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Concorso SSM

Disturbi della memoria: cause e approccio SSM

6 Ottobre 2026 · admin

Disturbi della memoria: cause e approccio SSM

I disturbi della memoria sono tra i sintomi più temuti dai pazienti e dai familiari, perché evocano subito la parola demenza. In realtà dietro una memoria che “non funziona più come prima” si trovano condizioni molto diverse: il fisiologico invecchiamento, la depressione, gli effetti collaterali dei farmaci, carenze vitaminiche, disfunzioni tiroidee, eventi acuti come l’amnesia globale transitoria e, naturalmente, le malattie neurodegenerative. Per chi prepara il Concorso Nazionale SSM è un argomento in cui contano il metodo e la capacità di cercare le cause potenzialmente reversibili. Questa guida è pensata come materiale di studio e segue il percorso che un buon clinico compie davanti a un paziente con questo sintomo.

Che cosa sono i disturbi della memoria

Si definiscono disturbi della memoria le alterazioni della capacità di codificare, consolidare, conservare e recuperare le informazioni. Possono riguardare la memoria episodica (eventi della propria vita, contestualizzati nel tempo e nello spazio), la memoria semantica (conoscenze generali e significato delle parole), la memoria di lavoro (mantenere e manipolare informazioni per pochi secondi) e la memoria procedurale (abilità motorie e abitudini). Clinicamente si distingue anche tra amnesia anterograda, cioè incapacità di apprendere nuove informazioni dopo un evento, e amnesia retrograda, cioè perdita di ricordi precedenti.

Il sintomo può essere soggettivo, riferito dal paziente senza riscontri obiettivi, oppure oggettivo, documentato dai test. Un dato clinico utile è chi porta il problema in ambulatorio: il paziente che si lamenta molto dei propri vuoti e li descrive nel dettaglio è spesso ansioso o depresso, mentre nella malattia neurodegenerativa è più frequente che sia il familiare a segnalare il cambiamento, con il paziente che tende a minimizzare.

Fisiopatologia: i circuiti della memoria

La memoria episodica dipende dal circuito di Papez e dalle strutture del lobo temporale mesiale: ippocampo, corteccia entorinale, fornice, corpi mammillari, nuclei anteriori del talamo e giro del cingolo. Lesioni bilaterali di queste strutture producono amnesie gravi, come accade nella sindrome di Wernicke-Korsakoff da carenza di tiamina, in cui il danno ai corpi mammillari e al talamo mediale si associa a confabulazione, o nelle encefaliti che colpiscono il lobo temporale.

La memoria di lavoro e le strategie di recupero dipendono dai circuiti frontali e fronto-sottocorticali. Questo spiega perché depressione, disturbi dell’attenzione, malattie dei piccoli vasi e patologie dei gangli della base causino difficoltà di recupero che migliorano con suggerimenti, mentre nella demenza di Alzheimer il deficit tipico è di immagazzinamento: l’informazione non viene consolidata e nemmeno il suggerimento aiuta a ritrovarla.

Principali cause di disturbi della memoria

Le cause neurodegenerative sono le più note. La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza e nella presentazione tipica esordisce con un deficit di memoria episodica anterograda, cui seguono disturbi del linguaggio, dell’orientamento e delle funzioni esecutive. La demenza a corpi di Lewy si caratterizza per fluttuazioni cognitive, allucinazioni visive ben strutturate, parkinsonismo e disturbo comportamentale del sonno REM, oltre a una marcata sensibilità ai neurolettici. La demenza frontotemporale esordisce più spesso con cambiamenti di comportamento e personalità o del linguaggio, con memoria relativamente conservata nelle fasi iniziali. La demenza vascolare ha un decorso spesso a gradini, legato a eventi ischemici successivi.

Le cause potenzialmente reversibili vanno sempre cercate. Tra queste ci sono l’ipotiroidismo, il deficit di vitamina B12, la carenza di tiamina negli alcolisti, l’iponatriemia cronica, l’ipercalcemia, l’idrocefalo normoteso (con la triade di disturbo della marcia, incontinenza urinaria e deterioramento cognitivo), l’ematoma subdurale cronico nell’anziano in terapia anticoagulante, i farmaci anticolinergici e le benzodiazepine, le infezioni come la neurosifilide e l’HIV.

La depressione maggiore nell’anziano può simulare una demenza (la cosiddetta pseudodemenza depressiva), con lamentele mnesiche prevalenti, scarso impegno nei test e risposte del tipo “non lo so”. Tra le cause acute vanno ricordate l’amnesia globale transitoria, un episodio di amnesia anterograda di alcune ore con identità personale conservata e risoluzione completa, l’amnesia post-traumatica dopo trauma cranico, le crisi epilettiche del lobo temporale e l’encefalite erpetica.

Red flags dei disturbi della memoria

Alcuni elementi impongono una valutazione rapida e non ambulatoriale. Il deterioramento cognitivo rapidamente progressivo, nell’arco di settimane o pochi mesi, deve far pensare a encefaliti autoimmuni o infettive, malattie da prioni come la malattia di Creutzfeldt-Jakob, neoplasie o idrocefalo. L’esordio acuto con fluttuazione dell’attenzione e del livello di coscienza indica un delirium e non una demenza. La presenza di febbre, cefalea, crisi epilettiche, segni neurologici focali o di un trauma cranico recente, specie in pazienti in terapia anticoagulante, richiede neuroimaging urgente.

Sono red flags anche l’esordio in età giovane, la storia familiare di demenze precoci, l’abuso alcolico con atassia e disturbi oculomotori (possibile encefalopatia di Wernicke, da trattare subito con tiamina) e i disturbi cognitivi associati a calo ponderale e sintomi sistemici.

Approccio diagnostico a step

Il primo step è l’anamnesi raccolta dal paziente e, sempre, da un familiare o da chi lo conosce bene: tipo di dimenticanze, esordio, velocità di progressione, ripercussioni sulle attività quotidiane, cambiamenti di comportamento, umore, sonno, allucinazioni, cadute, disturbi della marcia, incontinenza, farmaci assunti (con particolare attenzione ad anticolinergici, sedativi, oppioidi), alcol, traumi, fattori di rischio vascolare.

Il secondo step è la valutazione cognitiva con strumenti di screening come il Mini-Mental State Examination o il Montreal Cognitive Assessment, che va interpretata alla luce di età e scolarità e completata, se necessario, da una valutazione neuropsicologica approfondita. Il terzo step è l’esame obiettivo generale e neurologico, alla ricerca di segni focali, parkinsonismo, disturbi della marcia, segni di malattia sistemica. Un riferimento utile per il metodo è la scheda sull’esame neurologico. Il quarto step è la definizione funzionale: si parla di disturbo neurocognitivo lieve quando il deficit è documentato ma l’autonomia nelle attività quotidiane è conservata, e di demenza quando il deficit compromette l’autonomia.

Esami iniziali

Gli esami di primo livello servono soprattutto a escludere cause reversibili: emocromo, elettroliti con sodio e calcio, glicemia, funzionalità renale ed epatica, TSH, vitamina B12 e folati; in base al contesto sierologia per sifilide e HIV. Il neuroimaging, con TC encefalo o meglio risonanza magnetica encefalo, ricerca lesioni strutturali, ematomi, idrocefalo, lesioni vascolari e pattern di atrofia (per esempio l’atrofia ippocampale nell’Alzheimer).

Gli esami di secondo livello comprendono la PET con fluorodesossiglucosio per il pattern metabolico, l’esame del liquor con i biomarcatori di amiloide e tau, la PET amiloide, la scintigrafia con trasportatore della dopamina nei sospetti di demenza a corpi di Lewy, l’elettroencefalogramma quando si sospettano crisi o malattie prioniche.

Diagnosi differenziale ed errori tipici

Il differenziale più importante è tra demenza, delirium e depressione. Il delirium ha esordio acuto, decorso fluttuante e alterazione dell’attenzione, è spesso scatenato da infezioni, farmaci o disidratazione, e può sovrapporsi a una demenza preesistente. La depressione ha in genere un esordio più definito, il paziente enfatizza i propri deficit e migliora con il trattamento dell’umore. L’invecchiamento normale comporta un rallentamento e qualche difficoltà di recupero dei nomi, senza compromissione funzionale.

Gli errori tipici sono attribuire tutto all’età, non chiedere il parere di un familiare, non rivedere la lista dei farmaci, dimenticare il dosaggio di TSH e vitamina B12, non riconoscere un delirium sovrapposto, somministrare neurolettici tipici a un paziente con sospetta demenza a corpi di Lewy, e trascurare l’ematoma subdurale cronico in un anziano anticoagulato con piccoli traumi.

Come cadono i disturbi della memoria al concorso

I disturbi della memoria al concorso compaiono in casi clinici costruiti attorno a un dettaglio decisivo. L’anziano con disturbo della marcia “magnetica”, incontinenza e decadimento cognitivo porta all’idrocefalo normoteso; il paziente alcolista con confusione, atassia e oftalmoplegia alla Wernicke e alla somministrazione di tiamina prima del glucosio; la paziente con allucinazioni visive, fluttuazioni e parkinsonismo alla demenza a corpi di Lewy; il soggetto che per alcune ore ripete sempre le stesse domande e poi si riprende completamente all’amnesia globale transitoria. Le domande possono riguardare anche gli esami di primo livello obbligatori e la terapia sintomatica con inibitori delle colinesterasi e memantina.

Per consolidare questi schemi conviene allenarsi su quesiti ragionati: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate con la spiegazione di ogni alternativa. Chi è interessato al percorso specialistico può leggere la guida alla specializzazione in neurologia.

In sintesi

I disturbi della memoria vanno inquadrati con anamnesi da paziente e familiare, test di screening, esame neurologico ed esami mirati alle cause reversibili. È essenziale distinguere demenza, delirium, depressione e invecchiamento normale, riconoscere i segnali di un deterioramento rapidamente progressivo e non dimenticare farmaci, tiroide, vitamina B12, alcol, ematoma subdurale e idrocefalo normoteso. Un ragionamento ordinato protegge il paziente da diagnosi affrettate e, al concorso, permette di cogliere subito l’indizio che il caso clinico nasconde.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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