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Concorso SSM

Cervicalgia: cause, red flags e diagnosi

6 Ottobre 2026 · admin

Cervicalgia: cause, red flags e diagnosi

La cervicalgia, cioè il dolore localizzato al rachide cervicale, è uno dei disturbi muscoloscheletrici più comuni nella popolazione adulta e una delle ragioni più frequenti di accesso al medico di medicina generale. Nella grande maggioranza dei casi ha un’origine meccanica benigna e tende a migliorare, ma una piccola quota nasconde condizioni serie: fratture, infezioni, neoplasie, mielopatia, dissezioni arteriose, meningite o dolore riferito da organi toracici. Questo articolo, pensato come materiale di studio per il Concorso SSM, insegna a riconoscerle con un ragionamento ordinato.

Che cos’è la cervicalgia

Il termine indica il dolore nella regione posteriore e laterale del collo, compresa fra la linea nucale superiore e il processo spinoso della prima vertebra toracica, con eventuale irradiazione alla regione occipitale, alle spalle e alla zona interscapolare. Si distingue una cervicalgia acuta, di durata inferiore alle sei settimane, una subacuta e una cronica, oltre i tre mesi secondo la convenzione più diffusa. Dal punto di vista clinico è molto più utile un’altra classificazione: cervicalgia aspecifica o meccanica, cervicalgia con radicolopatia (cervicobrachialgia), cervicalgia con mielopatia e cervicalgia secondaria a patologia grave.

Fisiopatologia e anatomia del dolore cervicale

Il rachide cervicale è il segmento più mobile della colonna e sostiene il peso del capo, condizione che lo espone a sovraccarico meccanico. Possono generare dolore i muscoli paravertebrali e del cingolo scapolare, i legamenti, le faccette articolari zigoapofisarie, i dischi intervertebrali, le articolazioni uncovertebrali, il periostio e le strutture nervose. Il dolore meccanico è tipicamente modulato dal movimento e dalla postura, migliora con il riposo e non si associa a deficit neurologici.

Quando una radice viene compressa, per un’ernia del disco o per osteofiti che restringono il forame di coniugazione, compare la radicolopatia: dolore irradiato all’arto superiore lungo un dermatomero, parestesie, deficit di forza e riduzione dei riflessi del territorio corrispondente. Quando a essere compresso è il midollo, per stenosi del canale da spondilosi, ernie voluminose o ossificazione del legamento longitudinale posteriore, si sviluppa la mielopatia cervicale, con goffaggine delle mani, disturbi della marcia, segni piramidali e, nelle fasi avanzate, disturbi sfinterici. È importante sapere che la mielopatia può essere poco dolorosa: il dolore al collo non ne misura la gravità.

I livelli radicolari da conoscere

Per il concorso è utile ricordare la corrispondenza fra radice e quadro clinico: la radice C5 interessa deltoide e riflesso bicipitale, la C6 il bicipite, gli estensori del polso, il riflesso brachioradiale e la sensibilità di pollice e indice, la C7 il tricipite e il suo riflesso e la sensibilità del dito medio, la C8 i flessori delle dita e la sensibilità del margine ulnare della mano. Nel rachide cervicale l’ernia comprime di regola la radice che esce al livello sottostante il disco: un’ernia C5-C6 coinvolge la radice C6.

Principali cause per categoria

Cause meccaniche e degenerative

Rappresentano la grande maggioranza: contratture muscolari da posture prolungate, il torcicollo acuto, la spondilosi e l’artrosi delle faccette, l’ernia discale, la stenosi del canale. Il colpo di frusta, legato a un meccanismo di accelerazione-decelerazione tipico dei tamponamenti, causa un quadro di dolore e rigidità che va valutato prima di tutto per escludere lesioni ossee e legamentose.

Cause infiammatorie

L’artrite reumatoide può coinvolgere la giunzione craniocervicale, con instabilità atlanto-assiale potenzialmente pericolosa, ad esempio durante l’intubazione. La spondilite anchilosante causa rigidità progressiva e rende il rachide fragile, con rischio di fratture anche dopo traumi minori. Nell’anziano, dolore e rigidità del cingolo scapolare e del collo con indici di flogosi elevati fanno pensare alla polimialgia reumatica, talvolta associata all’arterite a cellule giganti.

Cause infettive, neoplastiche e traumatiche

Spondilodisciti e ascessi epidurali, da germi comuni o da micobatteri, si presentano con dolore ingravescente, febbre e indici di flogosi elevati, soprattutto in diabetici, immunodepressi, tossicodipendenti per via endovenosa o dopo procedure invasive. Le metastasi vertebrali, da neoplasie di mammella, polmone, prostata, rene e tiroide, e il mieloma multiplo danno dolore continuo, notturno, che non si allevia con il riposo. Le fratture vanno sempre considerate dopo un trauma significativo o, nei pazienti osteoporotici, anche dopo traumi lievi.

Cause extrarachidee e dolore riferito

Un dolore al collo può essere il sintomo di condizioni lontane dalla colonna: la meningite e l’emorragia subaracnoidea si presentano con rigidità nucale; la dissezione delle arterie carotide o vertebrale causa dolore cervicale e cefalea, spesso dopo manipolazioni o traumi minori, con possibili deficit neurologici; la sindrome coronarica acuta può irradiarsi al collo e alla mandibola; la tiroidite subacuta dà dolore anteriore; gli ascessi retrofaringei e le linfoadeniti causano dolore e limitazione dei movimenti. Fra le cause di dolore cronico diffuso va ricordata la fibromialgia, mentre la cefalea tensiva si associa spesso a tensione dei muscoli pericranici e cervicali.

Le red flags

Il cuore della valutazione è la ricerca dei segnali d’allarme. Sono red flags il trauma significativo, soprattutto in pazienti anziani o osteoporotici; febbre, brividi e immunodepressione; storia di neoplasia, calo ponderale inspiegato e dolore notturno o continuo non meccanico; segni di mielopatia come goffaggine delle mani, alterazione della marcia, iperreflessia e disturbi sfinterici; deficit neurologici progressivi; rigidità nucale con febbre o cefalea improvvisa e violenta; dolore con sintomi neurologici di tipo vascolare come vertigini, diplopia, disartria o sindrome di Horner, che fanno pensare a dissezione; dolore associato a sintomi cardiaci; età di esordio molto giovane o avanzata per un dolore nuovo; artrite reumatoide nota con sintomi neurologici.

Approccio diagnostico a step

Il primo step è l’anamnesi: modalità di insorgenza, eventuale trauma, caratteristiche meccaniche o infiammatorie del dolore, irradiazione agli arti superiori, parestesie, debolezza, disturbi della marcia e degli sfinteri, sintomi sistemici, comorbidità. Il secondo è l’esame obiettivo del rachide, con ispezione, palpazione e valutazione della mobilità attiva, seguito da un esame neurologico completo degli arti superiori e inferiori, che comprende forza segmentale, riflessi, sensibilità, segno di Hoffmann, Babinski e marcia. Il test di Spurling, che riproduce il dolore radicolare con estensione, rotazione e compressione assiale del capo, è un supporto clinico alla diagnosi di radicolopatia.

Il terzo step è la classificazione: se non ci sono red flags né deficit neurologici, la cervicalgia è considerata aspecifica e, nella fase acuta, non richiede di routine esami di imaging; la gestione si basa su informazione al paziente, mantenimento dell’attività, analgesici e programmi di esercizio. Se ci sono segni radicolari senza red flags si può osservare l’evoluzione e ricorrere all’imaging quando i sintomi persistono o il deficit è importante. Se ci sono red flags, l’iter è immediato e mirato al sospetto.

Esami iniziali e imaging

Nel trauma, l’indicazione all’imaging si stabilisce con regole decisionali cliniche validate come la Canadian C-Spine Rule o i criteri NEXUS, e l’esame di scelta nell’adulto con indicazione è oggi la TC del rachide cervicale. La radiografia ha un ruolo limitato, utile soprattutto per valutare allineamento, alterazioni degenerative grossolane e, con proiezioni dinamiche, instabilità in casi selezionati. La risonanza magnetica è l’esame di riferimento per ernie discali, radicolopatie, mielopatia, infezioni, neoplasie e lesioni legamentose. Elettromiografia e studio della conduzione nervosa distinguono una radicolopatia da una neuropatia da intrappolamento come la sindrome del tunnel carpale. Gli esami di laboratorio, con emocromo, VES e PCR, servono quando si sospettano infezioni, neoplasie o malattie infiammatorie; l’angio-TC o l’angio-RM dei vasi del collo nel sospetto di dissezione; elettrocardiogramma e troponina se il dolore può essere di origine coronarica.

Diagnosi differenziale della cervicalgia

Quadro Elementi orientativi Esame chiave
Cervicalgia meccanica Dolore legato a postura e movimento, esame neurologico normale Nessuno nella fase acuta
Radicolopatia Dolore irradiato al braccio, deficit dermatomerico, Spurling positivo RM cervicale
Mielopatia Mani goffe, marcia instabile, iperreflessia, Hoffmann RM cervicale urgente
Spondilodiscite Febbre, dolore ingravescente, indici di flogosi alti RM con contrasto, emocolture
Metastasi Storia oncologica, dolore notturno, calo di peso RM, TC
Dissezione arteriosa Dolore cervicale e cefalea, Horner, deficit neurologici Angio-TC o angio-RM
Meningite / ESA Rigidità nucale, febbre o cefalea esplosiva TC encefalo, rachicentesi

Errori tipici

Il primo errore è prescrivere radiografie di routine a ogni cervicalgia acuta aspecifica, esponendo il paziente a radiazioni senza beneficio e generando reperti degenerativi che non spiegano il dolore. Il secondo, opposto, è non riconoscere una mielopatia perché il paziente lamenta poco dolore. Il terzo è manipolare il rachide senza aver escluso instabilità, fratture o dissezioni. Il quarto è attribuire alla “cervicale” sintomi come vertigini, disturbi visivi o cefalea improvvisa che richiedono una valutazione neurologica e vascolare. Il quinto è dimenticare il dolore riferito cardiaco nel paziente con fattori di rischio. Infine, nei quiz, è frequente l’errore di livello: un’ernia C6-C7 dà una radicolopatia C7.

Come cade la cervicalgia al concorso

I casi clinici più tipici propongono un paziente con dolore cervicale irradiato al braccio, parestesie del dito medio e riflesso tricipitale ridotto, chiedendo la radice coinvolta; un anziano con mani goffe e marcia incerta, chiedendo l’esame urgente; un paziente con dolore cervicale e sindrome di Horner dopo un movimento brusco, in cui sospettare una dissezione; un politraumatizzato in cui applicare le regole decisionali per l’imaging; un paziente febbrile e diabetico con dolore ingravescente, in cui pensare a una spondilodiscite. Allenarsi su questo tipo di quesiti, con commento di ogni alternativa, aiuta a fissare le associazioni: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia sono costruite proprio con questo obiettivo.

In sintesi

La cervicalgia è quasi sempre meccanica e benigna, ma il clinico deve saperla classificare: aspecifica, radicolare, mielopatica o secondaria a patologia grave. Anamnesi ed esame neurologico sono gli strumenti principali; le red flags guidano l’urgenza; la risonanza è l’esame di riferimento per le cause neurologiche, infettive e neoplastiche, la TC per il trauma. Per il concorso vanno ricordati i livelli radicolari, i segni di mielopatia, le cause extrarachidee e gli errori di sovra e sotto-diagnosi.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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