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Concorso SSM

Ureterocele: rene doppio e Weigert-Meyer per l’SSM

6 Ottobre 2026 · admin

Ureterocele: rene doppio e Weigert-Meyer per l’SSM

L’ureterocele è una dilatazione cistica della porzione terminale, intravescicale, dell’uretere, che si gonfia all’interno della vescica come un palloncino. Può riguardare un sistema urinario semplice, ma nel bambino è tipicamente legato al polo superiore di un rene doppio. Per il Concorso SSM è un argomento che fa da ponte fra embriologia della gemma ureterale, idronefrosi prenatale, infezioni urinarie e ostruzione dello sbocco vescicale, ed è facile confonderlo con il megauretere o con un diverticolo. In questa guida lo mettiamo in ordine dall’embriologia alla terapia.

Che cos’è l’ureterocele e come si classifica

La definizione anatomica è semplice: il tratto sottomucoso dell’uretere, quello che decorre nella parete vescicale prima dello sbocco, è dilatato e protrude nel lume vescicale come una formazione cistica a parete sottile, rivestita all’esterno da mucosa vescicale e all’interno da mucosa ureterale. L’orifizio è di solito stenotico, e questo spiega la dilatazione a monte.

La classificazione più utile distingue due criteri. Il primo è il tipo di sistema: l’ureterocele può interessare un uretere di un sistema singolo, quadro più frequente nell’adulto e spesso di piccole dimensioni, oppure l’uretere del polo superiore di un sistema duplice completo, quadro tipico del bambino e più frequente nelle femmine. Il secondo è la posizione: l’ureterocele intravescicale (ortotopico) è interamente contenuto nella vescica, mentre l’ureterocele ectopico si estende oltre il collo vescicale, verso l’uretra, e può ostruirla. Gli ureteroceli ectopici sono in genere associati a duplicità e sono quelli più problematici. Esistono poi descrizioni aggiuntive, come l’ureterocele ciecoureterale, che si prolunga sotto la mucosa uretrale, e quello sfinterico, che si apre nell’uretra.

Embriologia essenziale e la regola di Weigert-Meyer

Gli ureteri nascono dalla gemma ureterale, una gemmazione del dotto mesonefrico (di Wolff). La parte distale del dotto viene poi incorporata nella parete della vescica, e lo sbocco ureterale si separa dal dotto spostandosi in posizione cranio-laterale. Se dal dotto nascono due gemme ureterali, si ha un sistema duplice. La gemma che nasce più in basso sul dotto viene incorporata prima in vescica e migra di più: il suo uretere drenerà il polo inferiore del rene e sboccherà in posizione più alta e laterale, con un tunnel corto, quindi a rischio di reflusso. La gemma più alta migra meno: il suo uretere drenerà il polo superiore e sboccherà più in basso e medialmente, a volte fuori dalla vescica (sbocco ectopico), ed è quello che tende a essere ostruito o a sviluppare un ureterocele.

Questa è la regola di Weigert-Meyer, che al concorso vale oro: nel rene doppio il polo superiore si ostruisce (ureterocele o sbocco ectopico), il polo inferiore reflue. L’origine dell’ureterocele vero e proprio viene attribuita a una persistenza della membrana di Chwalla, che normalmente separa la gemma ureterale dal seno urogenitale, o a un’espansione anomala del tratto intravescicale dell’uretere, con orifizio piccolo.

Clinica

Molti ureteroceli vengono individuati oggi in epoca prenatale. Quando non lo sono, la presentazione più frequente nel lattante è l’infezione urinaria nel bambino, spesso febbrile e talvolta con urosepsi, dovuta alla stasi nel polo superiore ostruito. Altre presentazioni sono il dolore addominale, l’ematuria, la calcolosi, lo scarso accrescimento e una massa addominale data dal rene idronefrotico.

Un quadro caratteristico, che è facile ritrovare in un caso clinico, è il prolasso dell’ureterocele ectopico attraverso l’uretra femminile: compare all’introito vaginale una massa liscia, tondeggiante, di colore rosso-violaceo o congesto, che può causare ritenzione urinaria acuta. Va distinto dal prolasso della mucosa uretrale, dalla cisti parauretrale e dal sarcoma botrioide. Un ureterocele grande, anche senza prolasso, può ostruire il collo vescicale e dare ostruzione bilaterale, con dilatazione anche del rene controlaterale. Nella femmina con sbocco ectopico sotto lo sfintere l’incontinenza continua con minzioni normali è il segno classico, ma questo è più tipico dell’uretere ectopico senza ureterocele. Nel maschio lo sbocco ectopico è sempre sopra lo sfintere esterno, per cui non dà incontinenza ma può dare epididimiti.

Diagnosi prenatale e postnatale

All’ecografia ostetrica l’ureterocele si riconosce come una formazione cistica a parete sottile all’interno della vescica fetale, spesso associata a un rene duplice con polo superiore idronefrotico e uretere dilatato. Il quadro è quindi quello di un’idroureteronefrosi con una “cisti nella vescica”. Il liquido amniotico è di solito normale, salvo forme che ostruiscono il collo vescicale.

Dopo la nascita l’ecografia conferma il quadro e mostra l’ureterocele in vescica come una cisti a parete sottile, ben visibile quando la vescica è piena. Va eseguita con attenzione al momento del riempimento: a vescica molto piena l’ureterocele può collassare ed essere misconosciuto, mentre a vescica vuota può simulare una massa. Lo studio deve chiarire se il sistema è singolo o duplice, quanto funziona il polo superiore, se c’è reflusso nel polo inferiore o nel rene controlaterale e se il collo vescicale è ostruito.

Imaging: ecografia, cistouretrografia minzionale, scintigrafia

L’ecografia è il primo esame e mostra l’immagine cistica in vescica, il rene duplice con il polo superiore dilatato (con parenchima spesso assottigliato o displastico) e l’uretere dilatato. La cistouretrografia minzionale è fondamentale: nelle fasi precoci di riempimento con mezzo di contrasto l’ureterocele appare come un difetto di riempimento rotondeggiante, liscio, nella vescica; durante la minzione può evertersi e simulare un diverticolo, un tranello ben noto. La CUM documenta inoltre il reflusso nel polo inferiore omolaterale e nel rene controlaterale, che è frequente e cambia le scelte terapeutiche. La scintigrafia renale con DMSA misura la funzione del polo superiore, spesso molto ridotta o assente, e quella del polo inferiore; la scintigrafia dinamica con MAG3 valuta il drenaggio. La uro-RM è utile per chiarire l’anatomia nei casi complessi, specie per ricercare sbocchi ectopici.

Terapia

Il trattamento va personalizzato in base alle dimensioni e alla posizione dell’ureterocele, alla funzione del polo superiore, alla presenza di reflusso e al quadro clinico. I principi generali sono pochi: decomprimere il sistema ostruito, proteggere i reni dalle infezioni, ottenere continenza e minzione normali con il minor numero di interventi possibile.

Nel neonato o nel lattante con ureterocele sintomatico o ostruttivo, il primo approccio è spesso l’incisione endoscopica (puntura transuretrale) dell’ureterocele, che decomprime rapidamente il polo superiore. È un intervento poco invasivo e particolarmente efficace negli ureteroceli intravescicali; in quelli ectopici, che si estendono nell’uretra, la decompressione riesce, ma più spesso si rende necessario un secondo intervento, perché l’incisione può creare un reflusso nell’ureterocele stesso. Nei casi con urosepsi l’incisione endoscopica è il drenaggio di scelta.

Gli approcci successivi includono l’eminefrectomia o eminefroureterectomia del polo superiore quando questo non funziona e il reflusso è assente, l’anastomosi uretero-ureterale o uretero-pielica fra l’uretere del polo superiore e quello del polo inferiore quando il polo superiore conserva funzione, e la ricostruzione completa a livello vescicale (escissione dell’ureterocele, ricostruzione della base vescicale e reimpianto ureterale) quando c’è reflusso significativo nel polo inferiore o una vescica alterata. In casi selezionati e asintomatici, con polo superiore non funzionante e assenza di reflusso e di ostruzione, si può scegliere l’osservazione. La profilassi antibiotica nei primi mesi è frequentemente adottata nei bambini con ureterocele e dilatazione.

Complicanze ed errori tipici

Le complicanze dell’ureterocele non trattato sono le infezioni ricorrenti, la pielonefrite acuta con danno renale, la calcolosi nell’ureterocele, l’ostruzione del collo vescicale con ritenzione e il prolasso uretrale nella femmina. Le complicanze del trattamento sono il reflusso dopo incisione endoscopica, la necessità di reinterventi, la disfunzione vescicale dopo ricostruzioni della base vescicale e, raramente, l’incontinenza.

Gli errori tipici da evitare sono cinque. Primo: invertire la regola di Weigert-Meyer, attribuendo l’ostruzione al polo inferiore. Secondo: confondere l’ureterocele con un diverticolo vescicale alla CUM, perché durante la minzione l’ureterocele si everte e simula proprio un diverticolo. Terzo: dimenticare che l’ureterocele ectopico può ostruire il collo vescicale e quindi dilatare anche l’altro rene. Quarto: non pensare all’ureterocele prolassato davanti a una bambina con massa interlabiale e ritenzione. Quinto: non cercare il reflusso, che condiziona le scelte chirurgiche ed è spesso presente nel polo inferiore o nel reflusso vescico-ureterale controlaterale.

Come cade l’ureterocele al concorso

Al Concorso SSM l’ureterocele compare tipicamente come immagine o descrizione di una “cisti” nella vescica in un’ecografia neonatale con rene duplice, come caso di bambina con massa che protrude all’introito vaginale, come domanda di embriologia sulla regola di Weigert-Meyer o come domanda sulla gestione in urgenza di un lattante con urosepsi e ureterocele, dove la risposta è l’incisione endoscopica. La distinzione con il megauretere e con l’idronefrosi da stenosi del giunto è un altro classico. Per allenarti su casi di questo tipo, la Piattaforma Accademia propone simulazioni commentate in cui ogni risposta viene motivata. Chi si orienta verso queste patologie può valutare la specializzazione in chirurgia pediatrica.

In sintesi

L’ureterocele è una dilatazione cistica del tratto intravescicale dell’uretere, con orifizio stenotico. Nel bambino è tipicamente associato al polo superiore di un rene duplice, secondo la regola di Weigert-Meyer (polo superiore ostruito, polo inferiore refluente), ed è più frequente nella femmina. Si distingue in intravescicale ed ectopico; quest’ultimo può ostruire il collo vescicale o prolassare dall’uretra. Ecografia, cistouretrografia minzionale e scintigrafia definiscono anatomia, reflusso e funzione. La terapia va dall’incisione endoscopica, prima scelta nell’urgenza, alla chirurgia del polo superiore o alla ricostruzione vescicale.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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