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Concorso SSM

Vaccino anti pneumococcico: coniugato e polisaccaridico

6 Ottobre 2026 · admin

Vaccino anti pneumococcico: coniugato e polisaccaridico

Il vaccino anti pneumococcico è il capitolo di vaccinologia in cui il Concorso SSM verifica meglio se hai capito la differenza tra un antigene polisaccaridico puro e un antigene coniugato. Streptococcus pneumoniae è la prima causa batterica di polmonite comunitaria e una causa importante di meningite, sepsi e otite: conoscere i vaccini disponibili, il loro meccanismo e le persone a cui sono destinati è quindi utile sia per i quiz di igiene sia per quelli di malattie infettive e medicina interna. In questa scheda trovi tipi di vaccino, immunologia, popolazioni bersaglio, controindicazioni, reazioni avverse, errori tipici e il modo in cui l’argomento viene chiesto.

Che cos’è il vaccino anti pneumococcico

Lo pneumococco è un diplococco gram-positivo, alfa-emolitico, sensibile all’optochina e solubile nella bile. Il suo principale fattore di virulenza è la capsula polisaccaridica, che inibisce la fagocitosi e l’attivazione del complemento per via alternativa. Sulla base della composizione chimica della capsula si distinguono oltre cento sierotipi, con una diversa propensione a colonizzare il nasofaringe e a dare malattia invasiva. La protezione contro lo pneumococco è legata agli anticorpi anticapsulari, che opsonizzano il batterio e ne permettono la fagocitosi da parte di neutrofili e macrofagi, soprattutto a livello della milza.

Il vaccino anti pneumococcico sfrutta proprio questo principio: contiene i polisaccaridi capsulari di un certo numero di sierotipi, scelti tra quelli più frequentemente responsabili di malattia invasiva. La protezione è quindi sierotipo-specifica, e il numero che accompagna il nome commerciale del prodotto indica quanti sierotipi sono inclusi. Nel tempo sono stati sviluppati vaccini con un numero crescente di sierotipi, anche per rispondere al fenomeno della sostituzione sierotipica, di cui parleremo più avanti.

Le malattie che il vaccino mira a prevenire sono le forme invasive (batteriemia, sepsi, meningite) e la polmonite acquisita in comunità, oltre alle infezioni non invasive come l’otite media nei bambini. Lo pneumococco resta anche la principale causa di superinfezione batterica dopo l’influenza, il che spiega perché le due vaccinazioni vengano spesso proposte insieme alle stesse categorie di persone.

Tipi di vaccino: polisaccaridico e coniugato

Esistono due grandi famiglie. Il vaccino polisaccaridico puro contiene i polisaccaridi capsulari purificati di numerosi sierotipi, senza alcun legame con proteine. Ha il vantaggio di coprire un ampio numero di sierotipi, ma presenta limiti immunologici importanti: è poco immunogeno nei primi anni di vita, non induce memoria immunologica, non riduce in modo significativo la colonizzazione nasofaringea e quindi non genera immunità di gregge.

Il vaccino coniugato contiene invece i polisaccaridi legati covalentemente a una proteina carrier, di solito una forma non tossica della tossina difterica (CRM197) o altre proteine vettrici. Questa coniugazione cambia radicalmente il tipo di risposta: il vaccino diventa immunogeno anche nel lattante, induce memoria, produce anticorpi a più alta affinità e riduce il trasporto nasofaringeo dei sierotipi inclusi. L’introduzione dei vaccini coniugati nei programmi pediatrici ha portato a una riduzione della malattia invasiva non solo nei bambini vaccinati, ma anche negli adulti e negli anziani non vaccinati, proprio grazie alla protezione indiretta.

Il rovescio della medaglia è la sostituzione sierotipica: riducendo la colonizzazione da parte dei sierotipi contenuti nel vaccino, si libera una nicchia ecologica che può essere occupata da sierotipi non inclusi. È uno dei motivi per cui le formulazioni vengono periodicamente ampliate. In alcuni percorsi vaccinali dell’adulto si combinano un vaccino coniugato e il vaccino polisaccaridico, sfruttando la memoria indotta dal primo e l’ampiezza di copertura del secondo; quali prodotti usare, in che ordine e con quali intervalli è materia delle raccomandazioni ufficiali, che cambiano con l’arrivo di nuove formulazioni.

Meccanismo immunologico: T-indipendente e T-dipendente

Qui si gioca la maggior parte delle domande. I polisaccaridi sono antigeni T-indipendenti di tipo 2: hanno una struttura ripetitiva che lega in modo crociato molti recettori del linfocita B e lo attiva senza bisogno dell’aiuto dei linfociti T helper. La risposta che ne deriva è prevalentemente IgM e IgG2, con scarsa maturazione dell’affinità, senza formazione efficiente di centri germinativi e senza linfociti B della memoria. Nei primi anni di vita la popolazione di linfociti B della zona marginale splenica, che è quella deputata a rispondere a questi antigeni, è ancora immatura: per questo il vaccino polisaccaridico puro funziona male nel bambino piccolo.

Nel vaccino coniugato, il linfocita B che riconosce il polisaccaride internalizza l’intero complesso, processa la proteina carrier e ne presenta i peptidi su MHC di classe II. I linfociti T helper specifici per la proteina forniscono allora il loro aiuto al linfocita B attraverso CD40L e citochine: la risposta diventa T-dipendente, con scambio di classe, maturazione dell’affinità, plasmacellule a lunga vita e cellule della memoria. Una dose di richiamo produce una risposta anamnestica rapida, che il vaccino polisaccaridico puro non è in grado di evocare.

Un fenomeno da conoscere è l’iporesponsività: dosi ripetute di vaccino polisaccaridico puro possono ridurre la risposta a somministrazioni successive, probabilmente per esaurimento del pool di linfociti B specifici. È uno degli argomenti a favore dell’utilizzo dei vaccini coniugati come primo passo nei percorsi vaccinali dell’adulto. Infine, ricorda che gli anticorpi anticapsulari agiscono come opsonine e che la milza è il filtro principale dei batteri capsulati opsonizzati: questo collega il capitolo all’asplenia.

A chi è rivolto il vaccino anti pneumococcico

La vaccinazione contro lo pneumococco è inserita nel calendario vaccinale sia per l’infanzia sia per la popolazione anziana, oltre che per gruppi di persone a rischio aumentato di malattia invasiva. Età precise, prodotti, numero di somministrazioni e intervalli sono definiti dal calendario e dalle raccomandazioni ufficiali, che vengono aggiornati con l’introduzione di nuovi vaccini: qui ci limitiamo a descrivere le popolazioni in termini generali.

I bambini piccoli sono il primo bersaglio, sia per la protezione individuale sia per il ruolo che hanno come serbatoio di colonizzazione nasofaringea. Gli anziani sono il secondo, per il peso della polmonite pneumococcica e delle forme invasive in età avanzata. Il terzo gruppo comprende le persone con condizioni che aumentano il rischio: asplenia anatomica o funzionale, compresa quella dell’anemia falciforme; immunodeficienze congenite o acquisite, infezione da HIV, neoplasie ematologiche, trapianti e terapie immunosoppressive; malattie croniche cardiache, respiratorie come la BPCO, epatiche come la cirrosi, renali come l’insufficienza renale cronica e la sindrome nefrosica, diabete, alcolismo e fumo. Sono considerati a rischio anche i portatori di impianto cocleare e i soggetti con fistole liquorali, per la possibilità di meningite.

Un caso classico è la splenectomia programmata: la vaccinazione contro i batteri capsulati, pneumococco compreso, va eseguita con un anticipo adeguato rispetto all’intervento, e se l’intervento è urgente si vaccina dopo, quando il paziente si è stabilizzato. Il dettaglio dei tempi è nelle raccomandazioni, ma il concetto da ricordare è che si vaccina prima ogni volta che è possibile.

Controindicazioni e precauzioni

La controindicazione assoluta è l’anafilassi a una dose precedente o a un componente del vaccino, compreso il tossoide difterico usato come carrier nei prodotti che lo contengono. Una malattia acuta moderata o grave suggerisce di rinviare la somministrazione; un’infezione lieve non è un motivo per rimandare. Trattandosi di vaccini non vivi, né l’immunodepressione né la gravidanza costituiscono di per sé una controindicazione: nell’immunodepresso il problema non è la sicurezza ma la risposta, che può essere ridotta, ed è per questo che quando possibile si preferisce vaccinare prima di iniziare una terapia immunosoppressiva.

Nei pazienti in terapia anticoagulante o con piastrinopenia la vaccinazione intramuscolare si esegue con ago sottile e compressione prolungata del sito; per alcuni prodotti è prevista anche la via sottocutanea. Nei bambini piccoli la cosomministrazione con altri vaccini del calendario è la regola, e la febbre che ne può derivare va gestita secondo le indicazioni pediatriche.

Reazioni avverse

Le reazioni più frequenti sono locali: dolore, eritema, tumefazione e indurimento nel sito di iniezione. Tra le reazioni sistemiche si osservano febbre, irritabilità, sonnolenza e riduzione dell’appetito nei bambini, astenia, cefalea e mialgie negli adulti. La febbre è un po’ più frequente quando il vaccino coniugato è somministrato insieme ad altri vaccini nella stessa seduta. Con il vaccino polisaccaridico puro, una seconda somministrazione può dare reazioni locali più intense rispetto alla prima. Le reazioni gravi sono rare e l’anafilassi è un evento eccezionale, per cui valgono le normali regole di osservazione post-vaccinale e di disponibilità di adrenalina.

Errori tipici dei candidati

Il primo errore è attribuire memoria immunologica al vaccino polisaccaridico puro: la memoria è prerogativa della risposta T-dipendente e quindi dei coniugati. Il secondo è pensare che il vaccino polisaccaridico funzioni bene nel lattante, mentre è proprio la sua scarsa immunogenicità nei primi anni di vita ad aver motivato lo sviluppo dei coniugati. Il terzo errore è dimenticare l’effetto sul trasporto nasofaringeo: solo il coniugato riduce la colonizzazione e quindi produce immunità di gregge. Il quarto è non saper spiegare la sostituzione sierotipica, che è la conseguenza diretta di quell’effetto.

Altri errori frequenti riguardano le controindicazioni: escludere dalla vaccinazione un paziente immunodepresso o una donna in gravidanza come se si trattasse di un vaccino vivo, oppure non riconoscere nel paziente splenectomizzato il prototipo del soggetto a rischio. Infine attenzione a non confondere lo pneumococco con Haemophilus influenzae di tipo b o con il meningococco: sono tutti batteri capsulati, prevenuti con vaccini coniugati, ma gli antigeni sono diversi e i vaccini non sono intercambiabili.

Come cade il vaccino anti pneumococcico al concorso

Le domande sul vaccino anti pneumococcico arrivano in genere da tre direzioni. Dall’immunologia: perché un polisaccaride non induce memoria, che cosa cambia con la coniugazione, quale tipo di linfocita risponde agli antigeni T-indipendenti. Dalla sanità pubblica: quale effetto ha avuto la vaccinazione pediatrica sulla malattia negli adulti, che cos’è la sostituzione sierotipica, quali pazienti vanno vaccinati. Dalla clinica: il paziente splenectomizzato con sepsi fulminante, l’anziano con polmonite dopo l’influenza, il bambino con otite ricorrente.

Per consolidare il capitolo collegalo alle pagine sui vaccini e sulla meningite, dove lo pneumococco è uno dei protagonisti, e alla sepsi nel paziente asplenico. Il modo più efficace per fissare queste distinzioni è affrontare quiz in cui le alternative sbagliate sono costruite proprio sulla confusione tra polisaccaridico e coniugato: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate in cui ogni opzione è spiegata, così da capire anche perché le risposte errate sono tali.

In sintesi

Il vaccino anti pneumococcico protegge contro i sierotipi capsulari di Streptococcus pneumoniae contenuti nella formulazione. Il polisaccaridico puro copre molti sierotipi ma induce una risposta T-indipendente, senza memoria, poco efficace nel lattante e senza effetto sul trasporto. Il coniugato, grazie alla proteina carrier, induce una risposta T-dipendente con memoria, funziona anche nei primi mesi di vita, riduce la colonizzazione e genera immunità di gregge, con il rischio di sostituzione sierotipica. È rivolto a bambini, anziani e persone a rischio come gli asplenici, gli immunodepressi e i malati cronici. Non essendo un vaccino vivo, gravidanza e immunodepressione non sono controindicazioni. Età, prodotti e schemi vanno sempre verificati sul calendario vaccinale aggiornato.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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