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Concorso SSM

Tubercolosi extrapolmonare: sedi, diagnosi e terapia

6 Ottobre 2026 · admin

Tubercolosi extrapolmonare: sedi, diagnosi e terapia

La tubercolosi extrapolmonare è la forma di infezione da Mycobacterium tuberculosis che colpisce organi diversi dal parenchima polmonare: linfonodi, pleura, sistema nervoso centrale, ossa e articolazioni, apparato genito-urinario, peritoneo, pericardio, surrene. È una diagnosi che sfugge facilmente perché imita molte altre malattie, ha esami microbiologici spesso negativi e richiede quasi sempre un campione di tessuto o di liquido biologico. Per chi prepara il Concorso SSM è un argomento ad alto rendimento: compare nelle domande di infettivologia, di neurologia, di reumatologia e di nefrologia, quasi sempre travestita da qualcos’altro.

Che cos’è la tubercolosi extrapolmonare

Dopo l’inalazione dei bacilli, l’infezione primaria si sviluppa nel polmone e nei linfonodi ilari. In questa fase si verifica quasi sempre una disseminazione linfoematogena silente, che porta piccoli focolai di micobatteri in organi ben ossigenati o ricchi di sangue: apici polmonari, corticale renale, epifisi delle ossa lunghe, corpi vertebrali, meningi, surreni. Questi focolai restano contenuti dalla risposta immunitaria cellulare mediata dai linfociti T e dai macrofagi, con formazione del granuloma caseoso. Quando l’equilibrio si rompe, il focolaio si riattiva e dà origine alla malattia d’organo.

La forma extrapolmonare può quindi presentarsi isolata, senza alcuna lesione polmonare attiva, oppure associata a una tubercolosi polmonare concomitante. Per il quadro generale della malattia, del suo agente e della sua trasmissione conviene ripassare la scheda sulla tubercolosi, perché la forma extrapolmonare ne è una declinazione e non una malattia separata. Un punto concettuale va fissato subito: molte localizzazioni extrapolmonari sono paucibacillari, cioè contengono pochi bacilli, e per questo l’esame diretto è spesso negativo anche quando la malattia è conclamata.

Fattori di rischio e popolazioni esposte

Il fattore di rischio più importante è il deficit dell’immunità cellulare. L’infezione da HIV aumenta in modo marcato la probabilità di forme extrapolmonari e disseminate, soprattutto quando la conta dei linfociti CD4 è bassa. Altri contesti classici sono la terapia con farmaci anti-TNF alfa e altri biologici, i corticosteroidi ad alte dosi protratte, il trapianto d’organo solido, l’insufficienza renale cronica in dialisi, il diabete mellito, la malnutrizione, l’alcolismo e le neoplasie ematologiche.

Contano anche l’età (bambini piccoli e anziani), la provenienza da Paesi ad alta endemia, la detenzione, la condizione di senza dimora e il contatto stretto con un caso bacillifero. Nei bambini piccoli la disseminazione precoce spiega la frequenza di forme miliari e meningee, che sono tra le più gravi.

Le principali localizzazioni e la loro clinica

Il quadro clinico combina sintomi sistemici e sintomi d’organo. I sintomi sistemici sono quelli tipici dell’infezione cronica: febbricola serotina, sudorazioni notturne, calo ponderale, astenia, anoressia. Possono però mancare, soprattutto nelle forme localizzate.

Linfoadenite tubercolare

È la forma extrapolmonare più frequente. Colpisce di solito i linfonodi laterocervicali e sovraclaveari, con tumefazione poco dolente, a lenta crescita, che tende a confluire in pacchetti e può fistolizzare alla cute: è la classica scrofola. La diagnosi differenziale principale è con i linfomi, le metastasi, la sarcoidosi, la malattia da graffio di gatto e i micobatteri non tubercolari, questi ultimi tipici del bambino piccolo con linfonodo sottomandibolare unilaterale.

Pleurite tubercolare

Si presenta con dolore pleurico, tosse secca, febbre e dispnea. Il versamento pleurico è un essudato a prevalenza linfocitaria, con glucosio spesso ridotto e cellule mesoteliali scarse. L’esame diretto e la coltura del liquido hanno bassa resa; la biopsia pleurica, che mostra granulomi, aumenta molto la sensibilità. L’adenosina deaminasi nel liquido pleurico è un marcatore utile come supporto.

Meningite tubercolare

È la forma più temibile. L’esordio è subacuto, con cefalea, febbre, alterazioni del comportamento e progressiva compromissione della coscienza. È tipico l’interessamento dei nervi cranici, in particolare del sesto paio, per la localizzazione basale dell’essudato; possono comparire idrocefalo e vasculite con infarti cerebrali. Il liquor mostra pleiocitosi linfocitaria, proteine elevate e glucosio molto basso. Per l’interpretazione del liquor torna utile la scheda sull’esame del liquor, mentre il confronto con le forme batteriche e virali è nella pagina sulla meningite.

Tubercolosi osteoarticolare

La spondilite tubercolare, o morbo di Pott, colpisce di preferenza il rachide toracico basso e lombare alto. A differenza della spondilodiscite piogenica, tende a risparmiare relativamente il disco nelle fasi iniziali, si diffonde sotto il legamento longitudinale anteriore, coinvolge più vertebre contigue e forma ascessi freddi paravertebrali o del muscolo psoas. Il crollo dei corpi vertebrali anteriori dà il gibbo. Il rischio maggiore è la compressione midollare con paraparesi. L’artrite tubercolare è di solito monoarticolare e interessa grandi articolazioni portanti come anca e ginocchio.

Tubercolosi genito-urinaria

Può restare silente a lungo. Il segno classico è la piuria sterile, cioè leucocituria con urinocoltura negativa per i comuni germi, spesso con ematuria microscopica. Con il tempo si formano stenosi ureterali, idronefrosi, calcificazioni renali e una vescica piccola e retratta. Nell’uomo si associa a epididimite e prostatite, nella donna a salpingite ed endometrite con possibile infertilità.

Altre forme

La tubercolosi peritoneale dà ascite essudativa linfocitaria e dolore addominale, ed entra in diagnosi differenziale con la carcinosi peritoneale. La forma intestinale predilige la regione ileo-cecale e mima il morbo di Crohn. La pericardite tubercolare può evolvere in pericardite costrittiva. L’interessamento bilaterale dei surreni è una causa classica di insufficienza surrenalica primaria. La tubercolosi miliare, infine, deriva da una disseminazione ematogena massiva con innumerevoli micronoduli polmonari e coinvolgimento di fegato, milza, midollo osseo e meningi.

Diagnosi della tubercolosi extrapolmonare

La diagnosi di tubercolosi extrapolmonare si basa sulla dimostrazione del micobatterio o, in alternativa, del granuloma caseoso nel tessuto colpito. Lo strumento centrale è il campionamento: aspirato o biopsia linfonodale, biopsia pleurica, liquor, liquido ascitico, biopsia vertebrale TC-guidata, urine del mattino ripetute, biopsia epatica o midollare nelle forme miliari.

Sul campione si eseguono l’esame microscopico con colorazione per bacilli alcol-acido resistenti (Ziehl-Neelsen o auramina), la coltura in terreno solido e liquido, che resta il riferimento e permette l’antibiogramma, e i test di amplificazione degli acidi nucleici, che danno una risposta rapida e possono segnalare la resistenza alla rifampicina. L’istologia con granuloma epitelioide a necrosi caseosa è fortemente suggestiva, ma va sempre confermata o integrata con la microbiologia, perché granulomi simili si vedono in altre infezioni.

I test immunologici, cioè intradermoreazione di Mantoux e test IGRA, documentano solo l’avvenuta infezione: un risultato positivo non prova la malattia attiva e un risultato negativo non la esclude, specialmente negli immunodepressi e nelle forme gravi. L’imaging è indispensabile per definire l’estensione: radiografia e TC del torace per cercare un focolaio polmonare associato, risonanza magnetica del rachide nel morbo di Pott e dell’encefalo nella meningite, ecografia e TC addominale per le forme viscerali. In ogni paziente con tubercolosi va proposto il test per HIV.

Terapia: le classi di farmaci

La terapia segue gli stessi principi della forma polmonare: associazione di più farmaci antitubercolari per prevenire la selezione di ceppi resistenti, una fase intensiva iniziale seguita da una fase di continuazione, aderenza controllata. I farmaci di prima linea sono isoniazide, rifampicina, pirazinamide ed etambutolo. Nelle forme resistenti si ricorre a farmaci di seconda linea secondo antibiogramma e in centri dedicati.

Alcune localizzazioni richiedono un trattamento più prolungato rispetto alla forma polmonare, in particolare quella del sistema nervoso centrale e quella osteoarticolare: la durata esatta è stabilita dalle linee guida e non va memorizzata a caso. Nella meningite tubercolare e, in casi selezionati, nella pericardite si associano i corticosteroidi per ridurre infiammazione, complicanze e mortalità. La chirurgia ha un ruolo complementare: drenaggio di ascessi freddi, decompressione e stabilizzazione vertebrale in caso di deficit neurologico o instabilità, derivazione liquorale nell’idrocefalo, pericardiectomia nella costrizione.

Gli effetti avversi da conoscere per classe sono l’epatotossicità di isoniazide, rifampicina e pirazinamide, la neuropatia periferica da isoniazide prevenibile con piridossina, la neurite ottica da etambutolo, l’iperuricemia da pirazinamide e le numerose interazioni della rifampicina dovute all’induzione enzimatica, rilevanti con antiretrovirali, anticoagulanti orali e contraccettivi.

Prevenzione

La prevenzione si fonda sull’identificazione rapida e sul trattamento dei casi contagiosi, sullo screening dei contatti e sul trattamento dell’infezione latente nelle persone a rischio di riattivazione, in primo luogo chi deve iniziare farmaci biologici o immunosoppressori e chi vive con HIV. La vaccinazione BCG protegge soprattutto i bambini piccoli dalle forme gravi disseminate e meningee, mentre ha efficacia limitata sulla forma polmonare dell’adulto. Le forme extrapolmonari isolate di solito non sono contagiose, ma va sempre esclusa una componente polmonare o laringea associata prima di decidere l’isolamento.

Diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale cambia con la sede. Nella linfoadenopatia vanno considerati linfomi, metastasi, sarcoidosi e infezioni da micobatteri atipici. Nella meningite subacuta a liquor linfocitario con glucosio basso il diretto concorrente è la meningite criptococcica, oltre alla carcinomatosi meningea e alla neurosifilide. Nella spondilodiscite si confronta con le forme piogeniche da stafilococco e con la brucellosi, che pure è granulomatosa e colpisce il rachide lombare. La forma ileo-cecale va distinta dal morbo di Crohn, con cui condivide granulomi, stenosi e fistole: la necrosi caseosa e la positività microbiologica orientano verso la tubercolosi. L’ascite linfocitaria richiede di escludere la carcinosi peritoneale.

Errori tipici

Il primo errore è considerare chiusa la diagnosi con un esame diretto negativo: nelle forme paucibacillari la negatività è la regola, non l’eccezione. Il secondo è usare la Mantoux o l’IGRA per diagnosticare la malattia attiva. Il terzo è dimenticare di cercare una localizzazione polmonare concomitante e di testare per HIV. Il quarto è trattare con corticosteroidi una meningite subacuta senza copertura antitubercolare, oppure iniziare una monoterapia empirica che seleziona resistenze. Infine, molti dimenticano che la coltura è l’unico modo per ottenere l’antibiogramma completo: anche se si parte con la terapia empirica, il campione va raccolto prima.

Come cade la tubercolosi extrapolmonare al concorso

Al concorso la tubercolosi extrapolmonare arriva quasi sempre come caso clinico. Gli scenari ricorrenti sono pochi e riconoscibili: il paziente immigrato con mal di schiena, febbricola e ascesso dello psoas; il paziente con HIV e cefalea subacuta con paralisi del sesto nervo cranico e liquor a glucosio basso; il giovane con linfonodo cervicale fistolizzato; la donna con piuria sterile ripetuta; il paziente in terapia con anti-TNF che sviluppa febbre e versamento pleurico linfocitario. La domanda chiede di solito l’esame diagnostico più utile, che è quasi sempre il campionamento con coltura e istologia, oppure il farmaco da associare, tipicamente il corticosteroide nella meningite.

Per allenarsi a riconoscere questi scenari servono casi veri e commenti ragionati: nella Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate di infettivologia che ripropongono proprio questi quadri, con la spiegazione delle alternative sbagliate. Il consiglio è di studiare la tubercolosi extrapolmonare per sede, legando a ciascuna il campione da prelevare e l’errore da evitare.

In sintesi

La tubercolosi extrapolmonare nasce dalla riattivazione di focolai seminati per via ematogena durante l’infezione primaria. È favorita dal deficit dell’immunità cellulare, in particolare HIV e farmaci biologici. Le sedi più frequenti sono linfonodi e pleura, le più gravi meningi e rachide. La diagnosi richiede quasi sempre un campione per coltura, test molecolari e istologia, perché l’esame diretto è spesso negativo e i test immunologici non distinguono infezione e malattia. La terapia associa i farmaci di prima linea, con durate più lunghe per alcune sedi, corticosteroidi nella meningite e chirurgia quando servono drenaggio o decompressione.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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