Transizione epidemiologica: fasi di Omran e quiz SSM
6 Ottobre 2026 · admin
La transizione epidemiologica descrive il grande cambiamento nel profilo di malattia e di morte che accompagna lo sviluppo socioeconomico di una popolazione: dalle epidemie e dalle malattie infettive dominanti alle malattie cronico-degenerative. Al Concorso SSM è un argomento di sanità pubblica che compare con domande sulle fasi del modello, sul legame con la transizione demografica e sulle conseguenze per i sistemi sanitari. Vediamo il modello, gli indicatori con cui si osserva, esempi illustrativi e gli errori tipici.
Che cos’è la transizione epidemiologica
Con transizione epidemiologica si intende il passaggio di lungo periodo da un profilo di mortalità caratterizzato da alta mortalità generale, alta mortalità infantile e predominanza delle malattie infettive, carenziali e materno-infantili, a un profilo con bassa mortalità, aumento della speranza di vita e predominanza delle malattie croniche non trasmissibili: malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie croniche, diabete, malattie neurodegenerative. La teoria fu formulata da Abdel Omran nel 1971 e resta il riferimento concettuale principale.
La transizione non riguarda solo le cause di morte, ma anche l’età a cui si muore: in una popolazione pretransizionale molti decessi avvengono nell’infanzia, mentre in una popolazione post-transizionale la maggior parte dei decessi si concentra nelle età avanzate. Cambia quindi anche la distribuzione per età della popolazione e il carico di malattia che i servizi devono gestire.
Le fasi del modello di Omran
Il modello originale descrive tre fasi.
La prima è l’età delle pestilenze e delle carestie: mortalità alta e fluttuante, con picchi legati a epidemie, guerre e carenze alimentari; speranza di vita alla nascita bassa; crescita demografica lenta perché l’alta natalità è compensata da un’alta mortalità.
La seconda è l’età del declino delle pandemie: la mortalità diminuisce progressivamente e i picchi epidemici diventano meno frequenti, grazie al miglioramento dell’alimentazione, delle condizioni abitative, dell’igiene, dell’acqua potabile e delle fognature. La speranza di vita cresce in modo marcato e la popolazione aumenta rapidamente.
La terza è l’età delle malattie degenerative e di origine umana (man-made): la mortalità si stabilizza su livelli bassi, la speranza di vita è elevata e le principali cause di morte diventano le malattie cardiovascolari, i tumori e altre condizioni croniche, insieme a quelle legate a comportamenti e ambiente, come incidenti e patologie da esposizioni ambientali.
Successivamente altri autori hanno proposto una quarta fase, l’età delle malattie degenerative ritardate: la mortalità per malattie cardiovascolari diminuisce grazie a prevenzione e cure, le malattie croniche compaiono o portano a morte in età sempre più avanzate e la speranza di vita continua a crescere. Alcuni autori aggiungono una possibile quinta fase legata alla ricomparsa di malattie infettive emergenti e riemergenti e all’antibiotico-resistenza.
Transizione demografica e transizione epidemiologica
Le due transizioni sono strettamente legate ma non coincidono. La transizione demografica descrive il passaggio da alta natalità e alta mortalità a bassa natalità e bassa mortalità. Nella fase intermedia la mortalità cala prima della natalità, e questo produce una forte crescita della popolazione. Alla fine del processo la popolazione invecchia: la piramide delle età, inizialmente larga alla base, tende ad assumere una forma più rettangolare o addirittura a “botte”.
La transizione epidemiologica riguarda invece il profilo delle cause di morte e di malattia. Le due si influenzano a vicenda: la riduzione delle malattie infettive abbassa la mortalità infantile, che a sua volta contribuisce nel tempo alla riduzione della natalità; l’invecchiamento della popolazione aumenta il peso delle malattie croniche. Collegata è anche la transizione sanitaria, che include le risposte del sistema sanitario e della società ai cambiamenti epidemiologici, e la transizione nutrizionale, con il passaggio da carenze alimentari a eccessi, e quindi a obesità, sindrome metabolica e diabete mellito di tipo 2.
Come si osserva: gli indicatori della transizione
La transizione si legge attraverso indicatori demografici ed epidemiologici: il tasso di mortalità generale e infantile, la speranza di vita alla nascita, la mortalità proporzionale per grandi gruppi di cause, la struttura per età della popolazione e, in tempi più recenti, misure di carico di malattia come i DALY.
Esempio illustrativo con numeri inventati a scopo didattico. Immaginiamo un paese in due momenti distanti alcuni decenni. Nel primo, su 1.000 decessi, 450 sono dovuti a malattie infettive e respiratorie acute, 200 a cause perinatali e materne, 150 a malattie cardiovascolari, 50 a tumori e 150 ad altre cause; molti decessi riguardano bambini sotto i cinque anni. Nel secondo, su 1.000 decessi, le malattie infettive sono 60, le cause perinatali e materne 10, le cardiovascolari 380, i tumori 300 e le altre cause 250, con la maggior parte dei decessi oltre i 70 anni. Il cambiamento di mortalità proporzionale illustra bene la transizione, ma attenzione: la mortalità proporzionale indica solo come si ripartiscono i decessi, non il rischio di morire. Che i tumori passino dal 5% al 30% dei decessi non significa di per sé che il rischio di tumore a parità di età sia aumentato di sei volte: gran parte dell’aumento riflette l’invecchiamento della popolazione e la riduzione delle altre cause. Per confronti corretti servono tassi standardizzati per età, come spiegato nella guida sulle misure di frequenza di incidenza e prevalenza.
Il doppio carico di malattia e le varianti del modello
Il modello di Omran descrive bene l’esperienza dei paesi occidentali, dove la transizione è stata lenta e progressiva (modello classico). Omran stesso distinse un modello accelerato, osservato in paesi che hanno compiuto il passaggio in tempi molto più brevi, e un modello ritardato o contemporaneo, tipico di molti paesi a basso e medio reddito, dove la transizione è ancora in corso.
In questi ultimi si osserva spesso il cosiddetto doppio carico di malattia: le malattie infettive, la malnutrizione e i problemi materno-infantili non sono ancora risolti, mentre crescono rapidamente ipertensione arteriosa, diabete, malattie cardiovascolari e tumori, spesso associati a urbanizzazione, cambiamenti dell’alimentazione e sedentarietà. Il sistema sanitario deve quindi affrontare contemporaneamente due profili di bisogno molto diversi, con risorse limitate.
Anche nei paesi ad alto reddito la transizione non è un percorso lineare e irreversibile. La comparsa di nuove infezioni, la diffusione di microrganismi resistenti agli antibiotici, le pandemie e il calo delle coperture vaccinali ricordano che le malattie infettive non scompaiono. Per questo la sorveglianza delle malattie a notifica obbligatoria e i programmi di vaccinazione restano centrali.
Conseguenze per la sanità pubblica e la clinica
La transizione epidemiologica ha cambiato profondamente l’organizzazione della medicina. Un sistema pensato per curare episodi acuti, spesso infettivi e risolvibili, si trova a gestire pazienti anziani con più malattie croniche contemporaneamente (multimorbilità), politerapie e bisogni di lungo periodo. Questo richiede integrazione tra ospedale e territorio, assistenza primaria rafforzata, presa in carico dei malati cronici, riabilitazione e cure palliative.
Sul piano preventivo il baricentro si sposta dai grandi interventi di igiene ambientale ai fattori di rischio comportamentali e metabolici: fumo, alcol, alimentazione, sedentarietà, pressione arteriosa, glicemia, colesterolo. Di qui il peso della prevenzione primaria, secondaria e terziaria e degli screening oncologici. Cresce anche l’importanza degli studi epidemiologici di lungo periodo, come gli studi di coorte, indispensabili per identificare i fattori di rischio delle malattie croniche.
Errori tipici e limiti
Un errore frequente è confondere transizione epidemiologica e transizione demografica, attribuendo alla prima la descrizione di natalità e mortalità e alla seconda il cambiamento delle cause di morte. Un secondo errore è leggere l’aumento della mortalità proporzionale per tumori come prova di un aumento del rischio, senza standardizzare per età. Un terzo è considerare la transizione un processo identico in tutti i paesi, ignorando i modelli accelerato e ritardato e il doppio carico di malattia. Infine, è sbagliato pensare che nella fase finale le malattie infettive perdano ogni rilevanza.
Il limite principale del modello è la sua natura descrittiva e semplificata: nato dall’esperienza storica dei paesi occidentali, non sempre si adatta a contesti diversi e non spiega da solo le disuguaglianze interne a una stessa popolazione, dove gruppi sociali diversi possono trovarsi in fasi diverse della transizione.
Come cade la transizione epidemiologica al concorso
Le domande sulla transizione epidemiologica al Concorso SSM chiedono tipicamente di riconoscere le fasi del modello di Omran e le loro caratteristiche, di indicare quali cause di morte prevalgono nella fase avanzata, di distinguere transizione epidemiologica e demografica, di spiegare il doppio carico di malattia nei paesi in transizione o di interpretare un cambiamento di mortalità proporzionale. Le opzioni sbagliate sono spesso costruite invertendo le fasi o attribuendo alla transizione un aumento della mortalità infantile.
Per prepararsi conviene fissare lo schema delle fasi e allenarsi con quesiti reali: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che spiegano anche i distrattori più sottili. Chi è attratto dalla sanità pubblica come carriera può approfondire la specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva.
In sintesi
La transizione epidemiologica è il passaggio da un profilo dominato da malattie infettive, carenziali e materno-infantili, con alta mortalità e bassa speranza di vita, a uno dominato da malattie croniche non trasmissibili, con bassa mortalità e popolazione anziana. Omran ne descrisse tre fasi (pestilenze e carestie, declino delle pandemie, malattie degenerative e di origine umana), a cui si aggiunge la fase delle malattie degenerative ritardate. È legata ma distinta dalla transizione demografica, segue modelli classici, accelerati e ritardati e nei paesi in transizione genera un doppio carico di malattia. Al concorso servono le fasi, le differenze tra le transizioni e una lettura corretta degli indicatori.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
