se lo sternocleidomastoideo destro è retratto, il bambino tiene l’orecchio destro vicino alla spalla destra e guarda verso sinistra.

Nella pratica si distinguono tre presentazioni che rappresentano gradi diversi dello stesso processo: la forma posturale, con asimmetria del capo ma senza retrazione né massa palpabile; la forma muscolare, con tensione e riduzione dell’escursione articolare del muscolo; la forma con “tumore” dello sternocleidomastoideo, cioè una tumefazione fibrosa palpabile nel corpo del muscolo, che non ha nulla di neoplastico. Questo termine storico, ancora presente nei testi, è una piccola trappola da concorso: il cosiddetto tumore è una fibrosi benigna.

Cause e fisiopatologia del torcicollo miogeno

La causa esatta non è del tutto chiarita, ma le ipotesi più accreditate fanno riferimento a fenomeni intrauterini e perinatali. La teoria più diffusa chiama in causa una posizione fetale costretta, con compressione prolungata del muscolo in utero, che determinerebbe una sorta di sindrome compartimentale locale con ischemia, edema e successiva fibrosi. Questa ipotesi spiega bene perché il torcicollo miogeno si associ con frequenza ad altre condizioni da “affollamento” uterino, come la displasia dell’anca, il metatarso addotto e alcune forme di piede torto congenito.

Altri fattori associati sono la presentazione podalica, il parto difficoltoso o strumentale e la primiparità. In passato si attribuiva un ruolo centrale al trauma da parto con ematoma del muscolo, ma il riscontro di casi nati da taglio cesareo ha ridimensionato questa interpretazione. Dal punto di vista istologico il muscolo mostra una sostituzione progressiva delle fibre con tessuto fibroso: più è estesa la fibrosi, maggiore è la retrazione e minore la probabilità di risoluzione spontanea.

Quadro clinico

Il quadro si rende evidente nelle prime settimane di vita, quando i genitori notano che il bambino tiene sempre il capo inclinato da un lato e ruotato dall’altro, fatica a girarsi in una direzione, preferisce attaccarsi al seno da un lato solo e dorme sempre nella stessa posizione. Alla palpazione si può apprezzare una tumefazione dura, indolente, fusiforme nel corpo dello sternocleidomastoideo, che tende a ridursi spontaneamente nel corso dei mesi lasciando, nei casi meno fortunati, una corda fibrosa.

La rotazione passiva del capo verso il lato colpito e l’inclinazione verso il lato opposto risultano limitate. Con il tempo, la postura persistente modella il cranio ancora malleabile: compare una plagiocefalia posizionale, con appiattimento occipitale dal lato controlaterale e, spesso, asimmetria del volto, con un lato del viso che appare più piccolo o appiattito. Nei casi non trattati e protratti l’asimmetria facciale può diventare stabile e associarsi a compensi posturali della colonna e del cingolo scapolare. Il bambino, per il resto, è vigile, si alimenta e cresce normalmente, e l’esame neurologico è regolare: un dettaglio che diventa decisivo nel ragionamento differenziale.

Diagnosi del torcicollo miogeno

La diagnosi è prima di tutto clinica. Si basa sull’osservazione della postura, sulla valutazione dell’escursione passiva in rotazione e inclinazione laterale, sulla palpazione del muscolo e sull’esame della forma del cranio e del volto. Un esame completo prevede anche la valutazione delle anche, della colonna e dei piedi alla ricerca delle condizioni associate, la valutazione dei movimenti degli arti superiori, per escludere una paralisi ostetrica del plesso brachiale o una frattura della clavicola da parto, e un esame neurologico e oculistico di base.

L’ecografia del muscolo è l’indagine strumentale di riferimento quando serve una conferma: mostra l’ispessimento o la massa intramuscolare e l’alterazione della struttura fibrillare, ed è utile anche nel follow-up. L’ecografia delle anche è indicata per la frequente associazione con la displasia. La radiografia del rachide cervicale va considerata quando il quadro è atipico, la massa non è palpabile o la rigidità non migliora, per escludere anomalie vertebrali congenite. Risonanza magnetica e altre indagini sono riservate ai casi con segni neurologici, dolore, febbre o evoluzione inattesa.

Gestione e terapia

Il trattamento iniziale è conservativo e consiste in un programma di fisioterapia: esercizi di stiramento passivo dolce del muscolo, insegnati ai genitori e ripetuti quotidianamente, associati a esercizi di rinforzo attivo dei muscoli controlaterali. A questi si aggiungono accorgimenti di posizionamento: stimolare il bambino a guardare verso il lato limitato collocando giochi, luci e voci da quella parte, alternare la posizione durante l’allattamento, favorire il tempo trascorso a pancia in giù da sveglio e sotto sorveglianza, utile anche per prevenire la plagiocefalia.

La grande maggioranza dei bambini trattati precocemente ottiene una risoluzione completa. Quando il trattamento conservativo non ottiene il recupero dell’escursione articolare dopo un periodo adeguato, o la diagnosi arriva tardi con retrazione fibrosa marcata e asimmetria del volto, si valuta il trattamento chirurgico: allungamento o sezione del muscolo, a uno o a entrambi i capi, seguito da fisioterapia. Le scelte su tempi e tecnica spettano all’ortopedico pediatra; chi è interessato può approfondire la specializzazione in ortopedia e traumatologia. La plagiocefalia associata segue, nella maggior parte dei casi, la correzione del torcicollo con il riposizionamento.

Segni d’allarme

Un torcicollo che non ha le caratteristiche del torcicollo miogeno deve far cercare altro. I segni d’allarme principali sono: esordio tardivo o acuto in un bambino che prima teneva il capo dritto; dolore; febbre; assenza di massa palpabile e di retrazione muscolare con postura comunque fissa; segni neurologici come debolezza degli arti, alterazioni dei riflessi, nistagmo, vomito, irritabilità o regressione delle acquisizioni; postura che cambia o scompare durante il sonno o con la chiusura di un occhio; peggioramento nonostante una fisioterapia corretta. In presenza di questi elementi l’ipotesi muscolare va abbandonata e il bambino richiede accertamenti mirati, talvolta urgenti.

Diagnosi differenziale ed errori tipici

Il torcicollo non muscolare ha molte cause. Le anomalie ossee congenite della colonna cervicale, come le fusioni vertebrali e le emivertebre, danno un torcicollo rigido senza massa. Il torcicollo oculare compensa un deficit della muscolatura extraoculare, tipicamente una paresi del nervo trocleare, o un nistagmo: il bambino inclina il capo per evitare la diplopia, e la postura tende a correggersi chiudendo un occhio; in questi casi serve una valutazione per strabismo e motilità oculare. Il torcicollo parossistico benigno dell’infanzia si manifesta con episodi ricorrenti, a lato variabile, talvolta con vomito e irritabilità, ed è considerato un equivalente emicranico. La sindrome di Sandifer associa posture anomale del collo e del tronco a reflusso gastroesofageo.

Nel bambino più grande vanno considerati la sublussazione rotatoria atlanto-assiale, spesso dopo infezioni delle vie aeree superiori o interventi otorinolaringoiatrici (sindrome di Grisel), le linfoadeniti e gli ascessi del collo, i tumori della fossa cranica posteriore e del midollo cervicale. Gli errori tipici sono: invertire il lato (il capo si inclina verso il muscolo retratto, il mento ruota dall’altra parte); considerare neoplastico il cosiddetto tumore dello sternocleidomastoideo; dimenticare l’ecografia delle anche; non pensare a una causa oculare quando il muscolo è normale; avviare la chirurgia prima di un trattamento conservativo adeguato.

Come cade il torcicollo miogeno al concorso

Al Concorso SSM il torcicollo miogeno compare soprattutto in tre forme. La prima è il caso del lattante con capo inclinato e massa palpabile nel collo: la risposta corretta è la diagnosi di torcicollo miogeno congenito e la gestione con fisioterapia, non la biopsia. La seconda è la domanda sulle condizioni associate, dove la displasia dell’anca è la risposta da ricordare. La terza è il caso costruito per ingannare: un torcicollo con muscolo normale, che migliora coprendo un occhio, o che compare dopo una faringite con dolore e rigidità, in cui la risposta corretta è una causa non muscolare. Per allenarti a riconoscere questi schemi puoi lavorare sulle simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, che spiegano anche perché le alternative non sono corrette.

In sintesi

Il torcicollo miogeno congenito è dovuto a fibrosi e accorciamento dello sternocleidomastoideo, con capo inclinato verso il lato colpito e mento ruotato dal lato opposto, spesso con una massa fibrosa benigna palpabile. Si associa a displasia dell’anca e ad altre deformità da posizione uterina, e può causare plagiocefalia e asimmetria del volto. La diagnosi è clinica, confermata se necessario dall’ecografia. Il trattamento è fisioterapico e di posizionamento, con chirurgia riservata ai casi resistenti. Dolore, febbre, segni neurologici, assenza di massa o risposta oculare impongono di cercare un’altra causa.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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